Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
La WebRadioNotizie, talk, live, e musica dalla redazione del Ribelle
Fondatore Massimo Fini - Direttore Responsabile Valerio Lo Monaco
  • Home
  • PAGINE ▼
  • Sezioni Sito ▼
  • WebRadio ▼
  • WebTV ▼
  • Mensile ▼
  • Info ▼
  • NEGOZIO
  • Il Ribelle Minuto per Minuto
  • Abbonamenti
  • Accesso Abbonati
  • Ai nostri Lettori
    LETTERE E RISPOSTE
    OPINIONI DEI LETTORI

    Entries in default spagna (179)

    lunedì
    nov182013

    Spagna: mea culpa Goldma Sachs

    Errori su crescita,riforme, un anno fa suggeriva salvataggio

    Leggi tutto

    lunedì
    nov112013

    Spagna: Madrid sommersa dai rifiuti

    Decine di cassonetti bruciati nei falò notturni

    Leggi tutto

    giovedì
    nov072013

    Spagna. Tv Valencia in rivolta contro la chiusura con 1.600 licenziamenti

    Il direttivo della Radio Televisione Valenciana e i giornalisti si ribellano contro la decisione del governo autonomo della provincia spagnola di…

    Leggi tutto

    mercoledì
    nov062013

    La Spagna tagli i fondi al progetto Erasmus, "studenti perderanno 40 euro al mese"

    La riforma della scuola in Spagna colpisce gli studenti erasmus. Il governo di Madrid ha annunciato il taglio dei fondi statali destinati agli…

    Leggi tutto

    martedì
    giu182013

    Spagna vende Bond 6 12 mesi, tassi in salita

    Collocati in totale 5,04%, poco più del target massimo

    Leggi tutto

    venerdì
    mag102013

    Spagna: sciopero generale di studenti e insegnanti contro i tagli all'istruzione

    martedì
    mag072013

    Spagnoli alla fame. Eppure non si ribellano

    Ma insomma perché gli spagnoli non si ribellano sul serio? Se lo chiede Infolibre, un nuovo media iberico nato lo scorso marzo, a cinque anni dall'inizio della crisi (qui l'articolo originale). Nonostante la disoccupazione di massa, gli sfratti e i tagli, contestazioni e disordini sono ancora isolati. La paura di perdere il benessere residuo è più forte della rabbia.

    È un tema molto più europeo che solamente spagnolo. E forse di portata mondiale.

    In Spagna, come purtroppo avviene in Grecia già da tempo, si registrano addirittura i primi casi di malnutrizione infantile. La gente pare insomma aver capito, giocoforza, che questa "tempesta" non è affatto passeggera e che anzi potrebbe durare ancora per anni. Il "potrebbe", ovviamente, è usato in modo eufemistico.

    Eppure, al di là delle ormai classiche e controllabilissime, dunque del tutto inefficaci, manifestazioni di piazza per quanto periodiche se non proprio costanti, la reale pressione la rabbia di un popolo che si indirizza a vivere anni allo stremo delle forze appaiono del tutto assenti. Le cause per un inasprimento delle proteste ci sono tutte, e in più parti d'Europa, eppure non vi sono ancora elementi di disordine che pure dovrebbero ormai essere all'ordine del giorno.

    Il detonatore finale, e storicamente più efficace al fine di una sollevazione, è peraltro il fatto che è cresciuta la percezione di una divisione dei sacrifici enormemente iniqua, cosa resa palese, ad esempio, per il caso degli sfratti: lo Stato stanzia importanti aiuti e si indebita fino al collo per salvare le banche, ma non fa nulla per porre fine al dramma di coloro che non riescono a pagare il mutuo.

    Eppure nulla di evidente accade, quale il motivo? Secondo il quotidiano spagnolo: 

    Da una parte, ormai non ci sono più alternative. Oggi non esiste un’ideologia in grado di proporre un cammino alternativo a quello attuale o di organizzare una resistenza collettiva. La popolazione si lascia dominare dalla rabbia, che si traduce nell’alienazione e nel rifiuto del sistema economico e politico ma non si cristallizza in un movimento che possa rappresentare una minaccia collettiva.

    Inoltre, nonostante l’impoverimento generalizzato, la Spagna mantiene un livello di sviluppo considerevole, e sappiamo che le democrazie sviluppate sono straordinariamente stabili e possono sopportare quasi tutto. In questo senso c’è un dato storico molto significativo: non è mai successo che una democrazia con un pil pro capite inferiore a quello dell’Argentina del 1976 sia collassata.

    La Spagna ha un pil pro capite molto superiore a quella soglia, nonostante la crisi degli ultimi anni. Per questo motivo è prevedibile che ci siano episodi violenti e tensioni, ma non una rivolta generalizzata. Ciò accade in parte perché lo stato è molto potente e può facilmente reprimere la protesta, e in parte perché ci sono molte famiglie proprietarie di immobili o attive in borsa che non sono disposte a rischiare il loro futuro in avventure dal risultato incerto. Lo sviluppo porta con sé un alto livello di conservatorismo politico in tutti i settori della società.

    Il sintomo più chiaro del fatto che la gente, per quanto esasperata, non intende correre rischi, è l’assenza di un dibattito pubblico in Spagna sull’opportunità di restare all’interno dell’eurozona. Nonostante l’unione monetaria si sia rivelata una trappola per topi, quasi nessuno è pronto ad accettare le conseguenze a breve termine di un’uscita dall’euro. Intanto la gente continua a indirizzare le proprie lamentele contro i partiti e le istituzioni spagnole nonostante il problema risieda più in alto, nelle leggi che regolano il funzionamento dell’euro e nelle politiche decise dai paesi del nord.

    Certo, l’opinione che il popolo ha delle istituzioni europee è crollata, ma non ci sono state conseguenze. L’appoggio nei confronti dell’euro è netto e costante, e fino a quando resterà tale non ci sarà alcuna rivolta.

    A quanto pare, insomma, ciò che manca, come nella maggior parte degli altri casi analoghi, è la conoscenza. I più ignorano e continuano a ignorare, malgrado oggi i dati incontrovertibili siano ormai a disposizione di tutti, il reale motivo della situazione attuale. E soprattutto il vero responsabile, l'Euro della BCE e la costruzione europea sulla finanza. 

    È l'ulteriore conferma, ove ce ne fosse bisogno, che al momento attuale non c'è bisogno di politica, ma di meta-politica (argomento che abbiamo affrontato nella puntata di Noi Nel Mezzo di ieri, qui): se non si interviene sulle coscienze e sulle conoscenze delle persone, nessuna pressione sui temi realmente rilevanti, e dunque nessuna possibilità che si possa verificare una reale azione politica correttiva, potrà mai prendere corpo. In Spagna come ovunque altrove.

    martedì
    apr302013

    Spagna: disoccupazione alle stelle, con la “cura” Ue 

    Più di sei milioni di disoccupati, in Spagna. La cifra, riferita al primo trimestre di quest’anno, arriva direttamente dall’Istituto nazionale di statistica e rientra nell’Epa, la “Encuesta de Población Activa” che viene realizzata dal 1964. 

    In un commento assai lucido, e quasi completamente applicabile sia alla situazione italiana che a quella degli altri Piigs, il quotidiano catalano El Periódico de la Catalunya va dritto al punto: «Finora le manovre eseguite dall’Unione europea nella lotta contro la crisi si sono concentrate sui conti pubblici, con l’obiettivo di permettere il funzionamento corretto dei mercati evitando di distorcere gli equilibri finanziari. Negli altri ambiti non è stato fatto quasi nulla». 

    Inoltre, e anche questo è condivisibile, viene sottolineato il fallimento, ai fini di una crescita dell’occupazione, delle misure adottate dal governo: «la distruzione dell’impiego a tempo determinato ha seguito quella dei contratti fissi, la cui risoluzione è stata favorita dalla nuova legge». E ancora: «Il prolungamento della crisi ha trasformato milioni di persone in disoccupati cronici che non potranno rientrare nel mercato del lavoro contando solo sulle loro forze. Davanti a una simile realtà qualsiasi riforma strutturale dell’economia o cambiamento nel sistema pensionistico saranno inutili. Il paese non potrà sopportarlo»

    Che non si tratti di semplici errori, del resto, l’estensore dell’articolo ce l’ha perfettamente chiaro: «Il presidente della Banca centrale europea (Bce) ha appena chiesto di rimediare al mancato raggiungimento degli obiettivi sul deficit, ma non ha speso una parola per quello che dovrebbe essere il reale obiettivo dell’economia e della politica economica, ovvero il benessere dei cittadini. Questo benessere si manifesta prima di tutto nella percentuale di occupazione, soprattutto quando la mancanza di posti di lavoro diventa cronica, come nel caso della Spagna, e diventa un sinonimo di esclusione sociale». 

    A proposito: qui in Italia la disoccupazione “ufficiale”, che è ben al di sotto di quella effettiva, ammonta a 2.744.000, con tendenza al peggioramento. Nell’Eurozona il totale è superiore ai 19 milioni. 

    martedì
    apr302013

    LA GRANDE NAZIONE SPAGNOLA SCENDEREBBE SUBITO DALLA CROCE SE USCISSE DALL’ EURO

    Free Image Hosting at www.ImageShack.us

    DI AMBROSE EVANS- PRITCHARD
    blogs.telegraph.co.uk

    Sembra che abbiamo staccato il cervello. La disoccupazione in Spagna è aumentata di altre 237.000 persone nel primo trimestre ed è arrivata a 6,2 milioni, il 27,2% della popolazione.
    Per capirci meglio è come dire 8,3 milioni di disoccupati in Gran Bretagna, o 39 milioni negli Stati Uniti. Il paese sta perdendo 3.581 posti di lavoro al giorno. Ci sono 1,9 milioni di famiglie in cui nessuno ha un lavoro.

    Leggi tutto

    venerdì
    apr262013

    Spagna in piazza ma nuove misure in arrivo

    Mentre dall'Europa si levano voci su un possibile allentamento delle richieste di misure di austerità, a Madrid si scende in piazza. Perché la realtà sociale è ben distante da Bruxelles.

    Per l'esecutivo di Rajoy non c'è possibilità di allentare la morsa già in atto, considerando i dati disastrosi, e a nulla pare servire anche il livello della disoccupazione crescente in Spagna: la strada intrapresa rimane la stessa. Il che significa nuovi tagli.

    Al momento sta per essere presentato un nuovo piano di misure al settore pensionistico, a quello del mercato del lavoro, al settore dei servizi e per quanto attiene la gestione fiscale. Praticamente è come passare con un panzer su quanto di poco già resta del Paese.

    Le mire del premier sono quelle, tanto per cambiare, di mettere in pratica una serie di norme in grado di dare nuovamente fiducia agli investitori stranieri in Spagna, attualmente in fuga. Il metodo utilizzato è, ovviamente, quello di azzerare tutti i motivi attraverso i quali la speculazione potrebbe avere gioco difficile a fare utili da capogiro, cioè livellare verso il basso tutto quanto spetta al popolo per favorire invece quanto pretende il capitale.

    Allo stesso tempo Bruxelles chiede a Madrid di ridurre il deficit di circa il 6% lordo del Pil per quest'anno e di circa il 3% il prossimo anno. Si tratta, con tutta evidenza, di un obiettivo del tutto irrealistico, anche perché se tale deficit deve essere ridotto mediante la crescita, non si capisce come la Spagna possa crescere, cioè consumare, cioè generare posti di lavoro in grado di far aumentare le spese e dunque il gettito, nel momento in cui si strizza l'occhio a investitori stranieri che nulla vogliono fare dal punto di vista industriale, e dunque per quello che riguarda l'economia reale, ma che invece puntano ancora una volta sulla finanza. 

    Intanto, le misure che verranno presentate entro questa settimana, scrive Perrone: 

    includono la creazione di un’autorità fiscale indipendente per monitorare la posizione di bilancio del Paese e un cambiamento potenzialmente di vasta portata per le pensioni. Le pensioni spagnole sono attualmente collegate all’inflazione, ma il governo vuole aggiungere un “fattore di sostenibilità” nel sistema che tenga conto dell’aumento della speranza di vita e dei più ampi cambiamenti demografici. In risposta ai ripetuti appelli di Bruxelles, Madrid avvierà anche una revisione della riforma del controverso mercato del lavoro varata lo scorso anno. Lo scopo è quello di effettuare una revisione degli effetti che ha avuto sui salari e sull’occupazione allo scopo di scovare e risolvere i “difetti” della riforma stessa, ha riferito il funzionario.

    E ancora: 

    Un’altra riforma che il governo di Madrid si prefigge di attuare entro la fine del 2013 è la liberalizzazione delle professioni, come quella di notai, commercialisti, architetti e ingegneri. Secondo fonti della Commissione europea, la Spagna dispone di ben 174 professioni in cui l’accesso e l’esercizio è fortemente regolamentato e soggetto a qualifiche e a limitazioni speciali. 

    La deriva è dunque quella classica: si vuole imprimere una ripresa adottando misure che - tutte, ormai è accertato in ogni Paese europeo - funzionano esattamente in direzione opposta a quella per andare incontro alla quale, teoricamente, sono state varate.

    venerdì
    apr262013

    Spagna, in pochi anni bruciati 4 milioni di posti di lavoro

    Il 27,2%, quasi una persona su tre. Un tasso di disoccupazione così alto non lo si vedeva dal lontano 1976, l'anno dopo la morte di Francisco Franco…

    Leggi tutto

    giovedì
    apr252013

    Spagna,disoccupazione 3 mesi a top,27,2%

    Senza lavoro piu' di sei milioni di persone

    Leggi tutto

    giovedì
    apr182013

    Spagna, debito pubblico oltre 900 mld

    In primi due mesi 2013 nuovo debito per quasi 30 mld

    Leggi tutto

    mercoledì
    apr102013

    Spagna: produzione industria -6,5%

    Rilevazione di febbraio su base annua, calo peggiore di stime

    Leggi tutto

    martedì
    apr092013

    Spagna: Moody's, rischia taglio rating

    Mancato rispetto obiettivi deficit compromette credibilità

    Leggi tutto

    martedì
    apr022013

    Spagna: a febbraio nuovo calo depositi

    Dati istituti centrale, presto per sapere se effetto Cipro

    Leggi tutto

    mercoledì
    mar272013

    Spread Btp a 343 punti, Spagna vicino 380

    Rendimento al 4,70%. Tasso Bonos risale al 5%

    Leggi tutto

    martedì
    mar262013

    Crisi: banca centrale, Pil Spagna -1,5%

    Tornerà a crescita (0,6%) in 2014

    Leggi tutto

    lunedì
    mar252013

    Spagna: Bankia crolla 44% in Borsa

    Titolo si avvicina a soglia 0,01 euro, taglio rating S&P

    Leggi tutto

    giovedì
    mar212013

    Spagna cambia costituzione: prelievi dai conti possibili

    NEW YORK (WSI) - Il contagio e' gia' in atto. Mentre il ministro spagnolo dell'Economia Luis De Guindos ha proclamato in Senato che "i depositi in banca sotto i 100 mila euro sono sacri e che i risparmiatori non si devo allarmare", la Spagna ha cambiato una norma costituzionale che consente una tassa sui depositi delle banche. Una norma prima proibita per legge, che potrebbe in caso di bisogno aprire la strada a un prelievo forzoso una tantum dai conti bancari, nella forma di una tassazione dei risparmi. Il concetto e': se le banche vengono tassate dallo Stato, a chi faranno pagare il conto se non ai correntisti?

    Leggi tutto

    comments powered by Disqus