All in Esteri

La Voce del Ribelle 81 - Aprile 2017

Questo numero della rivista è particolarmente ambizioso. Come alcuni altri cui siete abituati da quasi dieci anni. Il motivo è presto detto e risiede nell’apertura stessa: proponiamo uno scenario e una chiave di lettura del tutto inediti e differenti da qualsiasi altro studio attualmente presente. Il tema è, in estrema sintesi, quella della post-globalizzazione. Ovvero di ciò che ci aspetta in seguito ai grandi riposizionamenti che i poteri forti stanno mettendo in atto in seguito alla verifica di due fattori. 

La Voce del Ribelle 80 - Marzo 2017

Sommario

Censura? Forse è arrivato il momento di quel media che manca

Democrazia diretta. Ma diretta da chi?

Ergastolane, ma non piegate

Disuguaglianza ancora più polarizzata: 0,1% Vs 99,9%

#NunFamoStoMostro (de cemento)

Terza via e altre fandonie progressiste

Nel tramonto di François Hollande il crepuscolo dell’ideologia liberale

Minaccia islamica: così utile che pare quasi inventata

Molto, molto oltre il referendum del 4 dicembre

Tutti nella Rete. Quasi tutti irretiti

Storie di ordinaria amministrazione

È arrivata l’ora di rallentare*

Energia e Geopolitica

di Filippo Ghira

l'Eni e la sovranità perduta, 

il petrolio, il gas, 

e le guerre "interessate" nel mondo

Introduzione

La recessione economica in corso e il conseguente calo della domanda globale stanno provocando un crollo del prezzo del petrolio, sceso a febbraio del 2016 sotto i 30 dollari al barile (un barile è pari a 159 litri), situazione che è in grado di destabilizzare gli attuali equilibri internazionali che già sono deboli di proprio.

Dopo il famoso 11 settembre, Bush dichiarò guerra all’estremismo islamico. La previde di lunga durata e la chiamò Enduring Freedom. Sono passati 14 anni, sufficienti a tracciare un bilancio di quella annunciata lunga guerra.

Se la ragione vera era proprio la lotta all’estremismo islamico, possiamo tranquillamente affermare che si è trattato di una sconfitta clamorosa.

Il Patto di Stabilità resta un tabù intoccabile per la Commissione europea ma con alcune eccezioni. Se gli investimenti in opere infrastrutturali continuano infatti a dover essere conteggiati nel disavanzo pubblico, lo stesso non varrà per le spese militari straordinarie effettuate in funzione della sicurezza. Gli attacchi dell'Isis a Parigi, e quelli che sono stati annunciati nella Londra guerrafondaia e nella Roma del Giubileo che vedrà l'arrivo di milioni di infedeli, hanno spinto Jean Claude Juncker a compiere il fondamentale passo. Oltre alle spese per armarsi e per reclutare nuovi effettivi, in maniera tale da alzare i livelli di sicurezza interna, continueranno ad essere conteggiate a parte anche le spese sostenute per affrontare l'emergenza migranti, come deciso lo scorso 28 ottobre. Che per l'Italia comporterà un aggravio dello 0,2%.

Mentre il turbamento per il massacro di Parigi suggerisce appelli all’unità contro il terrorismo, la Russia è sottoposta a un attacco concentrico e multiforme, apparentemente analogo a quello che subì l’URSS negli anni Ottanta e che ebbe pieno successo portando alla sua dissoluzione.

Allora una manovra congiunta fra USA e Arabia Saudita fece precipitare il prezzo di gas e petrolio, togliendo all’URSS la sua più importante risorsa finanziaria.

Della Cina si parla per commentare con un misto di compiacimento e di preoccupazione il calo della produzione, che in realtà è soltanto un calo delle percentuali di incremento del PIL, cosa ben diversa. Compiacimento perché si tratta pur sempre di un concorrente e di un residuo del comunismo novecentesco. Preoccupazione perché un cedimento dell’economia cinese avrebbe ripercussioni immediate in tutto il mondo.

Meno attenzione si dedica ad altri fatti che invece meritano considerazione.

Ci sono spie linguistiche estremamente significative per chi sappia leggerle. Una di queste è il “non ancora” utilizzato da Obama nell’annuncio della sua decisione di mantenere un contingente armato in Afghanistan, contraddicendo il suo impegno precedente di un ritiro totale entro il 2016.

Le truppe resteranno perché le forze armate afghane “non sono ancora pronte” ad affrontare da sole la guerriglia. Quel “non ancora” denuncia ipocrisia, imbarazzo, impotenza. È il balbettìo di chi non sa più cosa dire.

da Economyincrisis.orgIn conseguenza dell'accordo di libero scambio del Pacifico (Tpp), firmato la scorsa settimana dai dodici ministri del Commercio dei Paesi interessati, dopo dieci anni di discussioni, è stato compiuto un ulteriore passo vero il libero mercato mondiale. Al Tpp dovrebbe seguire infatti in tempi brevi l'analogo accordo (Ttip) per l'area dell'Atlantico, attualmente in trattativa tra Nord America ed Unione europea. 

Il Renzi newyorchese ha dato il meglio della sua effervescenza mediatica.

Ha detto addirittura cose apparentemente lodevoli sulle questioni internazionali. Ha fatto del giusto sarcasmo sulle iniziative aggressive della Francia in Siria, iniziative che fra l’altro contraddicono la posizione di Merkel conciliante verso Assad e sono fatte in totale autonomia dalle istituzioni dell’UE, scavalcando ancora una volta la povera Mogherini: quelle della Francia sono “iniziative-spot”. Ha opportunamente richiamato il precedente disastroso della Libia, dove l’interventismo occidentale ha dato la stura a un vortice di fanatismi e tribalismi.

Tutto bene allora?  Abbiamo un capo di governo illuminato e coraggioso, uno che la canta chiara a chi di dovere? Purtroppo non è così.

Bel discorso al Congresso USA, mercoledì scorso, e bel discorso all’Assemblea generale dell’ONU, il giorno successivo. Nel suo viaggio oltreoceano papa Francesco ha confermato di essere molto abile, nel presentare sé stesso e la Chiesa in una luce positiva e desiderabile, e puntualmente ha fatto il pieno di reazioni favorevoli, o persino entusiastiche: applausi ripetuti dei presenti, qualcuno dei super professionisti della politica che addirittura si commuove fino alle lacrime (vedi il repubblicano John Boehner, presidente della Camera), e gli amplificatori del mainstream che rilanciano nel modo più acritico le dichiarazioni altisonanti e i mirabili auspici.

Tutto perfetto, nella rappresentazione mediatica.

Inutile nascondercelo, la foto del bambino curdo di Kobane morto sulle spiagge di Bodrum ci ha toccato tutti. Che poi si sia cercato di esorcizzare il sentimento nelle solite polemiche all’italiana è un altro conto, talvolta i complottari sanno essere peggiori del mainstream, ma, sul momento, tutti abbiamo partecipato al dolore di quel padre. Tutti o quasi, perché ai funerali qualcuno ha brillato per la sua polemica assenza: i combattenti di Kobane.

Questa notizia è appena trapelata e non è stata in alcun modo amplificata perché il mainstream era troppo impegnato ad attribuire al profugo la massima dignità, quindi non era opportuno far sapere che, oltre a fuggire, si può pure combattere.

Addio Lula, al diavolo la Rousseff. La sintesi è un po’ provocatoria, ma la sostanza è questa: milioni di brasiliani della cosiddetta nuova classe media, entrati negli ultimi anni nel “paradiso” del consumo globale grazie alle politiche sociali del governo Lula, sono pronti a voltare le spalle alla sua erede, appunto Dilma Rousseff, colpevole di mettere a rischio le loro conquiste e i loro sogni consumistici.

La tesi è del sociologo ed economista portoghese Boaventura Sousa Santos

L'oro sembra aver perso la sua natura di bene rifugio. Più per gli investitori istituzionali che per le famiglie. I prezzi hanno toccato il livello più basso degli ultimi cinque anni, sotto i 1.100 dollari per oncia (un'oncia Troy è pari a 31,1035 grammi).

Una conseguenza sia della rivalutazione del dollaro, per cui gli acquisti in questa fase sono più onerosi, sia della diminuzione delle riserve della Banca centrale della Cina che negli ultimi anni ne aveva fatto incetta, seguita a ruota dall'India. Non a caso due economie contrassegnate da un'impetuosa crescita economica che, a causa dell'indebitamento che ne era stato la premessa, aveva reso necessario l'accumulo di riserve auree a titolo di garanzia.