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Quella delle Ferrovie dello Stato è solo l’ultima, in ordine di tempo, tra le privatizzazioni che i vari governi succedutisi dopo la fine della seconda guerra mondiale portano a compimento. Non stupisca se indichiamo così lontana nel tempo la data di “inizio lavori” per queste operazioni, perché è esattamente lì, in quello spartiacque storico non solo per l’Italia ma anche per l’Europa intera e, indirettamente, per tutto il mondo, che si situa la svolta del percorso relativo alla vera originaria svendita degli Stati. Prima di allora, in Italia, il processo era stato esattamente inverso: lo Stato prima di ogni altra cosa (sino alle volontà autarchiche che, seppure allora in qualche caso ingenue, sono guarda caso esattamente quelle, oggi, cui si riferiscono buona parte delle teorie sulla Decrescita e sul bio-regionalismo).

Terrorismo q.b. . Terrorismo “quanto basta”. Sarà di certo un caso, ovvero una provvidenziale combinazione di circostanze, ma le stragi in grande stile compiute dagli estremisti islamici in Occidente rimangono episodiche. Sull’arco di quattordici anni, quanti ne sono trascorsi dal doppio attentato alle Torri gemelle di New York, se ne contano soltanto quattro all’interno della UE (a Madrid l’11 marzo 2004, a Londra il 7 luglio 2005 e le due di Parigi dell’anno in corso, prima a gennaio con l’assalto del 7 gennaio alla sede del settimanale Charlie Hebdo e poi con gli eccidi del 13 novembre), mentre non ne è avvenuta neanche una negli USA.

Decisamente troppo poche, per una strategia prettamente terroristica.

Dopo il famoso 11 settembre, Bush dichiarò guerra all’estremismo islamico. La previde di lunga durata e la chiamò Enduring Freedom. Sono passati 14 anni, sufficienti a tracciare un bilancio di quella annunciata lunga guerra.

Se la ragione vera era proprio la lotta all’estremismo islamico, possiamo tranquillamente affermare che si è trattato di una sconfitta clamorosa.

Facebook si svuota, e gli psicoanalisti (supponiamo) torneranno a fatturare di più. Buon segno. Non per gli analisti, ovviamente, ma in senso generale. Soprattutto per chi usa Facebook per motivi professionali (sic!). E forse anche per il mondo della comunicazione e del contenuti nel suo complesso (ci torniamo a breve).

La notizia recente indica un mero dato numerico, ma visto che Facebook è diventato parte integrante della nostra società, considerata la mole di persone che lo utilizza, il fatto ha una certa rilevanza.

O di qua, o di là. O con l’Occidente colpito dai terroristi sanguinari che uccidono in maniera indiscriminata, come è avvenuto venerdì sera a Parigi, oppure con chi quell’Occidente lo odia. E lo attacca, appunto, a suon di attentati. Attentati contro la popolazione inerme. Ignara. Incolpevole.

Lo schema è vecchio, ma in questo caso “vecchio” non significa affatto “logoro”. Al contrario: significa collaudato.

Mentre il turbamento per il massacro di Parigi suggerisce appelli all’unità contro il terrorismo, la Russia è sottoposta a un attacco concentrico e multiforme, apparentemente analogo a quello che subì l’URSS negli anni Ottanta e che ebbe pieno successo portando alla sua dissoluzione.

Allora una manovra congiunta fra USA e Arabia Saudita fece precipitare il prezzo di gas e petrolio, togliendo all’URSS la sua più importante risorsa finanziaria.

Il divampare della polemica sulla nocività della carne – trattata o meno – è solo la punta d’iceberg del “vivere politicamente corretto”, i cui dettami stanno ammorbando ogni versante dello scibile umano. Il ventre della nostra cultura, la gastronomia, non fa eccezione. Così, a destra e a manca, si va diffondendo una sorta di “crociata in tavola”, che fa razzia delle beatitudini tutte: fritti e soffritti, pane e pasta, pesce e uova, carne e formaggi, dolci e alcolici. 

Imponete una logica – ossia una chiave di lettura di certi fatti e di certi processi, in vista di certe finalità che diventano vincolanti e inderogabili – e avrete un vantaggio decisivo nell’orientare ogni sviluppo successivo. Imporre una logica, infatti, equivale a fissare le regole del gioco, e chi stabilisce quelle regole stabilisce anche, per definizione, a quale gioco si dovrà giocare. Con quali obiettivi. Con quali punteggi. Con quali penalità e persino, in ultima istanza, con quali modalità di esclusione, nonché di auto esclusione, dal gioco stesso.

Fuor di metafora: nella politica italiana degli ultimi vent’anni, che sotto l’egida della Seconda repubblica ha promesso una rinascita morale per poi sfociare in un tracollo sia morale che economico, si è fatto di tutto per imporre un principio tanto nitido quanto ingannevole. Quello che fa coincidere il successo politico con l’ottenimento del governo.

Chi avesse avuto la tentazione di sostenere la Lega di Salvini o Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, dopo la manifestazione di Bologna dovrebbe abbandonare ogni illusione di trovare un’alternativa vera a Renzi in quell’ammucchiata.

La presenza di Berlusconi e delle sue cariatidi dovrebbe convincere i benintenzionati e le persone in buona fede che lo schieramento della destra italiana è quello di sempre

Quando è un genitore a uccidere un figlio, il più delle volte si tratta di un gesto di infinita pietà; non sono rari, infatti, i casi di padri o madri che hanno commesso il fatale gesto, non potendo più sopportare la vista del proprio figlio perduto a causa di una lunga malattia o di una strada irrimediabilmente sbagliata. Diviene allora così assordante, la pena di quella non vita, da cedere il passo alla morte. Sono episodi, questi, in cui si può solo cercare di comprendere e ancora di compatire le umane e indecifrabili sorti, ma lo scenario cambia radicalmente quando sono i figli ad ammazzare i genitori: spesso il delitto avviene per motivi futili e quasi sempre riferiti a bieche questioni economiche. 
Qualche giorno addietro ho scritto un articolo di aggiornamento in merito alla legge sul bail-in che anche l’Italia si appresta a rendere operativa dal primo gennaio del 2016 (qui) recependo una normativa europea e applicandola a tutti noi senza che la cosa abbia avuto comunicazione adeguata alla cittadinanza. Occorre tornarci sopra, e lo faccio utilizzando la prima persona, cosa per me inusuale, perché l’occasione mi è offerta da alcuni commenti arrivati in calce a quell’articolo stesso. Non posso rivelare il nome del commentatore perché non lo conosco: egli ha utilizzato un nick-name. Ciò non toglie che i suoi ragionamenti (ci torneremo), all’interno di quello scambio di commenti, siano utili a precisare alcune cose.

Il baraccone ha avuto successo. Il baraccone sta per essere smontato. Il baraccone comincia a essere sfruttato per un’ulteriore campagna di propaganda, che pretende di innalzare la gestione dell’Expo 2015 a esempio virtuoso da seguire in tutta Italia. E innanzitutto a Roma, sempre più allo sbando e ormai in vista del “Giubileo straordinario della misericordia”, indetto da papa Francesco con apertura il prossimo 8 dicembre e conclusione il 20 novembre 2016.

Il primo messaggio-slogan è della settimana scorsa

Un uomo, a una settimana di distanza dalla nozze con la fidanzata, ha rivelato a quest’ultima di accompagnarsi felicemente a un’amante già da anni e, non avendo nessuna intenzione di lasciarla neppure dopo il matrimonio, ha preferito mandare a monte il lieto evento. Immediata e furiosa, la donna si è rivolta a un avvocato affinché le fossero risarciti i soldi che aveva versato per arredare la futura casa, sostenendo gran parte delle spese, e per avere inoltre ripagate le prestazioni professionali che, in qualità di geometra, lei stessa aveva svolto nella suddetta abitazione.

Intanto il Bail-in è (quasi) legge anche in Italia, come per tutto il Continente: dal primo gennaio 2016 entra in vigore il nuovo regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie, che deriva da una direttiva europea. Direttiva che il nostro Governo sta prontamente approvando. Senza che vi sia stata una adeguata descrizione pubblica della cosa. E tanto meno una vera discussione sul tema.

Molto sinteticamente, la direttiva sancisce l’introduzione del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del ripristino di una situazione bancaria in crisi gravano non solo sugli azionisti della Banca, ma anche sugli obbligazionisti e infine anche sui semplici correntisti. Anche su chi, cioè, in una Banca ha il proprio semplice conto corrente.

Della Cina si parla per commentare con un misto di compiacimento e di preoccupazione il calo della produzione, che in realtà è soltanto un calo delle percentuali di incremento del PIL, cosa ben diversa. Compiacimento perché si tratta pur sempre di un concorrente e di un residuo del comunismo novecentesco. Preoccupazione perché un cedimento dell’economia cinese avrebbe ripercussioni immediate in tutto il mondo.

Meno attenzione si dedica ad altri fatti che invece meritano considerazione.

Visto? Nei giorni scorsi i media hanno parlato ripetutamente di un complotto ai danni del Papa. Una trama che collegherebbe tre iniziative distinte ma ravvicinate – nell’ordine l’outing gay di monsignor Charamsa, la lettera “intimidatoria” consegnata in apertura del sinodo dal cardinale George Pell, e infine/soprattutto gli articoli pubblicati dal Quotidiano Nazionale a proposito di un piccolo tumore benigno al cervello del pontefice – e che avrebbe lo scopo, appunto, di screditare la figura del capo della Chiesa di Roma e di fermarne lo slancio riformatore.

Ma non vogliamo occuparci della vicenda in sé.

I problemi relativi alla crisi economica e all’andamento generale dopo gli straordinari interventi delle Banche centrali sono un po’ usciti dall’agenda setting dei grandi media. Da una parte perché non si tratta più di interventi straordinari in senso pieno, anzi sono diventati, o meglio, sono dovuti diventare ordinari proprio perché gli unici in grado di non far deflagrare ciò che pure è nell’aria da anni. Dall’altro lato perché continuare a parlarne avrebbe significato dover continuare a reiterare la fotografia di una situazione che non solo non si è mossa di un millimetro in avanti, ma anzi sta facendo segnare cospicui passi indietro. Al più si rimane in uno stato di immobilismo dovuto solo, appunto, agli interventi di puntello delle Banche centrali. La notizia, dunque, è fortemente negativa su tutto il fronte. E dare notizie non buone, in tal senso, farebbe fatalmente precipitare ulteriormente la fiducia dei consumatori a quel punto ancora meno inclini a consumare tanto da far sprofondare le cose ulteriormente. Per i giornali governativi, dunque, meglio tacere, occultare, rimuovere o al più sottoesporre tali temi.

Ci sono spie linguistiche estremamente significative per chi sappia leggerle. Una di queste è il “non ancora” utilizzato da Obama nell’annuncio della sua decisione di mantenere un contingente armato in Afghanistan, contraddicendo il suo impegno precedente di un ritiro totale entro il 2016.

Le truppe resteranno perché le forze armate afghane “non sono ancora pronte” ad affrontare da sole la guerriglia. Quel “non ancora” denuncia ipocrisia, imbarazzo, impotenza. È il balbettìo di chi non sa più cosa dire.