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Crisi economica

Buona sera direttore Lo Monaco,

leggo ormai da mesi e cerco d'informarmi su questa crisi economica che sembra ogni giorno sempre più grave, soprattutto qui in Italia paese che era già in crisi economica ben prima che arrivasse quella mondiale. Le varie economie dei paesi sviluppati stanno cercando di risolverla immettendo ancora denaro a tassi bassissimi, quindi aumentando enormemente il debito pubblico. Le chiedo ma sono sicuri che i buoni del tesoro (sia quelli americani che ci inonderanno a breve, che quelli europei) saranno tutti collocati? E se non dovesse accadere quali le conseguenze? Mi aiuti a capire, la prego perché non riesco ad intravedere la luce alla fine del tunnel e sono preoccupata, egoisticamente, per il futuro di mio figlio.

Grazie,

Maura Del Torrione


Cara Maura,

capire la situazione è - purtroppo - molto semplice. Sempre che si abbia la volontà di capire, senza distrarsi o rimuovendo le problematiche perché semplicemente è più facile farlo. Insomma, sempre che si voglia riflettere ed evitare i tipici anestetici che consentono di proseguire ma che non risolvono la situazione.

Se segui costantemente le nostre pubblicazioni (grazie!) e quello che scriviamo, le analisi che facciamo (oltre a quelle che Fini stesso fa da tantissimi anni) ti sarai resa conto che oggi accade semplicemente quello che era facile aspettarsi: il nostro modello è fallito.

Cosa significa? Che gli interventi che i governi occidentali stanno facendo sono inutili. In qualche caso fanno anche tenerezza, se non fosse che sopra tutto destano grande rabbia e preoccupazione.

Sostanzialmente, anziché rivedere il principio fondante del nostro mondo (palesemente sbagliato e votato allo schianto) oggi non si fa altro che spostare in là i nodi che sono venuti al pettine. Nodi che peraltro, ogni volta che si tenta di spostarli, si riesce a spostare per una distanza sempre inferiore.

A un debito si risponde con un altro debito, quindi con un altro debito e così via. Anche un imbecille - purché abbia la volontà di vederlo - capirebbe che così la cosa non può funzionare. Invece si continua a operare proprio in questo modo.

Capisco la preoccupazione per tuo figlio. Così come più in generale per il futuro.

Cosa fare? Ne parliamo spesso in redazione, con Fini, con tutti i redattori e i lettori. Visto che non possiamo intervenire direttamente - per ora - sullo scempio che i governi e banchieri centrali stanno facendo, noi cerchiamo di attrezzarci culturalmente per arrivare, questa volta praticamente, a trovare i sistemi più adatti a sostenere gli anni non facili (però, a nostro modo di vedere, interessanti) che ci aspettano.

Dal punto di vista pratico - non mi sottraggo alla domanda - ciò che si può fare è un cambio di paradigma. Un cambio del nostro modo di pensare. Il mondo che vedremo nei prossimi anni sarà estremamente differente da quello che abbiamo avuto dal dopoguerra a oggi (il quale ha visto, praticamente, il solo sviluppo e la sola crescita, peraltro su basi sbagliate). Ora siamo in fase discendente, e c'è già chi ipotizza un vero e proprio cambio di paradigma, con un passaggio dal modello economico a quello del ritorno a una vita dove l'economia non è più al centro.

Dal punto di vista prettamente economico, siamo al "si salvi chi può". Inutile girarci intorno o sperare in soluzioni alternative.

Dunque, ancora una volta, che fare? Prova a immaginare come si  potrebbe vivere con meno denaro. Il che non significa ipotizzare di mantenere lo stesso tipo di vita semplicemente con meno denaro in tasca (sarebbe sciocco) ma molto più dal punto di vista pratico a come potrebbe cambiare la nostra vita quando circolasse meno denaro (varrà ancora qualcosa, il denaro, tra un po' di tempo?). Il che significa, chiariamolo, pensare in maniera completamente alternativa al nostro modello di vita attuale.

Innanzitutto, ancora più praticamente, non contrarre debiti. Per nessun motivo. Quindi cercare, finché si è in tempo, di estinguere quelli (eventualmente) esistenti. Evitare nella maniera più assoluta di continuare nel ciclo di acquisto compulsivo di merce che non è strettamente indispensabile. In due parole: decolonizzare l'immaginario e puntare sulla decrescita, innanzitutto personale, interiore.

Ultima cosa, per ora: stiamo pensando a un numero speciale de La Voce del Ribelle proprio su questa tematica, cercando di affrontare l'argomento dal punto di vista pratico. Ne parleremo presto. Ma intanto, prepariamoci e non facciamoci illudere dalle pelose interpretazioni e rassicurazioni che tentano di darci.

A presto,

Vlm


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Lettere della settimana (16/02/2009