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La WebRadioNotizie, talk, live, e musica dalla redazione del Ribelle
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    Entries in Banche (201)

    mercoledì
    apr092014

    Il Fmi in difesa delle banche, ovviamente

    La stretta creditizia in Italia, a causa dei suoi inevitabili impatti sociali ed economici, preoccupa anche il Fondo monetario internazionale. Il che è tutto dire. L'organismo usuraio di Washington è infatti da sempre un araldo delle ragioni del Libero Mercato e all'interno di esso degli interessi delle banche. Niente di diverso dalla filosofia di base e dalle modalità operative di altre similari istituzioni come la Banca mondiale e la Bce. 

    In un suo rapporto, il Fmi sottolinea che mentre Germania e Stati Uniti hanno quasi completamente superato la stretta creditizia, conseguenza della crisi finanziaria del 2007-2008, altri Paesi, come appunto l'Italia, sono ancora condizionate dalle debolezze del settore bancario. 

    Non siamo soli comunque. Francia, Spagna e Irlanda ci fanno compagnia. I ”tecnici” del Fmi sottolineano che un allentamento della stretta creditizia o addirittura un ritorno a rapporti normali e fisiologici tra banche e imprese potrebbe portare ad un aumento annuo di circa il 2% del Prodotto interno lordo. Sai che scoperta, ci sarebbe da commentare. 

    L'organismo presieduto dall'ex ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, parte da una analisi giusta e corretta dal punto di vista tecnico, ma finisce però per inciampare nelle contraddizioni derivanti dall'essere una struttura non indipendente e condizionata dal suo ruolo di gendarme degli equilibri (e dei disequilibri) finanziari globali e dal peso dei suoi finanziatori, gli Stati Uniti in primo luogo. È banale infatti affermare che la stretta creditizia impedisce la crescita. Se le banche non prestano soldi alle imprese, queste non possono investire in nuova tecnologia, non assumeranno nuovo personale, non compreranno materie prime e le aziende fornitrici non potranno fare altrettanto e via avanti così, come ci insegnano le teorie economiche grazie al più classico effetto moltiplicatore. Ma sono invece le soluzioni suggerite ed auspicate dal Fmi a confermare come la sua attenzione sia rivolta soprattutto alla salute delle banche che in Europa come negli Usa sono state massicciamente aiutate con risorse pubbliche. In Europa dalla Bce e da altri meccanismi statali. Negli Usa dal Tesoro e dalla Federal Reserve. Così il Fmi, arriva ad affermare che se la priorità per l'Eurozona è quella di creare le condizioni per una crescita economica più forte e di lunga durata, bisogna al tempo stesso evitare che si creino rischi di deflazione (che danneggerebbero le imprese) ed assicurare la stabilità finanziaria. Quella dei conti pubblici. Il tasso di inflazione “fisiologico” è fissato dal Fmi ed anche dalla Bce intorno al 2% annuo. Al contrario, affermano i tecnici della Lagarde, una inflazione più bassa in un Paese come l'Italia con un alto debito, complicherebbe ancora di più la situazione e porterebbe ad un rialzo dei tassi di interesse. 

    Le conclusioni sono in linea con quelle della Bce. Le politiche macroeconomiche dei governi dovrebbero restare “accomodanti” e quindi i governi dell'Eurozona dovrebbero sostenere ulteriormente la domanda interna. Come? Presto detto. Attraverso “un maggiore allentamento monetario”. Quindi, dando altri soldi alle banche. Le stesse cose che dice Draghi quando annuncia misure “non convenzionali”. E infatti il Fmi, dopo aver parlato di "ulteriori tagli ai tassi di interesse” auspica “operazioni a lungo termine di finanziamento alle banche”. 

    Se si pensa che la Bce ha prestato tra il 2011 e il 2012 (con Draghi alla guida) ben mille miliardi di euro alle banche al tasso dell'1% e che quei soldi sono stati usati per ricapitalizzarsi e non per aiutare l'economia reale, si capiscono bene le relazioni di interessi che si sono venute a creare tra controllori e controllati. Una ricapitalizzazione necessaria perché le banche dell'Eurozona erano piene di debiti a seguito di investimenti andati a male e di speculazioni vere e proprie. Così, tanto per andare sul sicuro, quei soldi sono stati utilizzati in Germania come in Italia per comprare titoli di Stato che garantiscono entrate finanziarie sicure e continue in termini di interessi. E questa scelta ha legato sempre di più il destino delle banche a quello dei conti pubblici nazionali. Con la differenza che in Germania settore statale e settore privato costituiscono un blocco monolitico e tale peculiarità, attraverso un abile gioco di sponda, ha permesso di reagire alla crisi in maniera unitaria. In Italia non è stato così. Ma evidentemente gli aiuti pubblici (perché tali sono) della Bce non sono stati sufficienti ed ora si vuole fare il bis. 

    Ma più soldi alle banche non significa assolutamente la ripresa del credito alle imprese. Le indiscrezioni filtrate dagli uffici della Bce su acquisti di titoli pubblici per 1.000 miliardi (la Bce può acquistare quelli fino a 3 anni) faranno entrare di fatto la Banca Centrale in apparente concorrenza con le altre banche, ma non le obbligheranno a tornare a finanziare le piccole e medie imprese che in Italia rappresentano chi investe e chi produce. 

    Anche in questo caso le banche hanno scelto di non rischiare e continuano a dare soldi, ad esempio, ad un gruppo come la Fiat che ha scelto di smobilitare e di lasciare in Italia il solo settore delle auto di lusso. 

    Con tale approccio, in sostanza, la crescita resterà una chimera.

    Irene Sabeni
    giovedì
    mar272014

    Visco: "La centralità dell'economia reale". Almeno a parole...

    giovedì
    gen162014

    Banche: come ti neutralizzo i falsi accordi di Basilea

    mercoledì
    dic112013

    LA DITTATURA FINANZIARIA TOTALITARIA PROSSIMA VENTURA

    DI PIERO VALERIO
    Byoblu.com

    1. LA BANCA DITALIA

    In quanto aderente al sistema SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali) della BCE, Banca d'Italia è un'autorità monetaria completamente autonoma ed indipendente dal governo, perché in base ai trattati europei e al suo statuto non può finanziare direttamente lo Stato italiano tramite scoperti di conto di tesoreria, acquisto diretto di titoli del debito pubblico o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia. Inoltre, nessun politico o ministro italiano può influire sulle scelte di politica monetaria della Banca d'Italia o può chiedere conto e ragione, in parlamento o in altre sedi, dell'operato del Consiglio superiore o del governatore dell'istituto.

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    martedì
    dic032013

    La stretta creditizia alimenta l’usura. Ovvero: le Banche aiutano gli (altri) strozzini

    giovedì
    nov212013

    Warren, populista pacata: l'anti Clinton nel 2016

    Le dure posizioni della senatrice Elizabeth Warren contro Wall Street attirano elettori di sinistra delusi dai maggiorenti del Partito Democratico in USA.

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    martedì
    nov192013

    I Banksters lucrano sull'alluvione sarda

    Mentre i soccorritori raggiungevano le zone colpite della Sardegna colpite dall'alluvione c'era qualcuno che pensava a come “monetizzare” dei momenti tragici. Un comportamento simile a quello di chi viene arrestato per sciacallaggio nelle case lasciate vuote dalla popolazione sfollata.

    Una delle più importanti banche del Paese ha infatti pensato di attivare una “linea di credito” dedicata alle province di Olbia e di Nuoro. Un plafond di 10 milioni di euro destinato a sostenere economicamente tutti coloro che abbiano subito danni a seguito degli eventi calamitosi abbattutisi in Sardegna. «I finanziamenti verranno erogati a condizioni particolarmente favorevoli – si legge nel comunicato dell'istituto di credito – e potranno essere richiesti da famiglie e imprese danneggiate».

    In via eccezionale, fa sapere lo stesso istituto, ha anche deciso di non applicare su tali prestiti né diritti di istruttoria né spese legate alla riscossione delle rate. Molto snelle sono le procedure previste per l'ottenimento del finanziamento: sarà sufficiente produrre una semplice autocertificazione dei danni subiti, mediante un modulo reperibile presso tutti gli sportelli di questa banca animata da cotanta filantropia. Società che si comporta come quegli avvocati statunitensi famosi per la propria propensione a spargere il proprio biglietto da visita in occasione di tragedie ed incidenti stradali.

    Questo, però, è forse il modello sognato da chi – non più tardi di un anno fa – proponeva di istituire la cosiddetta “tassa sulle disgrazie”. Lo Stato minimo sognato dalla dottrina iperliberista non potrà, e non dovrà, farsi carico delle spese per la ricostruzione o per il rimborsi dei danni subiti da famiglie ed aziende. Ogni spazio abbandonato dal pubblico è destinato ad essere occupato dai privati. Questa banca ha deciso di non farsi trovare impreparata.

    Un'innovazione consumata sui cadaveri inghiottiti dalle acque.

    (m.m.)
    venerdì
    nov152013

    Moody's declassa le banche americane

    Downgrade per quattro degli otto più importanti istituti di credito Usa. JPMorgan Chase, la più grande banca del paese in termini di attività, scende ad A3. Goldman Sachs e Morgan Stanley rispettivamente a Baa1 e Baa2

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    mercoledì
    nov132013

    Gallino: banche e governi, colpo di Stato contro di noi

    Curare la recessione con diktat recessivi? E’ il paradosso dell’Unione Europea, dal 2010 in poi: costringere le vittime della crisi – milioni di cittadini – a pagare i danni che la stessa crisi ha provocato. Una colossale serie di errori commessa da governi ottusi? No, purtroppo: impossibile pensare che non sapessero che l’austerità sarebbe stata «una ricetta suicida dal punto di vista economico, se non anche da quello politico». In realtà, accusa Luciano Gallino, i governanti europei «sapevano e sanno benissimo che le loro politiche di austerità stanno generando recessioni di lunga durata». Il problema è un altro: «Il compito che è stato affidato loro dalla classe dominante, di cui sono una frazione rappresentativa, non è certo quello di risanare l’economia: è piuttosto quello di proseguire con ogni mezzo la redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto». Un meccanismo spietato, «in corso da oltre trent’anni». Gallino lo chiama: il colpo di Stato di banche e governi.
    Il nemico da smascherare è proprio l’élite, «messa in pericolo dal fallimento delle politiche economiche fondate sull’espansione senza limiti del debito e della creazione di denaro privato a opera delle banche, diventato palese con l’esplosione della crisi finanziaria nel 2007».  I cittadini europei e americani, scrive Gallino nel suo ultimo libro pubblicato da Einaudi e anticipato da “Micromega”, hanno già sopportato pesanti oneri, «prima per il processo di espropriazione cui sono stati sottoposti», e in seguito «per le conseguenze dirette della crisi». Il problema dei governi è diventato: stroncare qualsiasi opposizione allo smantellamento del welfare. Due le mosse decisive: incolpare lo Stato (spesa pubblica) per i guasti di una crisi innescata in realtà dal sistema bancario, e inchiodare i cittadini alla paura, nella logica dell’emergenza. «Così come in caso di guerra non si tengono elezioni per stabilire chi e come debba razionare i viveri, di fronte all’emergenza denominata “debito eccessivo dei bilanci pubblici” le misure da intraprendere per sopravvivere sono concepite da ristretti organi centrali: a partire dal Consiglio Europeo, formato dai capi di Stato o di governo degli Stati membri».
    Al “piano di guerra” collaborano la Commissione Europea (il cui presidente fa parte del Consiglio) e naturalmente la Bce, con l’immancabile apporto del Fmi. In altre parole, la Troika: quella che emana diktat che i governi dovranno semplicemente ratificare ed eseguire. «Cosi è avvenuto per molti documenti: il memorandum inviato alla Grecia, il pacchetto di misure – mirate espressamente a smantellare lo stato sociale – chiamato Euro Plus, il cosiddetto “patto fiscale” ovvero Trattato sulla stabilità, la creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità». Il trucco: «Essendo l’approvazione “chiesta dall’Europa”, i Parlamenti obbediscono, come è costretto a fare un organo politico in situazione di emergenza». Così, grazie a una super-casta composta da «poche dozzine di persone», la democrazia in Europa è «in corso di rapido svuotamento».
    Persino il Trattato della Ue, più attento al “libero mercato” che non alla democrazia, ormai «appare aggirato sotto il profilo legale e costituzionale dai dispositivi autoritari messi in atto di recente dai governi e dalla Troika». La libertà è finita: «Alle centinaia di milioni di cittadini della Ue, ciò che quel ristretto gruppo decide è presentato come “alternativlos”, cioè privo di qualsiasi alternativa: pena, minacciano i governi, il crollo dell’euro, dei bilanci sovrani, dell’intera economia europea». Di fronte a simili minacce, «che i media ripropongono ogni giorno a tamburo battente», i cittadini degli Stati-cardine della Ue hanno finora «subito a capo chino gli interventi dell’autoritarismo emergenziale dei loro governi e della Troika di Bruxelles», che ormai stanno assumendo il profilo di «un colpo di Stato a rate».

    Curare la recessione con diktat recessivi? E’ il paradosso dell’Unione Europea, dal 2010 in poi: costringere le vittime della crisi – milioni di cittadini – a pagare i danni che la stessa crisi ha provocato. Una colossale serie di errori commessa da governi ottusi? No, purtroppo: impossibile pensare che non sapessero che l’austerità sarebbe stata «una ricetta suicida dal punto di vista economico, se non anche da quello politico». In realtà, accusa Luciano Gallino, i governanti europei «sapevano e sanno benissimo che le loro politiche di austerità stanno generando recessioni di lunga durata». Il problema è un altro: «Il compito che è stato affidato loro dalla classe dominante, di cui sono una frazione rappresentativa, non è certo quello di risanare l’economia: è piuttosto quello di proseguire con ogni mezzo la redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto». Un meccanismo spietato, «in corso da oltre trent’anni». Gallino lo chiama: il colpo di Stato di banche e governi. 

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    giovedì
    nov072013

    C'e' un piano per mettere in ginocchio l'Italia

    La privatizzazione delle banche si farà grazie al risparmio delle famiglie e delle piccole imprese. Lo si drenerà spietatamente con ogni mezzo. [Giulio Sapelli]

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    lunedì
    nov042013

    Bce: con crisi -12% attivo banche euro

    Settore ha perso quasi 300 istituti o gruppi finanziari

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    lunedì
    nov042013

    Bce: da inizio crisi -16mila filiali

    In Italia meno abitanti per filiale rispetto media Ue

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    mercoledì
    ott302013

    ECCO PERCHE' VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE

    DI PAOLO CARDENA’
    vincitorievinti.com

    Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell'esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante.
    Nell'agenzia si legge:

    Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro."Questo è un punto su cui l'Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire", ha detto il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un'audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.

    Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.

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    mercoledì
    ott302013

    Grande confusione sotto e sopra le banche

    Date le dimensioni della bancarotta, due sole soluzioni: riorganizzare le banche con un sistema tipo Glass-Steagall, o sopprimere la popolazione per salvare le banche

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    venerdì
    ott252013

    Banche e Crisi. Dal petrolio al container

    Prefazione al libro: Banche e Crisi. Dal petrolio al container (Derive Approdi, 2013). [Sergio Bologna]

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    mercoledì
    ott232013

    J.P MORGAN CHASE - PRESAGIO DI UNA CRISI IMMINENTE

    DI VALENTIN KATASONOV
    strategic-culture.org

    E’ un continuo accadere di eventi nel mondo della finanza. Si va avanti, uno scandalo dopo l’'altro. Specialmente negli Stati Uniti. Non è ancora calato il sipario sul teatrino dell’'innalzamento del tetto del debito pubblico che già i media americani rilanciano la notizia dello scandalo che ha per protagonista una tra le principali banche di Wall Street – J.P.Morgan Chase. E’ la più grande banca statunitense per patrimonio, e la seconda al mondo nel 2012 (dopo l’istituto HSBC), con attivi pari a 2,3 trilioni di dollari e filiali in sessanta paesi. Dal suo sito web apprendiamo che un sesto degli americani è suo cliente.

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    lunedì
    ott212013

    Jp Morgan. Speculatori Usa multati ma gli utili volano  

    giovedì
    ott172013

    PRELIEVO FORZOSO. E NON PENSATE CHE NON SIA FATTIBILE

    DI MAURO BOTTARELLI
    ilsussidiario.net

    ...Lunedì scorso la Svizzera ha varato un prelievo forzoso dell’1% sui conti superiori a 250mila franchi dal 1 gennaio prossimo per finanziarie gli ammortizzatori sociali, mentre qualche settimana fa vi ricorderete come vi abbia raccontato del metodo un po’ “sbrigativo” con cui il governo polacco ha deciso di abbassare la sua ratio debito/Pil, ovvero di fatto espropriare i portafogli obbligazionari dei fondi pensioni privati. Cosa sia successo a Cipro, poi, lo sapete tutti, così come i drastici tagli salariali imposti dalla troika ai cittadini greci. Non c’è niente da fare, d’ora in poi a pagare le crisi non saranno più le banche o i creditori esteri ma i correntisti, la logica del bail-in è legge, non un qualcosa di straordinario e irripetibile come ci dicevano durante i giorni in cui le banche di Nicosia erano chiuse e i bancomat erogavano al massimo 100 euro per prelievo giornaliero. Il valore di un prelievo forzoso una tantum del 10% in Italia ammonterebbe a circa 245 miliardi, che nella testa del Fmi dovrebbe andare ad abbassare di colpo lo stock di 2000 e passa miliardi del nostro debito pubblico. Insomma, un’ipotesi magari lontana ma certamente non destituita di fondamento. Anzi.

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    martedì
    ott152013

    Abi: sofferenze banche a massimi da 1999

    Lieve frenata caduta impieghi a settembre

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    mercoledì
    set252013

    ALTA FINANZA: IN ATTESA DELLA TERZA CRISI

    DI G. COLONNA
    clarissa.it

    Mentre il sistema bancario italiano assiste ad una crescita del 22% delle cosiddette "sofferenze" (i debiti che i clienti non riescono a ripagare), arrivando al record di 128 miliardi di euro e ad una previsione di 19mila posti di lavoro in meno nel settore - per l'alta finanza internazionale nulla sembra cambiato.
    Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), un istituto internazionale con sede a Basilea, la quota di crediti ad alto rischio concessi dalle banche di tutto il mondo rappresenterebbe oggi ben il 45% del totale, con una crescita di trenta punti percentuale rispetto al minimo registrato durante la crisi e di ben dieci punti rispetto a prima dello scoppio della crisi stessa: una crisi che, nei soli Stati Uniti, ha cancellato otto milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari di risparmi.

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