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    OPINIONI DEI LETTORI

    Entries in egemonia Usa (385)

    martedì
    lug212015

    Obama cerca di entrare nella storia con accordi di peso

    Ogni Presidente degli Stati Uniti aspira a entrare nella storia. In questa ottica si spiegano le recenti aperture di Obama in politica internazionale.  Non si deve neppure trascurare lo stimolo a dare significato a quello strano premio Nobel per la pace ricevuto preventivamente, sulla fiducia.

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    martedì
    lug072015

    The USA Mission: demonizzare la Russia 

    L'Unione Europea, sfruttando l'occasione offerta dalle vicende ucraine, si è accodata senza discutere alle strategie americane nei riguardi della Russia e di Putin che vengono presentati dai media occidentalisti come il più serio pericolo per la pace e la stabilità in Europa.

    Una bella faccia di bronzo che se nel caso della Casa Bianca è fisiologica e affonda le sue radici nel retaggio ideologico della guerra Fredda e nella contrapposizione con l'Unione Sovietica, nel caso dei Paesi dell'Unione, che hanno deciso di imporre le sanzioni a Mosca, è semplicemente folle oltre che autolesionistico.

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    giovedì
    lug022015

    Grecia: i liberisti ci fanno la morale

    Un’altra guerra “giusta”. Guerra in senso lato, ovviamente. Guerra senza l’impiego di un apparato propriamente bellico, ma con le armi dell’economia, della politica, della manipolazione mediatica.

    Una guerra che è innanzitutto rivolta contro la Grecia, o per meglio dire contro la sua popolazione, ma che allo stesso tempo viene sfruttata per orientare l’opinione pubblica occidentale, allo scopo di rinsaldarne la convinzione che il modello dominante vada accettato non solo in forza della sua attuale supremazia, ma perché le sue motivazioni, le sue pratiche, i suoi diktat, sono appunto “giusti”.

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    mercoledì
    lug012015

    Usa: più che "crisi di potenza" una nevrosi collettiva

    Fra gli alternativi ricorre la convinzione che gli USA siano avviati verso il tramonto o addirittura verso una rapida dissoluzione. Bisogna sempre ragionare sui dati di fatto e non confondere la realtà coi desideri. I dati di fatto ci dicono che tutti i fattori di potenza sono ancora dalla parte degli americani.

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    venerdì
    giu262015

    Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

    Gli Stati Uniti che spiano la Francia. Sono cose che tra alleati non si fanno. Meglio sarebbe dire tra l'imperatore e i suoi vassalli ma il fatto, o meglio la sua rivelazione all'opinione pubblica, non è andato giù a Francois Hollande che se ne è lamentato con Barack Obama. 

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    giovedì
    giu182015

    Usa-Russia: le tappe della nuova Guerra Fredda

    Sull'orlo dell'abisso?

    Il New York Times ha rivelato l’intenzione dell’Amministrazione americana di potenziare le difese delle Repubbliche baltiche, fieramente antirusse, con l’invio di 5.000 soldati. Inoltre gli USA avrebbero deciso di installare in Europa nuovi missili con testate nucleari rivolti contro la Russia.

    Le aree di maggiore tensione sono tre: il mar Nero, i Balcani e il Baltico.

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    martedì
    giu092015

    Le multinazionali vogliono il TTIP, il mercato unico atlantico

    Barack Obama, da bravo fiduciario di Wall Street, ha salvato le banche statunitensi finite nell'anticamera del fallimento a causa delle proprie speculazioni andate a male. È fisiologico che ora voglia offrire una sponda alle imprese nazionali creando un unico grande mercato transatlantico fra gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Un mercato sul quale, senza il peso di dazi doganali, e senza l'ostacolo di regolamenti tecnici e di norme sanitarie differenti, circoleranno tranquillamente materie prime, merci, prodotti finiti e capitali.

    Ovviamente tra i settori che dovrebbero essere liberalizzati c'è quello dei prodotti agricoli ed alimentari, sul quale da tempo sono apparse come attrici diverse aziende chimiche americane e tedesche. Una svolta che, se venisse attuata, comporterebbe effetti devastanti per l'Italia che, nel settore agricolo e nei suoi derivati, vanta la più vasta e differenziata offerta di prodotti, noti per la propria qualità e per questo imitati ovunque. Il famigerato Parmesan ha fatto scuola.

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    mercoledì
    apr222015

    Lacrime di coccodrillo, sui migranti che crepano

    È un caso da manuale di inganno collettivo, il modo in cui si discute della questione dei cosiddetti migranti. In massima parte, infatti, il dibattito viene incardinato su una contrapposizione di natura apparentemente morale: una sorta di conflitto, grottesco, tra i buoni e i cattivi. Dove i buoni sarebbero quelli che si commuovono e solidarizzano con gli sventurati in arrivo sulle nostre coste, mentre i cattivi sarebbero invece quelli che non si commuovono affatto e chiedono a gran voce di fermare il fenomeno con ogni mezzo, sia preventivo che repressivo.

    Semplificando, e ricorrendo al cast politico della legislatura in corso, è il dissidio tra i tipini sensibili alla Boldrini e i tipacci sbrigativi alla Salvini.

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    martedì
    apr142015

    Hillary for President: la conoscete o no?

    Poveri elettori Democrats, se dotati di un minimo di autentica idealità: alle Presidenziali del prossimo anno il candidato del loro partito sarà quasi sicuramente Hillary Clinton. Una su cui è semplicemente impossibile nutrire delle aspettative, quanto ad autonomia dall’establishment: e se è vero che tali aspettative sono di per sé infondate, come ha ribadito, in ultimo, anche la presidenza del “sognatore” Obama, in questo caso non c’è nemmeno spazio per le illusioni.

    Con i suoi ormai 67 anni, e con la sua lunghissima parabola ascendente nel mondo politico statunitense, Hillary Rodham Clinton è l’antitesi stessa di qualsiasi slancio disinteressato.

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    mercoledì
    mar042015

    I mostri evocati da noi stessi

    Si ha un bel tentare di comprendere, ricordando che tutti i conquistatori hanno razziato e distrutto. Si ha un bell’argomentare che i cristiani hanno sistematicamente demolito i templi pagani per erigere chiese al loro posto o per usare i materiali dei monumenti distrutti per edificare i propri.

    Non c’è giustificazione che tenga, non c’è attenuazione che possa far passare sotto silenzio l’orrenda scena dei bestioni barbuti che con le mazze mandano in frantumi le statue delle antiche civiltà nel museo di Mosul, riducendole in polvere che nessun restauratore potrà recuperare. Da certi punti di vista è barbarie più orrenda di quanto non siano la strage nella redazione di Charlie Hebdo e la decapitazione di prigionieri e ostaggi. Si dice che quelle distrutte potrebbero essere soltanto copie in gesso, ma l’intenzione era di devastare, nella convinzione che fossero le opere originali. 

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    venerdì
    gen302015

    La guerra di Eastwood

    Com’è, la guerra, vista dalla parte dei cosiddetti “giusti”? Più bella e più pulita, forse? Questi potrebbero essere i primi interrogativi da porsi guardando il recente film di Clint Eastwood, “American sniper”. 

    La trama – basata su una storia vera e trascritta poi dallo stesso protagonista – ruota intorno alle gesta belliche di Chris Kyle, che, allevato dal proprio padre alla mira e alla fermezza d’animo, da girovago e spensierato cow boy diverrà il cecchino più celebre d’America per le sue prestazioni in Iraq dal 2003 al 2009.

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    lunedì
    gen262015

    Ci giochino i fessi, al Toto Quirinale 

    Chi prenderà il posto di Napolitano? È una delle domande più inutili, e fuorvianti, che ci si possano porre. L’ingannevole sottinteso, infatti, è che nelle fintissime democrazie odierne le persone che occupano i vertici istituzionali siano davvero importanti, con un’autentica facoltà di derogare ai diktat del sistema (internazionale!) e di assumere decisione autonome. Conseguentemente, qui in Italia, l’esca che viene gettata alla pubblica opinione è che l’ormai incombente avvicendamento alla presidenza della Repubblica possa avere conseguenze davvero significative, facendo pendere la bilancia della politica interna da una parte o dall’altra e indirizzandone le decisioni e gli eventi sull’arco dei prossimi sette anni.

    Una totale sciocchezza, per chi abbocca all’amo. E una mistificazione cruciale da parte di chi quell’amo lo lancia.

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    martedì
    gen132015

    Isis e affini: chi si stupisce che le conseguenze arrivino anche da noi?

    Nelle pieghe degli insulsi dibattiti, soprattutto televisivi, attorno alla vicenda Charlie Hebdo, esce qualcosa di un leggero, leggerissimo interesse. Fatta la tara a tutte le dinamiche elettorali interne che stanno portando avanti alcuni infausti esponenti della nostra politica interna, e non sottolineando, questa volta almeno, l’assoluta mancanza del benché minimo dubbio su una operazione, quella dei presunti colpevoli, la cui versione ufficiale consta di tinte più comiche che ridicole, oltre che tragiche, naturalmente (solo Giulietto Chiesa, su La7 durante una trasmissione de La Gabbia, ci pare abbia sollevato qualche ragionevolissimo dubbio), c’è almeno un particolare che viene sollevato appena e poi subito riposto senza il minimo approfondimento che pure meriterebbe.

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    lunedì
    gen122015

    Avanti, march! Il mega selfie di Parigi

    Nel pomeriggio di ieri si è svolta la maxi manifestazione che ha riempito le vie di Parigi e alla quale ha partecipato oltre un milione di persone, che secondo alcune stime sarebbero state addirittura il triplo. Tra loro anche Benjamin Netanyahu, quel campione della libertà che di Palestinesi sulla coscienza ne ha ben oltre la manciata di uomini morti in Francia nel massacro dell'8 gennaio e che si affianca oggi ai Capi di Stato occidentali, anche loro non proprio innocenti verginelle. Tanto per mettere in chiaro "da che parte sta", il primo ministro israeliano.

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    venerdì
    gen092015

    L’integralismo oscuro dell’Occidente

    Sbatti il mostro in prima pagina… e incassa il più possibile. Vero o falso che sia, quel mostro, la strumentalizzazione è immediata, metodica, dilagante. Alimentata col massimo spiegamento di mezzi e finalizzata a raccogliere il massimo consenso, mescolando i concetti alle emozioni: il singolo avvenimento diventa lo spunto, o il pretesto, per una identificazione collettiva su vastissima scala, che ambisce a essere onnicomprensiva e permanente. NOI siamo stati aggrediti. NOI siamo i buoni. NOI abbiamo tutte le ragioni, ed è appunto per questo che i cattivi – quelli del momento e ogni altro che li ha preceduti o che li seguirà – non ne hanno nessuna.

    Lo schema è lo stesso dell’Undici settembre, che del resto viene rievocato a destra e a manca dopo la strage di mercoledì scorso a Parigi.

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    venerdì
    gen022015

    Usa Vs Russia? Il punto è il controllo dell'Europa

    L’ostilità americana verso la Russia post-sovietica è astiosa quanto quella che fu riservata all’URSS. La cosa può stupire, visto il desiderio dei dirigenti della nuova Russia di essere accolti a pieno titolo nel sistema occidentale.

    Il fatto si spiega se consideriamo che l’ideologia è solo un pretesto per coprire le vere motivazioni profonde dei comportamenti nei rapporti politici e fra gli Stati.

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    venerdì
    dic192014

    Obama a Cuba: regalo di Natale col "pacco"

    Un braccio di ferro lungo 55 anni. Cuba e gli Usa, i nemici storici, riannodano le relazioni. In un discorso memorabile il presidente Barack Obama ha addirittura citato l’eroe cubano José Martì. Si tratta indubbiamente di un evento di portata storica, quantomeno nella sua simbologia: nel passo indietro statunitense, nella ammissione di fatto del fallimento di un embargo criminale che lungi dal piegare il popolo cubano, lo ha trasformato nella memoria viva e tangibile della resistenza nazionale. E la citazione di Marti è il messaggio più forte. 

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    mercoledì
    dic102014

    La CIA torturò. Ma è acqua passata

    Il tipico cocktail USA: due parti quasi uguali di brutalità e di arroganza, con l’aggiunta (tardiva) di un’abbondante spruzzata di ipocrisia. E con una guarnizione di chiacchiere, o di lacrime di coccodrillo.

    La ricetta è costante. Cambiano invece, ma nemmeno poi tanto, le modalità con cui viene servita la bevanda. O la pozione. O l’intruglio. In questo caso, che del resto era stra-annunciato, la messinscena è di quelle particolarmente pompose: prima una ponderosissima inchiesta del Senato, che si estende per oltre seimila pagine ma che nella sintesi pubblicata on-line si riduce a una lunghezza pari a meno di un decimo, e poi il fervorino del presidente Obama in persona. Il quale non esita, con la sua abituale e serafica impudenza, a dichiarare che «I duri metodi utilizzati dalla Cia sono contrari e incompatibili con i valori del nostro Paese».

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    martedì
    dic092014

    La Russia sotto attacco. Di nuovo

    Ci attendono mesi cruciali per la storia del mondo. Sarà quindi utile tentare di collocare i frammenti di informazione in un quadro più unitario che li colleghi e ne indichi il senso. 

    Gli USA si logorarono nella lunghissima guerra del Viet Nam, che resistette agli americani anche grazie al sostegno in armi e denaro che ebbe dall’URSS. Dopo il ritiro degli USA, per qualche anno l’URSS apparve egemone, o almeno in fase di espansione. Si sostituì agli americani nelle basi aero-navali che avevano avuto nella penisola indocinese, accentuando i timori della Cina. Penetrò profondamente in Africa, utilizzando spregiudicatamente truppe cubane. Approfittò dell’altro duro colpo che venne inferto agli Usa con la rivoluzione khomeinista che abbatté la monarchia iraniana.

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    venerdì
    nov212014

    Ma guarda. Niente “Freedom Act”, negli USA

    Imprevisto? Non proprio. Incidente di percorso? Neanche un po’. Il fatto che il Senato USA abbia affondato la riforma della National Security Agency promossa da Obama, raggiungendo solo 58 dei 60 voti necessari all’approvazione, può sorprendere solo chi si fermi alla superficie delle cose. Ovvero ai singoli episodi, o tutt’al più alle singole vicende, della politica statunitense.

    La questione, nel caso specifico, è sotto i riflettori da oltre un anno e qui in Italia è stata ribattezzata “Datagate”. È la questione, sollevata dalle rivelazioni di Edward Snowden, degli esorbitanti controlli effettuati dall’intelligence USA sulle comunicazioni telefoniche e informatiche, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali. I quotidiani The Guardian e Washington Post ne hanno ricavato un Pulitzer ex aequo per le loro inchieste, nella sezione “Public Service”. Snowden ha dovuto rifugiarsi in Russia, con un permesso di asilo temporaneo che nell’agosto scorso è stato rinnovato per tre anni, dopo una fuga rocambolesca che lo aveva portato dapprima a Hong Kong e poi a rimanere bloccato nella zona di transito dell’aeroporto internazionale di Mosca.

    Quanto ai veri responsabili – degli abusi, anziché della loro denuncia – il problema è stato quello di trovare delle contromosse. Da un lato per contenere i danni di immagine, nell’ambito della consueta pantomima democratica in cui i governi occidentali sono chiamati, di tanto in tanto, a rendere conto alla cosiddetta opinione pubblica delle loro losche manovre attuate dietro le quinte. Dall’altro per poter continuare imperterriti a svolgere più o meno le medesime attività di spionaggio di cui si sono avvalsi, nella loro ricerca parossistica, e cinica, del maggior numero possibile di informazioni riservate. Informazioni che vanno enormemente al di là di una ragionevole prevenzione delle azioni illegali avviate da chicchessia contro gli interessi USA, per espandere invece a dismisura il principio di difesa preventiva e trasformarlo nell’architrave, e nell’alibi, di un monitoraggio su vastissima scala che travolge il concetto di privacy e spiana la strada all’elaborazione di ogni sorta di dossier. E ai relativi ricatti.

    Che non vi sia alcuna autentica volontà di ravvedimento lo attestano, del resto, le retoriche e altisonanti denominazioni che vengono attribuite di volta in volta alle normative che disciplinano il settore. All’origine del dilagare dei controlli governativi ci fu il famigerato Patriot Act del 26 ottobre 2001, sfornato a tempi di record dall’Amministrazione Bush in nome della eccezionale emergenza connessa agli attentati dell’Undici settembre e mai più abrogato. A prometterne una revisione è sopravvenuto questo Freedom Act che non ha ottenuto il via libera dal Senato Usa.

    Da una parte il richiamo alla Patria. Dall’altra quello alla Libertà. In entrambi i casi due elementi cruciali della mitologia USA. La democrazia si proclama sempre e a gran voce. La tirannia si esercita solo occasionalmente e comunque a fin di bene.

    Il rischio, per non dire la certezza, è che paradossalmente i grandi scandali  servano a evitare di mettere sotto accusa il sistema nel suo complesso. Si discute dei singoli vizi e intanto, però, si continua a dare per scontato che siano soltanto delle patologie limitate che si sviluppano, ahimè, in un organismo che è e che rimane fondamentalmente sano.  

    Si disquisisce delle zone d’ombra, e lì ci si ferma. Come se non ci fosse alcun bisogno, nemmeno dopo tutto ciò di cui gli USA si sono macchiati in passato, di ampliare il discorso. Come se quello che c’è intorno ai buchi neri delle agenzie di intelligence, più o meno segrete, più o meno scorrette, fosse un’immensa distesa di luce calda e rassicurante e benefica.  

    Federico Zamboni
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