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Chi avesse avuto la tentazione di sostenere la Lega di Salvini o Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, dopo la manifestazione di Bologna dovrebbe abbandonare ogni illusione di trovare un’alternativa vera a Renzi in quell’ammucchiata.

La presenza di Berlusconi e delle sue cariatidi dovrebbe convincere i benintenzionati e le persone in buona fede che lo schieramento della destra italiana è quello di sempre

Podemos esce trionfante dalle Amministrative, in Spagna, e qui in Italia se ne rallegrano sia Renzi che Salvini. Un opportunismo che non può non suonare stonato, nonostante gli innumerevoli precedenti nel marketing dei partiti, e che sul piano morale – benché parlare di “morale” sia già una forma di sopravvalutazione – si commenta da sé.

Ma l’aspetto davvero interessante è un altro: è ciò che sta dietro la furberia di giornata.

Il raduno è per domani, a Bologna. Una manifestazione pubblica con tanto di corteo, allo scopo di protestare contro chi vede gli “zingari” come il fumo negli occhi e chiede a gran voce politiche meno accomodanti nei loro confronti. Un’avversione che secondo la classica vulgata del politicamente corretto sconfinerebbe automaticamente nel razzismo e che ha addirittura spinto Davide Casadio, presidente di un’associazione che intende rappresentare e difendere le due etnie gitane, a paventare i più foschi sviluppi: «Non escludo assolutamente un nuovo olocausto per rom e sinti, se in Europa dovessero andare al potere persone di estrema destra come Salvini».

Grottesco. E viene voglia di finirla già qui, perché l’iperbole è talmente smaccata, e grossolana, da togliere qualsiasi credibilità a tutto il resto

Belle parole, pessimi comportamenti. E detta così è una formula fin troppo garbata, che ingentilisce il volgare, ma incisivo, “tutte cazzate”.

Prendete la Lega Salvini-look, per esempio: prima grandi proclami di rinnovamento ideologico e di ritrovata autonomia dall’ingombrante leadership di Berlusconi, adesso l’annuncio dell’accordo con Forza Italia, o con quel che ne resta, per le Regionali del prossimo 31 maggio.

Venticinquemila o sessantamila? Poco conta. Ci si chiede se oramai la forza delle idee – meglio, della pancia - abbia corrispondenza nei numeri che si registrano nelle piazze. Grillo ne aveva portati molti, ma molti di più di Salvini. Eppure vediamo oggi quanto peso politico hanno i 5 Stelle sia in Parlamento che fuori: annichiliti nelle stanze dei palazzi, incompresi fuori. 

Si è aperto nuovamente uno spazio, insomma, tra gli arrabbiati e i delusi

Il personaggio del momento, come si dice. In continua ascesa nei sondaggi, con un gradimento che ormai ha superato i classici confini settentrionali della Lega per espandersi invece a livello nazionale, e perciò candidato “naturale” a prendere il posto di Berlusconi. Calderoli, per quello che vale, lo dà già per certo: «Nei fatti il leader del centrodestra è Matteo Salvini. Sono convinto che se si andrà al voto il confronto sarà tra due che si chiamano Matteo: Salvini e Renzi».

Ai più attenti potrebbero bastare anche solo queste due frasi, per drizzare le orecchie.