Entries in Iran (157)
Siria. Guardie della Rivoluzione contro F16 e Patriot
Come era prevedibile gli F16 e i Patriot, che avrebbero dovuto essere smobilitati al termine delle esercitazioni congiunte USA-Giordania, resteranno in loco, magari in previsione della No Fly Zone che gli atlantisti intendono imporre alla Siria.
La prima reazione è arrivata dal “neo moderato” Iran, che ha previsto l’invio di quattromila Guardie della Rivoluzione a sostegno del regime di Damasco, un gesto che potrebbe destabilizzare ulteriormente la situazione e che, in caso di invasioni straniere, trasformerebbe la guerra civile in un conflitto regionale di inusitata ampiezza.
Anche Putin è andato giù contro Regno Unito e USA, arrivando provocatoriamente a chiedere ad Obama se gli USA siano alleati con gente che mangia gli organi interni dei nemici uccisi, facendo riferimento al famoso video in cui un ribelle avrebbe mangiato il cuore di un lealista. La No Fly Zone è assolutamente fuori questione per la Russia, che intende boicottarla sia in sede Onu che consegnando i suoi sistemi antimissile ad Assad. Il Presidente russo ha, poi, fatto notare agli umanitari esportatori di democrazia che sono macchiate di sangue le mani di entrambi i contendenti e ha ribadito, pertanto, che solo la via negoziale va perseguita.
Anche le famose prove di uso del gas da parte di Assad sono state bollate da Putin come non convincenti, se non come inconsistenti, e quindi il passaggio della “linea rossa”, che consentirebbe l’intervento armato, non avrà mai l’approvazione della Russia in sede ONU ed eventuali azioni unilaterali potrebbero innescare pericolose ritorsioni.
Più che avvicinarci alla fine della Guerra Civile, come poteva sembrare dopo la convocazione della Conferenza di Ginevra 2, stiamo avvicinandoci ad una espansione del conflitto che potrebbe andare ben oltre la scala regionale, visto anche che le milizie iraniane potrebbero trovarsi vicine come non mai al confine Israeliano.
(fm)
Conferenza di Ginevra 2013,
Iran,
Russia,
Siria,
Vladimir Putin
Esteri,
Segnalazioni COSA LEGA GEZI PARKI, GOLDMAN SACHS E LE SANZIONI ALL’IRAN ?

DI VINCENZO MADDALONI
geopolitica-rivista.org
Che Recep Tayyip Erdogan e il suo modello di Turchia fossero inclusi nell’elenco dei silurabili se n’era avuto sentore l’anno scorso, quando sul Middle East Quarterly apparve l’articolo di David Goldman. In esso si parlava di un imminente collasso del “miracolo economico” turco e lo si paragonava al crollo argentino del 2000 e a quello messicano del 1994, entrambi avvenuti dopo periodi di espansione economica. Goldman prevedeva che «la velocità e la magnitudo della battuta d’arresto» avrebbe potuto «facilmente erodere la capacità dell’AKP di governare con il pragmatismo piuttosto che con l’ideologia islamista»; sicché era ipotizzabile anche in Turchia un’esplosione religiosa che – prevedeva ancora Goldman – avrebbe impedito al premier Erdogan «di utilizzare gli incentivi economici per disinnescare il separatismo curdo, contenere l’opposizione interna e far conquistare alla Turchia un ruolo di primo piano in Medio Oriente».
Iran. Un difficile “dopo elezioni”
I Guardiani della Rivoluzione avevano visto giusto nel voler escludere Rohani dalla consultazione elettorale, ma non avendo portato fino in fondo la loro azione sono stati la miglior propaganda possibile per il nuovo presidente dell’Iran.
Che i sondaggi iraniani non fossero affidabili era cosa nota – chi se la sentirebbe di dichiararsi disposto a votare il candidato inviso all’establishment? – ma non si poteva supporre fossero sballati fino a questo punto: a Rohani si concedeva al massimo di poter arrivare al ballottaggio, e invece ha vinto al primo turno.
Il temuto astensionismo non c’è stato, nonostante la flessione dall’85 al 72 per cento, ma la gente ha raccolto l’appello di Khamenei a non disertare le urne per dare il proprio voto al candidato “moderato”, quello che la Guida suprema non voleva neppure si presentasse.
Sul nuovo Presidente si è avuta la convergenza del voto di tutte le frange riformiste della società iraniana, quelle stesse che erano scese in piazza quattro anni fa, e per certi versi è stata proprio l’assenza di candidature moderate alternative, voluta dai Guardiani della Rivoluzione a favorire la sorpresa Rohani. Nessuna contestazione di brogli, i conservatori erano talmente certi del successo che temevano solo l’astensione, e così questa volta gli iraniani riformisti sono scesi in piazza per festeggiare, non per contestare.
Le reazioni internazionali sono naturalmente state positive, considerando il nuovo Presidente un possibile uomo del dialogo, specie sullo spinoso tema del nucleare. Solo quella di Netanyahu è stata una voce fuori dal coro: il premier israeliano, infatti, ritiene che in realtà poco sia destinato a cambiare, perché su certi temi non deciderà Rohani, ma Ali Khamenei, e almeno sul breve periodo non ha tutti i torti.
Sul lungo periodo è più difficile prevedere cosa accadrà. Anche se Rohani non è così “moderato” come si vuol credere, è presumibile che si aprirà un periodo di forte frizione fra poteri elettivi e i Guardiani della Rivoluzione, i cui esiti di politica interna sono incerti e le ripercussioni sulle relazioni internazionali non facili da valutare.
La sorpresa comunque resta e dimostra che il desiderio di riforme è forte nell’elettorato iraniano, ma questo è destinato a scontrarsi con le resistenze dell’apparato teocratico che difficilmente accetterà di cedere il potere in maniera indolore.
(fm)
Ali Khamenei,
Hassan Rohani,
Iran,
Netanyahu
Editoriali,
Esteri Iran: rischio astensione?
Solo sei candidati alle presidenziali iraniane, di cui quattro “conservatori” e solo un candidato “moderato”, si fa per dire, credibile: con una possibilità di scelta così limitata avevamo prospettato il rischio di una forte astensione, e l’ultimo intervento di Khamenei, Guida Suprema del paese, pare confermare questa impressione.
Il leader, non elettivo, dell’Iran, nel recarsi alle urne appena aperte presso il seggio nella moschea dell'Imam Khomeini a Teheran, ha esortato i connazionali a votare in massa per le elezioni presidenziali. Il timore che essi possano disertare le urne è quindi forte e, come ha sottolineato l’Ayatollah, l'avallo popolare al successore del presidente Mahmoud Ahmadinejad è necessario a conferire forza alla carica nell'affrontare i nemici della repubblica islamica.
In effetti un presidente eletto con percentuali di voto “romane”, vedi le ultime Amministrative, difficilmente potrebbe accreditarsi come realmente democratico presso la comunità internazionale, considerate anche le modalità di preselezione dei candidati messe in atto dai Guardiani della rivoluzione. I quali temevano un rafforzarsi dell’autorità presidenziale, avvenuta proprio durante il periodo Ahmadinejad, a detrimento delle cariche rivoluzionarie non elettive. Infatti, pur essendo un fervente musulmano, conservatore e venato di autoritarismo, il Presidente uscente, forte del consenso popolare, si era spesso contrapposto al potere religioso, arrivando sull’orlo dello scontro aperto. Un fatto che ha portato all’esclusione del suo delfino dalla consultazione elettorale.
Una scarsa affluenza aprirebbe un problema non solo internazionale, ma anche interno: il presidente potrebbe non essere percepito come il rappresentante del popolo, ma come la marionetta della Guida e dei Guardiani, il che alla lunga potrebbe portare a destabilizzare il granitico ordinamento iraniano.
Chissà se questa volta le polemiche post elettorali non saranno sui brogli, ma sugli elettori condotti a forza nei seggi per farli votare: perché il dato davvero interessante delle elezioni in corso verterà, assai probabilmente, su quanti avranno votato. Un rappresentante del popolo, presidente, parlamentare o sindaco che sia, se eletto da una percentuale infima di questo ha legittimità ed autorità scarse, se non nulle.
(fm)
Ahmadinejad,
Ali Khamenei,
Iran Iran. Oggi alle urne, ma con poche opzioni
Gli elettori iraniani oggi si recheranno alle urne per il primo turno delle presidenziali, ma non è stata lasciata loro un grande possibilità di scelta: i Guardiani della Rivoluzione hanno fatto una eccellente operazione di filtraggio dei candidati ammissibili alla consultazione.
I nomi che sono sopravvissuti a questa specie di Grande Fratello, in tutti i sensi, pre-elettorale sono sei e ben quattro di questi appartengono al fronte conservatore, fra cui Said Jalili, negoziatore per il nucleare, che parrebbe il favorito. Unica “alternativa” è il leader religioso Hassan Rohani, che, nonostante il suo status, ha rischiato di essere escluso perché considerato troppo moderato e critico, ma ritenere che sia una alternativa reale è un errore: in caso contrario mai sarebbe stato accettato come candidato.
Tuttavia, nel caso remoto che Rohani riesca ad arrivare al ballottaggio, la sua candidatura potrebbe ricondurre alle urne quella fascia di elettorato che, dopo le proteste e la repressione del 2009, dovrebbe tendere all’astensione. In questa logica va interpretata la decisione dei Guardiani di lascarlo competere: come in altri paesi il termometro della democrazia va letto in funzione dell’astensione.
Nessune timore di brogli a questa tornata elettorale. Il lavoro è già stato svolto a monte, impedendo una reale scelta agli elettori, dettaglio che non può essere ignorato.
(fm)
Democrazia,
Iran Iran. Libere elezioni pilotate
Parlare di brogli per le elezioni iraniane è privo di senso, non solo perché le operazioni di spoglio sono regolari anche per gli standard occidentali, ma perché non ve ne è bisogno: sono viziate fin dalla ammissibilità delle candidature.
Certo gli iraniani, al contrario di noi, possono votare direttamente il presidente, ma è un po’ come se da noi si potesse scegliere solo fra Marini, Prodi e Bonino, con esclusione di Rodotà: delle libere elezioni pilotate, insomma. Paese che vai usanza che trovi, diranno alcuni che ritengono queste critiche delle indebite ingerenze nelle istituzioni di uno stato sovrano, ma come ci siamo permessi di stigmatizzare l’esclusione dal dibattito televisivo USA dei candidati indipendenti alle presidenziali, così riteniamo di poter condannare la preselezione dei candidati alle presidenziali iraniane, effettuata dal Consiglio dei Guardiani.
Due sono le vittime illustri: Akbar Hashemi Rafsanjani e Esfandiar Rahim Mashai, il delfino di Ahmadinejad. Ma se l’ex presidente riformista, visti anche i suoi 78 anni, pare non presenterà ricorso, quello uscente ha invece deciso di farlo. Il beneplacito del Consiglio dei Guardiani è indispensabile per potersi candidare alle elezioni parlamentari e presidenziali ed il suo giudizio è pressoché insindacabile. Solo la Guida Suprema, Ali Khamenei, può ribaltare il verdetto ed è a lui che si è rivolto Ahmadinejad.
Proprio questo fatto dovrebbe bastare a far capire che, anche se non fosse pilotato, il voto non eleggerebbe il vero Capo dello Stato: questi dovrebbe sempre sottostare alla volontà del Consiglio e della Guida Suprema, che non sono propriamente espressione della volontà popolare.
Ahmadinejad, che certo laico non è, ha pagato gli screzi dell’ultimo periodo con Consiglio e Guida che lo consideravano troppo riformatore. Soprattutto, però, temevano la visione religiosa di Mashai, talmente integralista, se vogliamo, da contestare la legittimità del clero iraniano, l’unico gerarchico di tutto l’Islam, ritenendo che il dialogo con dio debba essere diretto e non mediato: una sorta di Lutero di Teheran.
Una esclusione annunciata, per certi versi, che conferma la perdita di potere del Presidente in carica, mentre più scalpore ha destato, soprattutto in Occidente, quella di Rafsanjani, visto come una sorta di pragmatico riformatore, anche se mai si è dissociato dal Consiglio e dalla Guida Suprema.
I candidati di rilievo sono rimasti in due: il negoziatore per il nucleare Said Jalili e il sindaco di Teheran, Mohammad BaqerQalibaf. Nessuno degli altri concorrenti ha la benché minima possibilità di spuntarla, mentre Moussavi e Karroubi, gli unici potenziali candidati che, oltre a poterli impensierire, rappresentavano una reale alternativa, non hanno neppure dovuto essere eliminati dal Consiglio dei Guardiani. Entrambi sono ancora agli arresti domiciliari per le manifestazioni anti-regime dopo le elezioni del 2009.
(fm)
Editoriali,
Esteri
Iran,
Siria,
eegemonia Usa
Esteri,
Segnalazioni LA MESSA IN SCENA DELLA LINEA ROSSA IN SIRIA E IRAN
DI PEPE ESCOBAR
Asia Times Online
Questa faccenda della "linea rossa"(1) di Obama (ma che ricorda proprio lo stile di Bush) applicata a Siria, Iran o entrambi, comincia a diventare piuttosto ridicola.
Prendiamo ad esempio il viaggio fatto la settimana scorsa da parte del capo del Pentagono, Chuck Hagel, in Israele e nei paesi amici del GCC, di fatto un Gulf Counter-Revolution Club, (Club dei paesi controrivoluzionari del Golfo, ndt.). I contractors della Difesa statunitense Moet e Hagel insieme al principe della prodigiosa democrazia dell'Arabia Saudita hanno celebrato la vendita di 25 aerei da caccia F-16.
Inaugurato in Iran nuovo impianto per produzione di uranio
La cerimonia di inaugurazione dell'impianto per la produzione di uranio è stata trasmessa in diretta dalla tv di Stato
Siria. Kerry in Iraq chiede chiusura spazio aereo a voli iraniani
Una visita a sorpresa in Irak per aumentare la pressione sul regime siriano. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha incontrato a Baghdad il…
Iran,
egemonia Usa Ue rafforza sanzioni contro l'Iran
"Per violazione diritti umani, congelati altri beni"
da Ansa
Energia,
Esteri,
Segnalazioni Pakistan: il dado è tratto?
"
Dopo un estenuante braccio di ferro con gli Stati Uniti, il Pakistan ha finalmente deciso di firmare l'accordo con l'Iran per il nuovo gasdotto di circa 800 km. che unirà le due nazioni.
In tempi normali, questa dovrebbe essere una notizia di ordinaria amministrazione, visto che ci sono ormai centinaia di gasdotti che attraversano intere nazioni in ogni parte del mondo.
Ma quello fra l'Iran e il Pakistan è un gasdotto molto particolare, che è stato lungamente osteggiato dagli Stati Uniti, i quali stanno tentando in tutti i modi di soffocare le esportazioni energetiche dell'Iran con la scusa del rischio nucleare.
È già da qualche anno che la love story fra il Pakistan e gli Stati Uniti è terminata. Da una parte c'era il goffo tentativo del Pakistan di continuare a tenere il piede in due scarpe, ..."
Iran: "Abbattuto un drone"
"L'Iran ha annunciato di aver abbattuto un drone. L'aereo sarebbe stato colpito dalle Guardie della rivoluzione durante un'esercitazione militare.…"
da Euronews
Esteri,
Segnalazioni Ahmadinejad, l'inaffondabile
"
«Sotto i nostri occhi», cronaca di politica internazionale n°27.
di Thierry Meyssan.
La democrazia iraniana è in piena ebollizione. Le divisioni del 2009 sono ormai superate dagli eventi, al punto che il presidente Obama ha appena ammesso pubblicamente che Mahmud Ahmadinejad era stato ben eletto a suo tempo da una maggioranza dei suoi connazionali.
Il movimento verde che aveva saldato la borghesia urbana e una parte della gioventù non è durato a lungo. Ormai, Washington non fa più conto sul rovesciamento del regime, ma sulla sua divisione.
Gli USA vorrebbero approfittare della crisi tra la corrente religiosa del clan Larijani e la corrente nazionalista della famiglia Ahmadinejad.
Energia,
Esteri,
Interni,
Segnalazioni Iran: dopo i cinesi, arrivano le petrorupie
"
Appena due giorni fa abbiamo raccontato di come la Cina si stia accaparrando il petrolio iraniano, invadendo in cambio il mercato di Teheran con le merci cinesi. Il tutto grazie a quella genialata dell'embargo promosso per motivi campati per aria, che non solo ci impedisce di comprare petrolio -prodotto da ENI-, ma ha ben massacrato i nostri commerci con l'Iran: quel mercato che oggi è cinese, infatti, fino a pochi anni fa era italiano.
L'Iran avrebbe installato 180 nuove centrifughe nucleari
"Torna al centro dell'attenzione la questione del nucleare iraniano. Anticipazioni del rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica…"
da Euronews
Iran: petrolio per cianfrusaglie, la Cina alla conquista di Teheran
"
L'Iran è il quarto produttore di petrolio del mondo, ma non può venderlo a causa delle sanzioni. La Cina è il primo produttore al mondo di 'consumer goods', ovvero beni di consumo, ma sta subendo un certo rallentamento nelle esportazioni a causa della crisi che ha colpito il Paesi occidentali, i principali clienti.
Esteri,
Segnalazioni IRAN E HOLLYWOODISMO: UN PROGETTO PER CAMBIARE LA FABBRICA DEI SOGNI
"
DI PINO CABRAS
megachip.info
Proprio mentre abdica il papa, è per me davvero ironico rientrare da Teheran, tornare da una modernissima e brulicante metropoli mediorientale che discute di tecnologie e ‘soft power’, per ritrovarmi invece in un Occidente monopolizzato dalle discussioni sul potere dei propri capi religiosi, impegnati a ripetere rituali antichi. Quando ci sembra un mondo alla rovescianon è colpa del mondo: lo guardavamo con idee sbagliate.
Faremo bene a prendere sul serio l’Iran per ragioni molto diverse da quelle che vediamo nei nostri media e nei film hollywoodiani. La settimana che ho appena trascorso a Teheran è stata illuminante.
Iran,
egemonia Usa 






