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    Entries in Israele (100)

    martedì
    mag142013

    Le vie di Damasco passano per la Russia

    Tranne Erdogan, ma sarebbe stato chiedergli troppo, tutti i rappresentanti delle principali potenze interessate alla crisi siriana sono passati per la Russia: dopo l’incontro Lavrov-Kerry a Mosca, anche Cameron e Netanyahu si sono recati a Sochi, sede dei prossimi Giochi Olimpici invernali, ad incontrare Putin.

    Il presidente russo ha ammonito il premier israeliano a non compiere azioni che possano destabilizzare ulteriormente la situazione, ma, anche con Tel Aviv, Mosca è riuscita a trovare dei punti di convergenza: entrambe le delegazioni hanno infatti convenuto che la continuazione del conflitto porterebbe a «disastrose conseguenze» per tutta la regione.

    Per Putin «la sola maniera per prevenire uno scenario negativo è porre fine al più presto al conflitto armato e dare inizio ad una composizione politica della questione». Gli ha fatto eco un Netanyahu più conciliante del solito: «stiamo entrambi cercando di trovare la maniera per rafforzare stabilità e sicurezza, abbiamo ora una perfetta opportunità per discuterne insieme direttamente».

    La condanna ai raid israeliani è stata lasciata al vice Ministro degli Esteri, Genardy Gatilov, in maniera da non enfatizzarla, nonostante sia stata comunque ferma, anche se indiretta. Gatiov ha detto che ogni azione in Siria deve discendere da decisioni ONU, altrimenti si tratta di atti illegali.

    La linea russa sta avendo la meglio su tutte le linee rosse degli interventisti, forse perché è l’unica sensata e in sintonia con la volontà delle Nazioni Unite. La Conferenza Internazionale sulla Siria, nonostante qualche esitazione di maniera del regime di Assad e del Governo francese, rimasto fuori dai giri di walzer, sembra perciò destinata a diventare presto realtà: l’ultima grande occasione per risolvere la guerra civile e far cessare le violenze di ambo le parti.

    (fm)

    venerdì
    mag102013

    Scontri a Gerusalemme: ultraortodossi in piazza

    giovedì
    mag092013

    Israele e Giordania insieme contro la Siria fondamentalista

    Che Israele e Giordania siano paesi che coesistono pacificamente è noto, com’è noto che siano più vicini di quanto non dichiarino, ma c’è stato un ulteriore avvicinamento nei giorni scorsi grazie alla crisi siriana.

    Non sarebbe neppure una notizia se la collaborazione fosse in funzione anti Assad, invece i due paesi sono preoccupati dal ruolo sempre crescente che i fondamentalisti islamici rivestono all’interno del fronte ribelle. Da una parte la Giordania che, per quanto solo marginalmente toccata dalla primavera islamica, deve fronteggiare la crescita dei Fratelli Musulmani al suo interno, la quale potrebbe facilmente degenerare in aperta rivolta se potessero avere una sponda armata in Siria; dall’altra Israele che non ha interesse ad una destabilizzazione della Siria che oggi rischia di andare ben oltre lo scenario libico: in fondo Assad era un nemico affidabile.

    I raid israeliani sugli impianti siriani possono, quindi, anche essere letti come distruzione degli stessi affinché non cadano intatti nelle mani dei ribelli, specie se questi saranno a guida fondamentalista una volta al potere. Lo scenario libico, agli inizi ossessivamente perseguito dagli atlantisti, sembra ora essere divenuto un rischio da evitare, in considerazione della deriva fondamentalista che la ribellione ha assunto.

    Nonostante questo, gli inglesi ancora insistono perché sia tolto l’embargo sulle armi agli insorti, magari nella speranza, vana,  di poter selezionare i destinatari degli aiuti. Anche gli USA sembrano su questa via, ma cominciano a trattare con Mosca, comprendendo che un trapasso negoziale dei poteri potrebbe convenire a tutti. Diversa la posizione francese che vuole gli islamisti di Al Nusra inseriti nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.

    Lo scenario è pertanto decisamente cambiato rispetto agli inizi della crisi, quando si cercava la destabilizzazione a tutti i costi tramite un intervento armato, ma la crescita dei movimenti fondamentalisti ha giocato a favore di Assad, e se questo, probabilmente, non salverà il suo regime, potrebbe paradossalmente essere una variabile a favore degli interessi del popolo siriano.

    martedì
    mag072013

    Israele congela gli insediamenti in Cisgiordania

    Prima di partire per la Cina, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe dato ordine di congelare i nuovi insediamenti colonici in Cisgiordania. Secondo i media del suo paese egli avrebbe sospeso i bandi di gara per la costruzione di nuove case nelle colonie ebraiche in Cisgiordania, così da non ostacolare gli sforzi degli Stati Uniti in direzione di una ripresa delle trattative di pace, sospese dal 2010, ma ferme da sempre.

    Potrebbe trattarsi di una prima reazione positiva alla visita di Obama in Israele del marzo scorso, quando Mr. President aveva affermato che la politica degli insediamenti è «controproducente per la pace». Si potrebbe anche, a pensar male, supporre che egli cerchi di spuntare una delle migliori armi diplomatiche del presidente dell’ANP, Mahmud Abbas, anch’egli contemporaneamente in visita in Cina, dove ha ricevuto il sostegno del presidente Xi Jinping.

    La promozione delle relazioni economica fra Cina e Israele, infatti, passa anche per la concessione di un ruolo importante a Pechino nel dialogo israelo-palestinese, in una regione dove per ora ha scarsa influenza, e questo va fatto finché la posizione del gigante asiatico è ancora sostanzialmente neutrale: «Noi sosteniamo palestinesi e israeliani nella risoluzione delle loro divergenze e dispute, attraverso colloqui di pace», ha affermato la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying.

    «L’ospitalità che la Cina ha riservato ai due leader fa parte del suo impegno per la promozione del processo di pace in Medio Oriente» e si è sostanziata in un trattamento sostanzialmente paritetico per le due delegazioni: Abbas ha incontrato anche il primo ministro cinese Li Keqiang e Pechino ha proposto un piano in quattro punti, che include la creazione di uno Stato palestinese indipendente, in coesistenza pacifica con Israele.

    Netanyahu, non essendo in visita negli USA, dove tutto gli è dovuto, si è trovato così costretto a concedere qualcosa all’importante interlocutore ed ha compiuto l’immane sacrificio di sospendere temporaneamente una iniziativa, che sia l’ONU che, addirittura, l’UE esigono fermi in maniera definitiva, in considerazione della conclamata violazione dei diritti umani perpetrata dal governo israeliano nel settore. L’Yuan pare essere riuscito dove tutte le organizzazioni internazionali e umanitarie hanno fallito.

    (fm)

    martedì
    mag072013

    Con l'attacco alla Siria, Israele aiuta il suo alleato Al-Qa'ida

    Tel Aviv incoraggia i jihadisti sostenuti dall’Occidente

    attacco-israeliano-siriadi Paul Joseph Watson Prison Planet.

    Al termine di una settimana in cui l'amministrazione Obama ha espresso l'intenzione di inviare armi pesanti ai ribelli siriani egemonizzati da Al-Qa'ida, Israele ha lanciato degli attacchi aerei all'interno del territorio siriano che serviranno solo a imbaldanzire proprio i miliziani jihadisti che hanno manifestato apertamente il loro desiderio di distruggere sia Israele sia gli Stati Uniti.

    Razzi israeliani hanno bombardato zone alla periferia di Damasco, il 5 maggio di prima mattina, durante un raid fatto apparire come rivolto contro i missili iraniani diretti verso Hezbollah in Libano. Questo attacco israeliano ne seguiva un altro di pochi giorni prima, e ha portato a tre il numero di aggressioni di Israele alla Siria perpetrate finora quest'anno.

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    domenica
    mag052013

    NOI NEL MEZZO – 06 maggio 2013, ore 16.30

    La metapolitica? È come respirare

    Bce: i Quantitative easing semi occulti

    Guerre “preventive”: si muove Israele

    Violenza contro le donne. O violenza e basta

    Post scriptum (a sorpresa)

    venerdì
    apr122013

    Preghiera "indecente": e Israele procede all’arresto

    La Russia è stata posta sul banco degli imputati per avere arrestato e processato le Pussy Riot, che avevano violato la più sacra delle chiese moscovite con una sceneggiata sedicente punk, ma se si viola il più sacro dei luoghi ebraici basta molto meno per subire l’arresto.

    Le punkettine erano state arrestate per aver inscenato una preghiera anti Putin, cinque donne sono state arrestate in Israele solo per aver recitato ad alta voce le preghiere “normali” davanti al muro del pianto, ma nessuna “Madonna” si ergerà a difesa delle blasfeme. In Russia è dittatura difendere la libertà di culto. In Israele è una democratica difesa delle tradizioni.

    Eppure quello avvenuto a Mosca era un gesto ben più blasfemo che il rivendicare il diritto a pregare dio ad alta voce ed indossare lo scialle riservato agli uomini: roba da far sembrare “laiciste” le frange più fondamentaliste del cattolicesimo. Gli arresti sono avvenuti a margine di una manifestazione organizzata dall’associazione “Donne del Muro”, durante la quale si sono ritrovate in un centinaio, come sempre ogni primo giorno del mese secondo il calendario ebraico. Ma, pur rispettando la rigida separazione dei sessi imposta a chi prega davanti al muro del pianto, hanno adottato comportamenti vietati dalla Corte Suprema, come recitare ad alta voce i versi sacri.

    Sono più sdegnate le reazioni interne che estere: «Quello che è accaduto mostra bene, purtroppo, quali sono le reali intenzioni del governo israeliano. È evidente che non si vogliono garantire gli stessi diritti agli uomini e alla donne in questo luogo di preghiera.», ha dichiarato Tamar Zandberg, deputata del partito Meretz. Anche la recente proposta delle autorità israeliane di creare una parte mista, naturalmente mantenendo quelle separate, e sessiste, così da permettere agli integralisti di non contaminarsi, è caduta nel vuoto, perché tacciata di «tradimento all’ortodossia» dai rabbini fondamentalisti.

    Si può obiettare che nessuno dovrebbe interferire in questioni di una religione diversa dalla sua o negli affari interni di uno Stato sovrano, anche se la libertà di esprimere la propria opinione è sacra tanto quanto tutti i muri, le spianate e le cattedrali del mondo, ma se si adotta questa linea di condotta allora deve valere per i blasfemi di Mosca come per quelli di Gerusalemme. Qualora, invece, si opti per il diritto all’interferenza anche questo deve essere il medesimo, indipendentemente dal luogo o dalla religione. Tenendo, però, in debito conto la gravità dell’atto blasfemo: una cosa è bestemmiare in un luogo sacro, un’altra è pregarvi ad alta voce.

    Ferdinando Menconi


    venerdì
    mar292013

    Nucleare anti USA: le follie nordcoreane

    Comprendere le logiche che stanno portando la Corea del Nord sull’orlo della guerra è praticamente impossibile. L’impermeabilità allo straniero non permette di capire quali siano le motivazioni di ordine interno che stanno motivando la minacciosa attitudine dei vertici del paese. Solo di ordine interno possono, infatti, essere, perché ragioni di politica estera non sono individuabili: il paese è isolato per sua stessa volontà, sull’orlo della fame se non oltre, come già accaduto, e non si vede quali vantaggi possa trarre dalla guerra.

    Una guerra agli Stati Uniti, del resto, non potrebbe distrarre l’eventuale opinione pubblica, ammesso questa esista in Corea del Nord, in fermento. Pyongyang andrebbe incontro ad una rapida disfatta e se usasse l’atomica sarebbe pure peggio.

    Eppure le basi missilistiche sono in preallarme e i vettori (potenzialmente) nucleari puntati su Guam e, forse, le Hawaii, che rientrano a pieno titolo nel territorio statunitense: se venissero colpiti, la reazione USA sarebbe terrificante. Non può bastare l’isolamento sanzionatorio in cui è stato fatto sprofondare sempre di più il paese, anche perché è un isolamento che i vertici si sono tirati addosso, quasi gioendone, come se l’individuazione di un nemico esterno fosse l’unico modo per tenere compatta la popolazione e mantenere in vita il regime.

    Non reggono i ragionamenti sul diritto, anche della Corea del Nord, ad avere l’atomica, assimilandola all’Iran e biasimando Israele, che nessuno sanziona perché ce l’ha. Non si vuol dire, anche se si potrebbe, che la Corea del Nord essendo una dittatura paranoica fra le peggiori al mondo non ha titolo ad armarsi. Si vuole solo sottolineare che il suo governo sbandiera l’arma atomica e minaccia di usarla quasi quotidianamente, mentre l’Iran sostiene di non volerla neanche avere e Israele, che non nega né conferma di possederla, certe attitudini all’olocausto nucleare, se le ha, le tiene ben nascoste.

    Il pericolo nordcoreano è dato non dall’avere l’atomica, ma dall’essere una scheggia impazzita ed imprevedibile che ha la bomba. Forse l’isolamento ha fatto sì che anche i vertici vivano in un mondo a parte e si siano ubriacati della loro stessa propaganda, incappando nel più grave errore che possa fare un governo, dittatoriale o democratico che sia.

    Ad ogni modo, benché le minacce siano talmente frequenti che Pyongyang è diventata credibile come il ragazzo che gridava al lupo, prendere sottogamba le dichiarazioni del regime potrebbe essere un grave errore: il tono delle dichiarazioni antimperialiste che sembrano uscite da un brutto film di propaganda degli anni 60/70 rasentano la follia e ci si può aspettare di tutto da quello che, più che uno scenario geopolitico, sembra una sceneggiatura in stile “Dottor Stranamore”.

    (fm)

    mercoledì
    mar202013

    Obama in Israele, “finalmente”. Ma per fare cosa?

    lunedì
    feb252013

    Palestina: territori in fiamme dopo "misteriosa" morte detenuto

    "Si riaccende il fuoco della protesta nei territori palestinesi. Il detonatore è stato stavolta la strana morte di un detenuto palestinese."

    da Euronews

    venerdì
    feb012013

    Onu contro colonie Israele, sono crimini

     "Rapporto fustiga governo Netanyahu. La replica,'siete prevenuti'"

    da Ansa

    giovedì
    gen312013

    L'Iran minaccia Israele

    giovedì
    gen312013

    Israele ha bombardato la Siria. Ecco perché

    mercoledì
    gen302013

    Diritti umani: Tel Aviv si defila

    giovedì
    gen242013

    Israele. Il nuovo centro dà via libera al Likud

    mercoledì
    gen232013

    Netanyahu in testa, ma molto ridimensionato

    giovedì
    gen172013

    Relazioni USA-Israele ai minimi storici

    mercoledì
    gen162013

    Iran. Una fatwa sul nucleare a fini bellici

    giovedì
    gen102013

    Israele: Tel Aviv, bomba di mafia, feriti

    "Ordigno sotto auto, polizia indaga su resa dei conti criminale"

    da Ansa

    martedì
    dic182012

    «I palestinesi di oggi ucciderebbero Gesù…»