Libia: migliaia fuggono in Tunisia
martedì, aprile 3, 2012 | Più articoli su
Libia
martedì, aprile 3, 2012 | Più articoli su
Libia
lunedì, aprile 2, 2012 | Più articoli su
Libia "Almeno 400 feriti, di cui molti in cura a Tripoli, e 147 morti. Il bilancio ufficiale degli scontri tra tribù nel Centro-Sud della Libia arriva…"
Esteri
mercoledì, marzo 28, 2012 | Più articoli su
Libia Il CNT è molto lontano dal controllare il territorio libico, così come difficilmente può essere considerato espressione del popolo libico: dopo la Cirenaica anche il sud è in conflitto con il governo di transizione.
Qui, però, è conflitto aperto e si contano almeno 50 morti e 160 feriti nel settore di Sebha, che sarebbe stato abbandonato dalle forze governative, almeno secondo fonti non confermate, le quali tuttavia troverebbero riscontro nelle dimissioni del locale rappresentante CNT, Abdulmajid Saif al-Nasser, che ha denunciato come il governo non possa o non voglia fermare la violenza nella zona.
Ogni giorno che passa la Libia si dimostra sempre più un non-stato, in mano ad un governo che non solo non rappresenta il popolo, ma che è anche incapace di gestire le crisi interne.
(fm)
Esteri,
Media,
Seconda,
Segnalazioni
martedì, marzo 20, 2012 | Più articoli su
Libia 
DI MANLIO DINUCCI
ilmanifesto.it
L'arte della guerra
Uno degli effetti delle armi di distrazione di massa è quello di cancellare la memoria di fatti anche recenti, facendone perdere le tracce. È passato così sotto silenzio il fatto che un anno fa, il 19 marzo, iniziava il bombardamento aeronavale della Libia, formalmente «per proteggere i civili». In sette mesi, l'aviazione Usa/Nato effettuava 30mila missioni, di cui 10mila di attacco, con impiego di oltre 40mila bombe e missili. Venivano inoltre infiltrate in Libia forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani facilmente camuffabili. Venivano finanziati e armati i settori tribali ostili al governo di Tripoli e anche gruppi islamici, fino a pochi mesi prima definiti terroristi.
A seguito, "19 MARZO, VIA ALLA GUERRA. E ALLE "BUFALE" " (Marinella Correggia, Il manifesto)"
Esteri Putin deve essere certo del suo potere e del consenso popolare, alla faccia dei brogli denunciati da chi lo spacciava ad un passo da un “soluzione libica”, visto che si permette, tramite Vitaly Churkin ambasciatore russo all’ONU, di denunciare le ipocrisie della NATO.
Churkin ha, infatti, dichiarato che si aspetta che la “NATO riconosca che i suoi raid hanno causato morti fra i civili (in Libia, N.d.R.), e che chieda scusa per questo e dichiari che è pronta a pagare appropriati compensi”.
I dati su cui si basa l’ambasciatore non sono stati forniti né dai servizi russi o da non meglio identificate ONG, ma sono delle Nazioni Unite stesse. Gheddafi era un tiranno, ma la “liberazione” ha fatto vittime come la “repressione” e il regime che ne è seguito non sembra così “liberale”, visto che la lotta dei cirenaici, che innescò tutto, continua.
red
Il capo del governo di (lunga) transizione, Mustafa Abdel Jalil, ha dichiarato che ogni mezzo, compreso l’uso della forza, sarà impiegato per mantenere l’integrità del territorio libico, mostrando così la medesima attitudine di Gheddafi nei confronti dei “separatisti” cirenaici, che richiedono il solo ripristino delle autonomie federali abrogate nel 1963.
La guerra civile che spodestò Gheddafi cominciò proprio nelle “città martiri” di Cirenaica, il rischio adesso è che lo diventino di nuovo, anche se l’etichetta mediatica difficilmente resterà immutata.
Nonostante la situazione sembri riproporsi in termini simili a quelli che scatenarono la rivolta, comprese le accuse, mosse adesso da Jalil, di complotti stranieri contro il governo libico, si può prevedere che saranno presentate in maniera molto diversa e che non vi sarà un intervento “umanitario” a tutela dei civili indifesi.
(fm)
mercoledì, marzo 7, 2012 | Più articoli su
Cirenaica,
Libia,
guerra in Libia
“Cirenaica libera”. QED, quod erat demostrandum, ovverosia CVD, come volevasi dimostrare. Questa è la più recente notizia dalla Libia: la (auto)proclamazione di indipendenza della Cirenaica.
Nessuno, salvo noi e pochissimi altri, ha inquadrato la notizia della sollevazione di Bengasi contro il Raìs come un moto indipendentista cirenaico contro i tripolini, anziché una sollevazione “democratica” anti Gheddafi. Fra lo stupore delle agenzie ufficiali, quindi, le autorità provvisorie regionali hanno appena dichiarato l’indipendenza dell’est della Libia, un eufemismo che le medesime agenzie non osano chiamare col suo proprio nome: Cirenaica.
Cronaca
lunedì, marzo 5, 2012 | Più articoli su
Libia Per quanto Gheddafi odiasse l’occupazione italiana, mai nessun gesto contro i cimiteri di guerra della campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale era stato da lui compiuto o tollerato. Adesso, con la nuova democrazia, non solo i cimiteri italiani sono stati profanati, ma anche quelli degli alleati che combatterono per “liberare” la Libia, allora come oggi.
Il gesto non è stato solamente contro i soldati sepolti, fra il '40 e il '43 in terra di Libia, ma, soprattutto, contro i simboli religiosi che stavano sulle loro tombe, circa 200 croci sono infatti state abbattute: la primavera è sempre meno araba e sempre più islamista.
(red)
Esteri
Il Consiglio ONU per i diritti dell’uomo ha condannato a larga maggioranza, con il prevedibile voto contrario di Russia e Cina, le violenze del regime siriano e ha chiesto un immediato cessate il fuoco per consentire l’accesso di aiuti umanitari.
Che una misura di questa natura sia necessaria, e che si debba permettere l’invio di aiuti umanitari, è difficilmente contestabile. Ciò che può venire contestato è, però, l’ostinazione nell’unilateralità delle richieste, che rifiutano di prendere atto sia che le violenze non sono esclusivamente di regime, sia che vi sono forti ingerenze straniere rivolte a ottenere il via libera all’invio di truppe più che di aiuti.
Il quadro, perciò, rimane lo stesso che abbiamo più volte tratteggiato. Senza voler sminuire le gravi responsabilità, se non proprio i crimini, di Assad, è evidente che se si continua su questa linea difficilmente la situazione potrà sbloccarsi.
Al posto di un approdo relativamente pacifico, che magari potrebbe sfociare in una soluzione di tipo yemenita, c'è da aspettarsi un ulteriore aggravemento dei dissidi interni. Ai quali sembra aggiungersi, purtroppo, una inossidabile determinazione esterna a vedere riproposto il tragico scenario che si è visto in Libia.
(red)
Esteri
lunedì, febbraio 13, 2012 | Più articoli su
Libia
In Libia siamo ben lontani dalla normalizzazione e le tribù fedeli alla memoria del Raìs sono ancora numerose e tutt’altro che sconfitte. Non a caso il figlio Saadi Gheddafi ha promesso di rientrare in patria per sostenere quanti sono insoddisfatti della nuova situazione.
Secondo il figlio del Raìs, attualmente rifugiato in Nigeria, gli «insoddisfatti sono il 70% della popolazione, ed è in corso una ribellione che si estende giorno per giorno e ci sarà presto una ribellione in tutto il paese».
Nonostante il silenzio stampa imposto sulla Libia la guerra civile non è affatto finita. Anzi, rischia di essere sul punto di esplodere di nuovo e in condizioni che renderebbero difficilmente giustificabile un nuovo intervento umanitario occidentale: in questo risiedono le ragioni di un silenzio che diventa complice della sanguinosa repressione attualmente in corso.
(fm)
Esteri,
Seconda,
Segnalazioni
martedì, febbraio 7, 2012 | Più articoli su
Libia "
MORTO GHEDDAFI, LA CONQUISTA E' COMPIUTA, L'OCCUPAZIONE S'IMPONE, LA RESISTENZA SI ORGANIZZA...
DI PIERRE PICCININ
geopolitica-rivista.org
Pierre Piccinin, storico e politologo belga, ha più volte visitato la Libia. L’ultimo viaggio risale alla fine del 2011, e quello che riportiamo di seguito ne è proprio il racconto, pubblicato il 5 gennaio scorso. La testimonianza del professor Piccinin rivela un paese instabile e lacerato dalle rivalità interne. Il quadro da lui dipinto è stato verificato dagli eventi successivi, con la ribellione di Bani Walid.
Appollaiati sulle ceneri ancora fumanti delle città di Beni Ualid e di Sirte, le cui popolazioni hanno opposto per mesi una feroce resistenza agli assalti dei ribelli venuti dall’est, i nuovi capi della Libia hanno annunciato trionfalmente la “liberazione” completa del paese, subito dopo la morte del capo di stato libico, il colonnello Muammar Gheddafi, selvaggiamente massacrato e da ultimo ucciso da un colpo alla testa, il 20 ottobre 2011, al termine di un supplizio di cui forse non si conoscerà mai alcun dettaglio, né i veri committenti (il Consiglio Nazionale di Transizione – CNT – in effetti ha rifiutato di fare un’autopsia completa e regolare ed ha ordinato la sepoltura del corpo, nella notte, nel deserto, in un luogo tenuto segreto). "
giovedì, gennaio 26, 2012 | Più articoli su
Libia 
di Antonio Mazzeo - www.contropiano.org
Secondo i primi dati ufficiali - ancora parziali - i nostri cacciabombardieri hanno martoriato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati.
“Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il 2° Conflitto Mondiale”. È orgogliosissimo il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis.
lunedì, gennaio 23, 2012 | Più articoli su
Libia "I miliziani pro-Gheddafi hanno attaccato e preso il controllo di 'tutta la città'". Altro che situazione sotto controllo.
giovedì, gennaio 5, 2012 | Più articoli su
Libia Anche il Cnt libico si rende conto che il Paese è a rischio guerra civile, ma naturalmente la colpa viene data solo alle milizie rivali, che non riesce a tenere sotto controllo, a conferma che il fronte anti Gheddafi era tutto fuorché compatto.
Quelli che ieri facevano parte del fronte dei “buoni” rischiano dunque di diventare nemici da schiantare, magari con l’aiuto della NATO, passando dallo status di civili inermi da difendere a quello di pericolosi insorti, che potrebbero turbare i delicati equilibri raggiunti per lo sfruttamento del Paese.
red
martedì, gennaio 3, 2012 | Più articoli su
Libia,
Quote Rosa Anche nel prossimo parlamento libico saranno previste delle quote rosa, ma non ci si illuda: non è lo scimmiottamento di una insulsa moda occidentale, bensì un limite massimo imposto alla presenza femminile.
Il 10% di seggi previsto, infatti, se da una parte è garantito, dall’altra non potrà essere superato, ma per quanto sbraitino alcune delle ONG “laiche” libiche, visto l’andazzo islamista della “primavera araba”, poteva andare peggio alle donne di quel Paese, ovvero oltre il 50% della popolazione: avrebbero potuto trovarsi recluse dietro veli integrali che il regime di Gheddafi non prevedeva.
red
Energia,
Esteri,
Segnalazioni
lunedì, dicembre 12, 2011 | Più articoli su
Libia
El-Keib vicino alle compagnie petrolifere anglo-francesi. In passato le sue attività furono finanziate da agenzie Usa. La democrazia in vendita alla pompa del carburante.
da globalist.it.
La Libia Liberata puzza sempre più di petrolio occidentale. Come aveva rivelato Globalist, era stata l'Italia a fare il colpo più appariscente con l’ex ‘executive manager’ dell’Eni, Abdulrahman Ben Yezza, nominato ministro nel ruolo chiave di titolare del Petrolio. In realtà, nella singolare disattenzione della stampa internazionale, il colpo gobbo negli interessi petroliferi è targato British Petroleum e Total francese. Riconoscimento dovuto ai veri promotori dell'intervento armato occidentale contro la Libia di Gheddafi?
Esteri,
Segnalazioni
lunedì, novembre 28, 2011 | Più articoli su
Libia,
Saif Gheddafi
DI FRANKLIN LAMB Counter Currents
Zintan, Libia.
Nonostante le affermazioni del Consiglio Nazionale Transitorio (CNT) secondo cui Saif al Islam Gheddafi, arrestato e soggetto a un mandato di cattura della Corte Penale Penale Internazionale che ha ordinato il suo trasferimento all’Aja, si trovi in un luogo nascosto e sicuro vicino Zintan, Libia, città a circa 85 miglia a sud-ovest di Tripoli, le cose non stanno così.
red
Esteri,
Media,
Prima Pagina
mercoledì, novembre 16, 2011 | Più articoli su
Libia
Solo sui media “embedded” la guerra di Libia è finita: dopo la morte del Raìs è calato un assordante silenzio, ma gli scontri continuano. Naturalmente nessuna fonte è confermata, ma nella zona di al Maya, a ovest di al Zawiya, risultano almeno 13 morti a seguito dei violenti scontri in corso fra milizie fedeli al CNT libico e una milizia locale vicina alla tribù Warshfana, che da metà agosto controlla al Maya.
QUOTIDIANO
Homepage Quotidiano
Le Prime Pagine
Archivio Quotidiano
Riunione di Redazione
Archivio Massimo Fini
VIDEO
RibelleTv
Live Streaming
VideoEditoriali
Noi Nel Mezzo 2011
Noi Nel Mezzo 2010
Recensioni Ribelli
Incipit
Tutti i video
La Voce del Ribelle è un mensile - registrato presso il Tribunale di Roma, autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 - edito da Maxangelo s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000 - Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599- Iscrizione ROC - Registro Operatori della Comunicazione - numero 17509 del 6/10/2008 - Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco
- All rights reserved 2005 - 2012, - ilRibelle.com - RadioAlzoZero.net - PrivacyPrima Pagina - Riunione di redazione - Biblioteca Ribelle - Opinioni dai Lettori - Audio - Video - Quotidiano on-line (abb) - Mensile On-Line (abb) - Archivio Massimo Fini (abb)