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Discorsetto di circostanza, come si dice. Giovedì scorso Mattarella si è recato in visita a Torino e durante l’inaugurazione del Salone del libro ha srotolato il classico fervorino ad altissimo tasso di banalità. Vedi questo piccolo estratto: «Cambiano le tecnologie, le piattaforme e i contenuti, ma ciò a cui non possiamo rinunciare è la ricchezza dei testi e della lettura: leggere non è solo una ricchezza privata, ma un bene comune, ossigeno per le coscienze. La lettura è una porta sul mondo, leggere ha a che fare con la libertà e con la speranza».

Generalizzazioni da quattro soldi, evidentemente.

I fatti sono tragici, ma allo stesso tempo elementari: nella mattinata di ieri un uomo, imputato di bancarotta fraudolenta, entra nel Tribunale di Milano e si mette a sparare, ammazzando tre persone e ferendone altre due. Lo identificano subito, lo arrestano poco dopo. E poiché tra le vittime c’è anche un magistrato, il giudice fallimentare Fernando Ciampi, più di qualcuno si lancia in accoratissime riflessioni sui pericoli insiti nei ricorrenti attacchi alla credibilità della categoria. Tra gli altri, l’ex membro del pool di Mani Pulite, Gherardo Colombo, e lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

È una dinamica che noi giornalisti conosciamo bene e per esperienza diretta, quasi quotidiana. È la “tentazione dell’editoriale”.

Mattarella come Bergoglio.  Il papa che si paga da solo l’albergo e le consumazioni, che passeggia tranquillamente fra la gente e minaccia un pugno a chi gli diffamasse la mamma, trova un emulo nel neo-presidente che rinuncia al volo di Stato per salire su un aereo di linea, viaggia col treno fra gli altri passeggeri e non in una carrozza a lui destinata, prende l’autobus come un comune cittadino.

I democratici esultano. Finalmente un Potere, ecclesiastico e civile, che perde la P maiuscola e si colloca a misura del comune cittadino rinunciando a privilegi anacronistici. 

Ebbene, si spaccia per democrazia quello che è plebeismo.

Pensa tu: per sostituire Napolitano c’era pronto un individuo “di altissimo profilo” quale Sergio Mattarella, come ormai ci viene ripetuto senza posa, e quasi nessuno lo sapeva. Un’ignoranza talmente diffusa, del resto, da coinvolgere non soltanto i comuni cittadini che non seguono un granché le vicende della politica, ma anche una miriade di quelli che invece dovrebbero farlo, vuoi perché agiscono all’interno dei partiti, vuoi perché se ne occupano da giornalisti.

E invece no. Tenebre fitte, prima dell’annuncio fatale.