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Non è affatto detto che quello che è bene per la Banca centrale europea e per le altre banche private sia un bene per l'economia europea e per le imprese. Infatti, l'azione della Bce attraverso il Quantitative Easing, l'acquisto di titoli di Stato e la conseguente massiccia immissione di liquidità nel sistema, non ha portato finora i risultati che Mario Draghi e i suoi molti sodali, compresi i giornali fiancheggiatori, millantavano. 

Gli industriali promuovono e criticano allo stesso tempo le manovre economiche del governo. All'assemblea annuale di Confindustria, tenuta a Milano per onorare l'Expo in corso, Giorgio Squinzi ha spiegato che le imprese non hanno richieste specifiche da fare al governo e non intendono lamentarsi ma ha invitato Renzi a non perdere la determinazione finora dimostrata. Quel decisionismo che mancò a Berlusconi, ma questo Squinzi non lo ha detto, e che rappresenta l'approccio necessario per cambiare l'Italia ed avviare la ripresa economica.

Subito dopo, il presidente degli industriali ha messo però sotto accusa le recenti norme in materia ambientale come punitive per le imprese.

Basta con la dittatura della Banca centrale europea! Così recitava lo slogan stampato sulla maglietta di una manifestante che ha cercato inutilmente di interrompere la conferenza stampa di Mario Draghi che, a Francoforte, ha fatto il punto sui risultati del cosiddetto Quantitative Easing. Il meccanismo che comporta la fornitura di moneta alle banche in cambio dell'acquisto di titoli pubblici a lungo termine dei Paesi membri dell'Eurozona che le stesse hanno in portafoglio.

La manifestante, che si chiama Josephine Witt ed è una militante del gruppo Femen ma che ha precisato di ritenersi «un'attivista indipendente», ha gridato più volte lo stesso slogan nella sala, è riuscita ad arrampicarsi sul banco dei dirigenti e a riempire Draghi di coriandoli (una metafora delle banconote che la Bce regala agli amici?), prima di essere trascinata via dagli uomini della sicurezza.

L'inaugurazione della nuova sede della Banca centrale europea a Francoforte, un grattacielo doppio, è stata contestata dalle migliaia di militanti di Blockupy, accorsi in città da tutta Europa, che hanno dato vita agli annunciati scontri di piazza. Il nuovo grattacielo della Bce, costato oltre un miliardo di euro, è sembrato a molti, non solo ai protagonisti della protesta, come un autentico schiaffo alla miseria in una fase di crisi come quella che l'Europa sta vivendo ormai da sette anni. 

Si era illuso, il ministro greco delle Finanze. Oppure era stato deliberatamente ingannato. Ieri, uscendo dall’incontro con Mario Draghi, Yanis Varoufakis era apparso ottimista e lo aveva detto: «Abbiamo avuto un colloquio fruttuoso», aggiungendo addirittura che nel corso del colloquio c’era stata «un’eccellente linea di comunicazione, che mi ha dato un grande incoraggiamento per il futuro».

Beata ingenuità, per non dire di peggio.

Prima Obama e poi Draghi. Nel giro di nemmeno due giorni: martedì sera il presidente degli USA, ieri pomeriggio il governatore della BCE. Come in una coproduzione tivù tra reti diverse che ufficialmente sono autonome ma che in pratica fanno capo ai medesimi investitori: una specie di spin-off tra due serie di grande impatto e che marciano (o tirano avanti…) in parallelo.

Il titolo del doppio episodio è quasi lo stesso. “Out of the Crisis”.