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Contingenze (Israele-Palestina)

Cari Massimo Fini e Valerio Lo Monaco,

sono rimasto profondamente colpito (entusiasticamente) dal modo in cui Augusto Curino, nell'ultimo numero della "Voce del ribelle", ha affrontato la questione israelo-palestinese. Molto raramente, infatti, mi è capitato di leggere cronache che prendessero così appassionatamente le difese dei palestinesi, il popolo che ha subito più pesantemente le conseguenze della dabbenaggine, per niente innocente, di noi occidentali.

Mi spiego. Nella rassegna stampa del 22/01/2009, apparsa su questo sito, era presente un interessante post che illustrava il carteggio tra Paolo Barnard e Piero Ostellino ("Il tradimento degli intellettuali", http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=23871), nel quale i due giornalisti discutevano della recente operazione militare, denominata "piombo fuso", scatenata da Israele sulla striscia di Gaza e, più in generale, della sua politica, interna ed estera. Di questa discussione, in particolare, mi ha decisamente disarmato la posizione presa da Ostellino (che, tra l'altro, è la predominante nel panorama giornalistico italiano). In sostanza, questo signore, che ama riempirsi quotidianamente la bocca di ideali occidentali quali "democrazia" e "diritti umani" (Carl Schmitt definì questa ipocrita tendenza "tirannia dei valori"), ritiene, molto democraticamente, legittima la brutale discriminazione israeliana a danno dei civili di etnia araba, giungendo addirittura a qualificare come "difensivo" questo atteggiamento (" è uno Stato "di ebrei" che non vogliono diventare minoranza, nel timore di essere ancora una volta discriminati o peggio ammazzati") palesemente razzista e vagamente nazistoide.

Lo scoramento, quando mi capita di scontrarmi con le idee di certi "intellettuali", mi pervade fino al midollo. Leggo ogni giorno, su giornali che si rifanno a matrici politiche (apparentemente) molto eterogenee tra loro, solo ed esclusivamente articoli di condanna verso Hamas (ti segnalo, come punto massimo di vergogna, l'editoriale comparso sul "Corriere della Sera" dell' 08/01/2009, firmato da André Glucksmann, intitolato "L'ipocrisia della reazione sproporzionata", il cui link è http://www.step1.it/index.php?id=5031-glucksmann--l-ipocrisia-della-reazione-sproporzionata-) e mai uno che sottolinei la spietatezza di un'operazione, di ormai cinquantennale durata, che il coraggioso giornalista israeliano Ilan Pappe definisce, senza ipocriti eufemismi, la "pulizia etnica della Palestina".

Ormai, nel vergognoso balletto filosionista, si sentono solo i deliri dei soliti reggicoda di turno, i quali non fanno altro che condannare Hamas in quanto organizzazione terrorista, dimentichi del passato di molti esponenti di spicco della politica israeliana, come Menachem Begin o Ariel Sharon; parlare di "palestinesi fanatici" che non riconoscono lo stato di Israele, dimentichi del fatto che Israele e Stati Uniti hanno votato contro una recente risoluzione dell'Onu che riconosceva "ai palestinesi il diritto all'autodeterminazione" (173 voti a favore, 5 contrari, tra cui, appunto, Usa e Israele); ed esprimere solidarietà ad un popolo che ha subito una delle infamie più gravi mai commesse dall'uomo, la Shoah, dimentichi del fatto che gli israeliani stanno ritorcendo su altri ciò che in passato i loro avi hanno subito sulla propria pelle.

Scrive, con la sua consueta schiettezza, José Saramago: "Se il ridicolo uccidesse, non resterebbero in piedi un solo politico né un solo soldato israeliano, specialisti in crudeltà, addottorati in disprezzo, persone che guardano al mondo dall'alto della insolenza che sta alla base della loro educazione. Comprendiamo meglio il loro dio biblico ora che conosciamo i suoi seguaci. Jehova, o Yahvé, o come lo si chiami, è un dio vendicativo e feroce che gli israeliani mantengono permanentemente attuale". Ho solo ventitre anni ma mai mi è capitato di assistere a un processo di distorsione della realtà così radicale, trasversale. Coinvolge giornalisti, "intellettuali" (sic!) e politici che si rifanno a ideologie diversissime tra loro. "Tutto già sentito. Ad esempio, dalla Pravda negli anni ottanta", ironizza (ma non troppo), con l'acutezza di sempre, il grande Noam Chomsky. Il problema, come al solito, è che qualora, come in questo caso, si utilizzino parole così dure per criticare la politica di Isaele dalla sua nascita fino ad oggi, ci si espone immancabilmente al ricatto, alla vergognosa, infamante accusa di antisemitismo, lanciata molto spesso dai soliti ministri del sionismo più intransigente, molto spesso dimentichi che semiti non sono soltanto gli ebrei, ma anche gli arabi, verso i quali, a quanto pare, è accettabile un razzismo ben più radicale. Voi, cari direttori, che idea avete in proposito?

Tanti saluti e complimenti vivissimi per quello che state facendo.

Giacomo Gabellini

Caro Giacomo,

oltre a ringraziarti per i complimenti, e a pubblicare integralmente la tua lettera (corretta e accurata), cogliamo l'occasione per sottolineare due cose.

La prima: la rassegna stampa che pubblichiamo - che tra le altre cose è a cura di Arianna Editrice - ha il preciso scopo di offrire una panoramica di articoli atti proprio alla riflessione. Ciò significa che non sempre siamo in accordo con gli articoli che vi sono segnalati. Il che è un bene: prendere spunto proprio da questi - e in particolare modo da quelli che ci sono distanti - è il sistema migliore per portare avanti la riflessione. Altrimenti, leggere e segnalare solo cose con le quali siamo d'accordo sarebbe una operazione veramente sterile.

In secondo luogo, è vero, il reportage di Curino è veramente fuori dall'ordinario. E questo - seconda cosa che teniamo a sottolineare - è esattamente il motivo per il quale vale la pena investire per mandare come inviato in posti tanto delicati dei giornalisti nostri. Ovvero non embedded ai grandi media.

Purtroppo, in questo caso, dalla necessità economica non si scappa: come vedi e spero vedano tutti, ogni euro che arriva dagli abbonamenti e dai sostenitori (visto che non recepiamo alcun altro introito economico, di alcun tipo) abbiamo deciso coerentemente di utilizzarlo proprio per portare avanti ciò che ci siamo prefissi e che abbiamo promesso a tutti: informazione non conforme. Massimo Fini, così come tutti noi, su questo punto giustamente non transige.

Con l'aumentare delle disponibilità (grazie a tutti voi) aumenteremo anche interventi di questo tipo e tante altre cose che abbiamo in mente. Ne stiamo parlando con Fini stesso - che ti ringrazia - proprio in queste ore.

La rivista cresce (così come le attività collegate) si sostiene e sta per crescere ulteriormente grazie a chi, appunto, tiene in considerazione la necessità di investire in una informazione di questo tipo. Come te.

Grazie,

Vlm

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