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    giovedì
    feb122015

    Riscatti e soldi dei contribuenti

    D

    Ciao Valerio non so come la pensi tu ma non sono affatto contenta che le cooperanti rapite siano state rilasciate pagando un riscatto che è stato finanziato da noi, con le nostre tasse. Sbaglio?

    Maura Del Torrione

    R

    Cara Maura,

    in merito alla storia delle cooperanti (curioso, il termine "cooperanti": con chi?) probabilmente, come spesso accade in questo Paese, non conosceremo mai del tutto la verità.

    Certo è che ci sono molti punti oscuri, sulla vicenda. E in particolare sul fatto che esse siano state proprio utilizzate, e la cosa più grave appare in modo consenziente e collaborativo, per non dire di vero e proprio favoreggiamento, esattamente per far arrivare dei fondi dove non sarebbero dovuti arrivare. Fondi pagati in forma di riscatto per la liberazione, bisogna pur ribadirlo come hai fatto tu, da ogni contribuente italiano.

    La condotta delle due, sia a livello specifico ma anche a titolo di comunicazione, è stata quanto meno irritante. Così come il loro modo di recarsi in quei luoghi, contro qualsiasi avviso pur emesso dal nostro Ministero degli Affari esteri.

    In merito alla - ormai dimostrata - inclinazione del nostro Stato a pagare un riscatto in circostanze simili, purtroppo dobbiamo dare ragione a Edward Luttwak, secondo il quale, "dimostrare ai rapitori, di qualsiasi regione e fazione, che l'Italia è un Paese che paga, equivale di fatto a rendere ogni cittadino italiano all'estero, e soprattutto in alcuni Paesi caldi, come un vero e proprio investimento in caso di cattura". 

    Di contro, e la cosa non dobbiamo nascondercela con la medesima onestà di prima, l'italiano medio, o meglio qualunque mamma italiana media, di fronte a un proprio figlio rapito e in pericolo di morte atroce, ovviamente non ci penserebbe due volte a decidere di schierarsi dalla parte di uno Stato che si inginocchia nel pagare il riscatto.  

    Ognuno di noi probabilmente lo farebbe. Anche tu, suppongo: immagina tuo figlio che malgrado tutte le precauzioni e le tue raccomandazioni (o divieti) a non recarsi in posti del genere decidesse comunque di partire e venisse rapito. Ecco, in quel caso, la penseresti allo stesso modo di come hai espresso nella lettera che mi hai inviato oppure accetteresti di buon grado di utilizzare le tasse di tutti noi pur di riavere tuo figlio indietro sano e salvo? Non credo. E non ti darei torto.

    In ogni caso, due cose. La prima: l'italiano medio non è affatto pronto a vedere dei video di propri connazionali trucidati così come invece ormai sono abituati ad esempio gli statunitensi. La seconda, ancora più importante: resta l'oggetto di fondo di guerre scatenate per l'unico motivo della nostra invadenza occidentale. Che qualche conseguenza, ovviamente, hanno. Il punto è che noi italiani vogliamo fare la guerra ma senza morti, decidiamo (cioè, decidono i politici) di affiancare i nostri militari a operazioni di invasione ma si pretende che essi non siano coinvolti in azioni pericolose. Per dirla in altre parole: si cerca il posto fisso nelle forze di polizia e nell'esercito "purché sia attribuito un lavoro in ufficio...". Insomma il punto è chiaro. L'assenza di spina dorsale nel nostro Paese è totale. E al momento appare irredimibile. Come l'ipocrisia diffusa.

    Capisci che rispondere in modo secco alla tua domanda non è facile. E non lo è neanche per te stessa, se ci pensi bene.

    vlm

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