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Si è seminato male, a suo tempo, e si continua a pagarne il prezzo. L’assemblea plenaria dei parlamentari del M5S stabilisce la rosa dei dieci possibili candidati al Quirinale, su cui si voterà oggi dalle 9 alle 14 con l’immancabile consultazione on-line, e nell’elenco si ritrovano almeno due nomi che non dovrebbero esserci per nessunissima ragione: Romano Prodi, che del resto era già comparso tra i papabili del MoVimento nelle consultazioni on-line di due anni fa, e Pier Luigi Bersani.

La spiegazione, si fa per dire, è che in questo modo si spera di mettere in difficoltà Renzi, fino a far saltare il Patto del Nazareno e, quindi, l’intera alleanza con Berlusconi. In teoria, un sassolino nell’ingranaggio, allo scopo di farlo inceppare.

Chi prenderà il posto di Napolitano? È una delle domande più inutili, e fuorvianti, che ci si possano porre. L’ingannevole sottinteso, infatti, è che nelle fintissime democrazie odierne le persone che occupano i vertici istituzionali siano davvero importanti, con un’autentica facoltà di derogare ai diktat del sistema (internazionale!) e di assumere decisione autonome. Conseguentemente, qui in Italia, l’esca che viene gettata alla pubblica opinione è che l’ormai incombente avvicendamento alla presidenza della Repubblica possa avere conseguenze davvero significative, facendo pendere la bilancia della politica interna da una parte o dall’altra e indirizzandone le decisioni e gli eventi sull’arco dei prossimi sette anni.

Una totale sciocchezza, per chi abbocca all’amo. E una mistificazione cruciale da parte di chi quell’amo lo lancia.

Un altro totale ribaltamento della realtà. Da parte di Giorgio Napolitano, nel caso di giornata. A proposito: bisognerebbe iniziare a parlarne, di lui e degli altri che hanno rivestito o rivestiranno il medesimo ruolo, non più come dei Capi dello Stato ma come dei Capi di questo Stato. Tanto per ricordare costantemente e al colpo d’occhio che quella in cui viviamo non è affatto l’unica e la sola Repubblica italiana possibile, bensì una sua versione degradata e incancrenita. Ovvero irrecuperabile, mantenendo gli assetti attuali.