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a cura di Valerio Lo Monaco

(in arrivo)

Entries in Siria (447)

giovedì
set172015

La (dubbia) moralità del profugo

Inutile nascondercelo, la foto del bambino curdo di Kobane morto sulle spiagge di Bodrum ci ha toccato tutti. Che poi si sia cercato di esorcizzare il sentimento nelle solite polemiche all’italiana è un altro conto, talvolta i complottari sanno essere peggiori del mainstream, ma, sul momento, tutti abbiamo partecipato al dolore di quel padre. Tutti o quasi, perché ai funerali qualcuno ha brillato per la sua polemica assenza: i combattenti di Kobane.

Questa notizia è appena trapelata e non è stata in alcun modo amplificata perché il mainstream era troppo impegnato ad attribuire al profugo la massima dignità, quindi non era opportuno far sapere che, oltre a fuggire, si può pure combattere.

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lunedì
set072015

Come siamo diventati buoni, di fronte alla foto di Aylan

Il potere “iconico”, si è detto. Le immagini che a volte (chissà perché…) si caricano di una forza comunicativa che le parole hanno per lo più perduto. Ed ecco allora che una singola foto – quella di un bambino siriano di appena tre anni che è morto durante un naufragio sulle coste turche e il cui corpicino viene raccolto sulla spiaggia da un agente in divisa – diventa magicamente una sorta di rivelazione collettiva che accende il coinvolgimento interiore di innumerevoli persone.

Non solo cittadini qualsiasi, che potrebbero avere il pur dubbio alibi della distrazione, ma persino governanti.

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venerdì
gen162015

Disinformazione come arma di guerra

Il modo come i telegiornali, l’unico mezzo d’informazione della maggioranza degli italiani, hanno dato notizia dei movimenti di Hayat Boumedienne, è estremamente istruttivo.

La probabile terrorista compagna di uno dei killer di Parigi, non sarebbe stata con lui nel supermercato ebraico come si era detto in un primo momento, ma già da diversi giorni si sarebbe recata in Siria. Le varianti al verbo “recarsi” sono “rifugiata” oppure “diretta”. Punto. L’informazione finisce qui, senza altri chiarimenti. 

Cosa può capire il cittadino che non conosce i dettagli dei complessi intrecci politici di quelle regioni, cioè la gran parte degli spettatori-ascoltatori?

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venerdì
nov292013

Siria. Turchia e Iran a sostegno di “Ginevra 2”

martedì
nov262013

Siria: fissata la data della conferenza di pace

Dopo una infinita serie di rinvii, ogni volta che sembrava avviata la via diplomatica per la soluzione della crisi siriana, la data per la conferenza di pace “Ginevra 2” sarebbe stata finalmente e definitivamente fissata per il 22 gennaio 2014, ma visti i precedenti il condizionale è d’obbligo.

La conferenza propriamente detta sarà preceduta da un incontro trilaterale ONU-Russia-USA il 20 dicembre prossimo, una delle date inizialmente previste per “Ginevra 2”, dove i padrini delle parti in causa si daranno il compito di rappresentare gli interessi dei belligeranti e cercheranno un primo compromesso di massima su cui far partire i negoziati, evitando così che un immediato confronto diretto ribelli-Assad porti a rotture insanabili fin dalle prime battute dei negoziati.

Questo almeno da un punto di vista formale e ufficiale, ma è lecito pensare che Russia e USA baderanno in primis ai propri interessi, mediandoli con quelli delle fazioni siriane da usare come pedine sacrificabili in un gioco più grande di loro. Operazione, questa, più facile per la Russia, che riesce ad agire in maniera coordinata con Assad, anziché per gli USA, i quali hanno scarso controllo sui ribelli, che infatti non è stato semplice portare al tavolo della pace.

Non si può, però, non concordare con l’inviato speciale dell’Onu, Lakhdar Brahimi, che, in una discussione in diretta telefonica con la controparte siriana, ha dichiarato: «È un’opportunità gigantesca per la pace. Non dobbiamo gettarla via. Non attendete l’inizio dei colloqui per fare qualche gesto di buona volontà. Diminuite la violenza, liberate dei prigionieri». Pace che adesso è anche interesse degli Stati Uniti, proprio perché a Washington hanno dovuto accettare l’impossibilità di tenere sotto controllo gli insorti e, quindi, uno scenario di stampo libico non è più conveniente, considerato anche che in Libia si è dovuto registrare un fallimento totale della strategia: i cirenaici, diventati ora, per la stampa mainstream, islamisti dopo esser stati civili inermi insorti per la libertà, continuano nel tentativo separatista.

Al contrario dei negoziati sul nucleare iraniano, non filtra nessuna indiscrezione. Addirittura non è ancora nota la lista dei partecipanti alla conferenza di pace, tuttavia il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon si è comunque felicitato di questa nuova opportunità di discutere un cessate il fuoco in Siria: «La sola maniera di metter fine alle violenze è quella di creare un governo che integri tutte le parti in conflitto. Sarebbe imperdonabile non approfittare di questa opportunità per mettere fine a questi lutti e violenze».

Difficile non essere d’accordo, ma il gioco non è condotto né dal popolo siriano, né mettendo al primo posto le sue esigenze, come evidenzia l’incontro trilaterale preliminare.

venerdì
nov222013

Damasco: quando la guerra viola anche l'anima

mercoledì
nov202013

Libano: chi alimenta le tensioni etniche? 

lunedì
nov182013

Arabia Saudita e Siria: il paradosso dell’Occidente

venerdì
nov152013

IN SIRIA E' SCOPPIATA LA POLIOMELITE E 20 MILIONI DI BAMBINI DEVONO ESSERE VACCINATI


DI ROBERT FISK
independent.co.uk

La tragedia siriana si fa più feroce ogni settimana. Sono rimasto scioccato nell'apprendere che questo fine settimana almeno duemila afghani, i più poveri tra i poveri del paese più crudele della terra - che ha fatto fuggire gli invasori sovietici dalla loro terra e poi [ha sopportato] la guerra civile post-russa e poi la guerra civile post-talebani e poi il post talebani del 9/11 - sono intrappolati negli scantinati a Damasco, incapaci di fuggire in Siria o ritornare nella loro terra desolata. Deve essere il loro incubo più orribile, per la maggior parte di loro che sono musulmani sciiti, disprezzati dai talebani e ora dai ribelli sunniti che cercano di rovesciare il governo di Bashar al-Assad.

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mercoledì
nov062013

Siria. La morte per fame imposta dalla UE

Le sanzioni economiche imposte alla Siria sono un crimine di cui nessuno parla, la causa della spaventosa miseria che sta flagellando il popolo siriano.

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mercoledì
nov062013

Il "peso" iraniano per richiamare jihadisti stranieri dalla Siria

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, ha affermato che il suo Paese potrebbe usare la sua influenza per incoraggiare i miliziani stranieri a…

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martedì
nov052013

Cirenaica: la lotta secessionista di cui non si parla

Dalla dimenticata Libia scarso risalto è stato dato alla notizia che, in Cirenaica, ha “giurato” un nuovo governo secessionista e, fra i pochi ad essersene accorti, alcuni hanno commentato definendo il fatto come l’iniziativa di “Signori della guerra” locali.

Non c’è da stupirsi che l’iniziativa secessionista venga ignorata dai più: questa crea sommo imbarazzo perché ricorda che la guerra di Libia fu, ai suoi inizi, una guerra di secessione, che le potenze atlantiste trasformarono, a suon di bombe sganciate a difesa di civili inermi armati di tutto punto, in una insurrezione contro il tiranno, così da poter intervenire militarmente nella speranza di poter meglio sfruttare la nazione una volta pacificata.

Nonostante l’ampio spiegamento di mezzi l’intervento si è rivelato un fallimento su tutta la linea, specie sul fronte della pacificazione: nessun controllo del territorio dove gli scontri continuano incessanti, pur nel silenzio assordante delle maggiori testate, assorbite come sono dai fatti di Siria quando trattano dei sottoprodotti della Primavera araba.

Interessante, però, notare come, adesso, il mainstream metta in risalto che il governo di Tripoli, che non governa nulla, dichiari illegale la secessione e sottolinei che tale vada considerata, smentendo così la linea tenuta quando Bengasi insorse contro Gheddafi proprio al medesimo scopo. Allora l’insurrezione contro il governo centrale era legittima e fu sostenuta, salvo poi sconfessarla una volta caduto il tiranno, perché era questo l’obiettivo degli occidentali. I cirenaici si sarebbero, probabilmente, contentati dell’indipendenza, mentre i tripolini, forse, non avevano tutta questa urgenza che Gheddafi morisse, visto che li aveva colmati di privilegi.

La Cirenaica sembra essere pronta ad incendiarsi di nuovo, ma dubitiamo che l’Occidente terrà un comportamento limpido: probabilmente sventolerà un problema di fondamentalismo islamico per dare una patina legale ad azioni diametralmente opposte a quelle che portarono alla caduta del Raìs. Quali saranno le linee che terranno gli atlantisti è, tuttavia, prematuro ipotizzarle, ma si può esser certi che  l’intervento sarà dettato dalle stesse logiche che portarono a quello del 2011: le risorse libiche sono concentrate in Cirenaica.

Nel solco dello sfruttamento si può trovare l’unica linea di coerenza dell’ingerenza umanitaria e legalista atlantista nella regione, ma essendo un aspetto che non può essere dichiarato apertamente si cerca di occultare alle masse quanto sta accadendo in Libia, prendendo tempo e preparando acrobazie logiche e giuridiche in attesa di intervenire contro i cirenaici, se la situazione degenererà a livelli che ne impediranno l’occultamento e se il conflitto, quindi, irromperà in prima pagina.

Due anni fa la guerra di Libia esplose per le aspirazioni secessioniste, storicamente ineccepibili, della Cirenaica, ma l’Occidente questa volta non sembra intenzionato ad appoggiarle, a meno che i nuovi aspiranti padroni non forniscano congrue garanzie di pacifico sfruttamento delle risorse, diventano così delle controparti preferibili all’imbarazzante (non) governo tripolino. In quel caso, gli insorti cesseranno di essere fondamentalisti al soldo di signori della guerra e ridiverranno eroi della libertà.

Forse l’operazione di maquillage è già cominciata, se alla condanna si è preferito il silenzio.

Ferdinando Menconi
martedì
nov052013

Tensioni tra Usa e Arabia Saudita. Chi sta scaricando chi?

lunedì
nov042013

Siria. Opposizione detta condizioni per partecipare a Ginevra-2

L'opposizione siriana detta condizioni chiare per la propria partecipazione alla conferenza di pace Ginevra-2. Per la piattaforma d'opposizione che…

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giovedì
ott312013

Siria, Opac: "distrutti tutti strumenti per produrre armi chimiche"

Tutto l'arsenale chimico dichiarato dal regime siriano è stato distrutto. Lo rende noto l'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi…

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mercoledì
ott302013

Siria, Assad: "Il conflitto lo risolve il popolo"

"La fine del sostegno ai terroristi sarà la soluzione del conflitto in Siria", così Bashar al Assad, nel ricevere Lakhdar Brahimi l'inviato speciale…

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martedì
ott292013

Suicidio saudita

Riyadh non solo rifiuta l'accordo Russia-USA per la Siria, ma continua la guerra e annuncia misure di ritorsione per punire gli USA. Tempi finiti per i Saud? [Thierry Meyssan]

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venerdì
ott182013

ONU: il “gran rifiuto” dell’Arabia Saudita

giovedì
ott102013

RUSSIA, SIRIA E IL DECLINO DELL'EGEMONIA AMERICANA

DI ISRAEL SHAMIR
counterpunch.org

Un colloquio al Rhodes Forum, 5 Ottobre 2013

Prima le buone notizie. L’'egemonia Americana è al termine. Il bullo prepotente è stato soggiogato. Abbiamo raggiunto il Capo di Buona Speranza, simbolicamente parlando, nel Settembre del 2013. Con la crisi in Siria, il mondo ha preso una svolta storica nell’'era moderna. E’ stata un’'azione rapida, rischiosa tanto quanto la crisi dei missili a Cuba nel 1962. Le probabilità di un conflitto mondiale erano alte, con America e Eurasia che tentavano di avere la meglio nel Mediterraneo orientale. Ci vorrà del tempo prima di poterci rendere davvero conto di quello che abbiamo passato: è normale, quando avvengono fatti così importanti.

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mercoledì
ott092013

Siria: prese di coscienza (tardive)

Un «ben svegliato» al vicepresidente della Commissione Ue Michel Barnier, che nel suo intervento davanti al Parlamento europeo ha parlato del pericolo che gli islamisti europei che oggi combattono in Siria possano, in futuro, fare lo stesso in Europa.

Il numero di europei che vanno a combattere in Siria, ha affermato, è «senza precedenti» e «le reti» di questi miliziani «possono essere utilizzate per scatenare attacchi in Europa». Per questa ragione ha invitato a «restare vigili nei confronti dei cittadini europei che si spostano per andare a combattere in Siria».

Il pericolo costituito da jihadisti con passaporti europei è noto da tempo, già da quando l’Ue  si accodava acriticamente alle minacce contro Assad, imponeva sanzioni contro il governo e votava gli aiuti alle opposizioni.

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