All in Economia

Il baraccone ha avuto successo. Il baraccone sta per essere smontato. Il baraccone comincia a essere sfruttato per un’ulteriore campagna di propaganda, che pretende di innalzare la gestione dell’Expo 2015 a esempio virtuoso da seguire in tutta Italia. E innanzitutto a Roma, sempre più allo sbando e ormai in vista del “Giubileo straordinario della misericordia”, indetto da papa Francesco con apertura il prossimo 8 dicembre e conclusione il 20 novembre 2016.

Il primo messaggio-slogan è della settimana scorsa

Intanto il Bail-in è (quasi) legge anche in Italia, come per tutto il Continente: dal primo gennaio 2016 entra in vigore il nuovo regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie, che deriva da una direttiva europea. Direttiva che il nostro Governo sta prontamente approvando. Senza che vi sia stata una adeguata descrizione pubblica della cosa. E tanto meno una vera discussione sul tema.

Molto sinteticamente, la direttiva sancisce l’introduzione del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del ripristino di una situazione bancaria in crisi gravano non solo sugli azionisti della Banca, ma anche sugli obbligazionisti e infine anche sui semplici correntisti. Anche su chi, cioè, in una Banca ha il proprio semplice conto corrente.

Non è affatto detto che quello che è bene per la Banca centrale europea e per le altre banche private sia un bene per l'economia europea e per le imprese. Infatti, l'azione della Bce attraverso il Quantitative Easing, l'acquisto di titoli di Stato e la conseguente massiccia immissione di liquidità nel sistema, non ha portato finora i risultati che Mario Draghi e i suoi molti sodali, compresi i giornali fiancheggiatori, millantavano. 
I problemi relativi alla crisi economica e all’andamento generale dopo gli straordinari interventi delle Banche centrali sono un po’ usciti dall’agenda setting dei grandi media. Da una parte perché non si tratta più di interventi straordinari in senso pieno, anzi sono diventati, o meglio, sono dovuti diventare ordinari proprio perché gli unici in grado di non far deflagrare ciò che pure è nell’aria da anni. Dall’altro lato perché continuare a parlarne avrebbe significato dover continuare a reiterare la fotografia di una situazione che non solo non si è mossa di un millimetro in avanti, ma anzi sta facendo segnare cospicui passi indietro. Al più si rimane in uno stato di immobilismo dovuto solo, appunto, agli interventi di puntello delle Banche centrali. La notizia, dunque, è fortemente negativa su tutto il fronte. E dare notizie non buone, in tal senso, farebbe fatalmente precipitare ulteriormente la fiducia dei consumatori a quel punto ancora meno inclini a consumare tanto da far sprofondare le cose ulteriormente. Per i giornali governativi, dunque, meglio tacere, occultare, rimuovere o al più sottoesporre tali temi.

L’Osservatorio permanente sulle mistificazioni di Renzi… non esiste. Però dovrebbe. Prendete la legge di stabilità, per esempio. Il Consiglio dei Ministri l’ha “approvata” giovedì scorso in una breve riunione (il che significa, evidentemente, che i giochi erano già fatti) e subito dopo il premier ha dato il via all’ennesimo Gran Galà delle Chiacchiere.

Sullo slogan di giornata, nel consueto stile Twitter, si potrebbe anche chiudere un occhio: «l’Italia col segno più» è solo una variazione sul tema del solito marketing di governo, tutto “riforme+fiducia=wow”, e se qualcuno continua ad abboccare vuol dire che se lo merita.

da Economyincrisis.orgIn conseguenza dell'accordo di libero scambio del Pacifico (Tpp), firmato la scorsa settimana dai dodici ministri del Commercio dei Paesi interessati, dopo dieci anni di discussioni, è stato compiuto un ulteriore passo vero il libero mercato mondiale. Al Tpp dovrebbe seguire infatti in tempi brevi l'analogo accordo (Ttip) per l'area dell'Atlantico, attualmente in trattativa tra Nord America ed Unione europea. 

Anche i tedeschi barano e la vicenda Volkswagen lo dimostra. Il fatto che la casa automobilistica di Wolfsburg abbia truccato i dati sui valori delle emissioni di gas dei motori delle proprie auto potrebbe avere delle conseguenze devastanti per quello che nell'ultimo biennio si era affermato come il primo gruppo mondiale. Le vendite, grazie a marchi come Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini e Porsche, (più la Ducati tra le moto) avevano permesso di superare i tradizionali rivali di Toyota e General Motors.

 Ora l'indagine dell'Epa, l'agenzia Usa per la protezione dell'ambiente, giunge come una mazzata.

Altro che riduzioni degli “aiuti”. Dando ragione alla maggioranza degli esperti, e venendo incontro ai desideri delle banche, la Federal Reserve Usa ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse in una fascia che va dallo 0 allo 0,25%. Negli Stati Uniti così come in Europa (dove dal 10 settembre del 2014 il tasso di riferimento praticato dalla Bce è dello 0,05%) si continua quindi a privilegiare il settore finanziario. Si continua insomma ad offrire gratis soldi alle banche che li potranno utilizzare per rafforzare il proprio patrimonio più che per finanziare l'economia reale. 

Addio Lula, al diavolo la Rousseff. La sintesi è un po’ provocatoria, ma la sostanza è questa: milioni di brasiliani della cosiddetta nuova classe media, entrati negli ultimi anni nel “paradiso” del consumo globale grazie alle politiche sociali del governo Lula, sono pronti a voltare le spalle alla sua erede, appunto Dilma Rousseff, colpevole di mettere a rischio le loro conquiste e i loro sogni consumistici.

La tesi è del sociologo ed economista portoghese Boaventura Sousa Santos

Big surprise: i laburisti britannici si sono scelti un nuovo leader, il 66enne Jeremy Corbyn, che ha stravinto le primarie smentendo ogni pronostico e che, soprattutto, è agli antipodi di Tony Blair e dei suoi epigoni. Per dirla in maniera rozza, ma ovviamente voluta, Corbyn è molto più “di sinistra”.

No surprise: ai sostenitori dell’assetto dominante, tutto liberismo e competizione globale, la decisione non è piaciuta per niente.

Tra immigrati e crisi economica l'Unione europea non versa in buone condizioni. Lo ha ammesso lo stesso presidente della Commissione, Jean Claude Juncker. Il politico lussemburghese ha preso atto di quanto è sotto gli occhi di tutti nel suo discorso davanti al Parlamento di Strasburgo “sullo stato dell'Unione”, che già nel nome fa il verso a quello che l'inquilino della Casa Bianca pronuncia davanti al Congresso Usa.

È necessaria la sincerità e bisogna smetterla con i discorsi vuoti, ha ammonito Juncker.

Il potere “iconico”, si è detto. Le immagini che a volte (chissà perché…) si caricano di una forza comunicativa che le parole hanno per lo più perduto. Ed ecco allora che una singola foto – quella di un bambino siriano di appena tre anni che è morto durante un naufragio sulle coste turche e il cui corpicino viene raccolto sulla spiaggia da un agente in divisa – diventa magicamente una sorta di rivelazione collettiva che accende il coinvolgimento interiore di innumerevoli persone.

Non solo cittadini qualsiasi, che potrebbero avere il pur dubbio alibi della distrazione, ma persino governanti.

L'Italcementi diventa tedesca. Un fatto che farà felice la signora Merkel ma che dovrebbe indurre noi italiani a non illuderci sul fatto che non potremmo mai fare la fine della Grecia.

«Saremo colonia? O lo siamo già?» Questo il titolo quanto mai profetico di un libro di Piero Ottone del 1998, anche se c'è da dire che esso prendeva atto di una tendenza che stava divenendo inarrestabile a seguito della fine della Prima Repubblica e dei suoi equilibri economici e politici interni.

L'oro sembra aver perso la sua natura di bene rifugio. Più per gli investitori istituzionali che per le famiglie. I prezzi hanno toccato il livello più basso degli ultimi cinque anni, sotto i 1.100 dollari per oncia (un'oncia Troy è pari a 31,1035 grammi).

Una conseguenza sia della rivalutazione del dollaro, per cui gli acquisti in questa fase sono più onerosi, sia della diminuzione delle riserve della Banca centrale della Cina che negli ultimi anni ne aveva fatto incetta, seguita a ruota dall'India. Non a caso due economie contrassegnate da un'impetuosa crescita economica che, a causa dell'indebitamento che ne era stato la premessa, aveva reso necessario l'accumulo di riserve auree a titolo di garanzia.

Ragionevole. Il morbo che negli ultimi decenni ha snaturato la Sinistra, o sedicente tale, è tutto racchiuso in quest’unico aggettivo. Ragionevole. Ovvero, dietro la cortina fumogena delle grandi riaffermazioni di principio (equità, lavoro, democrazia, e chi più ne ha più ne sbandieri) e di qualche dissidio più o meno marginale, succube del modello dominante.

Incapace non solo di combatterlo efficacemente – e figuriamoci di rovesciarlo, in un empito rivoluzionario che riesca a mobilitare le mitiche “masse” degli sfruttati e degli oppressi – ma addirittura di fare il minimo indispensabile, razionale e preliminare: identificare il nemico contro cui scagliarsi.

No, non Grexit. Ma Grexecution. La repentina offensiva di ieri lo dimostra alla perfezione, ridicolizzando il facile ottimismo sparso appena poche ore prima da Renzi. Di colpo, ma con una brutalità che può sorprendere soltanto gli sprovveduti, le controparti UE di Tsipras hanno alzato il tiro e snocciolato le terrificanti condizioni che pretendono di imporre alla Grecia, in cambio di nuove e consistenti linee di credito con cui ovviare all’incombente default. Condizioni-capestro che per di più andrebbero introdotte a tempo di record, nel termine per metà risibile e per metà agghiacciante di mercoledì prossimo, e che lo stesso Huffington Post ha sintetizzato così: «Licenziamenti collettivi, ritorno Troika, le richieste “impossibili” fatte ad Atene».

Appunto: non Grexit, ma Grexecution.

Il calo del 5,9% di due giorni fa alla Borsa di Shanghai ha fatto temere al mondo della finanza che si trattasse del segnale ufficiale che il boom dell'economia cinese è finito e che l'ex Celeste Impero ha imboccato la parabola discendente. Una svolta da incubo ma che gli operatori attendono da tempo perché è da anni che la Cina corre troppo anche se poi si trascina dietro tutti gli altri. Il calo è stato successivamente recuperato ma questo non è servito a nascondere il vero problema.

Un’altra guerra “giusta”. Guerra in senso lato, ovviamente. Guerra senza l’impiego di un apparato propriamente bellico, ma con le armi dell’economia, della politica, della manipolazione mediatica.

Una guerra che è innanzitutto rivolta contro la Grecia, o per meglio dire contro la sua popolazione, ma che allo stesso tempo viene sfruttata per orientare l’opinione pubblica occidentale, allo scopo di rinsaldarne la convinzione che il modello dominante vada accettato non solo in forza della sua attuale supremazia, ma perché le sue motivazioni, le sue pratiche, i suoi diktat, sono appunto “giusti”.

La Bce ha bloccato gli aiuti finanziari ad Atene e Tsipras ha parlato di ricatto scegliendo di stimolare l'orgoglio nazionale dei greci chiamati a decidere, attraverso un referendum, se accettare o meno le richieste della Troika. Immediati i contraccolpi sui mercati finanziari con il crollo dei listini di Borsa e con il rialzo dello spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani decennali, espressione di una Italia che vanta il secondo debito pubblico europeo (132% sul Pil) per entità.

Uno scenario abbondantemente previsto sin da quando il nuovo governo si era installato ad Atene.