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Chi sono i veri catastrofisti (e risposta)

Egregio Lo Monaco 
Io sono nato nel 1946 e tra la fine degli anni 60 , per tutti gli anni 70 e buona parte degli 80 ne ho sentite e lette tantissime di riflessioni su tutte le contraddizioni , errori , cattiverie e chi più ne ha di negativo ne aggiunga , hanno portato TUTTE alla distruzione di quel poco di buono che c'era senza costruire ne approdare a NULLA , un puro sfogo o esercizio accademico a voler essere buoni di coloro i quali scrivevano , direi LEI compreso. Io non sono purtroppo per me , un Cristiano e Cattolico con fede certa , sono incerto e dubbioso di tutto ma prego DIO che ci salvi tutt'ora e in futuro dai cattivi maestri come lei , che non propongono NULLA di positivo ma indicano solo ( e forse auspicano) delle catastrofi.

Con poca simpatia porgo distinti saluti

Marco Mengoli

RISPOSTA

Caro Mengoli,

credevo seriamente di aver commesso qualche errore, leggendo il suo commento al mio articolo. Fortunatamente però, così non è stato, visto che non ho avuto altre segnalazioni analoghe. Ciò non toglie che mi senta in dovere di darle una risposta, soprattutto perché qui, a differenza che in altri giornali o media, esiste davvero un dialogo con i lettori. 

Dunque lei mi dà del catastrofista, scrive che "ha letto tante riflessioni negli anni 60, nei 70 e negli 80, e che tutte queste riflessioni che ha letto hanno portato a distruzione di quel poco di buono che era stato costruito". Tanto che oggi - prosegue - "prega dio affinché ci salvi dai catastrofisti come lei", riferito a me. E in primo luogo mi scrive che lei è nato nel 1946.

Ora, forse è che io sono nato nel 1974 e che dunque mi trovi a vivere in questi, di anni. E non nei 60, 70 o 80. Ciò non toglie che io sia figlio proprio della sua, di generazione, e che "benefici" di tutto quanto fatto, e non fatto, proprio dalle generazioni che nei 60, 70 e 80 hanno analizzato e fatto la storia. Molti hanno combattuto. Molti anche bene. Moltissimi, a me pare, sbagliando. 

Con il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Beninteso, non che tutto dipenda da quelle generazioni, anzi. Per molti versi ciò che è sotto i nostri occhi oggi non dipende da ciò che loro hanno fatto o non fatto. Ma insomma, uscirne alla chetichella, senza ripensarlo, il '900, mi pare un atto di grande ipocrisia (e di comodo, molto spesso). Sia per gente della mia generazione sia soprattutto per chi è venuto prima di me ed è stato protagonista - quando non solo spettatore inerte, il che forse è peggio - della storia del Novecento.

Di qui la mia volontà - me la consente, vero? - di fare le mie, di analisi. Soprattutto perché per il resto del tempo che mi resta da vivere, tanto o poco che sarà, non è che abbia molte alternative tra cercare di fare qualcosa oppure no. Ecco, non fare nulla mi ripugna. Lottare, ribellarmi, invece, è esattamente la strada che ho scelto.

Francamente se una lezione (tra le tante) posso ricevere dalle analisi e dalle azioni di chi mi ha storicamente preceduto, ebbene è proprio quella di cercare di non commettere gli stessi errori. 

Ultimo punto, poi: i catastrofisti sono altri. Sono esattamente quelli che rimangono con le mani in mano, che non analizzano e non combattono: alla catastrofe, in questo caso, si arriverà senza che nessuno faccia nulla. Oppure senza che nessuno inizi a mettere in discussione tante idee del passato rivelatesi - palesemente - fallimentari. 

Provare a fare qualcosa di diverso, invece, è esattamente quello che può fare chi voglia (almeno) tentare di evitarla, la catastrofe. 

Dal canto nostro, della nostra rivista, sicuramente dal mio e da quello di Massimo Fini (come ha scritto nei suoi tanti libri), una tra le strade percorribili è esattamente quella che descrivo nel mio articolo, ovvero analizzare le idee del passato oggi inadeguate per affrontare questa modernità, e cercare di fare delle sintesi nuove di pensiero, proprio per raccogliere quella sensibilità comune che nella modernità ci vive. E che quella modernità vuole affrontare.

Perché noi è questo che tentiamo di fare. Affrontare questa modernità, invece di rimanere con le mani in mano, oppure affidandoci e tenendoci strette proprio quelle analisi sbagliate che (tra le altre) a questa modernità hanno portato e che impongono a noi oggi, appunto, di metterle radicalmente in discussione.

Cordialmente,

vlm

 

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