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Terrorismo q.b. . Terrorismo “quanto basta”. Sarà di certo un caso, ovvero una provvidenziale combinazione di circostanze, ma le stragi in grande stile compiute dagli estremisti islamici in Occidente rimangono episodiche. Sull’arco di quattordici anni, quanti ne sono trascorsi dal doppio attentato alle Torri gemelle di New York, se ne contano soltanto quattro all’interno della UE (a Madrid l’11 marzo 2004, a Londra il 7 luglio 2005 e le due di Parigi dell’anno in corso, prima a gennaio con l’assalto del 7 gennaio alla sede del settimanale Charlie Hebdo e poi con gli eccidi del 13 novembre), mentre non ne è avvenuta neanche una negli USA.

Decisamente troppo poche, per una strategia prettamente terroristica.

Il Patto di Stabilità resta un tabù intoccabile per la Commissione europea ma con alcune eccezioni. Se gli investimenti in opere infrastrutturali continuano infatti a dover essere conteggiati nel disavanzo pubblico, lo stesso non varrà per le spese militari straordinarie effettuate in funzione della sicurezza. Gli attacchi dell'Isis a Parigi, e quelli che sono stati annunciati nella Londra guerrafondaia e nella Roma del Giubileo che vedrà l'arrivo di milioni di infedeli, hanno spinto Jean Claude Juncker a compiere il fondamentale passo. Oltre alle spese per armarsi e per reclutare nuovi effettivi, in maniera tale da alzare i livelli di sicurezza interna, continueranno ad essere conteggiate a parte anche le spese sostenute per affrontare l'emergenza migranti, come deciso lo scorso 28 ottobre. Che per l'Italia comporterà un aggravio dello 0,2%.
Paura. Una parola che si insinua nella mente come un germe inarrestabile. Soprattutto quando indotta. Come un tumore che si annida nelle parti più nascoste del corpo, viene alimentato da noi stessi, inconsapevolmente, dalla nostra voglia di chiarezza che porta a credere alla spiegazione più semplice. E poi, d'un tratto, dispiega i suoi effetti. Così è accaduto negli Stati Uniti all'indomani del 11 settembre 2001, così ci sono i primi segni possa accadere anche nella vecchia e "saggia" Europa. 

La ferrea legge del gregge obbliga a ripetere quanto tutti i media scrivono e proclamano: “la libertà di satira è sinonimo di libertà di espressione, vanto intoccabile della nostra civiltà”.

Dissentire da questa affermazione è tanto difficile che per iniziare a farlo è opportuno ripararsi dietro l’autorità del Financial Times che, pur solidarizzando ovviamente con la Francia ferita dall’attentato e col giornale satirico Charlie Hebdo, ha fatto notare come offendere la sensibilità dei musulmani con vignette che sbeffeggiano Muhammad sia un errore da evitare. Il giornale inglese lascia intendere che nella libertà di satira bisogna fare un’eccezione perché in Europa vivono milioni di musulmani e i musulmani sono poco inclini all’ironia, soprattutto quando si tratta del loro Profeta.

Andrei oltre questo cauto “distinguo”.