Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
La WebRadioNotizie, talk, live, e musica
Fondatore Massimo Fini - Direttore Responsabile Valerio Lo Monaco
  • Home
  • PAGINE ▼
  • Sezioni Sito ▼
  • WebRadio ▼
  • WebTV ▼
  • Mensile ▼
  • Info ▼
  • NEGOZIO
  • Il Ribelle Minuto per Minuto
  • Accesso Abbonati
  • Abbonamenti
  • Oggi sul Ribelle

    Il Ribelle su Facebook

     

     

    Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

    Entries in Disoccupazione (170)

    giovedì
    mag162013

    Europa in ginocchio. La Merkel non sa cosa fare. E gli europei hanno capito ancora molto poco

    lunedì
    mag132013

    Portogallo: disoccupazione record al 17%

    venerdì
    mag102013

    Grecia, per i giovani 15-24 anni disoccupazione al 64,2%

    mercoledì
    mag082013

    Ilo: 73 mln giovani disoccupati in 2013

    lunedì
    mag062013

    Disoccupazione? Ne parliamo dal 2020 in poi...

    Come già segnalato, la disoccupazione, oggi vicino al 12%, superererà questa soglia entro il 2014 e tornerà al 9% solo nel 2020. 

    Una previsione che sembra verosimile: altri sette anni per veder flettere anche se di pochi punti il dato sulla mancanza di lavoro che comunque, al momento, risulta in aumento. Quello che diventa quasi un'opinione è quali possano essere le motivazioni di questo calo, seppure lontano nel tempo.
    Le ipotesi sono varie ma due sole le principali. La prima, quella degli economisti che ancora credono - o fingono di credere - nella bontà del sistema è che a fatica ma l'industria, i servizi, il consumo e il commercio si riprenderanno, la produzione di merci salirà e verranno creati nuovi posti di lavoro. La "catena" del consumo non si romperà, ma sopravvivrà fino a quel momento, per veder ripartire con slancio l'economia e il giro di denaro. Certo fino ad allora continueranno a suicidarsi imprenditori e a diventare indigenti quelli che prima conducevano una vita nella media, ma il sistema saprà difendersi e replicare se stesso, fino a far ricominciare tutto da capo, fino alla prossima bolla. Bella storia, no?
    La seconda ipotesi, forse più credibile, è che il dato sarà legato soprattutto a un calo delle persone che cercano lavoro. I giovani che si affacciano alla vita adulta ne cercheranno ancora, ma tutti gli altri, dagli esodati che presumibilmente tra sette anni in qualche modo accederanno alla pensione o ai servizi sociali a chi, stufo di cercare, emigrerà all'estero o lavorerà in nero, smetteranno di ingrossare le fila degli uffici di collocamento, se ancora ne esisteranno. In questo caso è anche possibile che sarà il volume dei consumi e degli affari a calare ulteriormente rispetto a oggi, tanto da "permettere" a qualcuno di non cercare più lavoro. Se, insomma, saremo costretti a fare a meno di tutta una serie di cose, anche non avendo le basi ideologiche o le informazioni necessarie per conformarci alla decrescita, a un certo punto quello diventerà la nostra "normale amministrazione".

    Le famiglie, dopo sette anni di scarso reddito, non ne cercheranno più un secondo. Chiaramente - e purtroppo - non stiamo parlando che di una sparuta minoranza, appunto pochi punti percentuali: la maggioranza dei disoccupati cerca lavoro perché senza non può proprio vivere, non per comprare l'iphone, tanto per dirne una. A dimostrarlo sono i dati sui cali del consumo: non più solo tecnologia o abbigliamento ma anche l'acquisto di cibo è in netto calo. Quanto di tale contrazione sia poi legato a una diminuzione degli sprechi - che sarebbe cosa buona e giusta - non si può sapere con certezza. 

    In ogni caso - e per questo non servono previsioni - questo Paese vivrà un altro lungo periodo di difficoltà e povertà. I dati dell'Istat e le dichiarazioni sulla ripresa che non c'è tanto ben spiegati da Zamboni nell'articolo di oggi, accompagnati dalla previsione a dir poco ottimistica che "nel 2014 l'economia si riprenderà" - tanto per preparare il popolino alla prossima manovra, quella di giugno, e poi a quella dopo e a quella dopo ancora - non fanno che preludere al trascinarsi della situazione. Che ha già lasciato sul campo morti e feriti, e promette di continuare a farlo. Poi, attorno al 2020, chissà, magari arriveranno altre "previsioni".

    Sara Santolini

    lunedì
    mag062013

    Disoccupazione: 11,9% nel 2013, 12,3% 2014

    lunedì
    mag062013

    Disoccupazione raddoppiata in 6 anni

    sabato
    mag042013

    CRISI: MA BASTA, CON LE “PREVISIONI” A GETTO CONTINUO

    La notizia di giornata – o notiziola, perché tra i siti dei quotidiani più diffusi a darle grande risalto è solo il Giornale di Berlusconi – è che secondo Prometeia la disoccupazione qui in Italia rimarrà alta ancora a lungo. E quindi bisognerà attendere il 2020 affinché si passi dalle odierne percentuali a due cifre, nell’ordine dell’11-12, a un meno drammatico, ma sempre cospicuo, 9 per cento.

    Sarà vero? Visti i ripetuti errori commessi finora, dai più diversi soggetti sia privati che pubblici, è più che legittimo dubitarne. La stessa Prometeia ha appena riconosciuto, con una tranquillità che sfiora l’impudenza, di aver completamente sbagliato le stime riguardo all’economia interna: «Tre mesi fa Prometeia prevedeva per il 2013 una caduta del Pil italiano dello 0.6%. Ora la caduta prevista è quasi triplicata e ha raggiunto l’1.5%». Tuttavia, ecco pronta un’altra infornata di “analisi” che si spingono molto più in là nel tempo, azzardando scenari e conseguenze di qui a sette anni e senza mancare di fornire le percentuali che abbiamo riportato.

    Naturalmente, semmai ci fosse bisogno di chiarirlo, il problema non è il singolo istituto “di ricerca”, ma la funzione complessiva che questi elaborati a getto continuo vengono a svolgere nei confronti dell’opinione pubblica, attraverso i resoconti che ne danno i media. Il primo, e determinante, aspetto negativo è il metamessaggio trasmesso fra le righe: la crisi, per quanto grave, rimane transitoria e verrà certamente superata con l’andare del tempo. Dal che si deduce – si dovrebbe dedurre – che il modello economico dominante resta valido e che le attuali classi dirigenti sono in grado di fronteggiare le turbolenze in corso, fino a ritrovare quei ritmi di crescita su cui poggiano le società di matrice liberista e che sono essenziali per alimentare la promessa/illusione di un incremento della ricchezza generale.

    In effetti, e già questo la dice lunga, dal 2008 in poi non si è fatto altro che spostare in avanti il momento del ritorno agli standard precedenti. Per chi volesse armarsi di santa pazienza, e spulciare negli archivi mediatici degli ultimi cinque anni, la sequela dei rinvii è lì a disposizione. Annuncio per annuncio. E smentita per smentita. Anche se poi, figurarsi, invece che smentite si preferisce definirle rettifiche, in modo da salvaguardare la (presunta, presuntissima) attendibilità di chi vi si cimenta.

    Più che di analisi e di previsioni, quindi, bisognerebbe parlare di constatazioni di fatto e di congetture. Le prime riguardano le enormi difficoltà che ci assediano, di cui però si mettono a fuoco solo alcune dinamiche, e distorsioni, senza mai risalire alle cause originarie. E costitutive. E ineliminabili, a meno di cambiare approccio. Le seconde, come abbiamo detto a proposito del subdolo metamessaggio che si cela nelle continue ricognizioni sull’andamento della crisi, servono a far credere che certi processi siano sotto controllo e che, su un arco di tempo imprecisato ma non troppo esteso, se ne verrà a capo.

    Interessante. I medici rimandano all’infinito la guarigione del paziente, limitandosi a registrarne i dati clinici e a sciorinarli con fare assai pensoso, ma si ostinano a ergersi a luminari. Facendosi forti del fatto che operano in regime di sostanziale monopolio, nascondono la loro incompetenza, o peggio, dietro le esercitazioni a tavolino: dati questo o quello, succederà questo e quest’altro. Poi non succede affatto, o succede solo in parte, e si ricomincia coi calcoli. Più o meno campati per aria. Più o meno sballati. Sempre fuorvianti.

    Di solito li si chiama esperti, questi vaticinatori professionisti che non ne azzeccano una. Ma sarebbe meglio definirli “addetti ai lavori”. E chiedersi, subito dopo, di quali “lavori” si tratti, esattamente.  

    Federico Zamboni

     

    venerdì
    mag032013

    Senza lavoro, perché la disoccupazione è strutturale

    giovedì
    mag022013

    Scenari: arrivano le misure "non convenzionali"

    giovedì
    mag022013

    Disoccupazione record e crescita debole, si muove Draghi

    Riunione della Banca Centrale Europea dopo le proteste e i cortei del primo maggio in molti paesi europei, lacerati da un livello di disoccupazione senza precedenti che mina la coesione sociale e minaccia la stabilità dei Governi

    Leggi tutto

    martedì
    apr302013

    Spagna: disoccupazione alle stelle, con la “cura” Ue 

    Più di sei milioni di disoccupati, in Spagna. La cifra, riferita al primo trimestre di quest’anno, arriva direttamente dall’Istituto nazionale di statistica e rientra nell’Epa, la “Encuesta de Población Activa” che viene realizzata dal 1964. 

    In un commento assai lucido, e quasi completamente applicabile sia alla situazione italiana che a quella degli altri Piigs, il quotidiano catalano El Periódico de la Catalunya va dritto al punto: «Finora le manovre eseguite dall’Unione europea nella lotta contro la crisi si sono concentrate sui conti pubblici, con l’obiettivo di permettere il funzionamento corretto dei mercati evitando di distorcere gli equilibri finanziari. Negli altri ambiti non è stato fatto quasi nulla». 

    Inoltre, e anche questo è condivisibile, viene sottolineato il fallimento, ai fini di una crescita dell’occupazione, delle misure adottate dal governo: «la distruzione dell’impiego a tempo determinato ha seguito quella dei contratti fissi, la cui risoluzione è stata favorita dalla nuova legge». E ancora: «Il prolungamento della crisi ha trasformato milioni di persone in disoccupati cronici che non potranno rientrare nel mercato del lavoro contando solo sulle loro forze. Davanti a una simile realtà qualsiasi riforma strutturale dell’economia o cambiamento nel sistema pensionistico saranno inutili. Il paese non potrà sopportarlo»

    Che non si tratti di semplici errori, del resto, l’estensore dell’articolo ce l’ha perfettamente chiaro: «Il presidente della Banca centrale europea (Bce) ha appena chiesto di rimediare al mancato raggiungimento degli obiettivi sul deficit, ma non ha speso una parola per quello che dovrebbe essere il reale obiettivo dell’economia e della politica economica, ovvero il benessere dei cittadini. Questo benessere si manifesta prima di tutto nella percentuale di occupazione, soprattutto quando la mancanza di posti di lavoro diventa cronica, come nel caso della Spagna, e diventa un sinonimo di esclusione sociale». 

    A proposito: qui in Italia la disoccupazione “ufficiale”, che è ben al di sotto di quella effettiva, ammonta a 2.744.000, con tendenza al peggioramento. Nell’Eurozona il totale è superiore ai 19 milioni. 

    martedì
    apr302013

    Ue-17, record disoccupati a marzo, 12,1%

    Italia terza per giovani senza lavoro dopo Grecia e Spagna

    Leggi tutto

    martedì
    apr302013

    Disoccupazione a marzo ferma all'11,5%, ma aumenta su base annua + 1,1%

    Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni sale al 38,4%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,2 punti nel confronto tendenziale

    Leggi tutto

    lunedì
    apr292013

    Storia della disoccupazione italiana nei dati Istat

    disoccupati-filada Contropiano.

    L'anatomia di un paese, al di là delle sempre ingannevoli impressioni soggettive, spesso individuali. Un grande lavoro dell'Istat che ci restituisce una constatazione agghiacciante: i disoccupati sono oggi il doppio del 1977.
    Il dato è tanto più impressionante perché a far data proprio da quegli anni (dal 1980) è iniziata un'offensiva concentrica contro i diritti e le tutele del lavoro dipendente (dai punti di scala mobile aboliti da Craxi fino alle "riforme" del mercato del lavoro targate Sacconi e Fornero). Si può quindi tranquillamente dire che l'impoverimento progressivo dei lavoratori ha comportato, tra le conseguenze, un aumento drastico della disoccupazione. Non solo.  Ne risulta sbugiardata oltre ogni limite la cosiddetta teoria dell'"austerità espansiva" con cui i governi italiani ed europei hanno affontato da venti anni a questa parte (dai trattati di Maastricht in poi) i problemi derivanti dai differenziali di roduttività e competitività tra i diversi sistemi produttivi continentali. Dall'impoverimento dei lavoratori, infatti, non è derivata alcuna "crescita" economica.

    Leggi tutto

    venerdì
    apr262013

    Spagna, in pochi anni bruciati 4 milioni di posti di lavoro

    Il 27,2%, quasi una persona su tre. Un tasso di disoccupazione così alto non lo si vedeva dal lontano 1976, l'anno dopo la morte di Francisco Franco…

    Leggi tutto

    venerdì
    apr262013

    Francia, disoccupazione sfiora livelli record del 1997

    Se la Spagna piange, la Francia non ha niente da ridere. 3,18 milioni di francesi sono senza lavoro. Il dato di febbraio sfiora il record negativo…

    Leggi tutto

    giovedì
    apr252013

    Spagna,disoccupazione 3 mesi a top,27,2%

    Senza lavoro piu' di sei milioni di persone

    Leggi tutto

    mercoledì
    apr242013

    Disoccupazione giovanile da record. Più alta dal 1977

    Il numero di disoccupati è cresciuto da 1 milione 340 mila del 1977 a 2 milioni 744 mila del 2012. Quindi è più che raddoppiato in 35 anni. Lo rileva l'Istat, precisando che sul dato, come su tutti gli aggregati relativi forze lavoro, influiscono effetti demografici (la crescita della popolazione nei 35 anni considerati)

    Leggi tutto

    mercoledì
    apr242013

    Disoccupazione Sud doppio in 35 anni

    Forte incremento per giovani senza lavoro in tutta Italia

    Leggi tutto