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    OPINIONI DEI LETTORI

    Entries in default grecia (426)

    giovedì
    lug022015

    Grecia: i liberisti ci fanno la morale

    Un’altra guerra “giusta”. Guerra in senso lato, ovviamente. Guerra senza l’impiego di un apparato propriamente bellico, ma con le armi dell’economia, della politica, della manipolazione mediatica.

    Una guerra che è innanzitutto rivolta contro la Grecia, o per meglio dire contro la sua popolazione, ma che allo stesso tempo viene sfruttata per orientare l’opinione pubblica occidentale, allo scopo di rinsaldarne la convinzione che il modello dominante vada accettato non solo in forza della sua attuale supremazia, ma perché le sue motivazioni, le sue pratiche, i suoi diktat, sono appunto “giusti”.

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    martedì
    giu302015

    Obbedite, greci, o la Troika si vendicherà

    La Bce ha bloccato gli aiuti finanziari ad Atene e Tsipras ha parlato di ricatto scegliendo di stimolare l'orgoglio nazionale dei greci chiamati a decidere, attraverso un referendum, se accettare o meno le richieste della Troika. Immediati i contraccolpi sui mercati finanziari con il crollo dei listini di Borsa e con il rialzo dello spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani decennali, espressione di una Italia che vanta il secondo debito pubblico europeo (132% sul Pil) per entità.

    Uno scenario abbondantemente previsto sin da quando il nuovo governo si era installato ad Atene.

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    lunedì
    giu292015

    Grecia: "orrore" referendum? Intanto Banche chiuse

    E insomma Borsa e Banche chiuse, in Grecia, fino al referendum. Il che si può sinteticamente tradurre con questa formula: “non appena torna in vista un briciolo di sovranità dei popoli, l’orrore dilaga nelle alte sfere”.

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    lunedì
    giu222015

    Grecia e Troika, l'accordo non c'è. Una storia infinita

    La Grecia e la Troika sono ancora troppo distanti. Il copione è sempre lo stesso. Dateci altri prestiti e rinnovateci quelli in scadenza altrimenti se noi saltiamo, saltate anche voi e il sistema dell'euro rischia di collassare

    Tagliate le pensioni, è la risposta del Fondo monetario, dell'Unione Europea e della Bce. La loro incidenza sul Prodotto interno lordo è troppo alta (il 16%). Un continuo botta e risposta di proposte e controproposte, la cui sostanza resta però quella della “ristrutturazione” del debito greco chiesta a gran voce da Tsipras. Termine che significa una rinuncia dei creditori a farsi rimborsare i titoli in portafoglio ma anche ulteriori rinnovi delle scadenze. 

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    mercoledì
    mag272015

    Default Grecia: a giugno il clima è già torrido

    L’Europa e il mondo - e tutti i giornalisti e commentatori embedded di varia natura e capacità - scoprono dunque che la Grecia ha le casse vuote. Scoprono che il piano messo a punto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dall’Unione Europea, molto semplicemente, non ha funzionato. Scoprono insomma l’acqua calda. Ribadiscono quello che l’aritmetica e la logica avevano preannunciato da tempo. E pretendono di avere ancora la autorevolezza di spiegarne i perché.

    Molto più modestamente, alcune altre centinaia (di migliaia) di persone, di giornalisti con poca visibilità, e di siti e sitarelli di vario tipo, avevano invece fatto notare da anni una cosa che non era frutto di chissà quale elucubrazione intellettuale, ma di semplice e pura logica: non poteva funzionare

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    lunedì
    mag112015

    Prodi sulla Grecia: dal pulpito corrotto la predica ridicola

    Romano Prodi non ha rinunciato all'idea di sentirsi e presentarsi come uno dei padri nobili dell'Europa e come tale non esita a fare la morale al prossimo. Peccato che sulla questione del legame della Grecia con l'euro abbia dimostrato di avere la memoria corta. 

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    giovedì
    apr232015

    Grecia: siamo alla "resa dei conti" (letteralmente)

    I problemi della Grecia non si possono più nascondere dietro le prese di posizione del governo di Tsipras e dietro le aperture (più verbali che altro) della Commissione europea, della Banca centrale e soprattutto della Germania. Un Paese che è gravato da un debito pubblico del 180% sul Prodotto interno lordo non dispone infatti di alcun margine di manovra ed è costretto a contare sulla “benevolenza” dei propri creditori internazionali che, questa è la speranza, dovrebbero rinunciare a buona parte dei soldi che hanno imprestato ad Atene. Oltre alla stessa Bce e al Fondo monetario internazionale, si tratta di banche, già gravate da una inadeguata patrimonializzazione rispetto alle proprie attività, come la Bce ripete ad ogni occasione. Ne consegue che si tratta di una strada che avrebbe effetti domino dalle conseguenze imprevedibili. 

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    lunedì
    feb232015

    Stillicidio greco

    La benedizione di Matteo Renzi a Tsipras deve avere portato male. Ai Greci, naturalmente. E sempre partendo dal punto di vista più diffuso, che non è il nostro, secondo il quale la vittoria di Syriza avrebbe potuto portare sul serio a una svolta politica, economica e sociale per la Grecia. A quanto pare, invece, anche il nuovo premier ellenico sta modificando la sua strategia politica in un mero atto comunicativo: la ormai nota "annuncite" tanto in voga dalle nostre parti.

     

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    venerdì
    feb062015

    Angela Merkel è un po' nervosetta

    Vi abbiamo prestato una barca di soldi. Ce li dovete restituire alle scadenze previste. Questa la risposta di Angela Merkel al nuovo governo greco e al duo Tsipras-Varoufakis che volevano utilizzare il possibilismo dei governi francese ed italiano (ma anche di quello spagnolo) per ottenere non solo un attenuamento delle misure di austerità ma anche un consistente taglio del debito pubblico o, in alternativa, una sua ulteriore dilazione. 

    In giro sui mercati ci sono infatti titoli pubblici greci per un importo complessivo di 240 miliardi di euro, pari al 175% circa del Prodotto interno lordo.

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    martedì
    feb032015

    Luci e ombre negli esordi di Tsipras al governo

    Ovviamente un giudizio sul governo di Syriza sarebbe prematuro. Si possono solo valutare i primi passi.

    Cominciamo da ciò che vi può essere di incoraggiante, dopo che è già svanita l’illusione di una diversa collocazione internazionale dal momento che la Grecia non si è opposta alla prosecuzione delle sanzioni alla Russia fino a settembre. 

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    venerdì
    gen302015

    Bce e QE: dove andrà a finire quel denaro?

    L'annuncio di Mario Draghi, contestato dalla Germania, che la Banca centrale europea, unitamente alle banche centrali dei rispettivi Paesi, acquisteranno una montagna di titoli pubblici per tenere bassi i tassi di interesse e gli spread, e teoricamente, per sostenere una ripresa economica, è stata seguita dalla vittoria di Tsipras alle elezioni greche. Due fatti che sono strettamente legati e sui quali si giocherà il futuro dell'Unione europea. 

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    martedì
    gen272015

    Tragedia greca secondo atto. Altro che rivoluzione

    Analizzare quanto avvenuto alle elezioni in Grecia, e in particolare la schiacciante vittoria di Alexis Tsipras e di Syriza nel suo complesso, al momento significa occuparsi di un programma elettorale e del suo successo nelle urne, o poco più. 

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    mercoledì
    gen212015

    Bce e Grecia, le due prossime bufale

    I prossimi imminenti giorni prevedono due ambiti da tenere d’occhio e da analizzare per quanto attiene l’aspetto economico. Entrambi riguardano l’Europa e hanno potenzialmente la possibilità di essere determinanti, eppure di entrambi non si parla quanto si dovrebbe. C’è un motivo, per questo, come vedremo. Ci riferiamo alla decisione della Banca Centrale Europea, prevista domani, e alle votazioni in Grecia, fissate per il prossimo fine settimana.

    Beninteso, le caratteristiche di potenziale importanza che vengono imputate a questi due eventi a nostro avviso sono diametralmente opposte a quelle che si potrebbero pensare a prima vista, e che su vari media, invece, vengono veicolate a senso unico.

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    giovedì
    gen082015

    Se la Grecia ritorna sovrana

    Borse altalenanti e panico ai piani alti: le prossime elezioni greche fanno tremare le gambe dell'Europa, con i sondaggi che danno la sinistra radicale di Syriza in testa e con lei sempre più palpabile la possibile uscita della Grecia dalla moneta unica. 

    Le elezioni greche aprono le porte, per quanto possono, all'insoddisfazione della popolazione, schiacciata dalle politiche di austerity "anti-crisi" che non hanno fatto altro che aggravare la situazione economica e portare il Paese all'emergenza sociale. Le Borse da parte loro avvertono: se le politiche greche dovessero essere (finalmente) riviste e anche Spagna e Italia volessero seguire l'esempio, le conseguenze sui mercati sarebbero devastanti - per chi, al solito, è tutto da vedere. 

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    mercoledì
    dic242014

    Chi ha paura di Syriza? (E del Ttip?)

    Siamo stati informati dei motivi per i quali l’Europa intera dovrebbe provare brividi di terrore all’idea di ciò che sta per verificarsi in Grecia.

    La Costituzione di quel Paese impone che il Presidente della Repubblica sia eletto dal Parlamento, come da noi del resto. Tuttavia in Grecia l’elezione deve avvenire con la maggioranza dei due terzi ed entro tre scrutinii.

    La Costituzione, rigida su questo punto, decreta che se entro tre votazioni non si arriva al quorum previsto, il Parlamento viene automaticamente sciolto e si indicono nuove elezioni.

    Ebbene, il Presidente dovrebbe essere eletto i prossimi giorni e secondo i calcoli mancherebbero una ventina di voti per raggiungere il quorum previsto dalla Costituzione.

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    venerdì
    dic122014

    Paura greca (secondo estratto)

    Per salvare la Grecia nel momento in cui fu chiaro, anni addietro, che si trattava del primo caso conclamato del fallimento della costruzione dell’Unione Europea basata sull’adesione incondizionata all’Euro di Paesi che non ne avrebbero mai potuto beneficiarne, sarebbero bastati circa 80 miliardi.

    Al momento attuale, alcune stime in merito al denaro speso in quella situazione arrivano invece a circa 250 miliardi. Con i dati relativi alla buona riuscita della operazione che sono piuttosto eloquenti: 27% di disoccupazione rilevata, il 50% di quella giovanile e un debito pubblico che viaggia tuttora attorno al 180% sul Pil. Per non parlare di uno Stato che dal punto di vista sociale è stato annientato.

    Dunque, ribadiamo: 80 miliardi per salvare il tutto a fronte di oltre 250 spesi per arrivare a risultati disastrosi.

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    lunedì
    ott202014

    Grecia e Italia, l'oggi e il domani

    La nuova crisi greca è la dimostrazione che le cure imposte dalla Troika (Fondo monetario internazionale, Bce e Commissione europea) stanno ammazzando il malato. 

    Certo, è indubbio che i governi che si erano succeduti al potere prima del crollo (socialisti e conservatori) avessero truccato i conti pubblici (con l'aiuto, peraltro dimostrato, gentilmente offerto dalla Goldman Sachs) al fine di ottenere il via libera all'entrata nel sistema dell'euro. Ma resta il fatto che l'austerità imposta alla Grecia ha finito per devastare il sistema economico e sociale. Un traguardo facilmente prevedibile da qualunque osservatore accorto, ma che non ha impedito alla tecnocrazia di imporre i propri metodi, già sperimentati altrove, e di trovare governi “collaborazionisti” pronti ad applicarli. 

    Del resto come poteva uscire dalla crisi un Paese come la Grecia che la cui economia è basata sull'agricoltura, sul turismo e sulla cantieristica navale? Quindi settori che non assicurano un grande reddito ed entrate tali da abbassare il debito record e il disavanzo. Una debolezza strutturale che  è stata poi aggravata dalla recessione economica in corso e della quale non si riesce ad intravedere la fine. 

    Le tensioni in atto sui mercati finanziari, con il rialzo degli interessi (ora a quasi il 9%) sui titoli greci, e di conseguenza dello spread rispetto ai Bund tedeschi, al di là delle speculazioni che sono sempre presenti, rappresentano l'emergere di timori concreti che già covavano da tempo. Investitori e speculatori vari sono rimasti scossi non soltanto dai fallimentari risultati ottenuti dall'economia greca, quanto dalla concomitante diminuzione della liquidità pompata a piene mani sia dalla Bce che dalla Federal Reserve nel sistema economico. Il tutto a fronte di tassi di interesse bassissimi praticati sia dalla Bce che dalla Fed. 

    Aiuti che in realtà sono stati un aiuto offerto esclusivamente alle Banche, le uniche che, attraverso l'acquisto di titoli pubblici, sono in grado di assicurare una tregua finanziaria sui mercati. 

    La crisi greca rappresenta in ogni caso un chiaro monito anche per l'Italia, oberata da un debito pubblico del 135% e da un disavanzo altalenante sopra e sotto il tetto del 3% sul Pil, imposto dal Patto di Stabilità. Un segnale d'allarme confermato anche dal commissario europeo all'Economia, il finlandese  Jyrki Katainen, che allo stesso modo del suo predecessore e connazionale Olli Rehn, ha assicurato che l'Unione europea sosterrà la Grecia ma che i governi dovranno continuare con le “riforme”. Ovviamente quelle “strutturali” come la riforma del mercato del lavoro all'insegna della flessibilità e del precariato. Dovranno farlo l'attuale governo e quelli futuri, visto che si riparla insistentemente di elezioni generali che dovrebbero logicamente registrare il successo delle formazioni anti-euro di sinistra e di destra. 

    L'Unione, ha spiegato Katainen, intende agire affinché la Grecia sia capace di raccogliere fondi sul mercato e perché vi abbia pieno accesso. I greci hanno fatto progressi “immensi”, ha concesso il tecnocrate, a cui avviso Atene avrebbe «voltato l'angolo». A smentire l'ottimismo di Bruxelles è il dato sul debito pubblico della Grecia (il 180% sul Pil) che lascia ben poche speranze sul suo futuro economico.  

    L'intervento dell'Unione sembra quindi, in buona sostanza, il classico avvertimento dato alla nuora (la Grecia) perché la suocera (l'Italia) intenda. Specie in una fase come questa nella quale Renzi incontra sempre maggiori difficoltà nel fare passare ed imporre la sua politica economica. Che in realtà è quella che gli hanno chiesto la Merkel e i vari organismi internazionali, alfieri del libero mercato e della più totale libertà di azione offerta alle Banche e alla finanza internazionale. In tal senso, uno come Padoan (ex dirigente dell'Ocse) rappresenta una garanzia per quei poteri. Resta il fatto che anche l'Italia, al pari della Grecia, rischia il commissariamento. Se questo non è ancora successo è soltanto per il disastroso effetto domino che si innescherebbe e che potrebbe provocare anche la stessa fine dell'euro.  

    Irene Sabeni

    giovedì
    set112014

    Grecia: la speculazione sulla salute della gente

    Vale la pena tornare ad aggiornare sulla situazione in Grecia, anche se appare che nella percezione pubblica del resto dell’Europa si sia archiviato l’argomento con la storicizzazione a veloci tappe forzate che contraddistingue il settore delle news.

    Ciò che accade tuttora in Grecia è invece, come da anni ormai, l’esperimento generale di ciò che probabilmente attende gli altri Paesi del Vecchio Continente. 

    Ieri medici e personale paramedico sono scesi in piazza per protestare contro un nuovo disegno di legge che prevede la creazione di una società per azioni - sì, una SpA - allo scopo di gestire i fondi degli ospedali. La sanità pubblica, insomma, nel gorgo della Borsa.

    La nuova legge, presentata al parlamento proprio dal Ministro della Sanità Makis Voridis, provocherà la sospensione delle attività di molti ospedali pubblici e altre strutture saranno trasformate in imprese private. Con le ovvie ripercussioni sui malati, sugli ospedali e sui medici.

    In un Paese in cui l’accesso alla sanità per buona parte della cittadinanza è precluso dallo smantellamento costante delle strutture pubbliche, e dunque si rinuncia di fatto a curarsi per l’impossibilità di pagarsi le spese da sé, questo ulteriore taglio nel settore significa precipitare la popolazione in una condizione di assoluta solitudine.

    L’obiettivo, in Grecia come altrove, è quello di ridurre le prestazioni pubbliche al minimo indispensabile (e chissà magari tagliarle del tutto nel prossimo futuro) per ottenere un duplice risultato. Da una parte contribuire a tagliare interi pezzi dello Stato Sociale e dunque risparmiare denaro onde poterlo trasferire nella tasche profonde degli esponenti i cui interessi sono curati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea. Dall’altra parte imporre ai cittadini, per curarsi, di rivolgersi a strutture private - se possono permettersi di farlo - per ingrassare i proprietari di queste ultime. Oppure l’obiettivo, chissà, è quello di lasciarli morire il prima possibile, senza cure. Così lo Stato risparmierà anche sulla elargizione delle pensioni, che i cittadini non arriveranno proprio a poter percepire.

    (vlm)

    mercoledì
    dic042013

    L'oligarchia Euro chiede altri sacrifici di sangue

    L'Eurogruppo chiede che i greci "facciano altri sacrifici" per raggiungere gli obiettivi della Troika. Definirli sacrifici di sangue non e' un'iperbole.

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    giovedì
    nov282013

    LA CRISI DELLA GRECIA

    LA CRISI DELLA GRECIA

    I contenuti
    Reportage giornalistico compiuto nel corso di ventuno giorni trascorsi ad Atene e dintorni; un viaggio che nasce da un incontro quasi casuale fra due giornalisti/ scrittori, una fotografa, un ragazzo greco che vive in Italia e si offre di tornare per tradurre e organizzare incontri.

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