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I problemi relativi alla crisi economica e all’andamento generale dopo gli straordinari interventi delle Banche centrali sono un po’ usciti dall’agenda setting dei grandi media. Da una parte perché non si tratta più di interventi straordinari in senso pieno, anzi sono diventati, o meglio, sono dovuti diventare ordinari proprio perché gli unici in grado di non far deflagrare ciò che pure è nell’aria da anni. Dall’altro lato perché continuare a parlarne avrebbe significato dover continuare a reiterare la fotografia di una situazione che non solo non si è mossa di un millimetro in avanti, ma anzi sta facendo segnare cospicui passi indietro. Al più si rimane in uno stato di immobilismo dovuto solo, appunto, agli interventi di puntello delle Banche centrali. La notizia, dunque, è fortemente negativa su tutto il fronte. E dare notizie non buone, in tal senso, farebbe fatalmente precipitare ulteriormente la fiducia dei consumatori a quel punto ancora meno inclini a consumare tanto da far sprofondare le cose ulteriormente. Per i giornali governativi, dunque, meglio tacere, occultare, rimuovere o al più sottoesporre tali temi.

I grandi cambiamenti, le grandi svolte nella politica e nell’economia, sono immediatamente visibili nella vita quotidiana, anche a chi non fosse informato sulle rilevazioni statistiche o non seguisse i notiziari. 

La crisi economica fu percepita da tutti nell’Argentina di una quindicina di anni fa e nella Grecia di oggi. In Italia, almeno in quella settentrionale, la Padania dei leghisti, in questi ultimi anni il modo di vivere e di consumare non è cambiato.

Il Prodotto interno Lordo è cresciuto di tanto, potrebbe crescere di più, crescerà sicuramente, anzi no, speriamo bene. Gli istituti di statistica italiani ed europei, la Banca d'Italia, la Bce, la Commissione europea, il Fondo monetario, l'Ocse e vari organismi affini continuano ad emettere previsioni e stime sul futuro dell'economia italiana e di quelle estere basate più sulle speranze che sulla realtà. I dati economici del nostro Paese, quelli reali e quelli stimati, sono in ogni caso inferiori a quelli della media europea. Un fatto che dura da anni e che rappresenta l'aspetto più preoccupante della fase storica che stiamo vivendo
L'economia statunitense continua a crescere, ma troppo poco. I dati ufficiali parlano di un Pil che ha registrato un più 0,2% nel primo trimestre dell'anno contro uno stimato e sperato 1%. Negli Usa come in Europa, l'espansione della liquidità circolante nel sistema è servita quindi a ben poco, in quanto ha avuto l'unico risultato di consentire alle banche di ricostruire ulteriormente il proprio patrimonio. 

Borse altalenanti e panico ai piani alti: le prossime elezioni greche fanno tremare le gambe dell'Europa, con i sondaggi che danno la sinistra radicale di Syriza in testa e con lei sempre più palpabile la possibile uscita della Grecia dalla moneta unica. 

Le elezioni greche aprono le porte, per quanto possono, all'insoddisfazione della popolazione, schiacciata dalle politiche di austerity "anti-crisi" che non hanno fatto altro che aggravare la situazione economica e portare il Paese all'emergenza sociale. Le Borse da parte loro avvertono: se le politiche greche dovessero essere (finalmente) riviste e anche Spagna e Italia volessero seguire l'esempio, le conseguenze sui mercati sarebbero devastanti - per chi, al solito, è tutto da vedere. 

Francia in deflazione. E Germania quasi. Dunque, ci siamo: la deriva è ormai estesa a ogni Paese dell’area euro. Con due aggravanti, anzi tre.

La prima: nei conti dei vari istituti di statistica, soprattutto quello francese, al momento non vengono calcolati i cali enormi dei prezzi nel settore energetico, come ad esempio quello del petrolio, arrivato a meno di 60 dollari al barile. La seconda: i debiti pubblici dei vari Paesi, a questo punto, diventano sul serio un rischio di enorme detonatore, visto che nessuno può aiutare qualcun altro (ammesso che possa averne la volontà). La terza: anche nel caso in cui Mario Draghi si decidesse, attraverso la Banca Centrale Europea, a varare il Quantitative Easing tanto atteso, e tanto osteggiato dalla Germania, le cose non potranno migliorare.