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    Entries in berlusconi (97)

    venerdì
    ott172014

    Rubygate: ecco le “motivazioni” che assolvono Silvio

    Coincidenze, come no? L’assoluzione in appello di Berlusconi, che è arrivata il 18 luglio scorso e che nel giro di un anno ha completamente ribaltato la condanna di primo a grado a ben sette anni (e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici), è solo frutto del libero convincimento dei giudici e non ha nulla, ma proprio nulla, a che fare con il suo riposizionamento politico dall’autunno 2011 in poi.

    Niente a che vedere né con le sue dimissioni da presidente del Consiglio, che permisero a Napolitano di rimpiazzarlo con Mario Monti, né con quel progressivo auto depotenziamento che ha spianato la strada al successo di Matteo Renzi, accreditando quest’ultimo come “l’unica alternativa” al tracollo nazionale e consentendogli di raccogliere molti voti anche dall’elettorato di centrodestra.

    Le motivazioni della sentenza sono state depositate ieri e si apprende che, secondo i magistrati che le hanno redatte, i fatti contestati sono sostanzialmente avvenuti come già si sapeva – dalla telefonata alla Questura di Milano per far sì che Ruby fosse affidata a Nicole Minetti, ai festini di Arcore con numerose ragazze che andavano lì a compiere attività sessuali variamente assortite ma equivalenti alla prostituzione – e tuttavia non configurano alcun reato. Da un lato, non vennero esercitate intimidazioni o minacce nei confronti di Pietro Ostuni, il capo di Gabinetto della Questura milanese, che pure ha «inizialmente peccato di eccessivo ossequio e precipitazione, condizionato – se non addirittura preoccupato – dalle possibili conseguenze della ventilata parentela della giovane con Mubarak»; dall’altro, non sussiste un «adeguato supporto probatorio» riguardo al fatto che Berlusconi sapesse che all’epoca la “nipotina di Mubarak” era ancora minorenne.

    Insomma: abuso sì, ma non crimine, il far pesare su un funzionario pubblico la propria autorità di capo del governo nazionale; vecchio puttaniere sì, visto che a settant’anni suonati usava donne giovani o giovanissime per soddisfare a pagamento la propria lussuria, ma a norma di legge, stante che la generalità delle servizievoli fanciulle era maggiorenne e l’unica al di sotto della fatidica soglia lo era, ohibò, a insaputa dell’anziano, ma vispo, “utilizzatore finale”.

    Stando così le cose, va a finire che bisognerà scusarsi con il povero Silvio e magari anche con i suoi sostenitori/fan/leccaculo, pregandoli di voler essere magnanimi e accontentarsi, dopo il lungo penare a fronte di accuse tanto infamanti quanto infondate, della vittoria conquistata in seconda battuta. E se poi le scuse collettive non basteranno, si potrà aggiungere una targa commemorativa che ricordi a tutti, a cominciare dagli improvvidi colpevolisti, la riconquistata (se non proprio fulgida) innocenza del leader.

    Dove installare la lapide? Ipotesi uno: davanti al Tribunale di Milano. Ipotesi due: davanti alla sede romana del Pd, in via del Nazareno. Dove, per pura coincidenza, è stato stretto l’omonimo patto tra (san) Silvio e (san) Matteo.

    Federico Zamboni
    lunedì
    gen202014

    Lo "sproporzionale" col condannato: ecco l'accordo

    lunedì
    nov042013

    Complotto dei giudici? L'innocenza a prescindere è un teorema ben peggiore

    domenica
    ott062013

    Massimo Fini: «Berlusconi, sulla fiducia, è stato un "gigante politico"»

     

     

     

    giovedì
    ott032013

    IL DOPO-SILVIO E LA TROJKA

    DI MARCO DELLA LUNA
    marcodellaluna.info

    E ormai evidente che l'Italia non è in crisi contingente ma in sfacelo strutturale, e che o viene completamente e istituzionalmente sottomessa e governata dalla Trojka + Berlino, oppure, anche per effetto del blocco dei cambi intra-eurozona e delle sue conseguenze, porterà a uno scontro tra paesi euro-forti e paesi euro-deboli, data la crescente contrapposizione degli interessi e la polarizzazione dell'UE tra blocco centro-settentrionale (coi suoi satelliti orientali), che ha l'iniziativa politica ormai in esclusiva, e periferia sempre più povera, de capitalizzata, indebitata.

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    giovedì
    ott032013

    COSA HA DETTO PUTIN A VALDAI

    DI MAURIZIO BLONDET
    effedieffe.com

    I media occidentali hanno trovato degna di nota solo la battuta sarcastica su Berlusconi: «Lo processano perché va a donne. Fosse stato omosessuale, non avrebbero alzato un dito contro di lui». Ma Vladimir Putin, nel forum di discussione Valdai (1) con lintervento di personalità internazionali (cera anche Romano Prodi), ha detto ben altro. Ha affrontato il tema della crisi fondamentale di civiltà che devasta lOccidente, e delle forze spirituali cui la Russia deve attingere, trovandole in sé, per difendersene. Si capisce che è un livello di temi e di linguaggio che i giornalisti occidentali stentano a capire, ne sono al disotto.

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    venerdì
    set132013

    L'ipocrisia dei tanti intellettuali "centrodestrorsi". E ora?

    Leggo sul Giornale un resoconto dei dibattiti culturali di Controcorrente, kermesse del quotidiano berlusconiano, e mi cadono i cocones (qui). Dopo tanto parlare e parlarsi da parte di rispettabilissime teste pensanti come Stenio Solinas o Marcello Veneziani, alle somme si è partorita la grandiosa scoperta: nel campo di centrodestra – e già questa crasi contiene un errore madornale – vige la regola dell’ognun per sé e Silvio per tutti. Non sia mai dirlo apertamente, ché poi si perde la rubrica o l’elzeviro sulle colonne blindate di Sallusti. Però lo sanno perfino loro, come lo sanno i sassi, che dopo di Lui sarà il diluvio. 

    Perché al di là di tutte le formule più o meno vecchie – comunitarismo vs liberalismo, spiritualismo vs materialismo, sussidiarietà vs statalismo, tradizionalismo vs tecnocrazia – al dunque i signori intellettuali di “destra”, pardon centrodestra, restano accucciati nel recinto di Arcore. E quindi si può discettare fino a notte fonda di alati concetti e ideali perenni, nuove sintesi e valori antichi, ma seccata la gola ci si ritrova, fra una citazione stantìa della Nouvelle Droite e un anti-eurocratismo di facciata, a lisciare i quattro peli trapiantati del Benefattore. 

    Veneziani è l’incarnazione vivente della falsa coscienza del philosophe da prima pagina destroide. Gran cervello, autore di libri pregevolissimi, con un encomiabile passato di attivista culturale fin dai tempi delle “fogne”, consapevole di quanto questa destra politica sia ideologicamente stracciona e rasoterra, ma sempre lì, a difendere l’indifendibile e contraddire il suo stesso pensiero con pensierini malpensati e malvissuti. Per un amante della Tradizione, un diagnosta lucido del male di fondo della dittatura dei mercati, un contestatore di consumismi disgregatori che hanno consumato l’anima nazionale e popolare, insomma per uno che dovrebbe schifare e odiare la destra ufficiale, be’, comunque l’imperativo categorico è militare in questo campo di sterco che ha nome tardo-berlusconismo. 

    È vero che l’onore e la lealtà, valori cardinali della destra old school, impongono di non abbandonare l’amico – sarebbe meglio dire: il padrone – nel momento del declino. Tuttavia un’analisi critica e autocritica come si deve, sarebbe ora la facessero, i Veneziani e i sotto-Veneziani. Sono vent’anni che coprono con una spolverata d’intellettualità la porcilaia centrodestrorsa. Foglie di fico felici di esserlo. Ma ormai sono compromessi fino al collo, e per evitare abiure e figure meschine, consiglierei di sparire per un po’, con una sana meditazione sulle vette. Da soli, a pane e acqua. Stile monaci-guerrieri. Forse così si ricorderebbero pure di nominare la sola parola che non abbiamo letto nel bollettino del minculpop interno: Patria. Hanno ragione: l’è morta da un pezzo. 

    Alessio Mannino

     

     

     

    Contenuto nella Raccolta settimanale del 14/09/2013
    I non abbonati possono acquistarla qui sotto

     

    Ribelle 14 Settembre 2013
    €2.50

     

     

     

    martedì
    ago272013

    LA SCELTA DI SILVIO: TUTTO E’ PERDUTO FUORCHE'’ LE AZIENDE ?

    DI MARCO DELLA LUNA
    marcodellaluna.info

    Silvio Berlusconi e il PDL pare abbiano deciso per la linea dura: B. rompe il governo favoLetta se non lo si lascia senatore o se N non lo fa senatore a vita (a pari merito con Monti), carica che lo ripara contro possibili misure cautelari dei magistrati che lo perseguono. Se fossi B., se non avessi da tutelare le sue aziende di famiglia, se non considerassi l’Italia irrecuperabile, già in pugno agli stranieri, perciò assurdo scatenare una guerra per governarla, io adesso mi giocherei il tutto per tutto rovesciando il tavolo, perché B, alla sua età, o riesce a sbaraccare il sistema, oppure è finito. E finito ingloriosamente, perché tutti lo hanno menato per il naso. Per lui, allora, meglio morire sulla breccia che vivere da beffato e mazziato.

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    lunedì
    ago262013

    La parabola ventennale di Berlusconi e il crollo dei valori

    lunedì
    giu032013

    Berlusconi, e armigeri da ospedale psichiatrico

    lunedì
    mag062013

    Colpo di Stato: Berlusconi e la nuova costituente

    berluscusdi Aldo Giannuli aldogiannuli.it.

    “Dio fa impazzire coloro che vuol mandare in rovina” ammonisce la sapienza classica. Ed ancora una volta ha ragione. Il Pd, non contento di quello che ha fatto con il governo Monti, con le elezioni politiche, con l’elezione del Presidente, con la formazione di questo governo, prosegue imperterrito sulla via dell’autoperdizione e subito ha una alzata di ingegno proponendo una commissione bicamerale per una revisione organica della Costituzione. Si badi: non ritocchi marginali, ma proprio revisione di tutta la seconda parte della Costituzione. Questo è il Parlamento meno rappresentativo di tutte le democrazie del Mondo: eletto con un sistema elettorale demenziale e con un numero di astenuti senza precedenti, per cui una coalizione con circa 1/5 degli elettori ottiene la metà dei parlamentari che, per di più, non sono stati scelti dai cittadini ma dalle segreterie dei partiti, e nel quale circa 2 milioni di voti non sono affatto rappresentati. E questo Parlamento dovrebbe assolvere ai compiti di una Assemblea Costituente. Questo sì che è un colpo di Stato.

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    martedì
    mar262013

    A Roma come ad Atene: fuori gli estremi

    Non solo in merito ai temi economici, che pure saranno palesi piuttosto presto, ma anche dal mero punto di vista politico, quanto è avvenuto e soprattutto sta avvenendo nel nostro Paese ha seguito e sta seguendo, passo passo, quanto avvenuto al di là dell'Adriatico. E la cosa dovrebbe far suonare più di un campanello d'allarme, almeno in chi segue i fatti di politica interna senza lasciarsi obnubilare dalle illusioni di Palazzo e dalla cortina della dialettica partitica e mediatica.

    A Roma, come ad Atene successe al tempo di Papandreou, arrivò Monti, imposto dall'alto, cioè dall'Europa delle Banche, con un processo molto simile, se non nella procedura di certo nei risultati, a quello che portò Papademos in sella in Grecia.

    Qui come lì, inoltre, sì e fatto di tutto, in campagna elettorale, da noi per mezzo della legge porcellum e grazie agli accordi che fatalmente stanno arrivando, per eliminare ancora di più dallo spettro parlamentare le forze politiche che si posiziona(va)no agli estremi. In Grecia le due forti opposizioni di sinistra e destra sono state relegate nell'angolino a fronte di una coalizione europeista che sta portando il Paese alla fine che sappiamo. E anche Syriza, recentemente, pur di partecipare alle decisioni si sta spostando sempre di più sulla politica del rigore imposta dalla troika. Gli unici fenomeni, affrettatamente e superficialmente definiti unicamente come populisti, sono fuori dallo spettro politico. Per intenderci, sono nelle piazze a distribuire cibo.

    Qui da noi, parimenti, dopo la sforbiciata degli anni passati nei confronti di Bertinotti, prima lasciatosi imbrigliare come Presidente delle Camera e quindi del tutto scomparso insieme alla forza politica che pure rappresentava, nel corso degli anni seguenti si è data ancora maggiore restrizione a chiunque potesse uscire dal seminato, cioè portare nella politica delle posizioni che non fossero propriamente di centro. Cioè di sistema inginocchiato ai poteri finanziari europei.

    Oggi si tenta di fare la medesima cosa anche con il partito che malgrado tutto è riuscito a entrare in Parlamento con volontà (per ora) apparentemente contrarie al blocco centrale composto da Bersani-Monti-Berlusconi, cioè il MoVimento 5 Stelle.

    Il pateracchio di governo che uscirà dal mandato esplorativo concesso da Napolitano, per qualsiasi alchimia parlamentare possa passare, sarà volto in ogni caso a depotenziare il più possibile le proposte grilline. Sino al matrimonio forzoso, di merito o di metodo, tra Pd e Pdl (con buona pace di Sel che si accontenterà di qualche regalino dalla parte dei diritti civili per tenere chiusa la bocca sulle nozze infamanti).

    Da tale unione non potranno che venire fuori esperimenti di eugenetica politica e sociale - perché "ce lo chiede l'Europa", ci diranno - e la strada da percorrere sino alle prossime inevitabili elezioni sarà quella di vivacchiare alcuni mesi continuando a privatizzare e a tagliare, con qualche concessione per non far salire l'ebollizione del Paese oltre i livelli di guardia.

    Senza cambiare di un millimetro la strada politica intrapresa, e dunque senza modificare di un grado la direzione verso la quale si sta conducendo l'Italia.

    lunedì
    mar182013

    L'esempio di Berlusconi e un'Italia che ha ormai perso ogni senso della legalità

    martedì
    feb122013

    Talis leader, talis candidatus

    lunedì
    feb112013

    MAMMA MIA, CHE TONI “ASPRI”

    Battibecchi a distanza e accuse da quattro soldi, per mascherare il vuoto sulle tematiche davvero importanti

     

    Chi lo dice in un modo e chi in un altro, ma adesso il leitmotiv dei media omologati è questo: la campagna elettorale che si “accende” a suon di polemiche tra i diversi leader, in un crescendo di attacchi reciproci.

    Per esempio: Monti che accusa Berlusconi di «comprare voti» e Berlusconi che replica definendo «indecente» non solo la singola dichiarazione ma il Professore come persona. E ancora, per limitarci alla baruffa del momento ma senza dimenticare tutti gli altri episodi più o meno analoghi, lo stesso Monti che sottolinea l’avversione dei vertici UE per Berlusconi, e quest’ultimo che ribatte con un lapidario «cazzate».

    Roba che andrebbe liquidata per ciò che è – un cumulo di quisquilie e diversivi, tra mestieranti che sono pronti a tutto pur di tenersi alla larga dalle questioni cruciali – e che invece viene innalzata a tema del giorno. In maniera tale che il pubblico abbocchi: simpatizzando con Tizio e antipatizzando con Caio, in attesa di recarsi ai seggi e scaricare, nell’urna, tutta l’emotività che avrà accumulato nel frattempo.

    Salvo poi, per cinque anni o quello che sarà, subire gli effetti concreti della sua inguaribile superficialità. Della sua incapacità di fare almeno il primo passo nella direzione giusta: uscire dalla folla che tiene gli occhi inchiodati sugli sketch del dibattito ufficiale e rivolgere lo sguardo altrove.

    Le risposte verranno dopo. Intanto, bisogna imparare daccapo a farsi delle vere domande.

    lunedì
    gen282013

    Polemiche da nulla e sul nulla

    venerdì
    gen252013

    Posti di lavoro - SMS

    Berlusconi: «Ne ho creati già migliaia». A meno che non includa le olgettine, queste migliaia di posti dove sarebbero, di grazia?

    mercoledì
    gen162013

    AH AH AH: IL VOTO “UTILE”

    martedì
    gen152013

    Ilaria D'Amico inchioda Berlusconi sui rimborsi elettorali

    Ilaria D'Amico inchioda Berlusconi sui rimborsi elettorali: "

     Ilaria DAmico Silvio Berlusconi


     Chapeau per Ilaria D'Amico. Mette Berlusconi all'angolo sulla restituzione dei rimborsi elettorali. Lui si arrampica sugli specchi, dapprima cercando di sostenere che non li prenderanno perché non stanno spendendo un centesimo. Lei gli fa notare che non importa quanto spenderanno: li prenderanno lo stesso, che è scandaloso, gli fa l'esempio del Movimento Cinque Stelle che in Sicilia sta restituendo oltre centomila euro di soldi pubblici al mese, senza bisogno di alcuna regolamentazione. Lui dice che se verrà eletto, nel primo mese promette di fare una legge elettorale per eliminare i rimborsi pubblici. Lei conclude che dunque non li restituirà. Sul finire, lo lascia senza parole proprio quando lui credeva di avere segnato un punto contro i sondaggi di Sky. Sarà la sensibilità naturale del Cavaliere verso le belle donne, sarà il piglio sicuro e la morsa stretta della D'Amico, che non molla la presa fino all'ultimo, ma il match questa volta non viene assegnato ad Arcore.

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    lunedì
    gen142013

    SANTORO E BERLUSCONI ALLA FIERA DELLE ILLUSIONI

    "

    DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
    Libero pensiero

    Tutti in riga a seguire il cosiddetto evento Santoro-Berlusconi.
    La mia personale opinione è che hanno perso tutti.
    Anzi: abbiamo perso tutti.
    La vera posta in gioco consisteva nel chiarire –in maniera unilaterale- l’affermazione base del pensiero unico italiano, basato sulla totale primogenitura dittatoriale della televisione, e quindi chiarire a tutti che i bloggers, i social networks, la rete, la carta stampata, i libri, la radio, gli incontri umani, in questa campagna elettorale non contano nulla e non valgono nulla se paragonati alla tivvù."

    Leggi tutto

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