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Mediocrazia e "divide et impera"


Caro Mannino,
io sono d'accordo che non si debba rimanere ingabbiati in un dualismo forzato tramite il quale la mediocrazia attua un efficacissimo (dal suo punto di vista) "divide et impera".
Non capisco, però, come si possa sostenere ciò auspicando, contemporaneamente, un netto smarcamento dall'antiberlusconismo.
Spiego. Il "divide et impera", condotto subdolamente mediante soffocamento ed edulcorazione dell'informazione, mediante creazione di inutilissimi "casi" mediatici, mediante privazione di argomenti culturali e mediante classificazioni semplicistiche imposte (che portano, nei fatti, anche a gente laureata e sveglia a dire scemenze incredibili senza rendersene conto), si poggia quasi interamente sui mass-media, televisione innanzitutto.
Ora, il funzionamento di questi mezzi è, tramite "mera" proprietà o pesanti condizionamenti politici, determinato da chi ben sappiamo.
Ciò che io sostengo è l'impossibilità di smarcarsi senza cambiare tale funzionamento. Perchè, dal punto di vista sistemico, uno smarcamento che non demolisca al contempo le cause che ne hanno generato la necessità, è sterile.
Per questo motivo, che ritengo cruciale e dirimente, lo smarcamento deve passare necessariamente per l'antiberlusconismo (esso stesso ha creato questo apparente paradosso: per liberarsi dall'ossessione di Berlusconi bisogna liberarsi di Berlusconi).
Concludo.
Con questo sistema mediatico, far cadere il fardello-Berlusconi (nel cui sacco è compreso anche il fardello-antiBerlusconi) è illusorio. Bisogna scardinare il sistema mediatico. Poi, una volta usciti dalla palude, si potrà ricominciare a discutere di destra e di sinistra (seriamente).

Cordialmente,
Gab.

Caro Gab,

mi guardo bene dal sostenere che non si debba essere antiberlusconiani, e tanto meno disconosco il potere decisivo del monopolio tv di Sua Emittenza (quest'ultimo aspetto, in particolare, mi pare di averlo sottolineato e approfondito a sufficienza). Scardinare il sistema proprietario dell'etere è un punto che mi trova d'accordo, ci mancherebbe. Ma non era il punto attorno a cui ruotava il mio ragionamento. Che invece, prendendo l'ossessione Berlusconi come cartina di tornasole della situazione politica italiana, voleva illuminare la grande ipocrisia in cui l'opinione pubblica rimane invischiata: la commistione, per lo più tendente alla subalternità, della cosiddetta Casta con i cosiddetti poteri forti (industria, banche, finanza). Il berlusconismo è parte di tale sistema di complicità, di dipendenze e di alleanze a libro paga. Ecco perchè parlare di regime "berlusconiano" ha senso fino a un certo punto: perchè il regime c'era prima e ci sarà sempre finchè la politica sarà schiava del ricatto economico. Di qui, l'egemonia del pensiero unico capitalista, consumista e sviluppista. Berlusconi ne è l'epifania più appariscente e sfacciata, ma se analizziamo il rapporto strutturale fra classe politica e oligarchie economiche, la partitocrazia italiana è un tutt'uno, dall'estrema destra all'estrema sinistra. Chi infatti mette in discussione lo strapotere delle banche, delle grandi famiglie industriali, del mercato finanziario internazionale? Nessuno, all'interno dell'arco istituzionale. Il trait d'union e massimo puntello di questa connivenza a danno dei cittadini è proprio il sistema mediatico. In cui, è verissimo (ma io non lo nego di certo), Berlusconi è magna pars. Ma in cui ci sono altri attori che hanno la stessa identica funzione di Silvio: manovrare l'opinione pubblica. Pensi alla Fiat, a De Benedetti. La differenza, alla fine della fiera, è che il Berlusca ha scelto di unire nella propria persona il magnate e il politico, da cui il gigantesco e vergognoso conflitto d'interessi che ben conosciamo. Non è sminuire la preponderanza dell'impero di Arcore, è solo inquadrarla nel contesto di un mainstream editoriale e mediatico ristretto di suo nelle mani di pochi soliti noti. Alle corte. Antiberlusconiani: di sicuro. Ma perchè anti-oligarchici, consapevoli che il problema di questo Paese (e non solo: l'Occidente "democratico" non è meglio) è la miseria deliquenziale di una casta asservita o ammanicata con altre caste. Ancor più pericolose perchè al riparo dai riflettori. E libere di perseguire i loro interessi senza neppure la fastidiosa seccatura dei rito cartaceo delle elezioni.

Alessio Mannino

Grazie Carlo!

A Torino quando?