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Entries in proteste (163)

lunedì
nov032014

Rinasce una dialettica?

Le svolte nella vita di una nazione seguono sempre eventi traumatici. Non è pensabile che un ulteriore protrarsi della crisi economica non provochi l’apertura di una nuova fase politico-culturale, nonostante l’apparente generale atonìa.

Il lungo travaglio risorgimentale, con le sue pagine luminose e anche con le numerose ombre che i manuali scolastici continuano a ignorare, sfociò nella prima Italia, quella liberale, la cui figura di maggior spicco fu forse Giolitti. Era un’Italia vivacissima dal punto di vista della dialettica politica e culturale. Lo stesso liberalismo al potere era diviso in correnti significativamente contrapposte. Vi era poi il residuo del repubblicanesimo risorgimentale. Vi era l’opposizione del mondo cattolico, a sua volta scosso al suo interno da modernismi e tradizionalismi. E vi era il nascente socialismo, con la forza di una nuova fede.

Dallo sconvolgimento della Grande Guerra e della crisi postbellica scaturì la seconda Italia, quella fascista egemonizzata dalla prepotente personalità di Mussolini. La dittatura spense la molteplicità di voci dell’Italia liberale, anche se una dialettica restò all’interno del partito unico fascista, come succede sempre nelle dittature di un partito unico.

La terza Italia, quella democristiana il cui esponente più significativo fu probabilmente Andreotti, nacque dalla tragedia del conflitto più sanguinoso della storia e da quella feroce guerra civile che fu la Resistenza. Vi si ripropose la vivacità politica e culturale che fu della prima Italia. La stessa DC era divisa in correnti spesso contrapposte e cementate solo dall’esercizio del potere. Vi erano ancora le voci degli eredi, liberali e repubblicani, del Risorgimento. Vi era una destra continuatrice degli ideali fascisti. Vi era un socialismo a sua volta percorso da sensibilità diverse, in una sinistra egemonizzata da un partito comunista forte di migliaia di sezioni disseminate sul territorio, di centinaia di migliaia di militanti appassionati, di una capillare presenza nelle università, nell’editoria, nella cinematografia.

La quarta Italia, quella del pensiero unico il cui emblema fu Berlusconi, uscì dal duplice trauma del crollo dell’URSS e dell’inchiesta Mani Pulite, sullo sfondo della crisi della lira e dello spettro del fallimento, duplice trauma che permise di liquidare PCI, DC e PSI. Dietro le due fazioni del tifo pro Berlusconi e contro Berlusconi, vi si verificò una sostanziale omologazione nella melassa del pensiero unico liberal-demo-social-progressista e nella totale indifferenza alla grande geopolitica, lasciata completamente alle cure dei nostri padroni americani: un appiattimento culturale e una degenerazione del costume peggiori della dittatura fascista, come aveva preannunciato il profetico Pasolini, a sua volta preceduto dalla Scuola di Francoforte e, su altro versante e più anticamente, dal filone del migliore pensiero reazionario, antimoderno. Solo la Lega, nella sua fase iniziale, sembrò costituire un movimento popolare di opposizione vera. Anch’essa finì ben presto per omologarsi nel gran mare del berlusconismo. Il più recente Movimento Cinquestelle si sta già esaurendo in una fiammata: col vaffanculismo non si fa una politica che abbia un qualche respiro.

Siamo nel pieno di una crisi che dovrebbe essere il trauma generatore di una nuova stagione della nostra vita nazionale. Qualche segno lo si coglie, nonostante l’apparente immobilismo. Sta rinascendo una dialettica politica, dopo un ventennio di omologazione. Continua il grande centro liberal-demo-social-progressista, ora rappresentato dal Renzi erede del berlusconismo, ma rinasce una destra vera, soprattutto per opera di Salvini, una destra anti UE, anti euro, per la penalizzazione dell’immigrazione clandestina, per la difesa della famiglia e dei valori tradizionali, per l’opposizione alla presenza dell’Islam in Europa. Con la manifestazione romana del 25 ottobre è rinata anche una sinistra. Si tratta di una sinistra che non può far dimenticare di avere promosso le leggi di Treu e la riforma del lavoro di Biagi, leggi che hanno codificato il precariato; non può far dimenticare di avere definito Monti il salvatore dell’Italia, né di avere rinunciato a qualunque velleità di una politica estera distinta da quella dei padroni americani. Si tratta di una pallida socialdemocrazia, più rosée che rossa, ma pur sempre una sinistra.

La nuova destra, il centro renziano con vocazione autoritaria e la rinascente sinistra sono tutti clamorosamente inadeguati rispetto a quanto richiederebbe la svolta epocale, vero e proprio tramonto di un’intera epoca storica, che stiamo vivendo. Tuttavia non si può ignorare che una dialettica vera sta ricostituendosi. L’elemento discriminante decisivo sarà la collocazione nella grande politica internazionale. Da questo punto di vista il più coraggioso e il più lungimirante sembra essere Salvini, mentre Renzi è adagiato sulla fedeltà atlantica all’UE e agli USA, che presto sarà rafforzata dal nefasto TTIP, e la sinistra non va oltre il generico pacifismo degli arcobaleni. Salvini ha puntato decisamente sulla carta di un asse tra una futura Francia lepenista e la Russia putiniana. Se questa possibile svolta dovesse configurarsi come esito della crisi in corso, Salvini avrebbe giocato la carta vincente. Tuttavia il suo viaggio nella Corea del Nord insieme a Razzi induce a dubitare che più che di coraggiosa lungimiranza si tratti di improvvisazione priva di spessore e di visione strategica. L’alba della quinta Italia è soltanto un barlume. L’alternativa è l’estinzione della nazione, processo in atto. 

Luciano Fuschini
mercoledì
gen082014

Proteste, è il tempo della primavera italiana

lunedì
dic162013

E allora chiamiamolo Decembrismo

venerdì
dic132013

Se lo sciopero non basta più

«Oggi siamo ad un bivio: da un lato c'e' la democrazia, dall'altro il capitalismo. » possibile avere l'una senza l'altro?» [Luciano Gallino]

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giovedì
dic122013

La rivolta dei Forconi o la lotta di classe del terzo millennio

lunedì
nov182013

Francia: protesta agricoltori antitasse

"Blocchiamo Parigi", appello a mobilitazione per giovedì

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venerdì
nov082013

Nuovi scioperi in Portogallo

Protesta contro austerità.Fermi ospedali scuole,raccolta rifiuti

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venerdì
nov082013

Grecia: in migliaia in piazza dopo l'irruzione della polizia nella sede della ERT

L'irruzione della polizia negli studi di Atene della ERT (la televisione di Stato) scatena la protesta dei greci. Migliaia di persone sono scese in…

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giovedì
nov072013

Occupata la tv statale in Grecia, scontri

La polizia antisommossa ha fatto evacuare nelle prime ore del mattino la sede dell'emittente radiotelevisiva nazionale greca Ert occupata, alla periferia nord di Atene

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giovedì
ott242013

Spagna, studenti in sciopero contro il governo

Per il secondo giorno consecutivo gli studenti spagnoli hanno continuato a scioperare, contro la riforma proposta dal governo e pronti ad incrociare…

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martedì
ott222013

Brasile. Il giacimento Libra non è stato privatizzato

L’asta pubblica per l’assegnazione del giacimento offshore di Libra aveva scatenato nei giorni scorsi, in Brasile, le proteste di centinaia di manifestanti contrari alla privatizzazione della risorsa energetica. Lunedì, la presidenta Dilma Rousseff ha voluto sottolineare che l’esito dell’accordo che ha conferito a un consorzio di imprese lo sfruttamento del più grande giacimento brasiliano provocherà «una piccola rivoluzione, benefica e trasformatrice». Il consorzio è formato dalla compagnia petrolifera nazionale, la Petrobras, che ne detiene il 40%, dalla anglo-olandese Shell e la francese Total (20% ognuna) e dalle cinesi CNOOC e CNPC (10% ognuna). La presidenta ha affermato che le risorse che deriveranno dallo sfruttamento del giacimento saranno destinate a investimenti nel sociale e porteranno beneficio alla nazione e al popolo brasiliano, sottolineando che «l’85% di tutto il ricavato prodotto da Libra apparterrà allo Stato brasiliano. Questo è molto diverso da una privatizzazione». Dilma ha voluto rassicurare i brasiliani, affermando che «gran parte di queste risorse saranno destinate alla salute a all’educazione», due settori che ancora soffrono nel Paese nonostante i grandi passi avanti fatti dal governo del “presidente operaio” Lula prima e dalla Roussef dopo. «175 milioni di dollari saranno destinati, obbligatoriamente, alla lotta alla povertà e a progetti di sviluppo della cultura, dello sport della scienza e tecnologia e dell’ambiente» ha aggiunto. Le riserve di Libra si attestano tra gli 8 e i 12 miliardi di barili dì crudo equivalenti al 70% delle attuali riserve del Paese, e secondo la Roussef frutteranno allo Stato un miliardo di reales (454 miliardi di dollari) tra royalties, eccedenze di petrolio e altri pagamenti stabiliti dal contratto.

lunedì
ott212013

I Rivoltosi del Sabato Sera

lunedì
ott072013

PERCHE' IN ITALIA NESSUNO SI RIBELLA

FONTE: HESCATON.COM

Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.
Martin Luther King, Discorso a Birmingham, 1963.

Arriva il momento in cui un blogger deve riconoscere di aver fatto un’'analisi incompleta in uno dei suoi articoli. Ecco è arrivato questo momento anche per noi.
Questo articolo vuole essere una parziale rettifica del nostro precedente articolo: Italia – Rischio guerra civile. In esso scrivevamo come in Italia esistesse un rischio guerra civile e che tra le possibili scintille ci potesse essere l'’arresto di Berlusconi o una deriva rivoluzionaria di Grillo; in generale l'’articolo rimane uno scenario possibile ma ora vogliamo parzialmente rettificarci e dimostrare come in realtà, almeno nel breve periodo, non ci sarà nessuna seria rivoluzione o guerra civile in Italia e probabilmente anche nella maggior parte dei paesi europei.

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lunedì
ott072013

LE SCINTILLE DELLA RIBELLIONE

DI CHRIS HEDGES
informationclearinghouse.info

Sto leggendo e rileggendo i dibattiti tra alcuni dei pensatori più radicali del 19° e 20° secolo sul meccanismo dei cambiamenti sociali.
Non erano discussioni di tipo accademico, era una concitata ricerca di scintille di ribellione.

Vladimir Lenin ripose la sua fede in una rivoluzione violenta, un’avanguardia professionale, disciplinata e rivoluzionaria liberata da vincoli morali e, come Karl Marx, nell’inevitabile ascesa della condizione del lavoratore. Pierre-Joseph Proudhon insisteva sul fatto che un cambiamento graduale era possibile se dei lavoratori illuminati avessero assunto il controllo della produzione e avessero educato e convertito il resto del proletariato. Mikhail Bakunin predisse il crollo catastrofico del sistema capitalista, qualcosa a cui probabilmente assisteremo noi stessi oggi, e il sorgere dal caos di nuove federazioni autonome di lavoratori. Pyotr Kropotkin, come Proudhon, credeva in un processo evolutivo che avrebbe dato il volto ad una nuova società. Emma Goldman, insieme a Kropotkin, giunse a credere nell’efficacia della violenza e nel potenziale rivoluzionario delle masse. “La massa” scrisse poi con amarezza la Goldman verso la fine della sua vita passata a echeggiare Marx “pende dai suoi padroni, ama la frusta ed è la prima a urlare “Crocifiggilo!”

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lunedì
set232013

Grecia: ancora scioperi settore pubblico

Astensione dal lavoro di 24 ore il 24-25 settembre

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giovedì
set192013

Grecia semiparalizzata da scioperi

Mentre proseguono anche le mobilitazioni degli insegnanti

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mercoledì
set182013

Scuole, tribunali, trasporti: Grecia ferma contro i tagli della troika

Dipendenti pubblici ancora in sciopero in Grecia contro i tagli dei posti di lavoro richiesti dalla troika Ue-Fmi-Bce per ottenere la nuova tranche del piano di salvataggio

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lunedì
set162013

Grecia, si apre la settimana degli scioperi

Si apre oggi una nuova settimana cruciale per la Grecia, dove si mobilita l'intero settore pubblico contro le politiche del governo conservatore di…

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mercoledì
set112013

Grecia: università in sciopero

In Grecia gli insegnanti tornano a mobilitarsi. Il Senato accademico dell'Università di Atene ha chiuso per una settimana l'Ateneo in segno di…

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lunedì
set092013

No Tav, attentato incendiario: a fuoco tre betoniere

L'attentato è avvenuto a poche ore dalla visita del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, a Torino, dove ha incontrato una delegazione di imprenditori impegnati nei lavori per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione

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