All in Interni

Intanto il Bail-in è (quasi) legge anche in Italia, come per tutto il Continente: dal primo gennaio 2016 entra in vigore il nuovo regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie, che deriva da una direttiva europea. Direttiva che il nostro Governo sta prontamente approvando. Senza che vi sia stata una adeguata descrizione pubblica della cosa. E tanto meno una vera discussione sul tema.

Molto sinteticamente, la direttiva sancisce l’introduzione del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del ripristino di una situazione bancaria in crisi gravano non solo sugli azionisti della Banca, ma anche sugli obbligazionisti e infine anche sui semplici correntisti. Anche su chi, cioè, in una Banca ha il proprio semplice conto corrente.

L’Osservatorio permanente sulle mistificazioni di Renzi… non esiste. Però dovrebbe. Prendete la legge di stabilità, per esempio. Il Consiglio dei Ministri l’ha “approvata” giovedì scorso in una breve riunione (il che significa, evidentemente, che i giochi erano già fatti) e subito dopo il premier ha dato il via all’ennesimo Gran Galà delle Chiacchiere.

Sullo slogan di giornata, nel consueto stile Twitter, si potrebbe anche chiudere un occhio: «l’Italia col segno più» è solo una variazione sul tema del solito marketing di governo, tutto “riforme+fiducia=wow”, e se qualcuno continua ad abboccare vuol dire che se lo merita.

I conti economici relativi alla crescita dei consumi al Governo Renzi iniziano a far suonare un altro campanello d’allarme. Detto in sintesi: non crescono affatto. Detto in soldoni: urge ripristinare i movimenti in nero che hanno caratterizzato il nostro Paese negli ultimi anni. Da parte degli ormai proverbiali mafiosetti Russi in vacanza nella nostra penisola con rotoloni da 500 euro in tasca ai mini riciclaggi di vario tipo (che poi, un tot alla volta, comportano il movimento di grosse somme).

Il comunicato dello pseudo-dimissionario Ignazio Marino è pietoso.

Trovato con le mani nella marmellata (peculato, da ladro di polli, peraltro) si è arrogato anche il diritto di inveire, ad esempio contro il Pd reo di non averlo sostenuto a sufficienza e anzi ostacolato, e rivolgendosi ai romani decidendo liberamente di restituire il denaro rastrellato per usi personali con la formula, utilizzata nel video di mercoledì sera, dei «ventimila euro regalati».

Ora, uno regala ciò che è suo. Non ciò che ha precedentemente rubato. Che Marino questo ha fatto, a quanto pare: rubato denaro ai cittadini di Roma. La magistratura si premunirà di confermare o di smentire il caso, ma insomma, scontrini, e testimonianze, sembrano parlare molto chiaro.

Della serie "ogni tanto ritornano", è riemersa la proposta di inserire l'importo del canone Rai nella bolletta dell'energia elettrica. La geniale, si fa per dire, idea, che era già stata fatta propria da vari esponenti dei governi precedenti, è diventata ora uno dei punti qualificanti del programma politico di Matteo Renzi. L'ex sindaco, da quando è diventato capo del governo, ha di fatto commissariato Viale Mazzini, imponendo la sua presenza fissa nei telegiornali e nei talk show, beninteso, quelli a egli graditi. Il tutto con la connivenza dei classici cortigiani che sono arrivati ad un livello di piaggeria verso il potente di turno che non si era visto nemmeno ai tempi in cui la Rai era un feudo democristiano. Con tanti saluti al principio del “servizio pubblico”. 

Un paio di gestacci del verdiniano Lucio Barani, durante la discussione della riforma del Senato, e si è scatenato il finimondo. Dapprima in aula e poi, soprattutto, fuori da Palazzo Madama. Siccome la M5S Barbara Lezzi ritiene di essere la destinataria di quelle volgarità, e infatti ha reagito all’istante come una furia, il miserevole intermezzo è stato caricato di implicazioni assai peggiori. Non solo un semplice sgarbo nei confronti di un’avversaria, ma un affronto di portata ben più ampia e, quindi, di ben altra gravità: un attacco “sessista” contro le donne.

A prima vista la sollevazione è sacrosanta. In realtà si presta benissimo a funzionare da specchietto per le allodole.

Problemi per Matteo Renzi sul piano interno ma anche in Europa. Se le opposizioni strillano sulle riforme costituzionali e sul suo autoritarismo, a Bruxelles la politica economica italiana non convince. 

“Non è così che si riduce il debito pubblico e si avvia la ripresa”. In particolare, la Commissione europea ha bocciato l'intenzione annunciata dal duo Renzi-Padoan di togliere le tasse sulla prima casa. Semmai, hanno replicato i tecnici di Bruxelles, tale tassazione dovrebbe essere accentuata

L'Italcementi diventa tedesca. Un fatto che farà felice la signora Merkel ma che dovrebbe indurre noi italiani a non illuderci sul fatto che non potremmo mai fare la fine della Grecia.

«Saremo colonia? O lo siamo già?» Questo il titolo quanto mai profetico di un libro di Piero Ottone del 1998, anche se c'è da dire che esso prendeva atto di una tendenza che stava divenendo inarrestabile a seguito della fine della Prima Repubblica e dei suoi equilibri economici e politici interni.

Due notizie di sport, o presunto tale: la prima è già un fatto acquisito, con la decisione di suonare un inno, composto ad hoc da Giovanni Allevi, prima di tutte le partite del calcio italiano organizzate dalla Lega di serie A; la seconda, non proprio sicura ma quasi, è il venir meno della candidatura di Boston come sede delle Olimpiadi del 2024, alla cui assegnazione concorre anche Roma.

Prendiamola pure sul serio, l’iniziativa di Alessandro Gassman. Il quale, con un tweet lanciato dall’Uruguay (dove sta girando un film), ha lanciato il seguente appello: «Roma sono io. Armiamoci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza e ripuliamo ognuno il proprio angoletto della città». Così facendo, infatti, «Daremmo un esempio di civiltà a chi ci governa ed a chi ci insulta, ne saremmo fieri ed obbligheremmo l'amministrazione a reagire. Roma è nostra, io da settembre, appena in città, proporrò al mio condominio di dividerci i compiti, e scendo in strada, voglio vederla pulita. Diffondete questa iniziativa, fatelo anche voi, basta lamentarsi, basta insulti, FACCIAMO!».

Magnifico, ma non nella società odierna.

Denis Verdini lascia Forza Italia e la reazione spontanea è un gigantesco “chissenefrega”. Lui è il personaggio che è (ma se vi serve un ripassino eccolo qui, sia pure con aggiornamento fermo al 15 ottobre dell’anno scorso, da integrare almeno con il recentissimo rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta) e del partito-azienda creato d’incanto nel 1994 basta e avanza tenere presente che si tratta di un’emanazione diretta di Berlusconi.

A suo tempo i due si sono incontrati, piaciuti, associati, e per una ventina d’anni hanno ritenuto opportuno che il sodalizio continuasse, sia pure tra alterne vicende e rapporti non sempre idilliaci.

La pallina, stavolta, si è fermata sulla casella della condanna. Al termine dell’ennesimo processo sulla Strage di Brescia del 28 maggio 1974, la cui vicenda giudiziaria ha generato tre diverse inchieste e una lunga serie di verdetti dagli esiti alterni (ma con molte assoluzioni e qualche risarcimento per ingiusta detenzione), la Seconda Corte d'assise d'appello di Milano ha inflitto l’ergastolo sia a Carlo Maria Maggi, ex ispettore veneto di Ordine Nuovo, sia a Maurizio Tramonte, ex collaboratore dei servizi segreti con il nome in codice di Tritone.

Le cronache riferiscono che i familiari delle vittime si sono commossi fino alle lacrime, e sul piano umano la loro “soddisfazione” è del tutto comprensibile, ma per chi non sia altrettanto coinvolto in prima persona la reazione deve essere di gran lunga più cauta. O persino scettica.

A mente fredda? Benissimo. A mente fredda. E tuttavia senza dimenticare nemmeno per un attimo che la freddezza non può significare distacco, indifferenza, rifugio – anzi fuga – in un raziocinio astratto, che crede di potersi permettersi tutto perché in fondo non si assume la responsabilità di nulla.

Il fatto di cronaca lo conoscerete di sicuro ed è la gravissima aggressione a un capotreno delle ferrovie Nord di Milano, compiuta la settimana scorsa da un gruppetto di giovani criminali originari dell’America Latina ma ormai trasferitisi da tempo in Italia.

L'anno scorso (e anche molto prima) su questo sito e nelle trasmissioni in WebRadio, avevamo già parlato del progetto di un prelievo forzoso sui conti correnti bancari degli italiani per coprire i buchi di bilancio che le Banche hanno accumulato, sia in conseguenza di una gestione che definire come poco accurata è dire poco, sia per le sofferenze (i crediti inesigibili) che avrebbero raggiunto la cifra astronomica di 190 miliardi di euro. Mica bruscolini.