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Prendiamola pure sul serio, l’iniziativa di Alessandro Gassman. Il quale, con un tweet lanciato dall’Uruguay (dove sta girando un film), ha lanciato il seguente appello: «Roma sono io. Armiamoci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza e ripuliamo ognuno il proprio angoletto della città». Così facendo, infatti, «Daremmo un esempio di civiltà a chi ci governa ed a chi ci insulta, ne saremmo fieri ed obbligheremmo l'amministrazione a reagire. Roma è nostra, io da settembre, appena in città, proporrò al mio condominio di dividerci i compiti, e scendo in strada, voglio vederla pulita. Diffondete questa iniziativa, fatelo anche voi, basta lamentarsi, basta insulti, FACCIAMO!».

Magnifico, ma non nella società odierna.

«Missione compiuta, a Milano!».

La citazione è fittizia, ma c’è da scommettere che in moltissimi la attribuirebbero – la affibbierebbero – ai Black Bloc. Per forza: i media hanno martellato a senso unico la versione ufficiale, che peraltro si incardina su degli schemi che sono vecchi di decenni (vedi l’etichetta di Anni di piombo e la sostanziale equiparazione di estremismo e terrorismo), e gli sprovveduti si sono adeguati di slancio. Convintissimi, anzi, che non ci fosse bisogno di alcuna riflessione particolare, essendo tutto così chiaro: da una parte c’è l’immensa moltitudine dei buoni, ovvero i cittadini perbene e le pubbliche istituzioni che vegliano su di loro, e dall’altra i manipoli dei cattivi di turno, che mirano solo a scatenare la loro violenza vandalica. Di fronte all’aggressione distruttrice dei teppisti, che hanno persino incendiato delle auto in sosta, non c’è che da rinserrare le file degli onesti e alzare un muro compatto di concordia e legalità. In sintesi: di ordine pubblico.

Ecco fatto. La contrapposizione è elementare e la capirebbe anche un bambino. Essendo palesemente impossibile solidarizzare con chi si diverte solo a spaccare tutto, senza prendersi la briga di fornire (e ancora prima di fornire a sé stesso) uno straccio di ragionamento degno di tal nome, sembra ovvio che l’unica alternativa possibile sia schierarsi dalla parte opposta.

Appunto: sembra.

La Pirelli che diventa cinese rappresenta il risultato di diversi fattori. Dal punto di vista industriale è un fatto fisiologico. Per competere sui mercati mondiali devi avere una dimensione e volumi produttivi che la Pirelli da sola non era in grado di realizzare. E un mercato di sbocco che non era in grado di raggiungere. Era quindi necessario trovare un gruppo dalle dimensioni notevoli o dalle disponibilità finanziarie illimitate con il quale allearsi e cedergli di fatto il controllo del gruppo. 

Versione passiva, e fintamente umanitaria: l’immigrazione che preme sulla UE è un fenomeno ineluttabile, e comunque è nostro dovere morale accogliere chi viene qui in cerca di un futuro migliore. Versione aggressiva, e scioccamente identitaria: dobbiamo fermare i clandestini con ogni mezzo, anche brutale, perché la priorità è tutelare le nostre società, in senso sia economico che culturale.

Tra questi due estremi, che sono da rigettare proprio perché così estremizzati da equivalere a dei dogmi – le cui formulazioni logiche, o presunte tali, sono l’involucro che nasconde le vere matrici di atteggiamenti tanto viscerali e a senso unico – si stende un’immensa zona d’ombra.