L'economia e l'immaginario
giovedì, febbraio 2, 2012 D
Gentile Santolini, se questa è propaganda, evviva la propaganda.
Ma a voi de Il Ribelle, cosa succede? Articoli ricavati da notizie di cui il web è pieno. Commentate con la stessa superficialità della media del web. Almeno si evitino i commenti e si riporti la notizia con (qui la notizia) come a volte fate.
Insomma: il senso del vostro lavoro qual'è?
Una testata editoriale che ha come obiettivo la critica all'attuale sistema economico, dovrebbe interpretare i fatti, quelli fondanti, spiegandone il perchè. Inquadrandoli in un più ampio contesto macroeconomico. Mostrando una strada alternativa che probabilmente nemmeno voi conoscete. Ma almeno provare ad elaborarla. Tentare chiavi di lettura con angolazioni diverse attraverso strumenti storici, economici, sociali, legali, psicologici. Indagare l'individualità e le forme di relazione che gli appartengono nel contesto socio economico in cui la stessa individualità e relazione si esplica. Indagare il mondo delle arti e come le arti stanno intrepretando i cambiamenti della nostra epoca.
Tra un anno o poco più tutto sarà come prima della crisi per quel che riguarda le basi strutturali del sistema economico. Ci saranno meno garanzie per il lavoro però, meno pensione per coloro che vi accederanno e in Italia avremo un pò di caste in meno. Saremo un pò più europei e un pò meno italiani, e questo sarà un bene se si fotografa realisticamente la realtà di questo paese.
Le banche avranno cambiato la compagine azionaria, ma saranno sempre lì, monolitiche e refrattarie ad un sistema di regole che doverbbe riportarle a fare il proprio mestiere, che è quello di prestare denaro ad imprese e famiglie. Il mercato sarà comunque vincitore nella scala di valori che ha creato ed "imposto".
Ci sarà di nuovo crescita, seppur contenuta, perchè le produzioni verranno assorbite dai paesi del sud del mondo. E ciò sarà possibile perchè diminuirà il costo del lavoro del nord del mondo già impoverito dalle garanzie sociali e del lavoro, proprie dei sistemi occidentali.
Ed in tal senso il problema non è Monti, ma il mercato e la connivenza con i sistemi finanziari.
Per dirla come a voi de Il Ribelle piace: "non me ne frega niente di..." "nonno Monti" e i "twitteristi"...
Andrea Samassa
R
Gentile Samassa,
l’errore (e in ultima istanza l’errore diventa un vizio) è proprio lì: nel non comprendere quanto sia essenziale l’aspetto psicologico, e quindi valoriale, su cui l’economia iperliberista e finanziarizzata sta facendo leva allo scopo di rilanciarsi, invece di dare atto dei disastri causati dai suoi dogmi della crescita illimitata e del massimo profitto.
La strategia si riassume in una frase: addebitare alla mollezza dei popoli, e degli individui, le conseguenze negative della propria brutalità a senso unico. Le parole d’ordine di questa nuova e paradossale offensiva sono due: bisogna rimettere in moto la crescita massiccia del Pil e bisogna ripianare il più rapidamente possibile il debito pubblico. I corollari sono molti, ma uno di quelli fondamentali è relativo al lavoro e lo si coglie benissimo nelle ultime dichiarazioni di Monti: scordatevi ogni garanzia e fate affidamento solo sulle vostre forze; e se poi andate a picco, sarà stata solo colpa vostra.
Quando sulle pagine del Ribelle ci soffermiamo su argomenti che non sono immediatamente economici, vedi l’agiografia relativa a Monti (e in precedenza a Ciampi) o gli abusi statunitensi in nome della “sicurezza nazionale” (e Twitter, in questo senso, ci rientra solo marginalmente), non stiamo affatto perdendoci in una sorta di gossip della controinformazione. Al contrario, stiamo cercando di scandagliare i percorsi, spesso sotterranei e quasi mai individuati nella loro trama complessiva, della manipolazione di massa che conduce all’affermazione definitiva del Pensiero Unico.
Le dice niente il mito inossidabile, o comunque persistente, dell’American Dream?
(red)








