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Qualche giorno addietro ho scritto un articolo di aggiornamento in merito alla legge sul bail-in che anche l’Italia si appresta a rendere operativa dal primo gennaio del 2016 (qui) recependo una normativa europea e applicandola a tutti noi senza che la cosa abbia avuto comunicazione adeguata alla cittadinanza. Occorre tornarci sopra, e lo faccio utilizzando la prima persona, cosa per me inusuale, perché l’occasione mi è offerta da alcuni commenti arrivati in calce a quell’articolo stesso. Non posso rivelare il nome del commentatore perché non lo conosco: egli ha utilizzato un nick-name. Ciò non toglie che i suoi ragionamenti (ci torneremo), all’interno di quello scambio di commenti, siano utili a precisare alcune cose.

Intanto il Bail-in è (quasi) legge anche in Italia, come per tutto il Continente: dal primo gennaio 2016 entra in vigore il nuovo regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie, che deriva da una direttiva europea. Direttiva che il nostro Governo sta prontamente approvando. Senza che vi sia stata una adeguata descrizione pubblica della cosa. E tanto meno una vera discussione sul tema.

Molto sinteticamente, la direttiva sancisce l’introduzione del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del ripristino di una situazione bancaria in crisi gravano non solo sugli azionisti della Banca, ma anche sugli obbligazionisti e infine anche sui semplici correntisti. Anche su chi, cioè, in una Banca ha il proprio semplice conto corrente.

Poco meno che di sfuggita, come un avvertimento doveroso ma tutto sommato di routine. E con il solito, comodissimo alibi del richiamo alle norme UE: della serie “ormai si è deciso così, lassù, e noi possiamo/dobbiamo soltanto adeguarci”. La comunicazione del governatore della Banca d’Italia, del resto, è arrivata nel corso di un’audizione al Senato e nell’ambito di un discorso più ampio, dal titolo fatalmente ponderoso di “Indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano nella prospettiva della vigilanza europea”.

Tra una riflessione e l’altra, ecco spuntare anche l’insidiosissimo promemoria su ciò che cambierà a partire dal primo gennaio 2016 in tema di salvataggi bancari, con l’entrata in vigore del Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (Single Resolution Mechanism, SRM).