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Sui "Rossi e Neri, ribelli a metà"

Da Francesco Cappuccio, in merito all'articolo di Alessio Mannino "Rossi e Neri, ribelli a metà", uscito sul numero Due del mensile. Riceviamo e pubblichiamo. Con replica dell'autore dell'articolo, in calce.


Alessio Mannino, spero di poterti dare del tu, ti scrivo alcune precisazioni dopo aver letto l'articolo “Rossi e neri, ribelli a metà” apparso sul nmero di novembre de “La voce del ribelle”.

Tu scrivi: La commedia delle parti è sempre la stessa, e prevede che gli opposti estremismi si contendono lembi di territorio secondo un copione ben preciso. Che più o meno è quello di guerrieri della notte: bande metropolitane di bulli fanno a gara a chi è più radicale e alternativo al sistema. 

Io ti dico: Quella che anche tu erroneamente definisci l'apertura della nuova sede in realtà è solo l'allargamento del negozio del nostro presidente. Già nostro punto di riferimento, visto che il 13 aprile 2007 abbiamo subito un attentato nella sede che dovevamo aprire in viale Certosa. Dato che il negozio in via Pareto esisteva già e l'attigua gioielleria chiudeva, quale migliore occasione di abbattere un muro divisorio e allargare la già attiva sede? Noi di Cuore Nero non siamo bande di bulli perchè abbiamo ben chiaro il concetto che non si deve mai fare il forte con i deboli e soprattutto occupare parecchio del tempo a disposizione per molestare il compagnetto, di scuola o di cortile, più indifeso. Anzi. La nostra breve esperienza di vita come Cuore Nero ci ricorda che spesso siamo costretti a difenderci molte volte da aggressioni vigliacche fatte da chi ha molto più potere di noi. Ti ho già ricordato l'attentato che ha distrutto quella che doveva essere la nostra sede in viale Certosa. Aggiungo. Ci sono molti politici milanesi che chiedono la nostra fine politica anche quando le azioni, politicamente scorrette, sono state portate avanti palesemente da altri gruppi politici dell'estrema destra. E' il caso del capogruppo del Pd in consiglio comunale a Milano, Gianfranco Majorino, che commentando a La repubblica un volantinaggio di ForzaNuova ha annunciato di scrivere  al Prefetto, Questore e Sindaco di Milano per chiedere la chiusura della nostra sede. Anche se, come ha ammesso candidamente al giornalista “...non so se c'entrano con il volantinaggio”. Non c'entravamo, anche per il semplice motivo che con Forza Nuova abbiamo un'impostazione politica completamente differente.  Ecco questi sono gli attacchi da bulli che riceviamo settimanalmente. Nessuno può portare uno straccio di prova che dimostri di nostre azioni sconsiderate o che “molestano compagni di scuola o di cortile più deboli”. No. “Pensiamo a studiare anche noi”. Altro che gara a chi è più alternativo al sistema. Quando abbiamo fatto la festa per l'allargamento della sede, il 6 settembre, non il 7 come scrivi tu, a fronte delle proteste dei centri sociali non abbiamo assolutamente risposto con atti di contro-protesta. Siamo rimasti nella nostra sede a consumare la nostra festa. Anzi. Abbiamo respinto le telecamere e i registratori dei giornalisti con un comunicato stampa letto a loro per avere, noi da loro, e non il contrario, delle delucidazioni sugli articoli apparsi sui quotidiani che, quelli e non i nostri atteggiamenti, avevano innervosito il clima di attesa della nostra festa. Ti basterebbe andare sul nostro di sito, non quello del Corrierone, per trovare i nostri comunicati a corredo della festa. Ti accorgeresti quali siano veramente le nostre intenzioni. Certamente non pensiamo a fare a gara con i centri sociali sul niente. Meno che mai sull'essere radicali e alternativi al sistema. Anche perchè sappiamo benissimo che per esserlo devi prima di tutto comportarti come tale in ogni tua scelta di vita. Nel quotidiano. E non quando fai parte soltanto di un gruppo politico. Sia di destra radicale, come scrivono i nostri colleghi, o altro. Prendi il mio caso. Sono un giornalista che da sette anni fa questo mestiere e che giù in Sicilia poteva starsene tranquillo con il suo contratto a tempo indeterminato in una redazione di televisione a diffusione regionale. Medsat. Ad un certo punto non ho più accettato le regole del gioco che ti viene facile immaginare. Ho stracciato il contratto e sono venuto a Milano dove ho potuto incontrare un gruppo di camerati che ancora credono in certi valori e continuare a vivere con qualche certezza contrattuale in meno, ma più dignità. Almeno secondo il mio modo di intendere la vita. Ecco non vorrei sembrarti presuntuoso, ma anche in queste scelte mi sento alternativo e radicale al sistema. Se no finisci per fare solo chiacchiere. Non solo. Ma ho dismesso la giacca e cravatta che indossavo per leggere i telegiornali e vado da tre anni allo stadio, in curva, per ritrovare, come direbbe il buon Tommaso Della Longa, la mia vera patria. Come me tutti a Cuore Nero conducono questa battaglia personale e quotidiana. E sanno benissimo che con il clima di caccia alle streghe che si vive è molto meglio cercare alternative al “bullismo” per continuare a sopravvivere. E non solo politicamente. Molti di noi rischiano, infatti, anche il posto di lavoro per il pregiudizio che alberga nella mente di tanti. Fuorviati da articoli di giornali o servizi televisivi montati ad arte per creare sensazionalismo. E' vero che molti nell'ambiente del neofascismo, come direbbero i nostri colleghi, si prestano a questo gioco per soddisfare il proprio egocentrismo. Ma non è il nostro caso. Sappiamo starcene tranquilli. Ecco perchè non ti ci devi mettere pure tu ad alimentare certe tentazioni massmediatiche.

Tu scrivi: Questi giovani ....sono vecchi.Vecchi dentro. Mentre l'Italia ha estremo bisogno di idee nuove, fresche, adatte al presente. ...una vera opposizione animata da un pensiero vivo, che pensi i problemi del 2008 e non di sessanta o cento anni fa. ...sono zombie.Parlano la lingua morta dei loro padri, dei loro nonni e perfino dei loro bisavoli. Le loro parole d'ordine sono identiche a quelle dei camerati e dei compagni degli anni sessanta. Si beano di inscenare guerriglie di piazza per celebrare gli album di famiglia. 

Io ti dico: Parole come Mutuo sociale, Pane e latte gratis, No alle morti bianche, ti sembrano vecchie? Noi le usiamo di frequente per presentarci alla gente del quartiere. Le sentivi già dire ai movimenti della destra extra parlamentare o meno? L'unico esempio che ricordo è quello di Lotta popolare di Paolo Signorelli in alcune borgate romane. Ma non mi sembra che fecero scuola per il resto dell'ambiente in quel periodo, tanto da identificarne le strategie politiche. Ai ragazzini che si avvicinano raccomandiamo di lasciare nell'armadio di casa l'armamentario tipico del fascista per scoprire nuovi metodi di lotta. O crederai anche tu al covo dei nazisti in via Pareto? Chi vuole, con quelle intenzioni, a Milano può già frequentare altre sedi di dignitosissime organizzazioni di estrema destra, come direbbero la maggior parte dei nostri colleghi, troppo superficialmente etichettando le identità altrui. Per fortuna chi resta da noi si adegua e la gente del quartiere ci apprezza perchè ha capito che anche chi non è antifascista può occuparsi dei problemi di chi è in difficoltà. In parte lo hai capito e scritto. Ma se avessi letto i resoconti delle nostre azioni sul sito ti saresti accorto che c'è dell'altro. Certo non ne troverai che raccontano di guerriglie inscenate in nessuna piazza. O di una volontà presunta. Non ci pensiamo nemmeno. Visto che “abbiamo studiato abbastanza e letto” libri sugli anni di piombo per capire quanto sarebbero inutili. Abbiamo capito anche che per i centri sociali la piazza utilizzata per inscenare guerriglie è l'ultima carta da giocare. Spariti dai luoghi preferiti culturalmente per essere rappresentati, come il parlamento, resta da contarsi quando c'è da organizzare un presidio antifascista. Per noi culturalmente non è il parlamento quello che conta per essere un punto di riferimento popolare e non abbiamo bisogno di rivincite.

            Tu scrivi: Montare la guardia ai propri simboli, alle proprie liturgie e ai propri mostri sacri. Indossando gli uni l'uniforme da skinhead...

Io ti dico: Se ci fossi venuto a trovare prima di scrivere l'articolo ti saresti accorto che al nostro interno ci sono pochi skinhead. Poche uniformi. Prima di tutto perchè amiamo, come già detto, una condotta politica e di militanza che superi i vecchi stereotipi. Poi perchè, come già detto, per chi, rispettabilissima idea, vuole indossare uniformi, come tu le chiami, ci sono sempre a Milano altre organizzazioni che ti garantiscono questo esercizio. Da noi c'è chi usa l'uniforme da skinhead. C'è chi usa portare la testa rasata, io compreso, ma c'è anche chi per esempio si veste con capi firmati, usa portare capelli lunghi, si lunghi, e così via. Questo perchè abbiamo studiato abbastanza per capire che non bisogna fermarsi alle apparenze. Sia se sei protagonista di un progetto politico dove non conta come ti conci per farlo funzionare. Sia se sei osservatore dove non conta giudicare per quale uniforme indossata, ma per quello che fai rispetto a quello che dici. Se avessi letto il mio articolo sul numero di marzo di DoppioMalto, la nostra fanzine, avresti trovato il nostro metro di giudizio. Prima di tutto la coerenza. Poi vengono gli argomenti, le uniformi, la lunghezza dei capelli, il costo degli abiti indossati, ecc.ecc. 

            Tu scrivi: Dio, patria e famiglia...

Io ti dico: Veramente l'unico slogan che campeggia sul nostro sito è “Siamo quello che facciamo”. Forse trovi anche questo abusato?

            Tu scrivi: A voler essere maliziosi, ci viene un sospetto. E cioè che, sicuramente inconsciamente questi ribelli autocastrati, sotto sotto, si compiacciano che così sia e amen. 

Io ti dico: Questa è proprio bella. Siccome spero di dimostrarti che non ci autocastriamo, figurati il compiacimento. Mi assomigli a quei giornalisti di regime che, a corto di argomenti, si spingono ad ipotizzare che a finanziarci siano politici di questo regime. Falso. Sia di destra che di sinistra non li conosciamo e li critichiamo. E poi spero che anche tu non ceda alla tentazione di alimentarti della cultura del sospetto per argomentare tesi che finirebbero per essere ridicole.

             Tu scrivi: La guerra fra schiavi fa felice il padrone, ragazzi. 

Io ti dico: Su questo hai ragione. E comprendiamo pure che sia lo stimolo che ti ha portato a scrivere l'articolo. Comprendiamo che quasi ti voglia prendere cura di noi come un padre farebbe con il proprio figlio. Riconoscendogli potenzialità positive ma rimproverandogli azioni contraddicenti. Ecco, spero che tu abbia accolto le nostre motivazioni. Quelle di un figlio che dopo il rimprovero di un padre cerca di dimostrargli che aveva preso un abbaglio. Per questo ti prego di porre attenzione al comunicato scritto sul nostro sito dopo gli arresti di camerati a Lodi. In quell'appello cerco di dire per primo ai camerati di stare attenti. E di individuare il vero nemico. Forti della nostra esperienza dopo la festa del 6 settembre. A proposito puoi leggere anche il comunicato successivo alla festa che fa il paio con quello già indicatoti.

           Tu scrivi: Ma cari camerati e compagni, piantatela di tenere chiusi gli occhi alla realtà di oggi, annus domini 2008. E sopratutto: non cercate mai di vietare agli altri la libertà di esprimersi. Perchè prima o poi il divieto potrebbe ritorcersi contro di voi. E il padrone non aspetta altro. 

Io ti dico: Appunto. Ma non aspetta altro che vengano anche diffuse notizie fuorvianti sull'attività di chi lo combatte. Un articolo, seppur in buona fede, come quello tuo apparso sul mensile diretto da Massimo Fini e Valerio Lo Monaco, ci demoralizza doppiamente. Non ce lo aspettavamo proprio. Anche perchè, io per esempio, sono cresciuto leggendo Fini, sia sulle riviste che sui libri. E vado sul sicuro quando si tratta di conoscere il mondo da lui raccontato. Per capire dove stanno i padroni e come comportarsi per non vivere o essere trattati da schiavi. Poi leggo sulla sua rivista, un articolo come il tuo e seppur continuando a giudicare l'iniziativa editoriale bellissima e necessaria ( per la cronaca, ci siamo abbonati in cinque di Cuore Nero) mi chiedo. O sono io che non ho capito niente di Massimo Fini o sei tu che hai sbagliato mensile dove scrivere. 

Senza offesa,

Francesco “DoppioMalto” Cappuccio, portavoce di Cuore Nero Milano

 

Risposta:

Caro Francesco,

darmi del tu è d’obbligo, visto che sei un estimatore della rivista e dello spirito che la anima. Ciò di cui non sono sicuro, tuttavia, è che tu questo spirito lo abbia inteso davvero. Non dirò, come tu hai fatto con me sul sito di Cuore Nero, che pur avendo letto il mio articolo “non hai capito un cazzo”. Quel che ti dico è che se non te l’aspettavi, significa che ho assolto il mio primo compito: spiazzare il lettore, stanco delle interpretazioni preinscatolate del supermercato mediatico. E con questo t’ho spiegato, spero esaustivamente nonostante la necessaria brevità, il perché non ho affatto sbagliato giornale in cui scrivere. O almeno credo. 

Ma andiamo a bomba. Tu mi accusi di aggiungermi al coro di chi criminalizza una realtà come la vostra. Difendendo la buona fede delle vostre intenzioni (ma io non la nego), ricordando il clima di pregiudizio che vi circonda (su questo torno fra un po’), sottolineando la vostra lontananza dai metodi violenti e da reazioni sterili e inconcludenti  (e questo dimostra buonsenso). Non solo, ma rivendichi di fare politica, affrontando questioni come le morti bianche o il carovita (e nel mio articolo non ho mancato di fare l’elenco delle vostre posizioni). Sulla tua storia personale, poi, tanto di cappello: faccio il tuo stesso mestiere e ti capisco benissimo, a maggior ragione considerando che entrambi portiamo nei rapporti professionali tutto il carico destabilizzante di convinzioni eterodosse rispetto al pensiero dominante. 

Ma il senso del mio pezzo, forse è presuntuoso dirlo, era più profondo. Detto in soldoni: potete impegnarvi quanto volete per lodevoli battaglie come il mutuo sociale o il pane gratis, potete rinnovare quanto vi piace i vostri slogan, potete essere abbastanza intelligenti per non ingrullirvi nella guerriglia di strada, ma se io ho fatto riferimento ai bulli di Guerrieri della Notte non è perché volevo liquidarvi come tale. Ho amici come voi così come di estrema sinistra (perdona le etichette, ma è per capirsi) e non mi passa per l’anticamera del cervello di essere così superficiale. Quell’esempio mi serviva per dare l’immagine di giovani (e meno giovani) che sprecano la loro volontà antisistema ingabbiandola in involucri vecchi e controproducenti. Perché non vorrai venirmi a dire che i rimandi non sono sempre quelli, che i miti a cui vi rifate non sono sempre gli stessi, che comunque, non si scappa, vi riallacciate o quantomeno guardate a una tradizione politica, metapolitica ed estetica del secolo scorso. Perché vi chiamate ancora camerati, sant’iddio? Perché – leggo sul vostro sito – organizzate ancora convegni sull’antifascismo? “Siamo ciò che facciamo”: ma se fate cose anche giustissime ma poi non rinunciate, seppur con eccezioni, a certi canoni esteriori che inevitabilmente vi fanno ghettizzare, non è autolesionismo? Tu potrai ribattermi: me ne frego, io sono così e basta. Anch’io sono, o almeno penso di essere, un Ribelle e basta. Però se voglio far politica e combattere sul serio gli sciacalli che ci affamano, non devo dar loro un solo pretesto per neutralizzare i contenuti della mia lotta.

Invece voi, con tutte le attenuanti che vuoi e che ti riconosco, ve la menate ancora con le contrapposizioni novecentesche. E lo stesso fanno i rossi. Non vi parlate, anzi siete irriducibili nemici l’uno dell’altro. E si continua così da decenni, senza mai riconoscere che oggi, Anno del Signore 2008, quelle divisioni non hanno più nessun senso. Il problema è che ciò che divide fa aggio su ciò che unisce, perché il bisogno di appartenenza, di una fede condivisa, di poter fare qualcosa subito è più forte di un bisogno più profondo ma proprio per questo ancora non maturo. Cioè quello di riconoscersi tutti in un pensiero adatto a questo tempo, che sarà giocoforza libero da genealogie soffocanti come il fascismo o il comunismo. Personalmente, credo di averlo trovato nell’orizzonte tracciato dal Manifesto di Massimo Fini. So bene che molti sono i punti di contatto con voi (così come per altri la distanza è netta). Ma la grande differenza, almeno per come la vedo io, è che qui si cerca di svecchiare tutto, a partire dal linguaggio fino ai concetti più alti. Voi invece vi guardate bene dal buttare a mare la riverenza verso il pantheon di idee, parole d’ordine ed eroi di ottanta e passa anni fa. Quando dico “voi” parlo per tutti quelli che affermano una verità sacrosanta, che so, l’indegnità delinquenziale di una politica serva della finanza internazionale, e poi però  guai a chi gli tocca la memoria del Duce. Ma chi se ne importa del fascismo, del nazionalsocialismo, del marxismo, dei socialismi d’ogni sorta: basta! Facciamo tabula rasa e formuliamo un alfabeto politico e culturale per il Duemila. Diamo un senso attuale alla parola Patria. E facciamo lo stesso per Comunità, per Lavoro, per Stato, per Europa, per Cittadino, per Democrazia, per tutto. 

Perdona se semplifico, ma alla fine della fiera la faccenda è semplice: non avrei mai scritto l’articolo che ho scritto se invece di due centri sociali di opposto segno politico nello stesso quartiere ce fosse uno solo, che raccogliesse tutti coloro che non ne possono più di vivere sotto questa cappa conformista. Ma prima occorre liberarsi dei conformismi del passato. Mi scuso solo per aver scelto proprio il vostro caso, ma si prestava alla perfezione, con quei trecento metri dal centro “rosso”, per il mio ragionamento. 

Problema prossimo: le rivalità fra estremi ingolfa la ribellione, c’è ancora troppa zavorra del 1945, bisogna ripulire gli angolini, fino all’ultimo (ti piace questa citazione?). 

Con stima

Alessio Mannino

PS: il titolo “Doppiomalto” è fantastico. 

 

 

 

 

 

 

Cyrano?

Bene o male?