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  • 5:42PM

    Che fare? Sciopero fiscale?

    Un nostro lettore ha commentato l'articolo "IN ARRIVO IL DEF. DEF COME DEFICIT (MASCHERATO) »" pubblicato come apertura nell'edizione odierna.  

    Ecco il commento: 

    Non serve votare.
    Non serve manifestare. Qual è l'unico modo per sottrarci ai dettami della Troika?
    Pensandoci bene, l'unico modo è non pagare più le tasse. È del tutto sensata la mia protesta?

    Simone Revello

    Il tema, siamo convinti, è interessante sotto molti aspetti. Naturalmente è larga opinione della redazione (se non proprio al completo…) così come di Massimo Fini stesso che di questo giornale è fondatore, l'assoluta ininfluenza del voto all'interno di questo sistema pseudo-democratico e parlamentare. 

    La conferma si manifesta dopo ogni tornata elettorale, del resto. Ammesso che si sia onesti nel vederla. E anche nel caso recente, in cui si è presentata alle urne una forza politica davvero nuova rispetto al panorama conosciuto, al momento i risultati ottenuti sono assai più deludenti rispetto a quanto in molti, tra i suoi elettori, potevano immaginare. 

    Stiamo parlando del MoVimento 5 Stelle, come si sarà capito. Ovviamente non è ancora possibile tracciare un giudizio definitivo, ma anche solo raccontando i fatti di cronaca parlamentare così come abbiamo fatto sinora, e analizzando i vari aspetti di questo partito con una profondità che non ci sembra di aver rilevato altrove, pensiamo che sia difficile sostenere il contrario. Come i lettori avranno notato, non abbiamo neanche commentato, sino a ora, la querelle attuale, tutta interna al partito di Grillo, in merito alle imbarazzanti diatribe che riguardano la diaria parlamentare dei grillini: c'è chi ne vuole restituire un tot, chi un tot meno qualcosa, chi tenta rocamboleschi computi per definirne modalità e merito. Insomma una cosa avvilente.

    In quanto all’efficacia di manifestare, altro tema del commento, siamo parimenti d'accordo proprio per l'evidenza dei fatti. Sia in Italia sia in tutta Europa. Basta guardare il caso Grecia, dove praticamente c'è una manifestazione permanente e anche cruenta, del tutto comprensibile, e verificare che non sta servendo assolutamente a nulla. 

    Ci vuole la violenza, dunque? La risposta è nei libri di Storia. Il dato di fatto è che quando le condizioni di vita della maggior parte dei cittadini diventano insostenibili, la frustrazione tende a sfociare in reazioni aggressive. Di un tipo o dell’altro. Dal dilagare della delinquenza, che in fondo è una violenza autodistruttiva, alle rivolte contro il potere costituito. La gamma di queste sollevazioni è però assai ampia, a seconda del numero di persone che vengono coinvolte attivamente e, soprattutto, dell’esistenza o meno di una strategia prettamente politica: sintetizzando, la scala va dai tumulti alle insurrezioni e infine, se la repressione non basta a stroncare la rabbia e il processo arriva a compimento, alla rivoluzione che abbatte il regime precedente e lo sostituisce con uno nuovo. 

    Contro un sistema violento come quello che sta dominando l’Europa, tanto da passare letteralmente sulla vita di intere popolazioni, non è che si possa pensare di opporsi solo con striscioni colorati e sit-in. Ma allo stesso tempo è irrealistico pensare a uno scontro diretto, anche se in quel caso, quando i tempi dovessero diventare ancora più oscuri e gli animi infuocati dal furore di chi ha perso le speranze in un futuro almeno accettabile, tutto dipenderà da come si comporteranno le forze dell'ordine e l'esercito. Cioè se a quel punto difenderanno gli aguzzini, anche di loro stessi, oppure se realmente decideranno di "servire" il popolo del quale fanno parte schierandosi come sarebbe giusto: contro chi ci ha portato a questo stato. Ma questo è, evidentemente, un altro discorso. Al momento c'è solo la dissidenza, come sappiamo. Quella teorica, che consiste innanzitutto nel rigettare le logiche del produci-consuma-crepa, e quella pratica, che sfrutta ogni opportunità di vivere in maniere diverse e che può spingersi alla disubbidienza civile. Non certo lo scontro in campo aperto, che come abbiamo già chiarito altre volte serve solo a farsi criminalizzare. E figuriamoci una manifestazione con a capo i sindacati…

    Dunque come sottrarsi? Basta non pagare le tasse, come si chiede il nostro lettore?

    No, non basta. E non perché si tratta di una boutade da rigurgiti leghisti, quanto perché, se l'obiettivo è la troika, così come si legge in questo commento, è evidente che uno sciopero fiscale degli italiani non le apporterebbe altro che un vantaggio.

    Esempio pratico: gli italiani non pagano le tasse, dunque il nostro sistema fiscale va ulteriormente a picco, ergo si impone a chi li governa, gli italiani, di svendere a più non posso il patrimonio pubblico. Aziende strategiche, territori, impianti e tutto il resto. 

    Dal che si ritornerebbe da capo. O non penseremo mica che la nostra classe dirigente sia in grado di gridare nein alla troika, vero? 

    Anche a livello personale, del resto, il fatto di non pagare le tasse è cosa già molto diffusa, nel nostro Paese, e non ci pare si sia arrivati a qualche soluzione positiva di sorta. Tranne, ovviamente, quella del tutto privata, e del tutto egoistica, di chi riesce a evadere le imposte e a non farsi beccare. Di norma, a chi non paga i tributi pignorano i beni. Dunque si dovrebbe non avere beni. E trovare occupazione e lavoro totalmente in nero. Ed evitare di tenere i propri soldi in banca.

    Questo, naturalmente, sino al momento in cui non si inventeranno qualcosa, per i privati, simile a quanto avviene per le aziende e le partite Iva: una sorta di "fallimento individuale". Situazione della quale ci si potrebbe anche infischiare, beninteso. A meno che il legislatore, a un certo punto, non decida di alzare il tiro e di introdurre un altro genere di sanzioni: dalla detenzione per debiti a una sorta di "lavori forzati". 

    Siamo al centro di un triangolo che ha ai suoi estremi il ridicolo, la fantascienza, e l'ironico, come si vede. Eppure potremmo non esserci allontanati troppo dalla realtà che ci attende. Siamo nel campo delle ipotesi, anzi quasi in quello delle profezie. Professione che lasciamo fare ad altri.

    Tornando al tema del "che fare?", che ovviamente non può essere esaurito in un commento sommario come questo ma che invece si snoda e si completa ogni giorno di più nei contenuti del nostro archivio che conta ormai qualche decina di migliaia di articoli, quello che sosteniamo – che possiamo sostenere – non è molto diverso da ciò che scriviamo spesso e che si potrà facilmente intuire.

    Sopra ogni altra cosa serve battersi per convincere le persone a capire che serve un pensiero, e una forza politica che ne incarni le istanze, del tutto differenti da quelli attualmente in circolazione. Se non si interviene sulle coscienze, e dunque sulle convinzioni delle persone, è impossibile che si possa diffondere anche solo la consapevolezza della necessità di una "idea" alternativa di mondo, di economia, di cittadinanza, di lavoro, di vita. 

    Parliamo dunque di un intervento metapolitico, se non si fosse capito. Oggi è impossibile che possa nascere, nel breve termine, una forza politica tanto strutturata e tanto forte da raccogliere un consenso così largo da poter incidere - almeno - sulle decisioni interne dello Stato, in una direzione opposta a quella attuale. Emergesse, una forza del genere, e andasse al governo, tanto per iniziare dovrebbe mandare al diavolo la finanza, i mercati e la troika. E senza restituire il becco d'un quattrino del debito inesigibile col quale ci stanno tenendo la corda al collo. Con le conseguenze del caso, naturalmente. Sociali ed economiche, visto che saremmo isolati dal "resto del mondo".

    Ma ci permettiamo una obiezione, ai tanti che sbraitano urlando le conseguenze negative che avrebbe un comportamento del genere da parte di uno Stato: siamo davvero sicuri che - in una situazione come questa, poniamo in Europa, se fossimo davvero in grado di avere uno Stato (guidato dalla forza politica di cui sopra) in grado di prendere una decisione del genere - rimarremmo sul serio isolati così come si ipotizza? O non è forse più probabile che altri Paesi ci seguirebbero nell'esempio, magari fondando, di lì a poco, una vera Europa federata tra Stati di nuovo sovrani e, a questo punto, compartecipi di una vera lotta di rinascita?

    Una sorta di ALBA europea, sul filo di quella sudamericana insomma.

    O anche questo è fuori dalla realtà?

    5:35PM

    L’incompetenza degli M5S è un male. Punto

    Commento in calce all'articolo "EGREGI M5S, QUESTI STREAMING VI SPUTTANANO". E risposta di Federico Zamboni

    D

    Caro Zamboni,

    io partirei da una premessa. Anche se il M5s mandasse a questi incontri Einstein e Borges, verrebbe sempre massacrato. I media riuscirebbero comunque a dileggiarli. Ricordiamo quel che succedeva due mesi fa, all'epoca dello stalking di Bersani su M5s: gli eletti di Grillo che avessero votato a favore di un governo M5s-Pd, tradendo il patto, erano alfieri dell'articolo 67 e uomini liberi. Adesso che il Pd minaccia di espellere chi voterà contro la fiducia, tutto tace, non vola una mosca. Di sicuro direbbero che Einstein è un ciarlatano e Borges uno scribacchino.

    Poi, il M5s non deve fare assolutamente niente, in questa fase: stanno facendo tutto gli altri. Anzi, meglio che non facciano niente. Sono stati mandati lì apposta. Non è questa la legislatura in cui si potrà fare. Il mutismo dei suoi rappresentanti è la manifestazione di tale situazione: meglio non affermare e pretendere, meglio non rilasciare cambiali in bianco. Fermi, immobili...o, meglio, immobili incastonati nell'occhio magico dei media. Ci sono i 5s...esistono...quel che fanno, è irrilevante...se ci sono loro, pensano i milioni che li hanno votati, ci sono anch'io...Per ora. è già tanto...e, infatti, gli avversari non vedano l'ora che facciano...come sono gentili...davvero, i padroni del mondo...

    Gli eletti del m5S sono molto meno bravi di Letta? Perfetto, è proprio quel che consente a Grillo di muoversi con maggior spazio. I media irraggiano l'immagine di questi incapaci. Grillo può dire quello che vuole, e nessuno gli dà credito, con quella truppa...fingersi folli è un ottimo espediente, fin quando non hai il coltello della parte del manico.

    Inoltre, chi li ha votati - piccolo-borghesi e proletari, ovvero, marxianamente, salariati e piccoli commercianti e imprenditori - ci si rispecchia, in questi incapaci, in questa gente che non è capace di parlare...non si identifica certo con il lingua sciolta Letta...io credo che a molti la diretta streaming abbia provocato rabbia e indignazione verso l'avvocaticchio che ha sempre la parola pronta, e che si pone su un piano di superiorità rispetto agli umili...spurgano l'arroganza, la supponenza, di chi si crede intoccabile, di chi ha avuto tutto dalla vita, ed è stato addestrato sin da piccolo, ad avere le carte migliori. Ma non credo ci siano dubbi su chi abbia veramente ragione...e vedere materializzata la ragnatela di parole che ci imprigiona non è affatto male...la saliva rabbiosa che i 5s hanno inghiottito non era solo la loro, ma quella di milioni di italiani, per i quali le facili parole del parolaio Letta sono catene. Lui le pronuncia dimenticandosele un attimo dopo, da bravo retore, ma per gli altri sono colpi duri e forti che fanno sempre più male...

    Giudicando dalle immagini, e solo da quelle, perchè le parole contano zero, cosa vediamo? Il padrone della piantagione - che ha potuto studiare perchè è ricco -che rampogna gli schiavi. Pensavano forse, i M5s, di vincere dialetticamente, quando hanno chiesto la diretta streaming? Grillo e Casaleggio non sanno quale materiale umano hanno tra le mani? Lo sanno, e bene: ecco - questo il messaggio - questi sono voi, sono come voi, e li spernacchiano e umiliano...Letta e Severgnini saranno pure contenti, ma non hanno la minima idea della distanza tra quel he loro credono e la realtà della stragrande maggioranza. Credono che le loro parole siano la realtà, chissà perchè continuano a perdere...

    Ovvio, serve gente più preparata, ma dopo. Per ora, al distacco totale 'ideologico' deve coordinarsi il mito della 'gente qualunque'. Come potrebbe tenere, il discorso di Grillo, se non fosse coerente in tutti i suoi punti? Se lo rappresentassero persone preparate che, diciamolo chiaro, non potrebbero che provenire dal fronte finora nemico o estraneo al brodo di coltura del M5s? Ci sarebbero anche problemi di 'assemblaggio' del movimento. Tanti partiti sono crollati più per interni che per cause interne, come stiamo vedendo.

    La selezione verrà, e in parte è già in corso. Positivo che sia in corso durante la lotta: il discrimine è semplice: chi perde va a casa. Lo so che non c'è bisogno di dirlo, poichè lo sai meglio di me, ma bisogna guardare le cose storicamente, sul lungo periodo...un movimento che viene dal basso, che si origina all'esterno dei media, delle università, dei centri di potere, cosa potrebbe esprimere mai, in prima battuta? I primi cristiani erano pescatori, schiavi, prostitute, eccetera...gli Origene e gli Agostino sono venuti secoli dopo...la fase dell'umiliazione e dello spernacchiamento è inevitabile, sotto molti aspetti indispensabile, e va superata con grande fermezza. Per aspera ad astra.

    Saluti.

    Bruno Di Prisco

     

    R

    Caro Di Prisco, è certamente un’ipotesi suggestiva, quella della inadeguatezza degli eletti in Parlamento come spunto di affratellamento con gli elettori-emarginati. Nel segno del «mito», come lo definisci giustamente, della «gente qualunque». Un’ipotesi suggestiva, ma che per moltissimi versi non mi convince.

    Innanzitutto è, o rischia di essere, una scusante universale. Presupponendo che dietro vi sia una strategia deliberata, in cui paradossalmente i difetti diventano virtù, si ribaltano i criteri di valutazione. Con conseguenze assurde. 

    Che cosa bisogna fare, d’ora in avanti, se il deputato X o la senatrice Y dicono delle emerite castronerie, o se si mostrano incapaci di replicare, anche solo sul piano del temperamento, agli Enrico Letta di turno? Dobbiamo rallegrarci perché, in tal modo, suscitano l’empatia di chi ne sa ancora meno di loro e si identifica in quelle carenze? 

    Non credo proprio. Abbiamo visto che fine fece il poujadismo, in Francia, e l’ancora maggiore rapidità con cui si esaurì, alcuni anni prima e qui in Italia, la sortita dell’Uomo Qualunque. Inoltre, non condivido (né mi piace) l’assunto sottinteso per cui l’ostilità nei confronti del modello oggi dominante sia appannaggio dei ceti più modesti. Più modesti non soltanto in termini di reddito ma anche di cultura. Anzi, ritengo che la crescente disoccupazione/sottoccupazione/precarizzazione intellettuale, o comunque qualificata, stia allargando moltissimo la platea del malcontento e, quindi, della ribellione potenziale. Sottolineato: potenziale. Ma lo stesso dubbio vale per tutte le categorie. Un dubbio, per usare un vecchio aggettivo, “interclassista”. 

    Quanto alle capacità di comunicazione, sul doppio binario della chiarezza delle idee e dell’efficacia nelle esporle, non è che esista solo lo stile sussiegoso e oligarchico alla Enrico Letta, per cui l’unica maniera di prendere le distanze e affermare la propria diversità è non avere nessuno stile. Crimi e Lombardi, d’altronde, non si presentano affatto come dei personaggi ruspanti, che per mancanza di risorse non hanno potuto completare gli studi o che sono ancora troppo giovani per aver raggiunto un minimo di maturità. Non sono due poveri campesinos catapultati dal Chiapas a Città del Messico. E non sono nemmeno dei giovanottelli di primo pelo. Al contrario, sono entrambi sulla quarantina e se lui è “solo” diplomato al liceo scientifico, lei è laureata in giurisprudenza.  

    L’obiettivo, insomma, non è ottenere l’approvazione dei (molti) Severgnini in agguato, sempre pronti a storcere il naso per le ingenuità, o peggio, degli eletti del M5S. Su questo ti do completamente ragione: ci fossero anche Einstein e Borges, al posto dei “cittadini portavoce”, «di sicuro direbbero che Einstein è un ciarlatano e Borges uno scribacchino». Tuttavia, esclusi i commentatori che sono ostili per principio, ci sono pure gli spettatori che seguono i confronti televisivi con sincero interesse e che, non avendo il paraocchi e non essendo del tutto incolti, sarebbero in grado di capire, quand’anche confusamente, che Einstein non è Crimi e che Borges non è Lombardi.

    Il problema, come ho accennato nel mio articolo scrivendo di «sprovveduti, a corto sia di idee che di temperamento», non è solo intellettuale, ma riguarda le personalità nel loro complesso. E mi sembra, infatti, che ci sia un grosso equivoco anche sulla definizione di “portavoce”: un termine (una funzione) il cui significato non si esaurisce nel riferire ciò che è stato deciso da altri, ma implica una qualche autorevolezza nel farlo. Implica avere, appunto, “una voce”. 

    Altrimenti, si è solo dei “portalettere”. Dei postini che se la cavano sì e no quando tutto fila liscio, ma che non sanno più cosa fare se ad aspettarli, e a fare bau bau, c’è un qualunque  cane da guardia degli Allevamenti Bilderberg.

    Federico Zamboni

    4:26PM

    Ah, il "benaltrismo"

    D

    Anche se personalmente non sarei favorevole a parificare le coppie gay alle famiglie tradizionali, è chiaro che il problema va affrontato e qualcosa andrà fatto.

    Quest'articolo mi sembra però un classico esempio di benaltrismo.
    Non si tratta di una priorità, le cose importanti sono ben altre, e allora? Questo problema non si pone mica in competizione con gli altri. Affrontarlo, anche subito, non toglierebbe certo tempo e risorse per fare anche il resto, le cose importanti (che tanto nessuno vuole fare lo stesso).

    Se non si è d'accordo nell'affrontare questo problema per ragioni ideologiche o religiose lo si dica chiaramente, accampare una questione di priorità in questo caso sembra solo un pretesto.

    Vittorio Paniccia

     

    R

    Potrà anche sembrare un pretesto, affermare che la questione dei matrimoni omosessuali non rientra fra le priorità collettive, ma ciò non toglie che l’osservazione sia assolutamente fondata. E se la si deve rimarcare – esponendosi all’accusa di benaltrismo – è appunto perché questa tematica è stata via via enfatizzata, fino a presentarla come un obiettivo irrinunciabile e urgentissimo. Peggio: come un indicatore del grado di civiltà raggiunto dall’Italia, alla quale viene rimproverato, con la solita esterofilia intermittente e spesso ottusa, di non essersi ancora allineata a quanto avviene in parecchi altri Stati occidentali. 

    Lo stesso approccio (la stessa distorsione) si ritrova del resto in un’infinità di altri casi, che rientrano nella categoria dei cosiddetti “diritti civili”. E il vero fenomeno da stigmatizzare, in effetti, non è tanto l’eccessivo risalto che viene dato alle nozze gay, da parte di chi ne caldeggia una perfetta equiparazione a quelle eterosessuali, quanto il fatto che la stessa sensibilità, la stessa attenzione, la stessa ansia di giustizia, non vengono manifestate neanche lontanamente nei confronti di chi rimane vittima del sistema economico liberista. Laddove – ma su queste pagine è quasi superfluo ricordarlo – il numero di tali vittime è in continuo aumento, a conferma che la crisi in cui siamo sprofondati non è transitoria ma strutturale. 

    Ciò che si verifica, dunque, è una delirante asimmetria di valutazione “etica”: ci si preoccupa moltissimo di alcuni aspetti, innalzandoli a traguardi decisivi di una convivenza più attenta e rispettosa, e se ne ignorano bellamente altri, che pure non sono certo meno determinanti ai fini di una vita dignitosa. Così, per esempio e per restare in tema, si direbbe che per i paladini dei suddetti “diritti civili” la priorità sia che due omosessuali siano liberi di sposarsi: ma se poi non trovano un lavoro decente e stabile, per cui fanno la fame e sono costretti a vivere in alloggi di fortuna (come le roulotte che nei civilissimi USA sostituiscono le abitazioni e danno luogo a vasti insediamenti formati da “casette” a quattro ruote), problemi loro. L’importante è che non siano discriminati rispetto agli eterosessuali. Una volta rimossa la/le disparità di trattamento in ambito giuridico, si è fatto tutto ciò che si poteva fare. Essendo evidente che, al contrario, non c’è verso di modificare gli spietati meccanismi su cui si basano i mercati.

    È questa, l’ipocrisia fondamentale – e per nulla casuale – cui rimandava l’articolo di Fiorenza Licitra. È la pretesa, anch’essa tipicamente statunitense, di essere i campioni dell’uguaglianza e della democrazia, sorvolando invece su tutte le iniquità e le sopraffazioni che scaturiscono dal sistema economico. Pura aberrazione: ci si sdegna per i buu razzisti allo stadio, ma non per il neoschiavismo interrazziale; ci si strugge per gli sgomberi dei campi-nomadi abusivi, ma non per gli sfratti delle famiglie che non riescono più a pagare il mutuo; ci si scaglia contro il fumo delle sigarette, che fanno venire il cancro, ma molto meno, o per niente, contro l’inquinamento in stile Ilva.

    Delicatissimi dove ci autorizzano/incentivano a esserlo. Fatalisti, e quindi imperturbabili, su tutto il resto. 

    8:04AM

    Lettere: "Noi, l’M5S e i “coglioni” filo Pd"

    (Risposta a un commento all'articolo "Grillo inchioda gli elettori M5S con simpatie PD")

    D.

    Condivido molte delle vostre argomentazioni ed opinioni. Ciò che non condivido è l'affibbiare il termine "coglioni", di berlusconiana memoria, a chi esprime dubbi su determinate posizioni del movimento 5 stelle.

    Avere dei dubbi mi sembra più che umano. Io sono uno di quei "coglioni" che qualche dubbio, pur dando il mio appoggio al movimento da tempo, ce l'ha.

    Saluti
    Massimo Galvani
     

    R.

    Il tema è interessantissimo. Come vedremo, infatti, permette di aggredire uno dei peggiori luoghi comuni all’interno di quell’altro, dannosissimo luogo comune che è il “politicamente corretto”: l’idea (la pretesa) che tutte le opinioni siano degne di rispetto.

    La questione va però sdoppiata. Al primo livello, di carattere generale, c’è la liceità dell’utilizzo, in un intervento pubblico come lo è un articolo, di un termine offensivo che venga rivolto a un’intera categoria di persone. Chiariamo una cosa, per cominciare: la discriminante non deve essere l’uso della cosiddetta parolaccia, che nel caso specifico equivale a “stupidi”, ma il giudizio d’insieme. Anziché estrapolare la singola frase, o persino la singola parola, bisogna valutarne il contesto e le eventuali argomentazioni. A maggior ragione, poi, se l’“insulto”, come nel mio pezzo, è arrivato proprio all’ultima riga, diventando l’epilogo di un ragionamento ormai concluso. 

    Proprio perché si tratta di un giudizio, del resto, il significato resterebbe negativo – e per certi versi, forse, risulterebbe persino più sprezzante – se si ricorresse a degli eufemismi. Poniamo, infatti, che invece di “coglioni” avessi scritto “sapientoni”, o “illusi”, o “ottimisti”. Oppure, citando il Pasolini di Il Pci ai giovani, «cari e care». Sarebbe apparso meno sgradevole, ai destinatari? 

    Se la risposta fosse sì, vorrebbe solo dire che sono talmente superficiali da confondere l’apparenza (non la forma: l’apparenza) con la sostanza. L’intento, infatti, rimarrebbe identico. Riassumere in maniera stringata, e ancora più esplicita, una delle due tesi che attraversano l’articolo: chi adesso si sorprende e si lamenta per la totale chiusura di Grillo nei confronti del Pd «quando ha votato il MoVimento 5 Stelle lo ha fatto senza averci capito niente».

    Ciò che è ingiustificato, quindi, non è esprimere dei dubbi sulle posizioni del M5S, cosa che qui sul Ribelle abbiamo fatto in lungo e in largo, ma cadere dalle nuvole e insorgere di fronte a delle scelte parlamentari che non fanno altro che riflettere, pari pari, quanto era stato affermato/ribadito/urlato in precedenza.

    Detto questo, veniamo all’altra faccia della medaglia, che in effetti è anche la più importante: la persistente, illogica, colpevole tendenza a sottovalutare il miscuglio di malafede e di opportunismo che impregna i partiti politici “tradizionali”, rendendoli i complici, nonché il paravento, dei potentati economici che mirano ad asservire ai propri scopi l’intera società. Un atteggiamento che può assumere molte forme diverse, a seconda dell’orientamento personale, ma che in particolare risalta, e stride, in coloro i quali continuano a credere – a voler credere – che il vizio capitale della politica italiana sia solo Berlusconi. E che perciò, una volta che si fossero tolti di mezzo lui e i suoi sostenitori più stretti, si potrebbe pervenire via via a una profonda e definitiva bonifica del quadro complessivo.

    In parole povere, il Pd è (sarebbe) di gran lunga migliore del PdL. Per cui, dal punto di vista del M5S, non si dovrebbe escludere a priori di allearsi con Bersani, manifestamente una persona dabbene, per procedere alle riforme condivise. 

    Ciò che sfugge ai propugnatori di queste intese, però, è che tale convergenza si esaurirebbe in alcuni ambiti pubblici, dalla legge elettorale al numero dei parlamentari e al finanziamento dei partiti, senza andare affatto a toccare i nodi davvero fondamentali. Che, come i nostri lettori assidui sanno benissimo, non sono quelli, pur importanti, della cattiva amministrazione della cosa pubblica o della corruzione vera e propria, bensì le caratteristiche fondanti e irrinunciabili del modello economico dominante. Dalla speculazione finanziaria al massimo profitto, dall’usurpazione della sovranità monetaria alle iniquità strutturali nella distribuzione della ricchezza, dal mito della crescita infinita alla creazione di bisogni indotti sempre più artificiosi e manipolativi.  

    In presenza di tanta ottusità, che quantomeno dal 2008 in avanti non ha più alcuna attenuante, essere drastici non è solo lecito. È necessario. Perché qui non si contrappongono solo delle tesi teoriche, ma delle scelte con enormi ripercussioni pratiche. 

    Chi si ostina ad assecondare le versioni più accomodanti – dal Bersani “serio” al Renzi “innovatore” – perde ogni diritto a essere sia scusato, sia rispettato. Il mio «coglioni» era rivolto a loro, e in questa chiave non posso che riconfermarlo: se loro si sentono offesi da una parola, io credo che ci siano ragioni molto maggiori per sentirsi “offesi” dalla loro interminabile acquiescenza nei confronti dell’establishment, nazionale e internazionale, che ci domina. Che ci umilia. Che ci “insulta” con la generalità delle sue scelte e delle sue imposizioni.

    Quelli che sostengono Renzi vanno a sostenere, di fatto, ciò che Renzi non ha la benché minima intenzione di attaccare: questa Unione europea, questa Bce, questo Occidente di matrice statunitense. E definirli coglioni, allora, diventa persino troppo poco. 

    Federico Zamboni

    12:24PM

    Ancora sul "caso Messora"

    Rispondiamo a un commento postato da un lettore in calce a questo articolo:
    D

    Mi sembra che stiate peccando di eccessiva durezza con Messora,se non di ipocrisia,mi spiego:avete spesso ospitato sul vostro portale articoli ed interviste di Giulietto Chiesa ,fondatore di Alternativa che è un movimento politico e culturale il quale mira,per quanto portatore di idee e di progetti completamente diversi da quelli dei partiti tradizionali, ad essere parte del dibattito politico.Quindi questa vostra scelta di non seguire più Messora in quanto nuovo portavoce del M5S credo sia motivata dallo scetticismo che avete sempre dimostrato nei confronti del movimento di Grillo,verso il quale lo stesso Chiesa ha espresso e ribadito la sua apertura per una alleanza politica.


    Cordiali saluti

    Gaetano Manna


    Nessuna delle due, Gaetano. Né “eccessiva durezza”, né tantomeno “ipocrisia”. 
    La prima - crediamo – è esclusa dal ragionamento che ci ha portato alla decisione di non segnalare più ciò che Messora pubblica sul suo blog: avendo oggettivamente cambiato ruolo, passando da quello di commentatore indipendente che esprime le proprie idee a emissario di un’organizzazione, il M5S, i cui contenuti sono decisi da altri, è evidente che i suoi interventi assumono una natura diversa. Ed è doveroso, quindi, che non si continui a proporli, e a farli percepire, come giudizi completamente autonomi. 
    Il paragone con Giulietto Chiesa può sembrare pertinente a prima vista, ma se si osserva meglio non regge. Sia perché Alternativa è tuttora un movimento che non partecipa alle elezioni, sia, soprattutto, perché Chiesa ne è uno dei fondatori. Così come, del resto, Massimo Fini è il fondatore di Movimento Zero.
    La differenza è decisiva, e rimanda a quello che abbiamo appena ricordato a proposito di Messora: un conto è essere gli artefici di certe posizioni, che poi possono essere espresse anche a nome di un soggetto politico, e tutt’altro è mettersi al servizio delle tesi elaborate da terzi. Come abbiamo scritto, è il lato oscuro dei giornalisti che accettano di svolgere le funzioni di “ufficio stampa”: se è vero che la libertà assoluta è merce rarissima, nel nostro campo, essa diventa letteralmente impossibile una volta che si rinunci, per contratto, a giudicare di testa propria.  
    Quanto all’ipocrisia, poi, crediamo davvero che sia l’ultima delle accuse, o anche solo dei sospetti, che ci si possano muovere. Il nostro “peccato”, semmai, è quello opposto: perché sull’arco di questi quattro anni e mezzo, dall’ottobre 2008 a oggi, non abbiamo fatto mai nulla, ma proprio nulla, per ottenere il sostegno di chicchessia. A parte, naturalmente, coloro che ci seguono nel presupposto che le nostre osservazioni, giuste o sbagliate che siano, non paghino pegno a nessun vincolo esterno.

     

    3:52PM

    Il vuoto da riempire (Grillo & Usa)

    Commento all'articolo: Ciò che piace davvero, agli USA, di Grillo & C.

    D

    E se questo vuoto non riuscissero riempirlo?
    E' così scontato che ci riescano? Dal momento che un parlamento ha piena coscienza e volontà a risolvere il problema dei cittadini, i Padroni dei Media potrebbero attaccarsi al "tram".
    Sono, le mie, supposizioni con il condizionale, ma lo stesso discorso vale anche per gli "altri".
    Oppure, dove sbaglio con il mio ragionamento?

    venerdì, marzo 15, 2013 | Simone Revello
    R

    Ciao Simone. 

    Lo sbaglio, secondo me, è nel confondere il voto al M5S con una dimostrazione di affrancamento collettivo dai modelli dominanti. Quando invece, sempre a mio giudizio, si tratta per lo più di una scelta scarsamente consapevole e, proprio per questo, tutt’altro che stabile. 

    Le conseguenze di questa adesione “precaria” sono numerose, ma basta citarne due. La prima, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, è che la futura crescita dei consensi elettorali non è affatto una certezza, per cui lo è ancora meno la seducente ipotesi di successi plebiscitari. La seconda, anche nel caso in cui un domani si dovesse raggiungere una maggioranza assoluta alla Camera e al Senato, è che rimane a dir poco dubbio che si tratterebbe di «un parlamento [che] ha piena coscienza e volontà di risolvere il problema dei cittadini». 

    Quella «piena coscienza», infatti, presuppone un alto grado di comprensione, e di rifiuto, dei meccanismi e dei condizionamenti che ci hanno portati alla situazione odierna. Non basta voler spazzare via i partiti e il loro perverso sistema di potere a suon di favoritismi o peggio. E non bastano nemmeno le battaglie, di per sé ineccepibili, contro la privatizzazione delle risorse naturali o di altre proprietà collettive che tali devono restare, dal territorio al patrimonio immobiliare e alle aziende pubbliche.

    Ciò che bisogna rigettare, innanzitutto dentro di sé e nel proprio modo di vivere, è la concezione economicistica che ci è stata instillata attraverso una manipolazione capillare e incessante. I cui messaggi inconsci, purtroppo, sono penetrati assai più profondi di quanto ci piaccia pensare. 

    Quando ho scritto “i Padroni del Media”, infatti, non volevo certo intendere i proprietari dei singoli canali di produzione e diffusione editoriale, bensì i centri di potere che se ne avvalgono. E che, ancora prima di dominarci con gli strumenti espliciti delle leggi, dei governi statali e delle pressioni sovrannazionali in stile Troika, ci controllano tenendoci avvinti a un’idea di esistenza che è funzionale ai loro scopi. Ricchezza, notorietà, consumismo: questo ci hanno insegnato a privilegiare, non solo a forza di messaggi pubblicitari (relativamente) espliciti, e questo continueranno a propagandare, con ogni mezzo a loro disposizione. 

    La questione che andrebbe posta con maggior forza, oggi, non è cosa farà il M5S in Parlamento. Ma cosa sono pronti a fare i suoi aderenti/simpatizzanti/elettori per iniziare a cambiare la realtà sociale nella quale vivono, e sulla quale possono incidere già adesso.  

    Federico Zamboni

     

    9:08AM

    E ora che succede, con Grillo?

    D

    Sottolineo che non ho votato, sono fuori da Las Vegas! Supponiamo che M5S voglia davvero cambiare rotta e portarci fuori da questa società americanizzata (ha iniziato in Sicilia sembra) eliminare la speculazione finanziaria e riportarci da uno stato di demobugia (grande Zamboni) ad uno di vera democrazia. E supponiamo che voglia farlo attraverso un approccio "endogeno" cioè creando pian piano gli anticorpi all'interno dell'opinione pubblica e non attraverso una cura più diretta con medicine convenzionali (è un po come curarsi con l'omeopatia, fare in modo che l'organismo produca da solo anticorpi e non curare direttamente la patologia quando è conclamata...nb non sono un dottore) perché essere diretti e dire la verità a qualcuno (che ha preso la pillola rossa di Matrix ) potrebbe piacere ma a molti, tanti addormentati (con la pillola blu) no!

    Cosa succederà quando la CIA busserà alle porte di Grillo? E cosa succederà tra poco quando lo stesso Grillo andrà a casa Kissinger (leggi Napolitano)?

    Andrea

    R

    Caro Andrea,

    ovviamente non lo sappiamo, cosa succederà. Le domande che fai, se ampliate nella loro portata, sono esattamente le incognite che tutta questa (nuova) operazione elettorale, dunque interna al sistema, porta con sé. E sono quelle che abbiamo sottolineato diverse volte.

    È certo che i poteri forti non potranno accettare senza ostacolare in tutti i modi e cercare di abbattere una novità incontrollabile (?) come questa di Grillo. Il MoVimento 5 Stelle e il suo ingresso in Parlamento sono la azione. Alla quale ovviamente seguirà una reazione. Ecco, a quel punto si vedranno gli attributi della massa agglomerata attorno a Beppe Grillo. 

    È questo, in sostanza, che rappresenta il vero motivo di interesse dei fenomeni in atto. E ovviamente seguiremo a dovere la cosa. Sempre ammesso, e non concesso, che in ogni caso il tutto non sia a beneficio di una ennesima illusione per eludere le vere questioni portanti della crisi della nostra società.

    red

    10:13AM

    Ritorno alla Lira: e i nostri "risparmi" come possiamo salvarli?

    D

    Noi cittadini comuni che abbiamo un conto in banca se dovesse fallire l'euro vedremo i nostri risparmi svanire o si può fare qualcosa ora per salvarli?

    Vincenzo Sangiovanni

    R

    E chi lo sa?

    Una utilissima lettura, in tal senso, è quella del libro di Bagnai (Il Tramonto dell'Euro) che prefigura, con dati, studi e testimonianze storiche, molti scenari possibili.

    Che si vada incontro a una svalutazione è certo, che si possa salvare "i propri risparmi" con operazioni come spostamento in conti esteri o cose del genere è pratica che Bagnai stesso definisce un po' come una mossa da "Banda degli Onesti" alla Totò. Anche perché, nel caso di cambio di valuta, gli altri Paesi - e l'Italia in primis, naturalmente - ovviamente si premuniranno dall'evitare che un italiano sposti gli euro fuori dall'Italia, quindi aspetti l'uscita dall'Euro del nostro Paese e infine li faccia rientrare guadagnando il valore maggiorato grazie alla svalutazione della Lira... Elementare, Watson.

    Come disse e scrisse Massimo Fini, in una infinità di occasioni, il denaro è "promessa di futuro", e chi ne ha in tasca, quando crolla tutto, ci si potrà soffiare il naso. Insomma si deve evitare di rimanere con il cerino in mano...

    (red)

    1:19PM

    "Sentire il Ribelle una 'cosa' nostra"

    D

    Ciao Valerio,

    in questi giorni, leggendo le mail degli altri abbonati, ho riflettuto un po' sull'evoluzione del progetto Ribelle.

    Partiamo dal presupposto che sarebbe bello riuscire a fornire tutto il materiale free con l'appoggio, economico, degli abbonati, ma oramai ho capito che è una soluzione utopistica.

    Le altre soluzioni, ahimè, non so come e se riusciranno nell'intento: usare un linguaggio più "semplice" in radio va bene ma quando queste persone si ritrovano poi davanti ad un vostro articolo che succede? È giusto che vi abbassiate voi di livello? Come riusciranno poi a "crescere" queste nuove leve?

    Fornire i contenuti free ha il rischio di abotuare gli utenti ad avere qualche informazione gratis e che questo li "accontenti" senza far loro venire voglia di abbonarsi.

    Tutte queste parole solo per dirvi che voi state già facendo uno sforzo enorme, non so ancora cosa possiate inventarvi, veramente.

    L'unico modo che mi viene in mente per dare una mano è una partecipazione più attiva di noi abbonati, è ora di imparare a non essere più spettatori passivi, fruitori del vostro lavoro e basta; se ci si crede nel progetto bisogna impegnarsi, non solo economicamente, ma anche nella diffusione.

    Bisogna che noi diventiamo un po' i promotori del giornale nelle nostre città, facendolo conoscere per la strada e nei luoghi di lavoro.

    Esempio: negli ultimi due giorni sono passate da me quattro persone che si son dette interessate al progetto, dopo aver sentito Federico qui ad Arma di Taggia, ma siccome non più giovanissime non erano in grado di sottoscrivere l'abbonamento on line da sole.

    Mi sono preso il compito di iscriverle io al giornale.

    Dobbiamo fare un ulteriore passo avanti, io per primo, penso che i consigli su come gestire la parte online siano inutili, siete voi che conoscete quella realtà, siete "sul pezzo" tutti i giorni, sapete come pensano o come funziona il mare magnum della rete e specialmente sapete voi quali sono le risorse a disposizione e come usarle.

    Il nostro compito è attivarci sul territorio, dimostrare di aver recepito il messaggio da voi lanciato in questi 5 anni.

    Utopia? Di difficile attuazione? Può essere, anzi sicuro che lo sia, ma se non proviamo non sapremo mai cosa potremmo fare.

    Non so se ho scritto un delirio, se ho scritto cazzate, se così sei pregato di dirmelo chiaramente, non so neppure come comunicare questi pensieri agli altri abbonati, ma io ci credo nel progetto ed in voi e vorrei riuscire ad aiutare in modo attivo al suo prosieguo.

    Ciao,

    Davide

    R

    Caro Davide,

    con te il "gioco" è facile: sei abbonato e sostenitore da tempo e conosci praticamente dall'interno quasi ogni aspetto del progetto, oltre ad aver conosciuto Federico Zamboni ad Arma di Taggia. Già l'aver organizzato quell'incontro è la dimostrazione eloquente di cosa si possa fare per il Ribelle. È così: questo giornale è letteralmente una "cosa" di proprietà di ogni abbonato. 

    Il criterio per aiutare è il seguente: cosa posso fare per questa realtà che è mia e che voglio continui a vivere e crescere? Ed è, esattamente, quello che hai fatto e fai tu per il Ribelle da tanto tempo. Così come altri sostenitori fanno.

    In merito alla parte free il discorso è chiaro, ed è ancora aperto: per ora andiamo avanti così, alcune cose free, e tutto il resto per gli abbonati. Un domani potremmo fare un appello del genere: "Chi vuole acquistare il Ribelle?". Ecco, una sorta di cooperativa, cui possano partecipare e diventare soci tutti quelli che vogliono. Raggiungessimo un numero minimo di adesioni potremmo pensare a rilasciare il tutto free. Sarebbe la volontà dei "soci" a realizzare una cosa per il puro obiettivo di diffonderla. Il rapporto di visite e diffusione - e questi sono numeri generali e accertato del mondo di internet - della nuova versione "aperta" sarebbero clamorosi rispetto a ora. Si parla comunemente di un rapporto 1000 a 1. Hai idea di cosa voglia dire per noi? Passeremmo di colpo da 8-10 mila visite al giorno a quasi centomila. E l'effetto moltiplicatore giorno dopo giorno farebbe il resto. E poi magari, oltre ai soci, potremmo lasciare per tutti gli altri la possibilità di contribuire liberamente e autonomamente (ma sapendo che anche in questo caso, i numeri, sarebbero gli stessi già noti nell'editoria del web: di solito, soluzioni del genere hanno rapporto 10 mila a uno. Diecimila visite, 1 contributo di sostentamento. È così…).

    Credimi, è comunque una operazione alla quale stiamo pensando. 

    Così come, a livello di WebRadio (ah, come mi manca…) stiamo pensando esattamente a una cosa del genere. Solo che a questo punto non possiamo che partire dall'inverso rispetto al Ribelle: in quest'ultimo caso la realtà già esiste ed è conosciuta, aprire i rubinetti dopo aver arruolato i soci sarebbe immediatamente efficace per la diffusione; per la radio, invece, dovremmo fare l'opposto: prima una chiamata alle armi, del tipo "per partire e garantire una stagione intera abbiamo bisogno di raccogliere 40 mila euro. Ci siete?", e poi lasciar passare un anno, dandoci dentro, per vedere quello che accade.

    In merito ai toni, inoltre, è un dilemma dal quale non si esce, se non per grosse linee: dobbiamo necessariamente evitare di volare troppo alto perché questo è (o almeno così lo pensiamo) un giornale a larga diffusione, dunque non diretto ad addetti ai lavori o ad ambienti accademici, e allo stesso tempo, però, non possiamo banalizzare troppo perché i temi che affrontiamo, che non sono evidentemente di infotainment, richiedono comunque una certa complessità ed esercizio per essere compresi: chi non vuole sforzarsi almeno un po', come per quasi tutto, non troverà mai, qui, pane per i suoi denti. Potremmo magari fare una sezione apposita, per esempio il progetto (mai partito) delle FAQ in tal senso: rapide domande e rapide - e il più possibile semplici - risposte, per una maggiore fruizione anche da parte di chi "preferisce" linguaggi ancora più semplici. Ci piacerebbe, è nella lista delle cose da fare ma, al solito, al momento non possiamo proprio dedicarci alla cosa.

    Dunque che fare?

    Per ora, si va avanti così: stiamo letteralmente scalpitando per riuscire a vedere di trovare qualche risorsa per "ingaggiare" immediatamente almeno altri due collaboratori esterni di un certo peso. Non appena - davvero: non appena - potremo li vedrete tutti firmare articoli sul Ribelle.

    E questo è quanto dovrebbe essere almeno sino all'Estate: sicuro usciremo con almeno uno o due altri speciali, e il Quotidiano andrà avanti così come ha iniziato ad andare dalla sospensione delle trasmissioni radio a oggi. E magari - magari! - tra qualche settimana vedremo se riusciremo, stanti così le cose, a riprendere almeno una trasmissione quotidiana in radio, sebbene rivista nel format, come abbiamo detto.

    Ma insomma, la sintesi è questa: noi di qua spingiamo più che possiamo. Voi, di là, contribuite a "remare" così come state facendo e come vi verrà in mente di fare. È un processo iterativo che va avanti da cinque anni. E grazie a voi e alla nostra abnegazione continua a vivere mentre il mondo dell'informazione perde pezzi enormi ogni giorno. Sino a ora - tutti noi - siamo stati tosti, o no?

    Chissà se, a forza di spinte sempre nella stessa direzione, prima o poi il tutto prenda velocità come un volano. 

    Ma te lo immagini, cosa potremmo fare, con qualche risorsa in più? Altro che Terzo Polo televisivo…

    A presto,

    vlm

    8:53AM

    Riflessioni sul giornale e sulla radio

    D

    Ho fatto l'abbonamento al FQ quando ha iniziato la sua pubblicazione ed ho scoperto Massimo Fini che ho adorato da subito.
    Mi sono resa conto quasi subito che il FQ aveva un'impostazione che non mi soddisfaceva, troppo filo americano, troppo giustizialista e troppo pluralista per me.
    Marco Travaglio aveva fatto un appello parlando molto bene del Ribelle ed ho iniziato a frequentare il vostro sito, ho scaricato il numero del mensile gratuito e mi sono detta, finalmente ecco un giornale che vale la pena leggere.
    Non ricordo se ho fatto subito l'abbonamento, ma credo di sì, in ogni caso vi seguo dal primo numero del quotidiano e mi sono letta anche tutti i mensili che ho sempre trovato molto interessanti.
    L'unica cosa del mensile che trovavo un po' ridondante era la ripetizione degli articoli già pubblicati sul quotidiano, anche se era chiarissimo per me il vostro intento.
    Da allora ho sempre cercato di fare nuovi proseliti con scarso successo.
    Il problema secondo me è che quando ci si muove controcorrente, fuori dagli schemi è molto difficile forare il diaframma, la maggior parte delle persone non vuole sapere.
    Per esempio ho iniziato a parlare di crisi con i miei colleghi quando ancora i media tradizionali non ne facevano cenno.
    Il commento era "come sei pessimista" oppure " non voglio sapere nulla".
    Adesso che tutti si sono accorti che avevo ragione vengono da me a chiedermi cosa succederà!

    Altro problema è che il target medio è quello: leggere costa fatica, sopratutto mini saggi e figuriamoci poi leggere un giornale tutti mi giorni.
    Io che lavoro a tempo pieno e leggo tutti i giorni sia il quotidiano sia le segnalazioni impiego mediamente circa un'ora e se la giornata è stata molto produttiva anche piú tempo.
    Scusate se mi ripeto, ma la homepage è troppo ricca di contenuti per uno che non è abituato a leggere io la vedrei meglio divisa in due pagine.
    La prima con gli articoli della giornata, le brevi, le segnalazioni, i commenti , lo speciale ecc.
    Una seconda pagina con tutto il resto.
    Penso che l'impatto per i pigri sarebbe meno traumatico.

    Non credo che voi dobbiate cambiare l'impostazione della radio andava benissimo cosí.
    Forse, se avrete la possibilità di ripartire, potreste far scaricare gratuitamente i podcast per un certo periodo di tempo e vedere cosa succede.
    Penso che si sia disposti a pagare se si è davvero interessati altrimenti si approfitta solo di tutto quello che è gratuito e poi se non lo è piú si passa ad altro.

    Lo speciale sull'America era interessantissimo, l'ha letto perfino mio marito, che di solito si fa solo fare i riassunti di quello che leggo.
    Non credo che sentiró la mancanza del mensile.

    Mi piacerebbe sentire in merito anche l'opinione degli altri lettori.
    Un saluto a tutti

    Carmen Atzori

    R

    Cara Carmen,

    la tua email ha il pregio di racchiudere tanti tra i temi più importanti di tutta la questione del giornale. Dalla difficoltà di veicolare un messaggio che, visto che raccontiamo l'attualità, certo non è gradevole - "come sei pessimista" oppure "non voglio sapere nulla" - al certo maggiore impegno che richiede la lettura e la riflessione rispetto al fatto di lasciarsi guidare dalla emotività.

    Il tema ne attiene anche un altro, ovvero quello relativo al nostro linguaggio, o meglio, a quale altitutine cercano di volare i nostri articoli e ragionamenti. Per alcuni - anche nostri lettori - puntiamo troppo in alto e non riusciamo ad avvicinare nuovi interessati, per altri, invece, dovremmo andare ancora più in alto, e in pratica scrivere solo dei mini-saggi, che tutto sono fuorché adatti, appunto, a quello che si vuole (almeno noi vogliamo) un Quotidiano. Ecco perché al Quotidiano affianchiamo non più neanche il Mensile ma, appunto, gli Speciali.

    Tutto dipende da quello che è il proprio punto di partenza, insomma. Difficile soddisfare tutti. Ma una cosa è certa, se volassimo troppo bassi - intendo con toni quasi elementari - non riusciremmo a spiegare alcune cose per le quali, invece, un certo sforzo intellettivo serve da parte del lettore: è la difficoltà di cui parlavamo poc'anzi. 

    Ecco perché scegliemmo la Radio, a suo tempo, per cercare di avvicinare più persone volando un po' più basso. E lì, come detto, forse qualcosa abbiamo sbagliato.

    È proprio attorno a questo che stiamo ragionando. Non crediamo, insomma, che "semplificare" il linguaggio del Ribelle sia la giusta strada da perseguire (mentre invece, questo sì, si può semplificare, e molto, la parte grafica e visiva). Per la Radio invece, secondo noi, si deve ripensare il tutto.

    Facciamo un esempio, che qui spieghiamo in poche parole ma sul quale torneremo presto: e se facessimo un Ribelle di solo editoriali e articoli tosti - mentre tutto il resto, ma proprio tutto, andasse sulla Radio?

    Ci riferiamo a brevi, segnalazioni, risposte ai commenti e alle lettere come questa, interazione ecc. - e affrontassimo in radio gli stessi articoli che pubblichiamo sul giornale ma li spiegassimo, su quel mezzo, proprio con un taglio molto più semplice?

    Ecco, questo è un altro tema al quale stiamo pensando. A quel punto avremmo un Ribelle molto più snello - ma molto tosto - e una Radio agilissima, piena di contenuti, ma con un livello di comunicazione molto differente.

    Ci rifletteremo presto insieme. Per ora - parlo di questi giorni, di queste settimane - ci stiamo dedicando al giornale, come tutti avranno visto. Ma come sai, qui, non ci addormentiamo mai, anzi...

    Grazie,

    vlm

    6:18PM

    Grillo e gli immigrati. Programma non pervenuto

    D

    Ciao Valerio,

    ho letto il programma del MoVimento 5 Stelle, ma sull’immigrazione non dice niente. E nemmeno sulla sicurezza, intesa come sicurezza dei cittadini, le risorse destinate alle forze dell’ordine, argomento legato a filo doppio al problema dell’immigrazione. Perché, secondo me, gli immigrati più di una risorsa sono un problema in questo paese, e non tanto per colpa loro ma per il tipo di accoglienza e trattamento che viene riservato loro, lasciato al caso ed alla buona volontà degli amministratori pubblici.

    Sai dove posso leggere qualcosa riguardo a questi temi del movimento? Che posizione hanno in proposito? Vorrei avere le idee un po’ più chiare prima di andare a votare. 

    Grazie,

    Maura Del Torrione

    R

    Cara Maura,

    le tue domande hanno il pregio di dare l'esatta dimensione delle nostre - mie certamente, ma anche, so per certo, ad esempio di Federico e di Massimo - perplessità sul nuovo Partito di Grillo. Non abbiamo trovato neanche noi non solo nulla in merito alle tue richieste, ma neanche su tanti altri temi se non, in qualche circostanza, con toni veramente troppo vaghi (su altri invece hanno le idee chiarissime, è fuori di dubbio). Certamente troppo vaghi per elettori che non votino con la pancia ma con la testa.

    Tutte queste incognite del MoVimento 5 Stelle - problematiche di cui lo stesso Grillo è conscio, sia chiaro - sono il dato che deve essere considerato in una eventuale scelta di voto: si dà carta bianca a Grillo e soprattutto ai grillini che entreranno in Parlamento, pur di vedere salire le percentuali della loro presenza alle Camere, senza essere convinti su dei temi che sono di importanza fondamentale (mi riferisco soprattutto al rapporto con l'Europa, la moneta e la sovranità)? Oppure ci si vuole sincerare e vedere prima come si comporteranno in Parlamento - che certamente ci entreranno, eccome - e poi semmai in una nuova tornata elettorale riprendere in considerazione la cosa?

    Ora, la mia opinione è nota, a tal proposito: in questo momento siamo in guerra e non si ha tempo per andare troppo per il sottile. Ma proprio per questo, è indispensabile non disperdere energie e attenzioni a ciò che non sia strettamente rilevante. E a mio avviso, le Politiche 2013 non lo sono affatto. 

    Per dirla alla Fini "il sistema non si cambia cambiando le persone, ma cambiando il sistema stesso". Grillo, scendendo in politica, va a partecipare all'amministrazione condominiale dell'Italia. Buona cosa in sé, sia chiaro. Ma del tutto inadeguata a poter incidere davvero là dove ce ne è veramente bisogno.

    In ogni caso, la scommessa di Grillo è aperta. Sta a ognuno di noi accettarla o non sedersi proprio al tavolo.

    ciao,

    vlm

     

    5:24PM

    Riflessioni sul CdA del Ribelle dell'altro giorno. E qualche bella proposta

    D
    Ciao Valerio,
    ieri sera ho ascoltato dalla apposita pagina la registrazione di quanto in oggetto (il CdA aperto agli abbonati Sostenitori, N.d.R.).
    Premesso - ovviamente - che mi dispiace molto per il calo consistente dei rinnovi relativi al mese di gennaio che ci/vi obbliga a dover scegliere quale dita della mano tagliare per conservare la funzionalità delle altre; ci tengo a sottoporti le seguenti riflessioni:
    1) personalmente gradisco molto i contenuti in voce che producete tu e Federico in quanto sono per me fruibili anche quando non posso accedere al giornale (ad esempio quando sono in auto) e mi fa piacere ascoltare comunque approfondimenti e analisi aventi argomenti e livello di complessità simili a quelli che trovo sul quotidiano. Mi rendo conto però che preparare e gestire ogni giorno due trasmissioni come La Controra e Il Ribelle.qui, oltre a noi nel Mezzo, sia complesso e porti via tempo che potrebbe essere dedicato al quotidiano. Detto questo però, non si potrebbe pensare a ridurne la frequenza, magari alternandole o - ancora di più - trasmettendole a giorni alterni (es lunedì Noi nel Mezzo, mercoledì La Controra, venerdì Il Ribelle.qui)? 
    2) qualora si debba optare per la chiusura della radio, mi farebbe comunque piacere trovare sul sito una sezione dedicata ai contributi audio video quali le interviste e i vostri interventi che perderebbero l'interazione col pubblico della "diretta", ma darebbero modo ad una platea più vasta di "ascoltatori" di fruire delle vostre analisi;  
    3) certamente se occorre aumentare il numero di contatti - nella speranza che poi si trasformino in abbonamenti - penso anch'io sia opportuno aumentare il numero di articoli free magari dedicandoci una apposita sezione (ben visibile) del sito. E' però altrettanto vero che se si vuole canalizzare l'attenzione sul sito (o sulla radio) di "grandi numeri" occorre poter sfruttare in qualche modo altri mezzi di comunicazione che - a loro volta - abbiano *già* "grandi numeri". Sicuramente si può discutere sul fatto che questo sia auspicabile o meno, ma certamente se tu, Federico o Massimo Fini stesso poteste acquisire visibilità mediante, interviste o articoli su giornali di una certa tiratura (Il Fatto, Il Gazzettino, ..) oppure su radio a larga diffusione  veicolando l'indirizzo del sito in articoli o interviste, questo porterebbe un importante ritorno in termini di contatti giorno (vedi Messora....);
    4) tu e Federico siete bravissimi e vi stimo veramente molto, però - per quanto possibile - cercate sul quotidiano e sugli speciali di "diversificare le firme" e - pur restando ovviamente all'interno di una logica coerente con la filosofia "ribelle" che anima il giornale - proponete anche pareri diversi dal vostro mantenendo un corretto equilibrio tra il numero dei vostri articoli e quelli di altri redattori altrimenti si rischia di trasformare il giornale in un "simil-blog" di una o poche persone (vedi Effedieffe). Per fare un esempio, gradisco molto il confronto con Mannino sul Movimento 5 Stelle. 
    Nella speranza di aver apportato alla discussione un piccolo contributo, vi ringrazio ancora per il prezioso lavoro che svolgete e per tutta l'energia che ad esso dedicate.
    A presto.
    Massimo Morra
    R

    Caro Massimo,

    siccome sei un lettore e sostenitore di lungo corso do per scontato tutta una serie di cose che tu evidentemente conosci "di noi" e dunque, oltre che ringraziarti davvero per la lettera, passo rapidamente alle risposte (in maniera più dettagliata pubblicheremo domani un post sullo stato avanzamento lavori, in ogni caso). 

    Vorrei precisare che il calo degli abbonamenti non è un dato assoluto, per fortuna, ma solo relativo a gennaio, e tra le altre cose (a quanto pare, almeno per ora) stiamo risalendo inaspettatamente proprio in questi primi giorni di febbraio (vai a capire?). 

    In merito alla radio ti assicuro che non abbiamo affatto gettato la spugna. La radio è ancora attiva con le news ogni ora, e non appena avremo riordinato le idee - facciamo almeno un paio di settimane? - vedrai che proveremo a riprendere anche con le trasmissioni "nostre". Noi Nel Mezzo rimane, come hai visto, e spero di poter permettere a Federico di fare almeno una altra trasmissione, in audio, alla settimana. Per La Controra invece tutto dipende da me. E, credimi, ci tengo tantissimo anche io a riprendere. Anche se in merito alle trasmissioni dobbiamo comunque ripensare il modo con il quale svolgeremo i format: secondo me è indispensabile che i toni siano molto più semplici in modo da facilitare l'avvicinarsi di altri interessati, mentre sino a ora facevamo trasmissioni talmente toste che in pratica ci seguivano solo i nostri lettori già "educati" a temi del genere. 

    Comunque, ci stiamo pensando, ti assicuro.

    Come hai visto, subito dopo la riunione, non abbiamo solo messo in stand by le trasmissioni, ma ci siamo buttati a capofitto in tutte le implementazioni del sito e del giornale che avevamo previsto e discusso insieme a voi. Inclusa la sezione free (che peraltro sarà ulteriormente modificata e resa appetibile per far avvicinare quanta più gente è possibile). In merito alle interviste sugli altri media, come sai non è nostra abitudine mendicare nulla a chicchessia. Spero solo che prima o poi ci sia un giornalista, da qualche parte, tanto onesto intellettualmente da capire che i nostri temi, e come li affrontiamo, sarebbero un valore aggiunto per qualsiasi giornale, e dunque magari pensi a farci qualche intervista. E lo stesso per le radio a larga diffusione: ma davvero ci sono radio di quel tipo che potrebbero "ospitare" le nostre opinioni? La vedo dura. Ma non si sa mai.

    Per quanto attiene alle firme, invece, come hai visto, al di là del fatto che io e Federico siamo sul pezzo ogni giorno tutto il giorno, abbiamo già da diverse settimane iniziato a presentare, ormai con cadenza regolare, degli interventi di diversi altri collaboratori. Mi riferisco a Mannino, Menconi, Fuschini, Stasi, Licitra, che collaborano ormai su base fissa. Ho in mente altri due "assi" da "ingaggiare" ma, appunto, dobbiamo poterci permettere di farlo. Spero proprio di riuscirci a breve. Davvero. 

    Una cosa è certa, qui non ci fermiamo mai, e il tuo contributo, così come quello di tanti altri che ci hanno scritto e/o che commentano sul sito, è veramente il benvenuto. Ed è - ognuno - tenuto in massima considerazione.

     

    Grazie infinite a nome di tutta la redazione.

    vlm

     

    10:23AM

    90 euro sono troppi di questi tempi

    Commento all'articolo: Il nuovo Ribelle 2013

    D Ammetto di essermi sinora perso questa pagina, anche perché ero rimasto alla tramissione "webradio" in cui mi pareva diceste di voler proseguire l'avventura del mensile. Da abbonato ad esso, se da un lato capisco benissimo le vostre ragioni, dall'altro non posso nascondere di essere dispiaciuto per la sua eliminazione, per i motivi che già altri lettori hanno elencato in precedenza.
    Ad essi aggiungo che ora l'abbonamento "minimo" verrà a costare non meno di 90€ all'anno, e non sono pochi di questi tempi... tutto ciò detto, cercherò di sfruttare per quanto posso i mesi di abbonamento che mi rimangono, leggendo gli articoli sul web, e poi a malincuore non rinnoverò.

    Marco Alberoni

    R

    Caro Marco,
    il Mensile non è eliminato, ma semplicemente pubblicato all'interno del flusso del quotidiano. E ci saranno ulteriori raccolte in Pdf, sia degli articoli più lunghi e ragionati, sia in merito agli Speciali (il primo, densissimo, sugli Usa, è in preparazione).
    In quanto all'abbonamento, come avrai visto, abbiamo virato tutti quelli solo mensile in versione Full, senza alcun sovrapprezzo, in modo che tutti possano accedere a tutto. Per il rinnovo di 90 euro all'anno, alla scadenza dell'abbonamento, è vero, si tratta di una cifra superiore a quella del "solo mensile". E infinitamente inferiore a quelle necessaria per leggere qualsiasi tra i quotidiani cartacei e on-line in circolazione, che peraltro ospitano pubblicità e percepiscono contributi pubblici. Siamo sicuri che leggere un sito come Repubblica, del tutto "free", sia davvero "free?". O non sia forse una vendita della attenzione dei lettori agli innumerevoli banner pubblicitari e articoli orientati a favore degli interessi degli azionisti del giornale di turno?

    Noi però non possiamo (né vogliamo) fare altrimenti, come è facile immaginare: non ospitiamo pubblicità né percepiamo contributi pubblici né, ovviamente, abbiamo "aziende" sopra di noi che possano pagarci i conti. Rinunciamo ai nostri compensi pur lavorando a tempo pieno al progetto, ma i costi vivi non possiamo sostenerli senza l'appoggio dei nostri lettori. Se questi ultimi decideranno (o non potranno) sostenere l'abbonamento non ci sarà scampo: proprio perché siamo "liberi" e non dipendiamo da altri che loro, in quel caso il Ribelle terminerà la sua avventura. Senza retorica né rimpianti.

    Come dire, se vuoi un giornale libero, compratelo.

    Grazie per il commento,
    vlm

    4:34PM

    Perché parliamo di Grillo?

    D. Ma chi se ne frega di Beppe Grillo!... Ché fate come i mass media del main stream che parlano sempre di Beppe Grillo??... Fa bene Massimo Fini a non chiedergli di concedervi l'intervista... E poi ho sentito che volete anche intervistare il copione Luttazzi...(!) Questo giornale sta prendendo una piega troppo vanesia... E quindi non so se a febbraio rinnoverò l'abbonamento.

    mercoledì, novembre 14, 2012 | Emanuele Marconcini

    R Massimo Fini, letterale, al telefono, con me: "oggi per un giornalista, chiunque esso sia, non parlare di Grillo significa non solo sbagliare, ma non saper fare proprio questo mestiere".

    Al di là delle parole di Fini dirette a me, comunque, se di politica interna ci dobbiamo occupare - e ce ne vogliamo occupare - senza ombra di dubbio Grillo e il suo movimento rappresentano la più grande novità in assoluto del momento. E questo malgrado le tante - e certificate, se ti fai un giro in archivio - perplessità che solleviamo un giorno sì e l'altro pure.

    Altra cosa, una anticipazione: metà del prossimo mensile, in uscita domani, è dedicato al "fenomeno Grillo".

    Detto questo, Emanuele, fai come ti pare, se non rinnoverai ce ne faremo una ragione. Non penserai mica che cambiamo linea editoriale per ogni abbonato che non apprezza questo o quello, vero? O meglio: non penserai che strizziamo l'occhio per rincorrere qualche abbonamento in più o in meno?

    A presto,
    vlm

    PS Luttazzi lo abbiamo già intervistato. E lo faremo ancora, eccome.

    9:19AM

    Obama: una lacrima non fa un galantuomo

    D.

    Ciao a tutti.

    Un'immagine di qst campagna elettorale mi ha colpito molto. Si tratta di Obama con il volto rigato di lacrime, credo in Ohio, se la memoria nn mi inganna, dinanzi migliaia di lavoratori del comparto auto.

    Ecco, mi chiedo, come debbano essere "interpretate" qst lacrime ?
    Sono lacrime da stress elettorale, essendo stato quel dì l'ultimo giorno di una lunghissima maratona frenetica, dove, specialmente le ultime ore, hanno visto il presidente presenziare in più stati ?

    Si sono trattate di lacrime "comprensive" per quella massa di lavoratori che perdendo la propria attività, piomberebbero nella disperazione? Caso nn molto dissimile dal pianto della ns Fornero per qnt riguardava la riforma delle pensioni. Lacrime, che di fronte la povertà sempre + marcata dei suoi concittadini, ormai nn più insabbiabile dal sistema, vede il Presidente impossibilitato per una reale soluzione del problema?

    O cos'altro?

    Emanuele Sgaramella

    R.

    Essere cinici, nelle scelte che contano davvero, non esclude affatto che poi si provino anche delle emozioni di altro segno. E tuttavia, ai fini del giudizio sulla persona e sul modo in cui essa svolge il proprio ruolo, ciò che conta sono le decisioni, anziché i fremiti.

    Se questo è vero in assoluto, lo è a maggior ragione nel caso di Obama e di qualunque altro politico professionista che sia costretto, e alla lunga abituato, ad apparire spesso in pubblico e a fare tutto quello che può per accattivarsi il consenso degli elettori. In questa dinamica piena di sfaccettature, che si muove tra messaggi concettuali e suggestioni emotive, un qualche genere di coinvolgimento è indispensabile, e inevitabile.

    Ma qual è la sua natura reale? È una vera empatia, che spinge a una genuina solidarietà e a un impegno assiduo per essere d’aiuto, o viceversa è solo l’attitudine del piazzista a entrare in sintonia con il prossimo per il tempo necessario a conquistarne la fiducia e a condurre a termine la vendita? O magari, a un livello più alto (e più nobile, almeno all’apparenza), è la qualità dell’artista che si esibisce in pubblico ed è capace, quantomeno per il tempo dello show, di instaurare una potente identificazione con chi lo sta a guardare e ad ascoltare?

    Qui entriamo in un campo molto complesso, che rimanda sia alle tecniche di comunicazione che alla psicologia di massa. Al di là della predisposizione individuale, e della stessa sincerità che lo ispiri (o che lo abbia ispirato inizialmente), o presto o tardi un leader non può non passare dalla fase dell’istintività a quella della consapevolezza. Se in un primo tempo diceva o faceva qualcosa di efficace per pura intuizione, col tempo diventerà fatalmente conscio del fatto che, quand’anche senza cedere del tutto a un calcolo di pura convenienza, sta utilizzando dei metodi collaudati. Che possono anche mutare nella forma, lasciando spazio all’improvvisazione, ma che rispondono a degli schemi immutabili.

    La differenza, quindi, la fa esclusivamente la buona fede. E ancora di più, come detto in apertura, ciò che si fa (ciò che si decide di fare) quando non si è più davanti a un uditorio.

    Tornando a Obama, l’unico metro di giudizio che deve essere usato, essendo il solo che è davvero congruo alla sua funzione di presidente degli Usa, è quello relativo ai suoi atti di governo. Perché non dobbiamo mica invitarlo a cena, o andarci in vacanza, o sforzarci di comprendere che cosa vi sia nel fondo del suo cuore – dove peraltro, di regola, si annida un groviglio di caratteristiche e di pulsioni contrastanti – ma giudicarlo in base agli interessi che tutela e a quelli che viceversa ignora, o danneggia.

    Detto brutalmente: chissenefrega se gli dispiace oppure no, che vi siano decine e decine di milioni di disoccupati o di poveri o di homeless. L’essenziale è da quale parte si schieri. E finora, com’è evidente, non si è schierato affatto dalla loro, nonostante la “rivoluzione” del Medicare e la pallidissima riforma della finanza speculativa con il Dodd Frank Act. 

    Federico Zamboni

    10:27AM

    Sulla 'ndrangheta e il dio quattrino

    D

    Buongiorno.

    Articolo gagliardo. Mi è piaciuto anche il pezzo di Di Cori Modigliani in allegato. L'uso della ragione rimesso al centro...certo, ma come?

    Manipolati, eterodiretti, plagiati...tutto vero...ma nella cabina elettorale ci sei tu, e nessuno ti guida la mano. Com'è che uno su centomila ce la fa, e, non importa quale cultura od esperienza abbia alle spalle (in questo periodo i discorsi più saggi li sento dalle persone meno scolarizzate ma a cui la vita ha insegnato a pensare), riesce a mettere la sua stramaledetta croce altrove?

    Già, com'è?

    Saluti e complimenti.

    Bruno di Prisco 

    Qui l'articolo: (È NATA PRIMA LA ‘NDRANGHETA O IL DIO QUATTRINO? ») 

    R

    Questioni cruciali, Bruno. Le condizioni circostanti sono per tutti identiche, o quantomeno analoghe, e ciononostante alcuni riescono a mantenersi lucidi e a sfuggire all’omologazione dilagante. Come si spiega?

    Il fenomeno, secondo me, è simile a quello che si verifica nel caso di un’epidemia (pandemia), quando molti cadono come mosche e certi altri no. Quello che permette di sopravvivere, o persino di non contrarre la malattia, è il possesso di difese adeguate, che in parte sono preesistenti, fino alla condizione privilegiata e definitiva dell’immunità assoluta, e in parte dipendono da una profilassi apposita. E assidua.

    Nell’ambito della manipolazione accade all’incirca lo stesso. All’inizio il virus – un virus mutante, con innumerevoli ceppi che si susseguono in modo tale da essere più difficili da identificare – colpisce in maniera blanda e circoscritta, ma col tempo, se non viene neutralizzato, si cronicizza. 

    Quando questo accade l’effetto, come ho già ricordato altre volte, è quello che è stato definito “colonizzazione dell’inconscio”. Da specifica che era, ossia legata a singoli aspetti, la manipolazione si trasforma in un danno cognitivo permanente, che travolge l’abituale distinzione tra raziocinio ed emotività, cancellando la capacità (che è sempre e comunque assai più labile di quanto ci piaccia pensare) di giudicare in maniera obiettiva. 

    Riguardo all’economia, che da disciplina settoriale si è via via espansa a cultura totalizzante, questa modifica è di tutta evidenza. In Occidente siamo stati indotti progressivamente, e nella quasi totalità dei casi senza neppure rendercene conto, a “ragionare” in termini utilitaristici. Come si vede, ho scritto “ragionare” tra virgolette, perché in effetti si tratta piuttosto di un “sentire”, che all’occorrenza si riveste di concetti ma che è generato da potentissime spinte emozionali. D’altra parte, e anche questo mi è capitato di ricordarlo in qualche precedente articolo, il principio fondamentale del marketing è che «non si vendono merci, si vendono emozioni». E il consumismo, più o meno compulsivo, ne è la lampante conferma: si compra per assecondare una certa idea di sé, ovviamente ispirata-inculcata dalla pubblicità (sia quella diretta del singolo prodotto, sia quella indiretta degli stili di vita proposti-imposti dai media e dalla società nel suo complesso) e comunque basata sul falsissimo presupposto che quello che possediamo ci qualifichi come persone.

    Le parole che tu hai messo in sequenza - manipolati, eterodiretti, plagiati – costituiscono appunto una sequenza. A prima vista sembrano sinonimi della stessa operazione ma a guardare meglio sono invece “stadi” del medesimo processo. La manipolazione può colpire chiunque, perché si limita a una determinata notizia o questione, mentre si è etero diretti quando si viene asserviti inconsapevolmente a un disegno altrui, e infine si è plagiati, tendenzialmente in forma irreversibile, se quell’asservimento diviene continuo e istintivo.

    Premesso tutto questo, veniamo all’altra metà del problema. Com’è che ad alcuni non succede? 

    Prima ho parlato di difese adeguate, in parte preesistenti e in parte acquisite. Tradotto in termini non metaforici, equivale ad aver sviluppato una personalità imperniata su valori diversi da quelli correnti. Laddove questi “valori” non devono essere semplici sovrastrutture astratte, magari derivate da terzi e non assimilate in profondità, bensì delle vere e proprie strutture costitutive, che in quanto tali sono ormai connaturate e ineliminabili. Se vogliamo, per ribaltare la succitata “colonizzazione dell’inconscio”, potremmo riassumere il concetto in un “impero dell’Io”. Che non poggia necessariamente su una cultura di tipo scolastico, quand’anche da autodidatti, ma su una evoluzione di carattere antropologico, che si nutre di vita vissuta e si misura, si affina, si tempra, nell’affrontare attivamente – e direi quasi nobilmente – ogni tratto dell’esistenza.

    Quando tu osservi che c’è chi si mantiene autonomo e che «non importa quale cultura od esperienza abbia alle spalle (in questo periodo i discorsi più saggi li sento dalle persone meno scolarizzate ma a cui la vita ha insegnato a pensare)», stai appunto cogliendo un aspetto decisivo: la vera cultura non è elaborazione raziocinante, che pure può essere d’aiuto se non si attorciglia su se stessa fino a diventare autoreferenziale, ma crescita interiore. Ognuno di noi la può coltivare a modo suo, ma di sicuro dovrà stare attento, per riuscirci, a farlo con cura. E tenendosi alla larga, per quanto possibile, da ciò che invece gli è estraneo e potenzialmente tossico: come minimo, fonte di disturbo; al peggio, pericolo di contagio. 

    (fz) 

    7:47AM

    Sul caso Sallusti, come scambiare il particolare per il generale

    D

    Mi ero riproposto di non commentare più i vostri artcoli. Però in questo caso non riesco a trattenermi. TUTTI in difesa dell'informazione. Baluardo della democrazia. Ma perchè in questo paese c'è informazione? Anche voi in difesa di un diritto che non esiste? Mi di cosa parla Zamboni? L'ha letto l'articolo incriminato che non viene mai citato nella strenua difesa del sig Sallusti? La vicenda è quella della 13enne rimasta incinta per cui i genitori si rivolgono al Tribunale per l'interruzione di gravidanza. Il Tribunale nel rispetto delle norme gli da ragione e obbliga la 13enne all'interruzione della gravidanza.
    Non entro nel merito della vicenda. Rimane il fatto che il direttore del giornale ha approvato l'articolo che auspica il ritorno della pena di morte affinchè il ginecologo e il giudice possano esservi condannati. E' questa informazione? L'informazione è la possibilità di dire mezzo stampa qualsiasi stronzata pur sapendo che le cose sono in altri termini? Che, cioè, il giudice ha applicato le norme e che il ginecologo ha eseguito un'ordinanza? Che il problema semmai è del Legislatore? 
    Proprio nel nome di una libertà di stampa che mistifica la realtà con impudente evidenza secondo i dettami dei salotti buoni, è una delle cause dello sfacelo di questo paese. Il problema qui non è politico, legislativo o del mondo delle idee. Il problema, semplicemente, è di un soggetto che ha scritto, o autorizzato uno scritto, in cui si affermano strumentalemnte cose false. E' giusto tollerare la strumentalità con specifiche finalità? O, viceversa, sarebbe ora di dire che ben venga la galera (si fa per dire perchè il soggetto in questione non ci saarebbe mai entrato in quanto l'avrebbe commutata con pena alternativa), per i soggetti che usano l'informazione a proprio uso e consumo. Dove non arriva la coscienza, ben venga la legge. E (l'anticipo) non mi venga a parlare dell'importanza della possibilità di poter affermare le propire idee. Credo se ne renda conto, che nel caso in questione, il problema non sono le idee.

    mercoledì, settembre 26, 2012 | andrea samassa

    R

    La manipolazione ha sempre molte facce. Come i luoghi comuni. E se è vero che troppo spesso si celebra la libertà di stampa e di espressione allo scopo di nascondere il fatto che ce n’è così poca di autentica, specie nei media più diffusi e omologati, è vero pure che altri abboccano all’amo di chi ha interesse a restringere il più possibile il campo di azione di quella libertà, e si lasciano travolgere dalla smania di rivalsa nei confronti di chi distorce un diritto sacrosanto e lo utilizza in modo sbagliato, o peggio. Senza rendersi conto che, così facendo, non stanno tagliando le gambe ai mistificatori professionisti, ma a chi si azzarderà ad attaccarli. Loro e i loro padroni, palesi e occulti.

    Più che mai in quest’epoca di affermazione via via più autoritaria del pensiero unico di matrice liberista, dunque, il “rimedio” ai Sallusti di turno sarebbe comunque peggiore del male.

    Il senso del mio intervento, e l’ho detto pari pari, non era certo rivolto alla difesa dell’ex direttore di Libero (detto tra noi: ma vorrà mica scherzare, visto quello che è lui e quello che siamo noi del Ribelle?), ma ad attaccare una normativa che si può «trasformare in ogni momento in una tagliola, da far scattare ai danni della stampa. E, quindi, della piena libertà di informazione e di critica».

    Inoltre, ho chiarito testualmente che «la soluzione, secondo noi, è limitare il reato ai casi in cui si attribuiscono fatti specifici e infondati, e ovviamente calunniosi – cosa che oggi è invece un’aggravante – e impedire che la querela possa poggiare sul sentimento soggettivo di chi si sente offeso».

    Se lei si ferma all’articolo di Sallusti significa che non ha afferrato i termini effettivi della questione. Oppure, chissà, sono stato io che non mi sono spiegato bene.

    Federico Zamboni
    11:07AM

    Segnalazioni opinabili (e opinioni sull'11 settembre)

    D Oggetto: La vera arma di distruzione di massa è la democrazia

    Gentile redazione,

    sono un abbonato della prima ora e grande estimatore del vostro lavoro. Sono però rimasto senza parole nel trovare l'articolo in oggetto nientemeno che in homepage. Lo sconcerto è aumentato dopo le prime righe dell'articolo sopratutto nel seguente passaggio "Prima é toccato all'Afghanistan di Bin Ladin, reo di essere stato scelto come caprio espiatorio degli AUTO ATTENTATI dell'11 settembre, assaporare il dolce gusto delle bombe e della democrazia." AUTO ATTENTATI? Siamo ancora alla teoria dei complotti dopo undici anni? Dopo le innumerevoli figuracce dei complottisti e l'assoluta mancanza di qualunque prova a sostegno delle loro tesi? Ci sono prove? Bene, che il sig. Cedolin e quelli come lui le presentino in un tribunale. E lo dico da critico degli USA e delle loro politiche "esportatrici" di democrazia. Spero di non ritrovarmi a breve anche qualche articolo sulle scie chimiche o sui cerchi nel grano.

    Con immutata stima vi auguro buon lavoro

    Maurizio Vicentini


    Salve Maurizio,

    grazie della mail, poiché mi dà l'opportunità di risponderle personalmente a una questione alla quale tengo molto - anzi due - e sulla quale vertono le sue riflessioni.

    Ci sono due temi. Il primo è attinente agli articoli che segnaliamo sul sito, il secondo in merito all'11 settembre.

    Allora, gli articoli che non produciamo noi in redazione, ma che reputiamo interessanti per tutti, vengono segnalati, come sa, anche sul nostro giornale. Ma attenzione: proprio perché non sono "nostri" articoli, essi non vengono pubblicati per intero sul Ribelle, quanto solo mediante l'attacco del testo e il link diretto alla fonte. La cosa per due motivi: primo per dare il giusto riconoscimento a chi ha pubblicato l'articolo in origine, il secondo per sottolineare il fatto che si tratta, appunto, di segnalazioni. Beninteso, non sempre siamo d'accordo con tutto il contenuto di tutti gli articoli che segnaliamo (talvolta capita che non siamo d'accordo, in redazione o anche con Massimo Fini stesso, sull'intero contenuto di articoli che sono prodotti da noi stessi, pensi un po'). Tuttavia, su alcuni temi, come su quello dell'11 settembre, ci sembra giusto tenere accesa la luce. Anche quando - o forse soprattutto - non si tratti di opinioni proprio aderenti alla nostra: ci serve per tenere vivo lo spirito critico senza fossilizzarci su convinzioni talvolta date per acquisite per sempre.

    È il caso, ad esempio, dell'articolo di Marco Cedolin. 

    In merito al tema le posso solo dare la mia opinione, pertanto personale. Vado diretto: non credo affatto agli "auto attentati". Ma ancora: non credo affatto, allo stesso modo, alla versione ufficiale. Ora, ciò che credo io è irrilevante, ma proprio perché sul tema, ancora oggi, non è affatto stata fatta luce pienamente - a meno di credere alla versione ufficiale che, spero siamo d'accordo, fa veramente acqua da molte parti - il massimo che possiamo fare è tentare di saperne di più e conoscere opinioni differenti. Sperando che, prima o poi, come avviene spesso con i fatti storici del passato, si arrivi a un certo punto ad acquisire dei dati e delle informazioni nuove per inquadrare meglio il tutto. Non si tratta di revisionismo, ma di semplice storia: per ogni cosa avvenuta nel passato, ogni tanto si conosce qualcosa di più e ci si trova, se si è onesti intellettualmente, ad accettare le nuove verità. Devo sentirmi annoverato tra la schiera dei "complottisti", per questo? Non credo. 

    Beninteso, abbiamo tutti diritto a una propria opinione, ma nessuno di noi ha diritto ai propri "fatti". Sull'11 settembre, al momento, a mio avviso ci sono molte più opinioni che fatti. Che a quelli raccontati sino a ora, di fatti ufficiali, ci può credere solo uno sciocco. Non ci sono prove del complotto, ma a vedere bene, non ci sono neanche tante prove per la versione ufficiale, le pare? Solo un esempio: nessun afgano era sull'aereo ma l'Occidente ha invaso proprio l'Afghanistan... Insomma ci siamo capiti, l'elenco può continuare all'infinito.

    Da ultimo, apprezzo molto di più email come la sua, evidentemente lettore attivo e partecipe, di tanti silenzi accondiscendenti. 

    Grazie ancora,

    Valerio Lo Monaco 

     

    7:45AM

    Liquidità. E inflazione

    D Nella crisi in cui siamo un aumento di liquidità (versata ai cittadini o da investire in servizi) non incrementerebbe l'inflazione. 

    consiglio questo breve articolo di Debora Billi:  HYPERLINK "http://crisis.blogosfere.it/2012/08/keynesiani-potreste-per-cortesia-smettere-di-litigare.html" Keynesiani: potreste per cortesia smettere di litigare?

    venerdì, agosto 31, 2012 | Riccardo L.

    Commento all'articolo BERNANKE COME DRAGHI. E VICEVERSA

     

    R Forse non era chiaro, trattandosi di un semplice accenno in coda a un articolo che non verteva sul problema specifico dell’inflazione, ma la sottolineatura riguardava il modo di ragionare delle oligarchie finanziarie (che in una prospettiva monetarista vogliono tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi, a tutela del valore delle proprie, ingentissime risorse finanziarie) e, quindi, non implicava certo che fossimo d’accordo. 

    Detto questo, dal nostro punto di vista il nocciolo della questione non è nemmeno stabilire se sia vero oppure no che «un aumento di liquidità (versata ai cittadini o da investire in servizi) non incrementerebbe l'inflazione», anche se è un fatto che essa sta aumentando già adesso sull’onda dei continui rialzi nei prezzi dei carburanti e delle inevitabili ricadute sui costi dei trasporti. La soluzione, secondo noi, va molto oltre il problema monetario e consiste nel sottrarre al “libero” mercato almeno alcuni ambiti, dall’edilizia popolare finalizzata all’acquisto della prima casa ai beni e ai servizi essenziali.

    Rispetto alla contrapposizione tra Keynes e Friedman, riproposta da Debora Billi sulla base di un articolo di Sergio Di Cori Modigliani, si tratta di un dualismo a soluzione obbligata, ovviamente a favore del britannico: Friedman era una specie di sociopatico prestato all’economia, per cui non lo si può appoggiare a meno di condividerne, per convinzione o per calcolo, il raggelante cinismo; Keynes, sia pure senza giungere a rifiutare in linea di principio l’esorbitante rilievo assunto via via dai processi economici, ambiva comunque a delle forme di controllo che li rendessero funzionali alle necessità del corpo sociale nel suo insieme.  

    Per noi – come abbiamo già scritto tante altre volte, e quando non lo scriviamo in modo esplicito lo stiamo sottintendendo – la chiave di volta sta invece in una rivoluzione culturale che permetta di ridefinire all’origine i rapporti tra società ed economia, riportando quest’ultima alla sua funzione di mero strumento per il soddisfacimento dei bisogni collettivi di produzione e consumo. O meglio: di produzione e utilizzo. 

    Tra le primissime conseguenze, naturalmente, ci sarebbe anche un totale riassetto delle modalità di formazione e distribuzione della ricchezza, cancellando i processi speculativi e limitando al massimo le derive “automatiche” tra cui la stessa inflazione. 

    Obiettivi che peraltro sarebbero enormemente facilitati dal non attribuire più al denaro, e in generale al possesso di beni materiali, la smodata importanza che è andato assumendo negli ultimi secoli. 

    (fz)

    7:44AM

    Istinti. E ragionamenti

    Su Radio Cuore la notte trasmettono una semplice trasmissione dove viene citato un pensiero subito prima di mandare la canzone, e uno di questi diceva: "la democrazia è una forma di religione dove c'è l'adorazione degli sciacalli da parte dei somari".

    il fatto è che la gente prima di informarsi tramite i libri o tramite internet dovrebbe puntare di più sul proprio istinto.

    mercoledì, agosto 29, 2012 | Emanuele Marconcini

    Questione interessante, ma quanto mai complessa – e insidiosa.

    Il problema, infatti, è capire che cosa sia oggi l’istinto, e se possa essere ancora una bussola affidabile per sfuggire agli inganni disseminati dai media. Intendendo questi ultimi nel senso più ampio del termine e facendovi rientrare, quindi, la miriade di messaggi verbali e non verbali che vengono diffusi per ogni dove. E che, al di là della stessa consapevolezza di chi li produce o li rilancia, sono funzionali al mantenimento della cultura dominante e degli assetti di potere che la utilizzano a proprio vantaggio.

    Personalmente temo (eufemismo…) che ai giorni nostri l’idea dell’istinto come residuo incontaminato di una sapienza “naturale”, che è riposta fin dalla nascita nella mente o nel cuore di ognuno, sia una mera illusione. Forse poteva essere vero una volta, quando gran parte della popolazione viveva ancora in maniera meno artefatta, ma nel mondo odierno di matrice statunitense la manipolazione si è spinta così in profondità da portare a quella che è stata definita, assai efficacemente, “colonizzazione dell’inconscio”.

    Quello che molti definiscono istinto, perciò, non è affatto il nucleo originario e tuttora integro in cui sopravvive la migliore essenza di ognuno, ma il deposito caotico e quanto mai inquinato in cui si sono accumulati, mescolati, confusi, i resti di tutto ciò che si è percepito nel corso della propria esistenza all’interno della società contemporanea.

    Quale sarebbe, ad esempio, l’istinto su cui dovrebbe "puntare" un giovane venuto su a reality show e fast food e techno? Oppure – apparentemente a enorme distanza, ma in realtà vicinissimo allo stesso deserto interiore – il/la 40enne in carriera che aspira solo a guadagnare di più e a inebriarsi con l’eccitazione posticcia del denaro e del potere?

    Io non escludo affatto che ci si possa liberare dei disastrosi condizionamenti che si sono subiti, ma credo che nella quasi totalità dei casi si tratterà di un lavoro duro e prolungato. Spesso, molto duro e molto prolungato. Un lavoro pieno di incognite e da affrontare ricorrendo, di volta in volta, a tutte le risorse più adatte allo scopo. Esperienze dirette e impegnative per irrobustire il carattere e scoprire la vacuità del superfluo. Studi approfonditi per temprare il cervello e farlo funzionare davvero. E poi chissà quante altre cose, che non possiamo mai sapere, prima, se saranno utili oppure no. Se saranno illuminanti o ingannevoli.

    Ancora prima, però, credo che sia indispensabile non illudersi di essere già a posto così come si è, per il semplice fatto che ci sta sui coglioni il sistema in cui ci è capitato di vivere

    mercoledì, agosto 29, 2012 | Federico Zamboni