Nato, sette guerre chiamate con furbizia "operazione di pace"
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Bisogna ammettere, con una certa amarezza che, sconfitti i totalitarismi nazifascista e comunista,
quello democratico non si è rivelato migliore. Bombarda, invade, occupa, uccide
con la pretesa di farlo per il superiore Bene delle sue vittime. Ed è questo l’Intollerabile.
LA GUERRA DEMOCRATICA
di Massimo Fini
Chiarelettere, Collana Reverse, pp. 304, euro 14,90. In libreria
Dopo il collasso del contraltare sovietico le democrazie, Stati Uniti in testa, hanno inanellato, in vent’anni, otto guerre di aggressione. La “guerra democratica” non si dichiara, ma si fa, con cattiva coscienza, chiamandola con altri nomi. Col grimaldello dei “diritti umani” si è scardinato il diritto internazionale sul presupposto che l’Occidente, in quanto cultura superiore (moderna declinazione del razzismo), portatore di valori universali, i suoi, ha il dovere morale di intervenire ovunque ritenga siano violati. Il nemico, allora, non è più, schmittianamente, uno “justus hostis”, ma solo e sempre un criminale. Essenzialmente tecnologica, sistemica, digitale, condotta con macchine e robot, la “guerra democratica” evita accuratamente il combattimento, che della guerra è l’essenza, perdendo così, oltre a ogni epica, ogni dignità, ogni legittimità, ogni etica e persino ogni estetica.
Massimo Fini, 2012
PRETESTI
“Non si tratta di essere contrari alla guerra ma di essere contro questa guerra.”
“Le guerre della liberta si fanno con odio.”
Louis Antoine de Saint-Just.
“Eravamo andati in Somalia per salvare i somali dalla fame e stiamo risolvendo il problema nel modo più semplice: ammazzandoli.”
“La guerra democratica si fa ma non si dichiara. La si fa, con cattiva coscienza, chiamandola con altri nomi, preferibilmente missione umanitaria.”
“Quando sento parlare di ‘diritti umani’ metto mano alla pistola. Perche vuol dire che si sta per aggredire qualcuno.”
“Condannare come terrorismo ogni guerriglia violenta significherebbe negare l’elementare diritto di resistenza all’occupazione dello straniero.”
Dalla sentenza del giudice milanese Clementina Forleo.
“Questi popoli hanno saputo conservare le proprie radici, dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate, hanno marciato sulle loro case, invano. L’essenza del popolo afghano e viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora capisci che questo strano popolo ha qualcosa da insegnare anche a noi.”
Dalla lettera dell’alpino Matteo Miotto, caduto in Afghanistan, scritta ai giornali due mesi prima di essere ucciso in battaglia.
“Se potessi farei combattere solo i robot per risparmiare le vite dei nostri soldati.”
Barack Obama.
“Ma è il combattente che non combatte a perdere ogni legittimità, ogni dignità e onore.”
SOMMARIO - La guerra democratica
Avvertenza 3
Introduzione 5
Primo capitolo. I prodromi 9
Perché non abbiamo il diritto di fermare la guerra Iran-Iraq 11 - L’arroganza a stelle e strisce 13 - Chi ha paura della Germania unita? 15 - Le incognite della globalizzazione 17 - Esercito europeo. Per farla finita con la Nato 20 - Volete sapere l’ultima di George Bush? 21 – Ma quali gendarmi, sono pistoleri 23 - Algeria. Lezioni di democrazia 24
Secondo capitolo. Le guerre degli anni Novanta 27
Golfo 29
La guerra nell’era della tv 29 - Un gregge chiamato esercito iracheno 31 - Fermate quei poliziotti! 33
Somalia (e dintorni) 36
Sulla pelle dei somali 36 - Non fatevi la guerra. Ve la facciamo noi 38 - La Casa Bianca ci porta verso la guerra mondiale 40 - Siamo noi i colpevoli in Ruanda 42 - Quando l’Africa si aiutava da sola 44
Bosnia 48
Quella sana inciviltà 48 - In difesa della guerra slava 50 – Lasciamoli combattere in pace 52 - Ma chi sono i cattivi? 55 - L’Europa imbelle ai piedi degli Usa 56 - Karadˇzi´c, un criminale comodo 59 – Quel tribunale internazionale somiglia tanto a Norimberga 60
Serbia/Kosovo 63
Democrazie imperialiste 63 - Lasciamo che il Kosovo si difenda da sé 65 - Indecisi a tutto 67 - Curdi e kosovari, due pesi e due misure 68 - Ora la Nato farà pulizia. Etnica 70 - La guerra dei vigliacchi 73 - Kosovo: ci arriva il conto 74 - Né Cecenia né Kosovo 75 – Quei censori in malafede 77 - Dalla Bosnia con terrore 78 - Il malaffare regna nel Kosovo 80 - Elezioni farsa in Kosovo 81 - «I principi etici universali» 82
Miloˇsevi´c 84
Lo scandaloso processo Miloˇsevi´c 84 - Il processo dimenticato a Slobodan Miloˇsevi´c 86 - La morte di un uomo scomodo, Miloˇsevi´c. Occasione per un riepilogo 87
Terzo capitolo. L’11 settembre 97
Il rituale dell’11 settembre 99 - Gli Usa, tra forza e morale 100 - L’Occidente così leggero e vulnerabile 102
Quarto capitolo. Dopo le Torri gemelle 109
Iraq 111
Contro Saddam solo il diritto del più forte 111 - Saddam Hussein e le notizie del diavolo 112 - Guerra preventiva, idea inaccettabile 113 - Che Dio ci protegga dall’America 115 - Motivi più convincenti per attaccare Saddam 117 - Lupo Bush e (l’improbabile) agnello Saddam 119 - L’America ha già deciso, per il rais non c’è scampo 120 - Il vero obiettivo di una guerra falsa 123 - Quando le stragi facevano comodo agli americani 124 - Petrolio, solo petrolio 126 - La vecchia Europa ha rialzato la testa 127 - Il diritto internazionale per Bush è un optional 129 - L’America nuoce a se stessa e agli alleati 130 – E alla sesta guerra la gente dice basta 132 - Il diritto della forza 133 - La fretta codarda 135 - Nel vespaio musulmano 136 - Il vizio oscuro dell’Occidente 138 - La falsa democrazia, quella totalitaria 140 – Il business della ricostruzione 142 - Le ispezioni dell’Onu ora non vanno più 143 - Quando la cura uccide il malato 144 - La democrazia in Iraq non ha senso 146 - Tante buone ragioni per lasciare l’Iraq 148 - Ma non chiamatelo terrorismo: è guerriglia 150 - Siamo in ballo, ma quella in Iraq è guerra 151 - Il diritto di protestare 152 -
Assurdo processare il nemico 153 - Armi di distruzione, un tragico balletto 155 - È l’inizio di una guerra civile 156 - Una guerra contro gli occupanti 158 - Saddam, un feroce punto di equilibrio 160 – Il diritto di dire no ai «liberatori» 161 - Gli iracheni adesso vogliono la libertà 163 - Ammettiamo l’errore e andiamocene 166 – Continuerà la guerriglia agli stranieri 167 - Democrazia in Iraq, l’errore americano 168 - Processo a Saddam: farlo ora è follia 170 - Nato e Usa per gli arabi sono uguali 171 - Fare la guerra chiamandola pace 173 - Quattrocchi va ricordato, ma con onori privati 174 - Noi e i cannibali 176 - Baghdad, va in scena la svolta elettorale 178 - Un pieno di retorica 180 - Protagonismo umanitario 182 - Iraq, l’ultimo capitolo del fallimento della politica estera Usa 184 Libia 186 Gheddafi e le carnevalate di Berlusconi 186 - Il conflitto in Libia va risolto solo dai libici 187 - Così la comunità internazionale crea Stati figli e figliastri 188 - L’Occidente protegge se stesso 189 - Se l’Occidente si crede Dio 192 - La fine della sovranità nazionale 193 – I bambini di Gheddafi 195 - Ma il rais fa il suo mestiere 195 – Passa sotto silenzio la «pulizia etnica» dei neri di Libia 197 - Della viltà dei potenti 198
Quinto capitolo. Afghanistan 201
Massacrare i Talebani per gli Usa non è reato 203 - I Talebani in catene spettacolo incivile 205 - Afghanistan violentato 206 – Afghanistan al voto. Una farsa 207 - Sull’Afghanistan l’ombra dell’Occidente 209 - Se la guerra va fuori dai ranghi 211 - Forse l’Afghanistan preferisce i Talebani 213 - Libano e Afghanistan, due missioni con scopi diversi 215 - Gli afghani ci cacceranno come hanno già fatto con i sovietici 216 - Quante bugie in tv sui seguaci del Mullah Omar 218 - Quando i Talebani «mangiavano» i rossi 219 - Ma non chiamiamoli terroristi 221 - Talebani terroristi? No, uomini 222 - Afghanistan, a Roma una «comica» conferenza 224 - Andiamocene e lasciamo che gli afghani se la sbrighino da soli 225 - Afghanistan, la pace possibile non passa per l’occupazione 227 - Una democrazia non può temere le idee degli altri 229 - Le tragedie in Afghanistan e le responsabilità occidentali 231 - Menzogna afghana (Un riepilogo dopo otto anni di occupazione) 233 - Niente «sdegno» per l’attentato. È stata un’azione di guerra 235 - Impossibile ormai portare democrazia in Afghanistan. Si resta per l’unità della Nato 236 – Quel ridicolo tentativo di comprare i Talebani 238 - La guerra afghana vista con gli occhi dei giovani talebani 239 - Guerra in Afghanistan: una strage troppo spesso ignorata 241 - Io sto col Mullah 242 – Baratti iraniani 244 - L’uomo, la macchina e il denaro 245 - Ma gli errori della Nato rischiano di provocare una nuova guerra civile 247 - Liberate Kabul, non Sakineh 248 - Lettere dal fronte 250 - L’inizio della fine 251 - Il nemico immaginario 253 - Afghanistan: una pace di carta 254 - Ora si tratta con il Mullah Omar? 256 - Bin Laden, messinscena che può essere utile alla pace in Afghanistan 258 – Bufale sul Mullah Omar 259 - Ma quale pace 261 - Italiani in Afghanistan già odiati come «invasori». E ora la grana delle torture 263 - Trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar 264 - La cultura superiore 266 - La versione del Mullah Omar 267
Sesto capitolo. Il combattente che non combatte... 271
Il confine fra guerriglia e terrorismo 273 - Noi, i migliori 274 - Il combattente che non combatte... 276
Cartine 279
Indice dei nomi 285
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Partiti,
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lavoro,
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Ecco perchè il voto del 2013 potrebbe segnare la fine della democrazia all'italiana
I partiti dovrebbero salire in pelligrinaggio sulla collina di Sant’Ilario, sopra Genova, dove abita Beppe Grillo, per erigergli un monumento. Se non ci fosse stato il Movimento 5 Stelle l’astensione sarebbe arrivata al 50 per cento e si sarebbe posta la questione se in Italia esiste ancora la democrazia rappresentativa. Si obbietterà che in Italia la partecipazione alle amministrative è sempre stata inferiore alle politiche. Ma in prospettiva 2013 potrebbe essere vero il contrario.