All in Manipolazioni

La Voce del Ribelle 87 - Ottobre 2017

Sommario

10 anni di Ribelle, e sentirli tutti

Gli stessi messaggi. Un codice diverso

Egregio marginale che persegui il bene (e poi finisci male)

Patrimoni a rischio, utilizzando la scusa del debito pubblico

Carissima sessualità, prima demonizzata e dopo mercificata

Venne il bolscevismo e stravolse il mondo. Poi stravolse sé stesso

La decrescita prima della decrescita

Prendete il calcio, per esempio

Storie di ordinaria amministrazione

La Voce del Ribelle 81 - Aprile 2017

Questo numero della rivista è particolarmente ambizioso. Come alcuni altri cui siete abituati da quasi dieci anni. Il motivo è presto detto e risiede nell’apertura stessa: proponiamo uno scenario e una chiave di lettura del tutto inediti e differenti da qualsiasi altro studio attualmente presente. Il tema è, in estrema sintesi, quella della post-globalizzazione. Ovvero di ciò che ci aspetta in seguito ai grandi riposizionamenti che i poteri forti stanno mettendo in atto in seguito alla verifica di due fattori. 

La Voce del Ribelle 80 - Marzo 2017

Sommario

Censura? Forse è arrivato il momento di quel media che manca

Democrazia diretta. Ma diretta da chi?

Ergastolane, ma non piegate

Disuguaglianza ancora più polarizzata: 0,1% Vs 99,9%

#NunFamoStoMostro (de cemento)

Terza via e altre fandonie progressiste

Nel tramonto di François Hollande il crepuscolo dell’ideologia liberale

Minaccia islamica: così utile che pare quasi inventata

Molto, molto oltre il referendum del 4 dicembre

Tutti nella Rete. Quasi tutti irretiti

Storie di ordinaria amministrazione

È arrivata l’ora di rallentare*

La Voce del Ribelle 79 - Febbraio 2017

“1984”-2017: Orwell è tra noi?

MES: non conterete nulla, singoli Stati

L’amarissima verità: la Raggi non è adatta

Che fine sta facendo il grande sogno M5S?

Alex Langer, il tratto leggero di una figura estrema

Cinque tipi a posto: ed è già comunità

La dittatura del “Mi piace”

Community

Cari bancari, ma non vi fate schifo?*

Come siamo diventati buoni, di fronte alla foto di Aylan*

WEB e manipolazione delle MASSE

di Valerio Lo Monaco

Come Social e Motori di ricerca 

alterano la percezione cognitiva

Introduzione

Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri. 

Governance: l'autoritarismo moderno

di Valerio Lo Monaco

Come la Trilateral Commission, e i suoi servi, ci hanno tolto la sovranità

Perché

Occorre mettere a fuoco il significato reale del termine governance, perché questo viene usato in modo disorientante e mediaticamente persuasivo praticamente in ogni ordine e grado dalla propaganda e dall’azione politica. Non da oggi, naturalmente, ma è innegabile, come vedremo, che proprio in questa fase storica le applicazioni reali che l’estensione pratica della sua azione dispiegano sulle decisioni politiche influenti sulla vita di ognuno di noi stiano cambiando radicalmente il volto della società nella quale viviamo.

Le "parole" della politica

di Luciano Fuschini

tra mistificazione e utilizzi scorretti

con la complicità di media 

e “intellettuali” embedded

Perché

Il primo dovere dei cosiddetti opinion’s makers, quelli che un tempo erano definiti “gli intellettuali”, sarebbe di usare il linguaggio in modo rigoroso, chiarendone i significati e depurandolo delle deformazioni che gli interessi dei diversi gruppi sociali e l’uso improprio dei parlanti vi hanno apportato.

Di fatto i suddetti formatori dell’opinione pubblica si comportano in modo esattamente opposto. Sono proprio loro i responsabili dell’uso distorto delle parole a fini propagandistici. Lo fanno in modo sistematico e pienamente consapevole. Lo fanno nell’interesse dei gruppi di potere o dei partiti dei quali si sono messi al servizio.

Emergenza costante (sicuri?)


 

Le misure di sicurezza tra legge e psicologia

di Tina Benaglio

Introduzione

Se è vero ciò che ha scritto il filosofo Giorgio Agamben in un suo articolo su “Le Monde”, e cioè che lo stato di emergenza non è uno strumento a difesa della democrazia, ma al contrario è «il dispositivo attraverso il quale i regimi totalitari si affermarono in Europa», resta allora da capire perché mai le persone possano con tranquillità accettare, se non addirittura in taluni casi chiedere, lo stato di emergenza. Nello stato di emergenza, infatti, le libertà individuali vengono sospese, vi è la «rinuncia a qualsiasi certezza del diritto». Del diritto di qualsiasi persona.

Eppure oggi si assiste, da parte di un numero sempre più crescente di persone, alla rinuncia dei propri diritti - e dell'intero apparato delle tutele democratiche - in nome di una maggiore sicurezza personale. Vera o presunta.

Perché succede? Quali sono i meccanismi psicologici personali coinvolti in queste scelte? Quali sono, quindi, i meccanismi psicologici su cui il “sistema” sta facendo leva?

Terrorismo q.b. . Terrorismo “quanto basta”. Sarà di certo un caso, ovvero una provvidenziale combinazione di circostanze, ma le stragi in grande stile compiute dagli estremisti islamici in Occidente rimangono episodiche. Sull’arco di quattordici anni, quanti ne sono trascorsi dal doppio attentato alle Torri gemelle di New York, se ne contano soltanto quattro all’interno della UE (a Madrid l’11 marzo 2004, a Londra il 7 luglio 2005 e le due di Parigi dell’anno in corso, prima a gennaio con l’assalto del 7 gennaio alla sede del settimanale Charlie Hebdo e poi con gli eccidi del 13 novembre), mentre non ne è avvenuta neanche una negli USA.

Decisamente troppo poche, per una strategia prettamente terroristica.

O di qua, o di là. O con l’Occidente colpito dai terroristi sanguinari che uccidono in maniera indiscriminata, come è avvenuto venerdì sera a Parigi, oppure con chi quell’Occidente lo odia. E lo attacca, appunto, a suon di attentati. Attentati contro la popolazione inerme. Ignara. Incolpevole.

Lo schema è vecchio, ma in questo caso “vecchio” non significa affatto “logoro”. Al contrario: significa collaudato.

Imponete una logica – ossia una chiave di lettura di certi fatti e di certi processi, in vista di certe finalità che diventano vincolanti e inderogabili – e avrete un vantaggio decisivo nell’orientare ogni sviluppo successivo. Imporre una logica, infatti, equivale a fissare le regole del gioco, e chi stabilisce quelle regole stabilisce anche, per definizione, a quale gioco si dovrà giocare. Con quali obiettivi. Con quali punteggi. Con quali penalità e persino, in ultima istanza, con quali modalità di esclusione, nonché di auto esclusione, dal gioco stesso.

Fuor di metafora: nella politica italiana degli ultimi vent’anni, che sotto l’egida della Seconda repubblica ha promesso una rinascita morale per poi sfociare in un tracollo sia morale che economico, si è fatto di tutto per imporre un principio tanto nitido quanto ingannevole. Quello che fa coincidere il successo politico con l’ottenimento del governo.

Il baraccone ha avuto successo. Il baraccone sta per essere smontato. Il baraccone comincia a essere sfruttato per un’ulteriore campagna di propaganda, che pretende di innalzare la gestione dell’Expo 2015 a esempio virtuoso da seguire in tutta Italia. E innanzitutto a Roma, sempre più allo sbando e ormai in vista del “Giubileo straordinario della misericordia”, indetto da papa Francesco con apertura il prossimo 8 dicembre e conclusione il 20 novembre 2016.

Il primo messaggio-slogan è della settimana scorsa

Visto? Nei giorni scorsi i media hanno parlato ripetutamente di un complotto ai danni del Papa. Una trama che collegherebbe tre iniziative distinte ma ravvicinate – nell’ordine l’outing gay di monsignor Charamsa, la lettera “intimidatoria” consegnata in apertura del sinodo dal cardinale George Pell, e infine/soprattutto gli articoli pubblicati dal Quotidiano Nazionale a proposito di un piccolo tumore benigno al cervello del pontefice – e che avrebbe lo scopo, appunto, di screditare la figura del capo della Chiesa di Roma e di fermarne lo slancio riformatore.

Ma non vogliamo occuparci della vicenda in sé.

L’Osservatorio permanente sulle mistificazioni di Renzi… non esiste. Però dovrebbe. Prendete la legge di stabilità, per esempio. Il Consiglio dei Ministri l’ha “approvata” giovedì scorso in una breve riunione (il che significa, evidentemente, che i giochi erano già fatti) e subito dopo il premier ha dato il via all’ennesimo Gran Galà delle Chiacchiere.

Sullo slogan di giornata, nel consueto stile Twitter, si potrebbe anche chiudere un occhio: «l’Italia col segno più» è solo una variazione sul tema del solito marketing di governo, tutto “riforme+fiducia=wow”, e se qualcuno continua ad abboccare vuol dire che se lo merita.