«L'Italia è uno dei nostri più importanti alleati: operiamo assieme all’Europa in qualsiasi cosa facciamo nel mondo». Nessuna sorpresa di fronte a queste parole del Presidente Obama che, lodando l’uomo dell’Europa - e dell’America - Mario Monti in visita negli Stati Uniti, ha sottolineato come l’Italia stia «adottando passi impressionanti per modernizzare la sua economia, ridurre il proprio deficit attraverso una combinazione di misure su entrate e spese e riposizionando la nazione sul cammino verso la crescita».
Il coro d’oltreoceano è unanime. Il Washington Post ha scritto che «dopo aver tagliato le pensioni, aver cominciato una ristrutturazione economica e aver accettato un trattato europeo che rafforza i controlli di bilancio» il nostro premier, benché di un governo “tecnico” e non votato, cerca «il sostegno della Casa Bianca ora che fa pressione sugli altri Paesi europei per concentrarsi non solo su debito e deficit ma anche sulle strategie per assicurarsi che l'austerity non diventi autolesionistica». E a Monti il Time ha dedicato una copertina col suo faccione a tutta pagina e un titolo messianico: «Può quest'uomo salvare l'Europa?», sottintendendo le sue buone possibilità. Il New York Times, a sua volta, lo descrive come «un uomo sobrio, apprezzato sul piano internazionale, apprezzato come un economista capace».
di Sara Santolini
(nel Quotidiano)
L’economia USA in tempo di Presidenziali
Una formula che non è più chiaro come un tempo quanto sia fondata, per lo meno sotto il primo aspetto. Se infatti l’apparato militare americano rimane il più ampio, sofisticato e attrezzato del mondo, dal lato economico ciò che si dice degli USA, a guardare i dati, potrebbe corrispondere a un retaggio mitico del passato più che alla realtà dei fatti.
Sul piano economico le caratteristiche oggi dominanti sono due: disoccupazione e bassa crescita.
(nel Quotidiano)