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    Entries in Russia (129)

    venerdì
    mag172013

    Lavrov e le forniture belliche russe alla Siria

    Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si dice sorpreso dal can can mediatico occidentale scatenato dalle forniture belliche del suo Paese alla Siria, in quanto si tratta di contratti vecchi, alcuni dei quali risalenti all’era sovietica e stipulati nel rispetto delle leggi internazionali sugli armamenti, nonché di quella russa, che è fra le più restrittive.

    Lavrov respinge soprattutto l’accusa che tali attrezzature potrebbero arrecare un vantaggio indebito al dittatore e il suo ragionamento non fa una piega: le ultime cessioni sono sistemi missilistici che non hanno alcun impatto negli scontri terrestri in corso. Eppure, il ministro dovrebbe capire che è proprio la vendita di sistemi antiaerei a dar fastidio. Non solo renderebbero difficilmente implementabile una No fly zone unilaterale, ma permetterebbero ai siriani di rintuzzare gli atti di guerra delle aviazioni di paesi troppo amici degli USA. Non solo. Le forniture russe comprendono anche sistemi missilistici antinave e antimissile, esattamente quanto servirebbe a contrastare aggressioni straniere, anche se completamente inutili nei combattimenti che oppongono ribelli e lealisti.

    Lo sdegno della stampa, abilmente orchestrato, non riguarda, quindi, la difficoltà che le armi russe creerebbero ai ribelli, ma l’ostacolo agli interessi statunitensi e degli altri paesi che vorrebbero avere mano libera in Siria: magari con sporadici attacchi aerei, e tanto per destabilizzare un altro po’ una situazione già abbastanza esplosiva.

    (fm)

    venerdì
    mag172013

    La flotta russa entra nel Mediterraneo

    La dislocazione di una squadra navale russa nel Mediterraneo è una realtà: alcune unità della Flotta del Pacifico hanno attraversato Suez per restare. L’intenzione di Mosca è di mantenere una task force permanente di 5 o 6 unità, che saranno probabilmente integrate dalla presenza di sottomarini nucleari.

    L’Admiral Panteleyev, la Peresvet e l’Admiral Nevelskoi, insieme a una nave rifornimento e un rimorchiatore termineranno il loro lungo viaggio iniziato a Vladivostock presumibilmente a Tartus, in Siria, dove vi è l’unica base permanente russa nel Mediterraneo, ma non senza aver prima fatto scalo a Cipro nel porto di Limassol: l’itinerario da solo basta a spiegare il perché Putin ha voluto ricreare una squadra permanente.

    Le unità del Pacifico si sono congiunte a quelle già dislocate che furono sottratte alle flotte del Baltico, del Nord e del Mar Nero, alle quali competerà il comando della nuova task force, la cui composizione sarà oggetto di rotazione con altre navi provenienti delle citate flotte. Il dispiegamento attuale è destinato ad aumentare se le esigenze geopolitiche lo renderanno opportuno.

    Va notato, infine, come i porti di appoggio previsti per la squadra mediterranea saranno, oltre che in Siria e a Cipro, in Grecia e Montenegro: le intenzioni sono più che evidenti e sfruttano l’accanimento economico della UE verso alcuni suoi Stati membri. Accanimento che sta avendo l’effetto, però, non di dissuadere il capitale russo, ma di attirare le navi da guerra di Mosca.

    (fm)

    martedì
    mag142013

    Le vie di Damasco passano per la Russia

    Tranne Erdogan, ma sarebbe stato chiedergli troppo, tutti i rappresentanti delle principali potenze interessate alla crisi siriana sono passati per la Russia: dopo l’incontro Lavrov-Kerry a Mosca, anche Cameron e Netanyahu si sono recati a Sochi, sede dei prossimi Giochi Olimpici invernali, ad incontrare Putin.

    Il presidente russo ha ammonito il premier israeliano a non compiere azioni che possano destabilizzare ulteriormente la situazione, ma, anche con Tel Aviv, Mosca è riuscita a trovare dei punti di convergenza: entrambe le delegazioni hanno infatti convenuto che la continuazione del conflitto porterebbe a «disastrose conseguenze» per tutta la regione.

    Per Putin «la sola maniera per prevenire uno scenario negativo è porre fine al più presto al conflitto armato e dare inizio ad una composizione politica della questione». Gli ha fatto eco un Netanyahu più conciliante del solito: «stiamo entrambi cercando di trovare la maniera per rafforzare stabilità e sicurezza, abbiamo ora una perfetta opportunità per discuterne insieme direttamente».

    La condanna ai raid israeliani è stata lasciata al vice Ministro degli Esteri, Genardy Gatilov, in maniera da non enfatizzarla, nonostante sia stata comunque ferma, anche se indiretta. Gatiov ha detto che ogni azione in Siria deve discendere da decisioni ONU, altrimenti si tratta di atti illegali.

    La linea russa sta avendo la meglio su tutte le linee rosse degli interventisti, forse perché è l’unica sensata e in sintonia con la volontà delle Nazioni Unite. La Conferenza Internazionale sulla Siria, nonostante qualche esitazione di maniera del regime di Assad e del Governo francese, rimasto fuori dai giri di walzer, sembra perciò destinata a diventare presto realtà: l’ultima grande occasione per risolvere la guerra civile e far cessare le violenze di ambo le parti.

    (fm)

    mercoledì
    mag082013

    Siria. Finalmente un accordo USA-Russia

    Il Segretario di Stato della seconda amministrazione Obama, John Kerry, nonostante sia uno Skull & bones, anzi, forse proprio per quello, dimostra di essere personaggio di ben altra levatura rispetto a Hillary Clinton. E infatti ne ha relegato al passato le isteriche esternazioni contro la Russia amica di Assad, rimpiazzandole con il dialogo e raggiungendo, così, un accordo con il Cremlino.

    Accordo che è una vittoria della diplomazia russa, quello raggiunto ieri fra Kerry e il ministro degli esteri Lavrov, che ha potuto dichiarare: «Russia e Stati Uniti incoraggeranno il Governo siriano e i gruppi d’opposizione a cercare una soluzione politica. Siamo anche d’accordo sulla necessità di convocare al più presto una conferenza internazionale sulla Siria, probabilmente alla fine di questo mese. Sarà organizzata come seguito della Conferenza che si tenne a giugno dello scorso anno a Ginevra», i cui risultati furono lungamente osteggiati, se non boicottati, dagli statunitensi, Clinton in testa.

    Nonostante gli Stati Uniti abbiano, recentemente e a più riprese, minacciato di equipaggiare i ribelli, si sono dovuti arrendere al fatto che, così facendo, finirebbero per armare il terrorismo internazionale, che ha profondamente infiltrato gli oppositori, e che la carta delle armi di distruzione di massa, come scusa per intervenire militarmente, ha completamente fallito, visto che probabilmente sono stati proprio gli insorti ad usarle dopo esserne entrati in possesso.

    L’attacco aereo israeliano dei giorni scorsi, inoltre, avrebbe fortemente irritato Mosca che, secondo fonti non confermate, sarebbe ora disposta a fornire armamenti di ultima generazione al regime di Assad, o almeno è quanto intenderebbe far credere, ma più grave, per il fronte degli amici della Siria, sarebbe stata l’indignazione di Erdogan. La crisi nel suo protrarsi è diventata via via sempre meno gestibile per gli Stati Uniti, che avevano sperato in un rapido ripetersi dello scenario libico, impedito però dai russi e dai cinesi nemici della pax americana. Una prospettiva che la diplomazia Clinton aveva inutilmente cercato di spacciare per pace e basta, mentre invece, nonostante la massiccia operazione di disinformazione, la Russia si è andata accreditando come il miglior sostegno per l’ONU nella ricerca di una soluzione negoziale.

    John Kerry, che ha una maggiore attitudine alla realpolitik rispetto alle sparate delle Clinton, sembra essersi rassegnato al fatto che senza soddisfare le esigenze geopolitiche russe non vi sono vie d’uscita alla crisi e che l’unico obiettivo possibile è quella di un negoziato fra regime ed opposizioni. La sola alternativa sarebbe, secondo il Segretario di Stato, il rischio di una «partizione della Siria». Per questo Mosca e Washington hanno finalmente trovato un accordo «per cercare di convocare, forse entro fine maggio, una conferenza internazionale che sarà il seguito di quella tenutasi a Ginevra l’anno scorso». La dichiarazione di Kerry, dunque, non si discosta affatto da quella di Lavrov.

    All’accordo con Mosca dovrà, però, seguire l’impegno delle due superpotenze ad esercitare ogni pressione possibile sui loro “amici” per convincerli a sedere al tavolo delle trattative e raggiungere un accordo, nella speranza che questo non sia soddisfacente solo per le parti in conflitto ma anche per il popolo siriano. L’incontro fra i vertici delle diplomazie più potentemente armate del globo ha segnato una decisa svolta nella gestione della crisi siriana, ma si è rivelato anche un momento di distensione nei rapporti russo-statunitensi, che dopo la rielezione di Putin erano giunti al minimo storico, dalla fine della guerra fredda,: una pace fredda, stando alla definizione di Lavrov, che avrebbe potuto deflagrare in caso di internazionalizzazione del conflitto siriano, evento divenuto sempre più probabile dopo l’inopinato atto di guerra israeliano.

    Non è una vittoria per la diplomazia statunitense, ma Kerry avrà modo di rifarsi domani, quando in un incontro Trilateral, lo Skull & bones si incontrerà con i Bilderberg d’Italia, Enrico Letta ed Emma Bonino, e potrà imporre, incontrastato, la sua volontà.

    Ferdinando Menconi
    martedì
    mag072013

    Migliaia in piazza a Mosca contro Putin

    martedì
    apr232013

    Rasmussen “scopre” i rischi della crisi siriana

    Il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha scoperto, grazie ad un improvviso colpo di genio, che la situazione del conflitto in Siria «sta peggiorando» e «non possiamo ignorare il rischio di una diffusione regionale, con possibili implicazioni per la sicurezza degli alleati». Inquietanti rivelazioni di fatti di palmare evidenza, resisi disponibili alla sua analisi probabilmente grazie all’attività di intelligence cui altri non possono far ricorso, ma che nulla aggiungono a quanto noto ai nostri lettori, poiché da tempo denunciavamo questi rischi.

    Il Segretario Generale non sembra però trarre le dovute conseguenze dall’inattesa scoperta, che avrebbe potuto facilmente subodorare, visto come gli atlantisti stanno alimentando il fuoco di un conflitto che hanno contribuito a scatenare, sguinzagliando tutte le milizie islamiste disponibili e reclutando, grazie ai raccolti record afgani di papavero da oppio, mercenari da tutto il mondo.

    Dai toni delle dichiarazioni di Rasmussen non sembra, infatti, che l’Alleanza Atlantica cercherà di gettare acqua sul fuoco, magari sostenendo finalmente l’ONU o cessando di foraggiare l’insurrezione. Pare, anzi, che le «implicazioni per la sicurezza degli alleati» possano divenire la nuova scusa da far valere per intervenire direttamente nel conflitto, anche a costo di farlo estendere a tutta la regione, come sarebbe sicuro in caso di aggressioni straniere, per ammissione implicita dello stesso Segretario Generale.

    Tutto deciso quindi? Anche no, perché questo è il messaggio ad uso dei ministri degli esteri dei Paesi NATO che incontra oggi. Subito dopo, però, ci sarà il confronto con il ministro degli esteri russo Lavrov, che potrebbe far “scoprire” a Rasmussen che il conflitto siriano è suscettibile di degenerare ben oltre il livello regionale.

    (fm)


    giovedì
    apr182013

    Assad il saggio, l’Occidente e Al Qaeda

    In un’intervista televisiva alla televisione di stato Al Ikhbariya, Assad ha messo in guardia l’Occidente con una facile profezia: pagherà caro il suo appoggio ad Al Qaeda. Il Presidente siriano sembra, al contrario degli atlantisti, aver fatto tesoro della lezione della storia: « L’ovest ha pagato caro l’aver finanziato Al Qaeda ai suoi inizi. Oggi sta facendo la medesima cosa in Siria, Libia ed altri luoghi, e pagherà un prezzo altissimo in Europa e negli Stati Uniti».

    Non è un mistero che Al Qaeda e Bin Laden siano creature della CIA, create per contrastare l’intervento sovietico in Afghanistan e impiegate al servizio degli interessi USA fino alla guerra del Kossovo, ma quello che stupisce è che a Washington non si siano resi conto che il mostro che hanno creato e continuano a nutrire è una creatura incontrollabile, che spesse volte ha morso la mano che l’ha nutrita.

    Anche se Assad è un tiranno sanguinario, non si può non concordare con lui quando sostiene che «I poteri forti, in particolare gli USA, non accettano che le nazioni siano indipendenti; le vogliono sottomesse»: questo è uno scenario che viviamo ogni giorno, anche se da noi è una guerra che si combatte a colpi di prelievi forzosi e non a raffiche di AK.

    Non è necessario essere sostenitori del dittatore per convenire con lui che «fin dal primo giorno quanto sta succedendo in Siria è imposto dall’estero», mentre più ardita è l’affermazione che «l’esercito non sta combattendo una guerra per liberare il territorio siriano, ma una guerra contro il terrorismo». Questi sono toni degni della più becera propaganda atlantista, anche se è vero che molti degli insorti «sono arabi, ma non  siriani». Il Presidente, tuttavia, ha una visione limitata. Dimentica i kossovari ed altri musulmani di etnie non semitiche, che combattono finanziati dall’internazionale del papavero afgano.

    Una spirale di narcoterrorismo islamico che potrebbe subire un duro colpo solo se la Russia manterrà quanto ha minacciato: distruggere le colture usando i metodi usati dagli USA contro la cocaina colombiana, e il papavero è più facilmente individuabile dall’alto rispetto alle piante di coca.

    Assad ha, inoltre, riaffermato la sua volontà di combattere fino all’ultimo, anche perché non ha alternative essendogli stata preclusa ogni possibilità di uscita di scena negoziale, ma, cada o no, l’Occidente pagherà caro l’aver sostenuto Al Qaeda. Si può esser certi che non tutti gli aiuti sono stati riversati nella campagna di Siria: buona parte di questi è stata messa da parte per colpire l’infedele.

    Ferdinando Menconi


    venerdì
    apr122013

    Preghiera "indecente": e Israele procede all’arresto

    La Russia è stata posta sul banco degli imputati per avere arrestato e processato le Pussy Riot, che avevano violato la più sacra delle chiese moscovite con una sceneggiata sedicente punk, ma se si viola il più sacro dei luoghi ebraici basta molto meno per subire l’arresto.

    Le punkettine erano state arrestate per aver inscenato una preghiera anti Putin, cinque donne sono state arrestate in Israele solo per aver recitato ad alta voce le preghiere “normali” davanti al muro del pianto, ma nessuna “Madonna” si ergerà a difesa delle blasfeme. In Russia è dittatura difendere la libertà di culto. In Israele è una democratica difesa delle tradizioni.

    Eppure quello avvenuto a Mosca era un gesto ben più blasfemo che il rivendicare il diritto a pregare dio ad alta voce ed indossare lo scialle riservato agli uomini: roba da far sembrare “laiciste” le frange più fondamentaliste del cattolicesimo. Gli arresti sono avvenuti a margine di una manifestazione organizzata dall’associazione “Donne del Muro”, durante la quale si sono ritrovate in un centinaio, come sempre ogni primo giorno del mese secondo il calendario ebraico. Ma, pur rispettando la rigida separazione dei sessi imposta a chi prega davanti al muro del pianto, hanno adottato comportamenti vietati dalla Corte Suprema, come recitare ad alta voce i versi sacri.

    Sono più sdegnate le reazioni interne che estere: «Quello che è accaduto mostra bene, purtroppo, quali sono le reali intenzioni del governo israeliano. È evidente che non si vogliono garantire gli stessi diritti agli uomini e alla donne in questo luogo di preghiera.», ha dichiarato Tamar Zandberg, deputata del partito Meretz. Anche la recente proposta delle autorità israeliane di creare una parte mista, naturalmente mantenendo quelle separate, e sessiste, così da permettere agli integralisti di non contaminarsi, è caduta nel vuoto, perché tacciata di «tradimento all’ortodossia» dai rabbini fondamentalisti.

    Si può obiettare che nessuno dovrebbe interferire in questioni di una religione diversa dalla sua o negli affari interni di uno Stato sovrano, anche se la libertà di esprimere la propria opinione è sacra tanto quanto tutti i muri, le spianate e le cattedrali del mondo, ma se si adotta questa linea di condotta allora deve valere per i blasfemi di Mosca come per quelli di Gerusalemme. Qualora, invece, si opti per il diritto all’interferenza anche questo deve essere il medesimo, indipendentemente dal luogo o dalla religione. Tenendo, però, in debito conto la gravità dell’atto blasfemo: una cosa è bestemmiare in un luogo sacro, un’altra è pregarvi ad alta voce.

    Ferdinando Menconi


    giovedì
    apr112013

    Vladimir Putin: il “criminale” Lupo della Notte 

    Incidente diplomatico sfiorato fra Finlandia e Russia: si è scoperto che Vladimir Putin era stato inserito, dalla polizia finnica, in una Lista Nera e segreta di “criminali”, da arrestare come mettevano piede in territorio finlandese. La sua colpa? Avere contatti con il Gruppo Biker russo dei Night Wolves. Nulla di segreto, peraltro: il  Presidente non ha mai nascosto le sue simpatie per i Lupi della Notte, motociclisti che si rifanno, sì, alla cultura ribellisitica da “Easy Rider”, ma anche a quella dei Padri ed alle Tradizioni slave.

    Putin ha reagito con la sua consueta ironia, scongiurando ogni incidente, ma facendo accrescere l’imbarazzo delle autorità finlandesi, che si profondevano in scuse assicurando di averlo cancellato dalla lista. Una notizia di costume da riderci un po’ su, non fosse che la lista rimane anche dopo che il Presidente è stato depennato. Le autorità finniche avrebbero dovuto scusarsi con i Night Wolves tutti, perché, anche se i biker non sono dei galantuomini buonisti, non si può criminalizzare una intera categoria in quanto tale. Ci vuole, in uno Stato di diritto, uno specifico reato per arrestare qualcuno e anche la Russia sovietica, negli anni ‘80, si era almeno presa la briga di accusare i membri del club di attività rock antisovietica. La Finlandia democratica neppure quello: chi è stato unto come democratico può infischiarsene del diritto.

    Infatti, nel democratico Occidente la psicopolizia prende sempre più piede. Quello che va represso è il comportamento non conforme, a prescindere dal reato, che, anzi, può sostanziarsi nel semplice appartenere ad un gruppo di persone. Motociclisti nella fattispecie, ma estensibile ad altri, come Italia insegna. La libertà di parola ed espressione, un tempo sacre, sono subordinate al dispiacere che danno alle suorine di sinistra ed ai loro protetti. Non deve esistere altra forma di pensiero, sarebbe antidemocratico.

    La libertà di scorazzare rumorosamente in moto, ubriacarsi ed essere volgari è malvista in Occidente, una libertà che solo quel tiranno di Putin può tutelare e che, anzi, sente addirittura vicina a sé, viste le sue partecipazioni ai raduni dei Lupi della Notte documentate in video con il suo pacchiano trike HD (e addirittura senza casco!), che gli hanno meritato l’inserimento nella lista di pericolosi criminali da arrestare su due piedi e senza bisogno di Habeas Corpus.

    A questo punto, però, alla faccia di tutte le accuse di dittatura mosse a Putin, il “ribelle” di razza, di fronte al fulgido esempio di democrazia finlandese della liste nere segrete, non può che simpatizzare che con il Presidente “Born to be wild”.

    Ferdinando Menconi


    martedì
    apr092013

    Russia: le Ong straniere messe a nudo

    Il tema delle Ong è stato al centro delle questioni trattate da Putin e Merkel nel corso del loro incontro dei giorni scorsi. La Germania ha espresso forte preoccupazione per la politica russa verso le Ong finanziate da paesi esteri, che sono considerate agenti stranieri da Mosca, e Angela Merkel ha apertamente criticato il fatto che, nelle ultime settimane, diverse organizzazioni non governative tedesche attive in Russia sono state oggetto di perquisizioni, compresa la Fondazione Adenauer: «La Russia dovrebbe dare un’opportunità alle Ong e alle altre organizzazioni della società civile, che in Germania sappiamo essere motore di innovazione».

    Christian Forstner, direttore della Fondazione Hanns Seidel, ha dichiarato che «Alcune persone non si fidano delle Ong straniere. Questo è quello che emerge dalle loro azioni. Le autorità russe devono rendersi conto che la modernizzazione non si limita all’economia, ma è un concetto più ampio che riguarda anche la società e la politica». Il punto è proprio che la “modernizzazione” non solo non è obbligatoria, ma, soprattutto, non può né deve essere eterodiretta, anche perché non sarebbe una “modernizzazione neutrale” ma un far evolvere un paese nel senso voluto da altri; magari da quei poteri forti che tanto stanno a cuore a noi “complottisti”.

    La risposta di Putin è stata, come al solito, ferma e disarmante: ha fatto notare che, in questo periodo di crisi, per l’Ue sarebbe meglio destinare il miliardo di euro annualmente speso per mantenere le Ong al salvataggio di Cipro o, comunque, dei paesi dell’Eurozona. Inoltre, ha chiesto come si possano definire “non governative” certe organizzazioni che sopravvivono solo grazie al determinante contributo pubblico erogato da stati o entità sovranazionali. Non valgono le obiezioni di  Christian Forstner: «Questi finanziamenti sono spesi per gli immobili, per gli affitti, per le conferenze, per la logistica, per gli interpreti, tutto quello di cui si ha bisogno per organizzare adeguatamente una conferenza, riunire persone e discutere. Non significa che un miliardo di euro vada ad una qualsivoglia attività sovversiva».

    Che non vadano ad attività sovversive è proprio quello di cui si vuole legittimamente accertare la polizia russa con le sue perquisizioni, che rientrano nel normale esercizio di sovranità nazionale, concetto sempre più dimenticato, quando non combattuto, in Occidente. Questo è ciò a cui mira la legge russa approvata l’anno scorso secondo cui le Ong estere sono “agenti stranieri” (ma come altrimenti definire altrimenti una organizzazione sovvenzionata da stati esteri e che senza questi fondi non sopravvivrebbe autonomamente?) tuttavia la nuova normativa non le ha vietate, e neppure ne limita le attività. Semplicemente, si arroga il sacrosanto diritto di verificare che non compiano attività sovversive.

    Il miliardo di euro fa anche cadere il mito del “volontariato”: le ONG sono ricche dei soldi che non vanno a Cipro o altrove, mentre mantengono apparati pesanti dove il “volontario”, più che la punta dell’iceberg, è la foglia di fico. Come foglia di fico sono, per la Merkel, le Ong, a meno che non siano fondamentali agenti stranieri della sua Germania, che la Cancelliera usa per tenere freddi i rapporti con Putin, mentre vi sarebbero molte ragioni perché le relazioni fossero eccellenti.

    Non a caso Putin ha preferito far gli auguri all’ex cancelliere Schroeder, con il quale c’era «stato un chiaro scambio: la Russia forniva materie prime contro know-how e tecnologia tedesca. Era una situazione ideale in cui vincevano tutti», come ammette lo stesso Forstner, che però aggiunge: «Con Angela Merkel è più difficile. È una leader più razionale, capisce che è un partneriato complesso, che l’economia russa dipende troppo dalle esportazioni di materie prime. Questo deve cambiare negli interessi della società russa». Invece è proprio l’economia tedesca a dipendere da queste materie prime, e quindi è nel suo interesse che la Russia cambi politica, non certo  in quello di Mosca.

    Tutta la questione, decisamente interessante e meritevole di ampi approfondimenti, è stata oscurata dalla carnevalata delle solite Femen, che hanno piazzato le loro zinne nude davanti a Putin e Merkel all’inaugurazione della fiera di Hannover domenica scorsa: permettendo così al mainstream di dare spazio a vuoti slogan anti Putin, anziché affrontare compiutamente le questioni davvero importanti.

    Ferdinando Menconi

    martedì
    apr022013

    Berezovsky: un “ricco” suicidio

    La morte di Boris Berezovsky, l’arcinemico di Putin coinvolto in molte oscure vicende che vedevano compromessi anche i servizi segreti inglesi, era stata rapidamente liquidata come suicidio, senza neppure tentare di coinvolgere il Presidente russo, come sarebbe stato da aspettarsi.

    Oltre alle circostanze in cui era stato ritrovato il cadavere, a dare corpo alla tesi del suicidio erano le pessime condizioni finanziarie in cui l’ex multimilionario, specie dopo la sconfitta in una importante causa contro l’altro tycoon russo Abramovich, si era venuto a trovare. Adesso, però, la tesi comincia a scricchiolare: Berezovsky stava per ricevere liquidità per 300 milioni di dollari da tre trust offshore da lui controllati.

    Il “movente” del suicidio sarebbe quindi venuto a cadere; chi sta per ricevere una somma del genere non è un uomo ridotto alla bancarotta, anzi non versa neppure in difficoltà economiche, quindi perché dovrebbe porre fine alla sua vita? Sicuramente non perché ridotto in povertà. Il suo non è uno dei tanti suicidi della crisi.

    Il “movente” è però elemento centrale in una indagine e quindi, se quello che giustificava il suicidio viene a mancare, è verso altre ipotesi che gli inquirenti dovrebbero dirigersi. Visto che lo scenario Putin è stato escluso in partenza a favore del suicidio, forse le “responsabilità” andrebbero cercate altrove: ma ci sarebbe il rischio di dover rivedere tutti gli impianti accusatori orchestrati nei casi Litvinenko e Politkovskaja, scoperchiando un vaso di pandora che i servizi occidentali pare abbiano tutto l’interesse di tappare con questo comodo suicidio.

    (fm)

    venerdì
    mar292013

    Esercitazioni russe a sorpresa nel Mar Nero

    Una massiccia esercitazione interforze russa ha colto di sorpresa gli stati confinanti, i cui militari di servizio devono aver passato qualche momento di tensione e quelli disponibili sono stati sicuramente tirati giù dalle brande in tutta fretta.

    Non si è rischiato nessun incidente: i russi hanno rispettato tutte le procedure e, forse, i più sorpresi devono essere stati proprio i loro uomini, considerato che l’esercitazione non era prevista ed i preparativi tenuti nella massima segretezza, ma l’obiettivo doveva proprio essere di testare la prontezza operativa nell’impiego coordinato di forze ingenti.

    L’armata di Puitn ha, infatti, dispiegato ben 7.100 militari, circa 250 fra veicoli corazzati e blindati, 50 cannoni, 20 caccia ed elicotteri e 30 navi da guerra: una operazione in grande stile insomma e, a quanto risulta, perfettamente riuscita, non solo sotto il profilo militare.

    Anche l’avvertimento politico dato dalla prova di efficienza delle forze armate russe sarà giunto a segno e i destinatari di questo devono essere coloro che sono intenzionati a trasformare la Siria in un conflitto regionale che schiacci Assad per portarli al potere, perché a questo sembrano voler portare le decisioni prese a Doha dalla Lega Araba. Decisioni che la Russia non ha affatto gradito. 

    Il ministro Lavrov ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili: «Consideriamo che il significato principale delle decisioni prese è che la Lega Araba ha rifiutato una composizione pacifica della crisi siriana». E ha aggiunto che «il riconoscimento della Coalizione Nazionale come unico legittimo rappresentante del popolo siriano contraddice il [comunicato ONU] di Ginevra».

    La conseguenza è che l’ONU non è più mediatore per la Siria neppure per la Lega Araba, che pertanto si pone al di fuori del consesso internazionale, visto che per questa «non ci saranno negoziati, ma solo l’armare le forze che vogliono rovesciare il regime».

    La principale risposta russa alla Lega Araba e a chi vuole infiammare la regione non è stata, come si è visto, quella diplomatica, ma militare: le dinamiche delle esercitazioni, che hanno visto anche lanci di paracadutisti, sono pienamente compatibili con lo scenario siriano. Un intervento russo in territorio siriano in caso di aggressioni esterne avverrebbe, viste le decisioni di Doha,  nel rispetto delle leggi internazionali: la Lega Araba le ha violate ed ha delegittimato l’ONU, che tanto si era adoperato, insieme alla diplomazia moscovita, alla ricerca di una soluzione negoziata.

    Stando così le cose l’intervento militare in Siria di reparti stranieri potrebbe avere conseguenze che andrebbero ben oltre la degenerazione della guerra civile in conflitto regionale: il messaggio lanciato è chiaro, ora bisogna vedere se sarà colto e le esercitazioni a sorpresa non riapriranno la via della soluzione diplomatica.

    Ferdinando Menconi
    giovedì
    mar282013

    Clamoroso: la Russia cede alla Cina diritti sull'Artico

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    Abbiamo parlato molte volte di petrolio (e gas) artico, delle prospettive per i nuovi giacimenti e delle battaglie per i diritti di sfruttamento tra i vari Paesi del Nord in particolare ora che con lo scioglimento dei ghiacci si aprono nuove possibilità.
    Ma non era mai accaduto finora che tali diritti diventassero oggetto di accordi internazionali sulle forniture di petrolio. La prima volta succede tra Russia e Cina, e questo è un segnale di come si stiano ridisegnando le mappe energetiche mondiali.

    Leggi tutto

    mercoledì
    mar272013

    Siria. La Lega Araba va alla guerra

    La Lega Araba è ormai in aperto conflitto con Assad, e anche se non è guerra aperta, almeno per ora, la scelta di campo è netta e chiude ad ogni mediazione: così va interpretata la decisione del summit di Doha di attribuire il seggio della Siria alla Coalizione Nazionale Siriana e di deliberare che i ribelli hanno il diritto ad essere armati.

    Al diritto ad essere armati consegue il diritto a fornire armi, di cui è verosimile le monarchie sunnite del Golfo profitteranno in pieno. Anche se tramite abili triangolazioni le forniture potranno arrivare da altri stati, e magari mediante contrabbando legalizzato, ma è evidente chi saranno i fornitori primari e i finanziatori delle transazioni.

    L’attribuzione del seggio è stata considerata dal regime di Damasco come «un crimine dal punto di vista legale, politico e morale», stando a quanto riportato dal quotidiano filogovernativo Techrine, e può essere visto come l’inizio di una aperta offensiva delle potenze sunnite contro la Siria. Con il supporto di quelle atlantiste, che vedono solo le violazioni dei diritti umani commesse dal dittatore di Damasco e mai quelle dei tiranni dei petrolio.

    I ribelli incassano il successo presso la Lega Araba, ma non sono ancora soddisfatti. Non bastano loro le armi, ma auspicherebbero che altri combattessero la loro guerra: addirittura arrivano a pretendere che la NATO stessa scenda in campo, estendendo la copertura dei missili Patriot anche alle zone da loro controllate, e persino un seggio all’ONU. Alla prima richiesta è arrivato un fermo no. Anche se spesso la NATO va oltre il suo mandato questa sarebbe una violazione troppo chiara della Carta Atlantica. Mentre la seconda sarà verosimilmente bloccata dai veti incrociati russi e cinesi, che impedendo un altro «crimine dal punto di vista legale, politico e morale» si faranno carico di una scelta scomoda per gli altri membri del Consiglio di Sicurezza.

    La rottura fra Lega Araba e Siria è ormai ufficialmente consumata e le speranze di una soluzione negoziata sembrano destinate a spegnersi definitivamente: i sunniti vogliono la guerra e mirano a sostituirsi con la forza all’attuale regime. Una soluzione che, per il popolo siriano, rischia di essere peggiore del male, perché se Assad è un dittatore sanguinario e indifendibile, altrettanto, se non peggio, può essere detto di coloro che vogliono la sua caduta, i quali aggiungono alla tirannide politica anche quella religiosa.

    La guerra civile in corso ha, infatti, contribuito, oltre alle veline atlantiste e sunniti, ad oscurare tutte le violazioni dei diritti umani che quotidianamente avvengono nei paesi arabi “Amici della Siria”, i quali hanno anche loro in corso ribellioni che vengono spietatamente sedate, ma con la complicità dell’Occidente atlantista che garantisce silenzio e buoni affari.

    Solo la scelta negoziale promossa dall’ONU, ma osteggiata da tutti tranne dalla Russia, che perciò è stata descritta come amica del tiranno, avrebbe potuto portare ad una successione di Assad gestita dal popolo siriano. Il quale invece, se le manovre della Lega riusciranno, rischia di passare da una tirannide ad un’altra, forse peggiore ma benedetta da un «Dio unico, vivente e misericordioso».

    Ferdinando Menconi
    giovedì
    mar212013

    Replica russa a Obama: investighi l’ONU

    mercoledì
    mar202013

    Cipro: alla Russia il primo round contro l’UE

    mercoledì
    mar202013

    Cipro: con la Russia nessun accordo, per ora

    Che non fosse una trattativa facile era ovvio, e infatti i colloqui di stamattina non hanno portato ad alcuna intesa.

    Tuttavia Michael Sarris, il ministro delle Finanze di Cipro, ha sottolineato che «la discussione è stata molto franca» e che comunque «continueremo la discussione per trovare la soluzione grazie alla quale speriamo di ottenere sostegno». Egli, pertanto, si fermerà a Mosca fino a quando vi saranno spiragli per addivenire a una soluzione.

    qui la notizia Reuters

    mercoledì
    mar202013

    Cipro: a Mosca in cerca di aiuto

    Il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, si trova in Russia per verificare la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti, in alternativa al diktat della Ue che avrebbe voluto imporre il "prelievo forzoso" (ossia la rapina) sui depositi bancari.

    qui la notizia d'agenzia - AGI
    martedì
    mar192013

    Flotta russa: non solo nel Mediterraneo

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    mar152013

    La Georgia vuole riavvicinarsi alla Russia