All in Società & Cultura

No, non pubblichiamo "le dieci foto dell'anno" e neanche "i dieci video più cliccati del web", perché molto semplicemente qui non siamo a caccia di click. E lo stesso con tutte le classifiche che inondano i siti di cosiddetta informazione del nostro Paese. Ma un bilancio e un breve riepilogo è necessario farlo. Perché alcune cose, importanti, questo 2015 le ha dette.

Le recenti disavventure bancarie hanno stimolato riflessioni sulla cattiva gestione della finanza o su questioni di dettaglio invero insignificanti come gli scandaletti veri o presunti della famiglia Boschi o come le falle nei meccanismi di controllo della Banca d’Italia. Nessuno nei media di regime osa riandare alla radice per rimettere in discussione i princìpi su cui si basa tutto il sistema del credito in Occidente, un sistema che è pura e semplice usura.

Le grandi religioni monoteiste, fin troppo vilipese nella modernità che di usura prospera, convergono nella condanna senza appello del prestito a interesse.

Il mio articolo del 13 dicembre scorso “Cari bancari, ma non vi fate schifo?” (qui) ha suscitato un certo interesse. Ed evidentemente parecchia irritazione (in più di qualcuno). E più di qualche commento. Si va dal lapidario “Che cavolate che scrivi, grosse cavolate…” a qualche commento più lungo e, in qualche caso, in filo più articolato.

È superfluo rispondere a tutti. Ad alcuni è inutile farlo. Ad altri proprio impossibile, tipo quello che ho appena citato: non si può farlo al di sotto di un livello minimo di eventuale contro-argomentazione proposta.

Ad altri commenti, invece, è opportuno replicare, anche perché hanno il pregio di sollevare una questione che si snoda sotto traccia nella nostra società, che ne è uno specchio, e che però ha bisogno di essere rigettata con sdegno.

Lo schieramento a favore del laicismo è compatto e apparentemente al riparo da possibili confutazioni. Noi occidentali che veniamo da una cultura illuminista, più che cristiana, un illuminismo che ha informato di sé la mentalità dominante nell’epoca moderna, riteniamo che la religione sia un fenomeno di coscienza, da vivere nell’intimo di ogni credente e da manifestare in luoghi deputati alle diverse fedi, senza interferire nelle leggi dello Stato che rispondono a una logica puramente civile e politica.

Questa concezione della vita sociale è effettivamente l’unica che consente accettazione e rispetto tra le varie fedi.

Da almeno quindici anni i commentatori presunti esperti stanno mettendo a dura prova la nostra capacità di sopportazione, con le loro chiacchiere a vuoto. Alcuni, soprattutto schierati a destra, ripetono che l’Islam è religione guerriera, fanatica e intransigente per sua natura, come si può dedurre dalla lettura del Corano. Altri, soprattutto schierati a sinistra ma con robuste presenze nella chiesa cattolica, riconoscono all’Islam l’anelito alla pace e alla fratellanza, sempre partendo da una loro lettura del Corano.

Nel Corano come nella Bibbia si trova tutto e il contrario di tutto.

Il 21 Ottobre scorso è morto Sheldon Wolin, uno  dei più importanti teorici politici dei nostri tempi. Aveva 93 anni .

Egli scrisse molti libri tra i quali: "Visione politica" e "Democrazia manipolata e lo spettro del capitalismo invertito”, nel quale mette a nudo la realtà della nostra  democrazia fallimentare, le cause del declino dell'impero americano in sincronia con i paesi dell'Unione Europea  coinvolti pesantemente in questo processo e l'ascesa del nuovo e terrificante potere corporativo che egli chiama "totalitarismo invertito". 

Facebook si svuota, e gli psicoanalisti (supponiamo) torneranno a fatturare di più. Buon segno. Non per gli analisti, ovviamente, ma in senso generale. Soprattutto per chi usa Facebook per motivi professionali (sic!). E forse anche per il mondo della comunicazione e del contenuti nel suo complesso (ci torniamo a breve).

La notizia recente indica un mero dato numerico, ma visto che Facebook è diventato parte integrante della nostra società, considerata la mole di persone che lo utilizza, il fatto ha una certa rilevanza.

Il divampare della polemica sulla nocività della carne – trattata o meno – è solo la punta d’iceberg del “vivere politicamente corretto”, i cui dettami stanno ammorbando ogni versante dello scibile umano. Il ventre della nostra cultura, la gastronomia, non fa eccezione. Così, a destra e a manca, si va diffondendo una sorta di “crociata in tavola”, che fa razzia delle beatitudini tutte: fritti e soffritti, pane e pasta, pesce e uova, carne e formaggi, dolci e alcolici. 
Quando è un genitore a uccidere un figlio, il più delle volte si tratta di un gesto di infinita pietà; non sono rari, infatti, i casi di padri o madri che hanno commesso il fatale gesto, non potendo più sopportare la vista del proprio figlio perduto a causa di una lunga malattia o di una strada irrimediabilmente sbagliata. Diviene allora così assordante, la pena di quella non vita, da cedere il passo alla morte. Sono episodi, questi, in cui si può solo cercare di comprendere e ancora di compatire le umane e indecifrabili sorti, ma lo scenario cambia radicalmente quando sono i figli ad ammazzare i genitori: spesso il delitto avviene per motivi futili e quasi sempre riferiti a bieche questioni economiche. 
Un uomo, a una settimana di distanza dalla nozze con la fidanzata, ha rivelato a quest’ultima di accompagnarsi felicemente a un’amante già da anni e, non avendo nessuna intenzione di lasciarla neppure dopo il matrimonio, ha preferito mandare a monte il lieto evento. Immediata e furiosa, la donna si è rivolta a un avvocato affinché le fossero risarciti i soldi che aveva versato per arredare la futura casa, sostenendo gran parte delle spese, e per avere inoltre ripagate le prestazioni professionali che, in qualità di geometra, lei stessa aveva svolto nella suddetta abitazione.

Della Cina si parla per commentare con un misto di compiacimento e di preoccupazione il calo della produzione, che in realtà è soltanto un calo delle percentuali di incremento del PIL, cosa ben diversa. Compiacimento perché si tratta pur sempre di un concorrente e di un residuo del comunismo novecentesco. Preoccupazione perché un cedimento dell’economia cinese avrebbe ripercussioni immediate in tutto il mondo.

Meno attenzione si dedica ad altri fatti che invece meritano considerazione.

In “Comizi d’amore” – l’acclamato film-documentario prodotto da Bini – a condurre l’inchiesta fu lo stesso Pasolini che, attraversando da nord a sud l’Italia degli Anni ‘60, intervistò persone qualsiasi su tematiche quali il sesso, il divorzio, l’omosessualità. Per i tipi dell’editore Contrasto, ne è stata da poco pubblicata la versione cartacea. Un buon spunto, questo, per confrontare i comizi di allora con quelli odierni.
Le confessioni pubbliche (ma oggi si dice outing) del prete teologo polacco, ottimo veicolo pubblicitario per un suo libro in uscita, hanno riproposto un paio di tormentoni, quello sulla sessuofobia della Chiesa cattolica e quello dei diritti degli omosessuali.
Lasciata la Chiesa alle sue beghe, proviamo a dire qualcosa di non totalmente scontato sul vero tema all’ordine del giorno, quello della legalizzazione delle unioni omosessuali.
Oramai il tema della censura va reinterpretato. Non esiste più, e da un decennio almeno, il muro invalicabile, composto dal costo delle strutture, per poter pubblicare praticamente ogni cosa e riuscire a raggiungere un numero potenzialmente infinito di persone. Certo, l'estensione del numero delle possibilità e dei media sui quali pubblicare messaggi e contenuti che prima era del tutto impossibile riuscire a diffondere, ad esempio il web, non significa automaticamente che l'efficacia di tale azione sia uguale a quella che tuttora hanno i media mainstrem, televisione sopra ogni cosa.
È nel mese di settembre che molte persone risentono di una melanconia particolare: quando sono costrette a ritornare al lavoro, quando si lasciano il mare dietro le spalle. Soprattutto, quando le giornate si accorciano inesorabili, ecco dispiegarsi in loro la memoria della controra: accecante lasso temporale, che si vorrebbe circoscritto tra l’una e le quattro del pomeriggio, in cui il Meridione tutto, sprofondato in una pozza di arsura, pecca di accidia e riposa senza pentimento alcuno. 

Inutile nascondercelo, la foto del bambino curdo di Kobane morto sulle spiagge di Bodrum ci ha toccato tutti. Che poi si sia cercato di esorcizzare il sentimento nelle solite polemiche all’italiana è un altro conto, talvolta i complottari sanno essere peggiori del mainstream, ma, sul momento, tutti abbiamo partecipato al dolore di quel padre. Tutti o quasi, perché ai funerali qualcuno ha brillato per la sua polemica assenza: i combattenti di Kobane.

Questa notizia è appena trapelata e non è stata in alcun modo amplificata perché il mainstream era troppo impegnato ad attribuire al profugo la massima dignità, quindi non era opportuno far sapere che, oltre a fuggire, si può pure combattere.