I presidenti russo e statunitense si sono incontrati a margine del G20 e si sono rinchiusi per oltre due ore a discutere principalmente della crisi siriana. Un difficile incontro fra due caratteri opposti e inconciliabili, come hanno potuto notare i giornalisti anche per il diverso stile con cui hanno riportato i risultati dell’incontro: gelido e concreto Putin, enfatico Obama, che ha tenuto una dichiarazione quattro volte più lunga del suo omologo.
Nella sostanza i due hanno convenuto che è necessaria una «immediata cessazione» delle violenze in Siria e che sono «uniti nell’idea che il popolo siriano dovrebbe poter scegliere il suo futuro in maniera indipendente e democratica». L’incontro fra i due è stato particolarmente lungo e per questo gli analisti concordano sul fatto che siano scesi fin nel dettaglio, ma, anche se le dichiarazioni sono apparentemente generiche, è fondamentale il fatto che gli USA abbiano implicitamente riconosciuto che la Russia sia per la pace in Siria e che il futuro siriano debba essere nelle mani del popolo.
Altra dichiarazione chiave è che fra i «numerosi punti in comune», rilevati da Putin, sia emerso che «bisogna creare un processo politico per evitare la guerra civile», nonostante questa sia già in atto sembra quindi che anche gli Stati Uniti si siano resi conto che la soluzione yemenita, e non quella libica, sia da applicare in Siria: come ha ribadito Putin nella sua dichiarazione alla stampa, sottolineando che solo un dialogo fra governo e opposizione può risolvere la crisi.
L’incontro fra i due potrebbe rappresentare la svolta nella crisi siriana, dove la missione ONU è invece sempre più in difficoltà, visto che doveva vigilare su un cessate il fuoco accettato da entrambi in contendenti, ma da questi costantemente violato, in una continua escalation funzionale alle opposte propagande.
Il mondo dell’informazione deve continuare a vigilare sulla Siria, ma le macchine della propaganda dovrebbero prendersi una pausa e permettere che le diplomazie lavorino per la pace, ammesso che ne abbiano realmente voglia.
(fm)
Sanità USA: Obama non ha nulla da festeggiare
La Corte, politicamente in mano ai repubblicani per cinque giudici a quattro, a sorpresa ha fatto propria quest’ultima lettura. Un “voltafaccia” del giudice Roberts, nominato da Bush jr., e dunque in quota ai repubblicani stessi, ha determinato il rovescio per le posizioni intransigenti del Tea Party e dintorni, certificando la costituzionalità della legge su cui Obama aveva puntato tutto nei primi anni della sua presidenza, mollando poi gradualmente la presa di fronte allo stallo verificatosi dalle elezioni di medio termine in poi.
(nel Quotidiano)