All in Editoriali

La Voce del Ribelle 87 - Ottobre 2017

Sommario

10 anni di Ribelle, e sentirli tutti

Gli stessi messaggi. Un codice diverso

Egregio marginale che persegui il bene (e poi finisci male)

Patrimoni a rischio, utilizzando la scusa del debito pubblico

Carissima sessualità, prima demonizzata e dopo mercificata

Venne il bolscevismo e stravolse il mondo. Poi stravolse sé stesso

La decrescita prima della decrescita

Prendete il calcio, per esempio

Storie di ordinaria amministrazione

La Voce del Ribelle 80 - Marzo 2017

Sommario

Censura? Forse è arrivato il momento di quel media che manca

Democrazia diretta. Ma diretta da chi?

Ergastolane, ma non piegate

Disuguaglianza ancora più polarizzata: 0,1% Vs 99,9%

#NunFamoStoMostro (de cemento)

Terza via e altre fandonie progressiste

Nel tramonto di François Hollande il crepuscolo dell’ideologia liberale

Minaccia islamica: così utile che pare quasi inventata

Molto, molto oltre il referendum del 4 dicembre

Tutti nella Rete. Quasi tutti irretiti

Storie di ordinaria amministrazione

È arrivata l’ora di rallentare*

La Voce del Ribelle 79 - Febbraio 2017

“1984”-2017: Orwell è tra noi?

MES: non conterete nulla, singoli Stati

L’amarissima verità: la Raggi non è adatta

Che fine sta facendo il grande sogno M5S?

Alex Langer, il tratto leggero di una figura estrema

Cinque tipi a posto: ed è già comunità

La dittatura del “Mi piace”

Community

Cari bancari, ma non vi fate schifo?*

Come siamo diventati buoni, di fronte alla foto di Aylan*

Ciò che non era avvenuto al primo turno delle elezioni Amministrative è accaduto al secondo nei ballottaggi: il Partito Democratico è stato umiliato. Che lo sia stata anche la coalizione del centrodestra non è neanche una notizia, vista l'esiguità di una proposta politica che da quest'ultima parte non arriva ormai da mesi e mesi. Ma insomma il dato politico che emerge è, da una parte, il messaggio tutto rivolto al clan di Matteo Renzi, checché ne dica il Presidente del Consiglio, dall'altra parte l'ascesa del MoVimento 5 Stelle a ruoli sul serio governativi.

Gli scenari che si aprono a questo punto sono di due ordini, da un lato ciò cui i risultati delle Amministrative possono condurre in ottica di governo, dall'altro lato riguardo le capacità di governare che il M5S a questo punto è sul serio obbligato a dover dimostrare.

I primi quarant'anni del quotidiano La Repubblica dunque, tondi tondi il prossimo 14 gennaio. A nostro avviso non c'è molto da festeggiare. Se non, naturalmente, la longevità di un giornale in questo scenario di enormi cambiamenti nel mondo dell'editoria così come avvenuto nell’ultimo quindicennio. La data è effettivamente storica, visto che il giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto ininterrottamente da Ezio Mauro si appresta proprio a spegnere quaranta candeline: ciò significa, però, che qualche linea si può tirare.
No, non pubblichiamo "le dieci foto dell'anno" e neanche "i dieci video più cliccati del web", perché molto semplicemente qui non siamo a caccia di click. E lo stesso con tutte le classifiche che inondano i siti di cosiddetta informazione del nostro Paese. Ma un bilancio e un breve riepilogo è necessario farlo. Perché alcune cose, importanti, questo 2015 le ha dette.

Le recenti disavventure bancarie hanno stimolato riflessioni sulla cattiva gestione della finanza o su questioni di dettaglio invero insignificanti come gli scandaletti veri o presunti della famiglia Boschi o come le falle nei meccanismi di controllo della Banca d’Italia. Nessuno nei media di regime osa riandare alla radice per rimettere in discussione i princìpi su cui si basa tutto il sistema del credito in Occidente, un sistema che è pura e semplice usura.

Le grandi religioni monoteiste, fin troppo vilipese nella modernità che di usura prospera, convergono nella condanna senza appello del prestito a interesse.

Il mio articolo del 13 dicembre scorso “Cari bancari, ma non vi fate schifo?” (qui) ha suscitato un certo interesse. Ed evidentemente parecchia irritazione (in più di qualcuno). E più di qualche commento. Si va dal lapidario “Che cavolate che scrivi, grosse cavolate…” a qualche commento più lungo e, in qualche caso, in filo più articolato.

È superfluo rispondere a tutti. Ad alcuni è inutile farlo. Ad altri proprio impossibile, tipo quello che ho appena citato: non si può farlo al di sotto di un livello minimo di eventuale contro-argomentazione proposta.

Ad altri commenti, invece, è opportuno replicare, anche perché hanno il pregio di sollevare una questione che si snoda sotto traccia nella nostra società, che ne è uno specchio, e che però ha bisogno di essere rigettata con sdegno.

Bancari, sì. Non banchieri. Non è un errore. Parliamo proprio di quelle persone che in una banca ci lavorano, non di quelle che una Banca la possiedono. Gli impiegati, proprio loro. E per essere precisi non di quelli alle operazioni di sportello, ma di quelli che sono lì per vendere i prodotti finanziari ai clienti. Quelli che vi accolgono in quelle simil salette riservate, che in qualche caso vi chiamano anche al telefono, perché magari si sono accorti che sul conto corrente avete più di qualche migliaio di euro. E che dunque sono prontissimi a consigliarvi di investirli in qualche modo. Ecco, è a questi che ci riferiamo. Perché questi non sono i proprietari della Banca, non sono ricchi possidenti. Hanno un contratto di lavoro di tutto rispetto, lo sappiamo, mensilità multiple e tutto il resto. Ma è gente come noi. I cui genitori sono magari esempi coincidenti delle stesse persone alle quali consigliano di acquistare i prodotti che propongono.

A intervalli regolari e periodici, e a vario titolo, viene rispolverato il termine populismo, sempre connotandolo di valore negativo. In ordine di tempo gli ultimi casi si riferiscono alle parole di Donald Trump, candidato alle primarie repubblicane per le prossime elezioni negli Stati Uniti e alla ascesa, che appare inarrestabile, di Marine Le Pen in Francia con il nuovo corso del Front National.

Per quanto riguarda l’Italia il termine viene usato maggiormente per indicare spregiativamente tutti i richiami e i discorsi che i vari leader del centrodestra pronunciano da anni e, da ultimo, soprattutto per ogni messaggio politico proveniente dall’area del Movimento 5 Stelle. 

Il papa parla di guerra mondiale in atto, “a pezzi” secondo la sua espressione linguisticamente non felicissima. Alcuni negano che ci sia una guerra mondiale, essendo normale che esistano conflitti locali in qualche area del mondo. Altri parlano di terza guerra mondiale in corso. Infine i più pedanti precisano che questa sarebbe la quarta, classificando come terza la cosiddetta “guerra fredda”.

Sono tutti discorsi futili.

Lo schieramento a favore del laicismo è compatto e apparentemente al riparo da possibili confutazioni. Noi occidentali che veniamo da una cultura illuminista, più che cristiana, un illuminismo che ha informato di sé la mentalità dominante nell’epoca moderna, riteniamo che la religione sia un fenomeno di coscienza, da vivere nell’intimo di ogni credente e da manifestare in luoghi deputati alle diverse fedi, senza interferire nelle leggi dello Stato che rispondono a una logica puramente civile e politica.

Questa concezione della vita sociale è effettivamente l’unica che consente accettazione e rispetto tra le varie fedi.

Come era stato ampiamente previsto da alcuni analisti indipendenti, gli ultimi dati Istat, resi noti ieri, confermano ciò che pur noto da tempo era stato mascherato ad arte dai comunicati governativi: l’economia italiana rallenta, torna a crescere il numero di chi è inattivo e l’inflazione ritorna tanto indietro da far scattare il campanello d’allarme della deflazione. Ancora una volta. Il tutto, naturalmente, malgrado non solo i comunicati e i tweet vittoriosi di Renzi delle settimane scorse ma soprattutto malgrado l’enorme aiuto monetario, attraverso il Quantitative Easing, che la Banca Centrale Europea continua imperterrita a immettere in circolazione senza alcun risultato apprezzabile.

Da almeno quindici anni i commentatori presunti esperti stanno mettendo a dura prova la nostra capacità di sopportazione, con le loro chiacchiere a vuoto. Alcuni, soprattutto schierati a destra, ripetono che l’Islam è religione guerriera, fanatica e intransigente per sua natura, come si può dedurre dalla lettura del Corano. Altri, soprattutto schierati a sinistra ma con robuste presenze nella chiesa cattolica, riconoscono all’Islam l’anelito alla pace e alla fratellanza, sempre partendo da una loro lettura del Corano.

Nel Corano come nella Bibbia si trova tutto e il contrario di tutto.