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    Entries in default Italia (223)

    lunedì
    ott202014

    Grecia e Italia, l'oggi e il domani

    La nuova crisi greca è la dimostrazione che le cure imposte dalla Troika (Fondo monetario internazionale, Bce e Commissione europea) stanno ammazzando il malato. 

    Certo, è indubbio che i governi che si erano succeduti al potere prima del crollo (socialisti e conservatori) avessero truccato i conti pubblici (con l'aiuto, peraltro dimostrato, gentilmente offerto dalla Goldman Sachs) al fine di ottenere il via libera all'entrata nel sistema dell'euro. Ma resta il fatto che l'austerità imposta alla Grecia ha finito per devastare il sistema economico e sociale. Un traguardo facilmente prevedibile da qualunque osservatore accorto, ma che non ha impedito alla tecnocrazia di imporre i propri metodi, già sperimentati altrove, e di trovare governi “collaborazionisti” pronti ad applicarli. 

    Del resto come poteva uscire dalla crisi un Paese come la Grecia che la cui economia è basata sull'agricoltura, sul turismo e sulla cantieristica navale? Quindi settori che non assicurano un grande reddito ed entrate tali da abbassare il debito record e il disavanzo. Una debolezza strutturale che  è stata poi aggravata dalla recessione economica in corso e della quale non si riesce ad intravedere la fine. 

    Le tensioni in atto sui mercati finanziari, con il rialzo degli interessi (ora a quasi il 9%) sui titoli greci, e di conseguenza dello spread rispetto ai Bund tedeschi, al di là delle speculazioni che sono sempre presenti, rappresentano l'emergere di timori concreti che già covavano da tempo. Investitori e speculatori vari sono rimasti scossi non soltanto dai fallimentari risultati ottenuti dall'economia greca, quanto dalla concomitante diminuzione della liquidità pompata a piene mani sia dalla Bce che dalla Federal Reserve nel sistema economico. Il tutto a fronte di tassi di interesse bassissimi praticati sia dalla Bce che dalla Fed. 

    Aiuti che in realtà sono stati un aiuto offerto esclusivamente alle Banche, le uniche che, attraverso l'acquisto di titoli pubblici, sono in grado di assicurare una tregua finanziaria sui mercati. 

    La crisi greca rappresenta in ogni caso un chiaro monito anche per l'Italia, oberata da un debito pubblico del 135% e da un disavanzo altalenante sopra e sotto il tetto del 3% sul Pil, imposto dal Patto di Stabilità. Un segnale d'allarme confermato anche dal commissario europeo all'Economia, il finlandese  Jyrki Katainen, che allo stesso modo del suo predecessore e connazionale Olli Rehn, ha assicurato che l'Unione europea sosterrà la Grecia ma che i governi dovranno continuare con le “riforme”. Ovviamente quelle “strutturali” come la riforma del mercato del lavoro all'insegna della flessibilità e del precariato. Dovranno farlo l'attuale governo e quelli futuri, visto che si riparla insistentemente di elezioni generali che dovrebbero logicamente registrare il successo delle formazioni anti-euro di sinistra e di destra. 

    L'Unione, ha spiegato Katainen, intende agire affinché la Grecia sia capace di raccogliere fondi sul mercato e perché vi abbia pieno accesso. I greci hanno fatto progressi “immensi”, ha concesso il tecnocrate, a cui avviso Atene avrebbe «voltato l'angolo». A smentire l'ottimismo di Bruxelles è il dato sul debito pubblico della Grecia (il 180% sul Pil) che lascia ben poche speranze sul suo futuro economico.  

    L'intervento dell'Unione sembra quindi, in buona sostanza, il classico avvertimento dato alla nuora (la Grecia) perché la suocera (l'Italia) intenda. Specie in una fase come questa nella quale Renzi incontra sempre maggiori difficoltà nel fare passare ed imporre la sua politica economica. Che in realtà è quella che gli hanno chiesto la Merkel e i vari organismi internazionali, alfieri del libero mercato e della più totale libertà di azione offerta alle Banche e alla finanza internazionale. In tal senso, uno come Padoan (ex dirigente dell'Ocse) rappresenta una garanzia per quei poteri. Resta il fatto che anche l'Italia, al pari della Grecia, rischia il commissariamento. Se questo non è ancora successo è soltanto per il disastroso effetto domino che si innescherebbe e che potrebbe provocare anche la stessa fine dell'euro.  

    Irene Sabeni

    mercoledì
    dic042013

    Rehn bacchetta Letta. Che ora bastonerà gli italiani

    mercoledì
    nov272013

    Destinazione Italia: povertà

    Bisogna impedire un nuovo mastodontico processo di dismissione del Paese. [Marco Bersani]

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    lunedì
    nov252013

    QUELLI DELLA LETTERA

    Mario draghi e trichet1

    DI EUGENIO BENETAZZO
    eugeniobenetazzo.com

    Sembra notizia di oggi la proposta di un piano di privatizzazioni parziali per la generazione di nuove risorse da destinare all'abbattimento del debito e al contenimento del deficit di bilancio: si parla di cessioni di quote non rilevanti in aziende strategiche, quel tanto che basta per non perdere il controllo sulle rispettive società. Abbiamo nomi eccellenti:  Sace, Enav, Fincantieri, Grandi Stazioni e per finire ENI. Il Governo Letta si appresta a svendere per battere cassa nella speranza di realizzare almeno 10 miliardi. Ormai ci siamo: si tratta a farla grande di aspettare ancora 18 mesi, dopo il destino di contribuenti, pensionati, e risparmiatori italiani sarà presto delineato. Questa volta non ci saranno mezze misure o mezze interpretazioni, il declino del paese si trasformerà nella dipartita della nazione.

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    lunedì
    nov182013

    Niente sconti europei all’Italia

    venerdì
    nov152013

    Rehn, essenziale risultati tagli in 2014

    Così scende debito e Italia può fare investimenti

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    mercoledì
    nov132013

    Moody's e il messaggio avvelenato all'Italia

    Se il rating è legato alle privatizzazioni

    Quando le agenzie Usa di rating leggono più positivamente rispetto al passato le prospettive economiche dell'Italia c'è da preoccuparsi. 

    Infatti, rimanendo nel loro metodo di analisi della situazione italiana, ad incominciare dal livello del debito pubblico (al 133% sul Pil), il giudizio dovrebbe essere totalmente negativo e tale da contribuire a fare tornare in alto lo spread tra i Btp decennnali e i Bund tedeschi. Eccvo perché invece gli ambienti economici e finanziari, ed in primis il governo, hanno accolto con evidente soddisfazione i segnali di incoraggiamento, se così si possono chiamare, venuti da Moody's, la prima società del settore. 

    Moody's non può essere considerata affidabile visto che ebbe il suo punto più eclatante di pubblicità negativa quando garantì della solidità patrimoniale e finanziaria della poi fallita Lehman Brothers, alla fine del 2007 prima dello scoppio della crisi innescata dal crollo del mercato dei subprime. Eppure il suo giudizio, rivenduto ad una clientela di banche, finanziarie e investitori privati è tale da provocare non pochi problemi ad un Paese come l'Italia che cerca compratori per i suoi titoli di Stato. 

    Al di là della aridità delle previsioni di crescita italiane, è significativo prendere atto che il cambiamento dell'atteggiamento verso l'Italia sia arrivato subito dopo l'annuncio del governo di voler mettere in vendita la quota azionaria del 4,3% dell'Eni che è in mano direttamente al Tesoro, mentre l'altro 25,76% è in mano alla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal Tesoro con il 70%. Un annuncio, quello fatto da Letta e Saccomanni, che è servito a calmierare lo spread Btp-Bund sui mercati finanziari più di quanto abbiano fatto gli interventi del Fondo permanente europeo salva Stati che si è attivato nell'acquisto di Btp di cui diversi investitori si stavano disfacendo. 

    La bonaccia finanziaria che da diversi mesi è stata assicurata all'Italia, e che appare innaturale vista la situazione dei conti pubblici, trova quindi la sua ragione di essere sulla via che ha imboccato l'Italia in tema di privatizzazioni. Prima c'è stato lo scorporo della Snam dall'Eni, sotto il governo Monti. Mentre adesso si intende seguitare rendendo l'Eni sempre più privata e contendibile da gruppi esteri, come peraltro vorrebbe anche la stessa Commissione europea che più volte aveva contestato l'utilizzo della “golden share” per difendere i nostri interessi nazionali legati all'energia. 

    Moody's, in tale ottica, si è assunta il compito di lanciare all'Italia un preciso messaggio. Quello che gli ambienti finanziari di Wall Street e della City hanno apprezzato i segnali arrivati da Roma. Segnali che dicono che i governi italiani lavoreranno per completare le privatizzazioni avviate dopo la famigerata Crociera del Britannia del 2 giugno 1992. E Letta, che non a caso fa parte dell'Aspen Institute, è ben ferrato in questo sottile mestiere di dire e non dire. 

    Nello specifico, Moody's stima che l'Italia nel 2014 e nel 2015 potrà avere una crescita economica tra lo 0 e l'1%. Un disastro totale visto che in questi ultimi anni il reddito nazionale è crollato e che quest'anno il Pil calerà di una percentuale tra l'1,/5 e il 2%. Ci sono segnali di ripresa ma i rischi restano alti, commenta perfidamente Moody's che vede la disoccupazione nel 2014 toccare quasi il 13%. 

    L'occasione di un rating pseudo-positivo serve all'Agenzia Usa, per la quale ha svolto consulenze Mario Monti, per auspicare pertanto la solita drastica riforma del mercato del lavoro all'insegna della precarietà e della flessibilità, le uniche variabili, secondo gli yankee, in grado di rendere competitive le nostre imprese abbattendo i costi fissi. In ogni caso, l'Italia non dovrà abbandonare i programmi di austerità per evitare problemi al sistema della moneta unica che nel 2014 traballerà per il prevedibile successo dei partiti euro-scettici o anti-euro alle elezioni che rinnoveranno l'Europarlamento di Strasburgo. 

    L'Italia dovrà quindi rimanere nel sistema dell'euro e dimostrare di essere diventata “virtuosa”. Se poi completerà le privatizzazioni e userà quei soldi per ridurre il debito pubblico, Moody's, Standard&Poor's e Fitch non potranno che prenderne atto con favore e rivedere in meglio i loro giudizi. 

    Così, ancora una volta, verrà dimostrato che sono tanti, troppi, i soggetti esteri che condizionano la nostra politica e la nostra economia nazionale.

    I.S.
    mercoledì
    nov062013

    Squinzi, deficit 3% congela investimenti

    Siamo in deflazione, e ciò è preoccupante

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    mercoledì
    nov062013

    Rehn chiede una manovra aggiuntiva

    giovedì
    ott242013

    Debito Italia: pronti per un commissariamento

    martedì
    ott222013

    Roberto Orsi: «Non rimarrà nulla dell'Italia»

    L'allarme di Roberto Orsi della London School of Economics: l'Italia in quanto nazione industriale non esisterà più. [Affari italiani]

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    venerdì
    ott182013

    LONDON SCHOOL OF ECONOMICS: NON RIMARRA' NULLA, DELL'ITALIA. NEI PROSSIMI 10 ANNI DI DISSOLVERA' (VERO, MA PRIMA)

    DI ROBERTO ORSI
    ilnord.it

    "Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all'Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent'anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.

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    martedì
    ott152013

    FAR FALLIRE L'’ITALIA, GLI USA CI PENSANO. E NOI? I PRO E I CONTRO DEL DEFAULT

    DI LUCIANO CAPONE
    liberoquotidiano.it

    Il Tea Party americano non teme il fallimento. Situazione simile alla nostra del 2011, ma con una differenza: loro hanno il dollaro, noi no. E' sempre l'Euro il nodo di tutto: gli scenari di due economisti

    Da giovedì gli Stati Uniti non avranno soldi a sufficienza per pagare il debito. Se il braccio di ferro sta l’amministrazione Obama e i repubblicani non si risolverà in una accordo sull’aumento del tetto del debito, sarà default. È lo stesso scenario che veniva prospettato solo due anni fa in Italia con il rischio, secondo alcuni reale e secondo altri esagerato, di non pagare più i dipendenti pubblici, le pensioni e il welfare.

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    venerdì
    ott112013

    Svendita del patrimonio pubblico: pianificazione in corso

    mercoledì
    ott022013

    MAGARI CI FOSSE LA CRISI! COME TI ORGANIZZO LA GRANDE MENZOGNA

    DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
    Libero pensiero

    Non c'è nessuna crisi, nè all'orizzonte nè al presente.
    Dice la nostra brava wikipedia: "crisi (dal greco κρίσις, decisione) è un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa".
    Quindi, in Italia, non c'è alcuna crisi, se non per i singoli individui.

    Lo spiega molto bene, con micidiale sintesi, il Nobel per l'economia Paul Krugman, in un suo recente articolo apparso sul New York Times il 17 settembre 2013, che qui trovate per intero, nel caso vi interessi: http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/09/17/this-is-not-a-crisis/ dove parla degli Usa, si intende.

    Vale ancora di più per l'Italia.

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    mercoledì
    set252013

    Ue, vera deindustrializzazione in Italia

    Calo 20 punti dal 2007. Anche Spagna migliora e ci supera

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    venerdì
    set202013

    Letta: infranto 3% deficit/pil per l'instabilità politica. Ma rispetteremo impegni Ue

    "C'è l'impegno a stare sotto il 3% alla fine dell'anno. C'è l'impegno confermato di mantenere i patti presi con i partner europei e con l'Unione europea", ha detto il premier, riferendosi alla nota di aggiornamento del Def che ha avuto il via libera del Cdm

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    giovedì
    set192013

    Conti in rosso ma spread in calo. Perché?

    mercoledì
    set112013

    Debito: la verità che non vi dicono...

    La verità, che nessun politico e' disposto ad ammettere, e' che il debito pubblico italiano non e' più ripagabile. Non si può ricompattare una valanga. [Marcello Foa]

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    martedì
    set102013

    ITALIA IN VENDITA, A PARTIRE DA ENI?

    ENI blocca il prezzo per 2 anni con la tariffa Link Luce 500x280 FONTE: PETROLITICO (BLOG)

    "Il Governo sta lavorando al Piano Destinazione Italia, che a fine settembre presenteremo e approveremo, con dentro un grande pacchetto di dismissioni e incentivazioni per l'attrazione degli investimenti esteri"
    Enrico Letta, primo ministro italiano (8 settembre 2013)

    Prima di questa dichiarazione, la Cassa Depositi e Prestiti deteneva il 27% di ENI e un altro 4% scarso lo Stato lo controllava direttamente. Poi bisogna vedere quanto 'autonomamente' erano fatte le scelte manageriali pubbliche, quanto in un'ottica pubblica e repubblicana e quanto in un'ottica cieca al "servizio" della nazione, ovvero asserviti a leggi di mercato.

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