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10:00AM

Ulster, una faccenda complessa

Caro Ferdinando Menconi,

a quanto ho sentito nell'ultima puntata di "The Ghost of Tom Joad" lei sembra nutrire una vera e propria passione per le vicende degli irlandesi, popolo tra i più originali e gelosi della propria autonomia e libertà (ricordo che lei aveva anche recensito il film "The wind that shakes the burley", nel primo numero della "Voce del Ribelle"). Per questo motivo mi rivolgo a lei per ottenere un'opinione in merito all'indipendentismo irlandese. Negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una vera e propria escalation di violenza, scatenata della frangia scissionista dell'esercito  repubblicano, la "Real IRA", la quale ha rivendicato l'attentato alla caserma di Massereen, in Irlanda del Nord, durante il quale  sono rimasti uccisi due soldati inglesi e due civili. Lo stesso "Sinn Fein", il principale partito dell'Ulster, di ispirazione cattolica, ha condannato, tramite il suo leader Gerry Adams, l'azione e accusato i vertici della "Real IRA" di remare contro il processo di unificazione dell'Irlanda. In ogni caso, ci tengo a sottolineare il fatto che il governo britannico aveva annunciato, nel 2007, il ritiro delle forze armate dal territorio nord'irlandese, quindi rimane piuttosto difficile spiegare cosa facesse il trentottesimo reparto genieri nella contea di Antrim. In ogni caso, senza entrare nel merito della cronaca specifica, vorrei concentrarmi sull'aspetto, per così dire, storico della questione. Dando un'occhiata alla secolare avversione tra britannici e irlandesi, emerge un quadro desolante, costellato di violenze reciproche che, come al solito, la dabbenaggine occidentale ha prontamente equiparato. La faccenda appare però più controversa di altre, se non altro perché l'IRA fu la prima organizzazione armata a ricorrere all'uso della violenza indiscriminato, soprattutto sui civili. D'altra parte, sono in molti a pensare che il primo terrorista, nel senso stretto del termine, sia da considerarsi il suo famoso leader, Michael Collins. Sull'altra sponda, però, l'autoritarismo britannico, di cui Winst!on Churchill, almeno fino all'elezione di Margaret Thatcher, fu l'espressione più piena, si scatenò in tutta la sua violenza contro gli irlandesi, sbattendosene altamente dei "diritti civili" che va sbandierando al giorno d'oggi. Senza troppi giri di parole, ho l'acutissima sensazione che la vicenda irlandese sia stata, come accade sempre quando ci sono in ballo gli interessi della potenze, distorta ad arte per piaggeria nei confronti di "Sua maestà". Una prassi ormai consolidata, quella di ascoltare solo ed esclusivamente le ragioni dei più forti. Basta valutare le politiche estere di tutti i paesi occidentali, per rendersi conto di ciò; tutti pronti a sostenere Israele contro Hamas e "l'amico Putin" dimentichi di ciò che sta accadendo in Cecenia. Mi chiedo se la questione Irlandese non abbia subito lo stesso, ipocrita processo di mistificazione storico, volto a colpevolizzare gli indipendentisti e ad assolvere il dispotismo britannico. Lei, caro Ferdinando Menconi, che opinione ha in merito? Colgo l'occasione per salutare lei e tutta la redazione.

Giacomo Gabellini

 

Gentile Giacomo,

la questione irlandese è estremamente complessa e necessiterebbe uno spazio ben più ampio di questa, necessariamente, breve risposta, basti pensare che inizia con l’invasione normanna di Strongbow nel XII secolo e dal quel momento la resistenza irlandese è continuata fino ai giorni nostri senza soluzione di continuità.

Proverò comunque a chiarire qualcuno dei punti da lei evidenziati.

Sugli ultimi eventi ritengo che rimarranno abbastanza isolati, a meno che non vi sia un supporto di parte dell’intelligence inglese (tipo i nostri famosi “servizi deviati”) interessata a sabotare il processo di pace.

Definire lo Sinn Fein, ed in particolare il Provisional Sinn Fein, come di ispirazione cattolica è improprio.  È, sì, vero che ha una composizione a maggioranza cattolica, però non è un movimento confessionale. Le sue origini possono essere meglio individuate nel sindacalismo rivoluzionario di Connolly e, se scaviamo a fondo, nel nazionalismo Mazziniano (il movimento Young Ireland nato intorno alla metà del secolo 18° nasce sulla falsariga de“la Giovine Italia” e de “La Giovine Europa”).

Errato è, anche, definire il “terrorismo” dell’Ira come indiscriminato, ha sempre teso a colpire obiettivi militari anche se ha avuto momenti in cui ha colpito civili, sempre comunque in minore di quanto facciano gli eserciti convenzionali con le loro bombe intelligenti. L’IRA ha sempre emanato direttive in cui si indicavano quali fossero da considerare obiettivi legittimi e quando, ad esempio, collocava bombe nella metropolitana di Londra forniva alla polizia i dati necessari affinché non esplodessero: l’interesse era paralizzare i trasporti non massacrare i civili.

Michael Collins può essere ponderato il primo “terrorista” solo nel senso di “terrorista moderno”, avendo impiegato pratiche di intelligence sofisticate e tese a colpire obiettivi militari sensibili, poi, però, divenne il rispettabile capo del Free State, così come l’altro “terrorista” De Valera divenne il rispettabile Presidente della Repubblica d’Irlanda. Questo apre alla domanda: cos’è realmente un terrorista? Winston Churchill in Irlanda tenne un comportamento da criminale di guerra, ma i vincitori non vengono mai processati.

Sulla Tatcher mi esprimerò più diffusamente in un prossimo articolo in cui recensirò “Some mother’s son” in cui si ripercorre la vicenda degli hunger strikers del 1981, non mi faccia bruciare l’articolo in questa risposta.

Sulle questioni Hamas e Cecenia, il discorso ha sfumature diverse rispetto all’Irlanda e andrebbe analizzato a parte. Su Hamas la prima domanda da porsi è: chi è che ne ha favorito l’ascesa a discapito dell’OLP? Sulla Cecenia non va scordato che nella memoria storica russa sono vissuti come il “lupo ceceno” che razziava e riduceva in schiavitù le popolazioni di confine, un’analisi che vada oltre le propagande incrociate necessiterebbe ripercorrere almeno a grandi linee quello che “Il grande gioco” fra Russia e Inghilterra disegnò il destino dell’Asia centrale e, secondariamente, del Caucaso.

Se poi desiderasse approfondire, anche musicalmente, la storia delle ribellioni irlandesi, la invito ad ascoltare alcune puntate del mio programma “Le radici profonde non stonano” su radioalzozero.net ai seguenti link:

Rebel Songs

Bobby Sands

Il vento che accarezza l'erba

Cordialmente

Ferdinando Menconi

 

 

 


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Reader Comments (1)

Caro Ferdinando Menconi,
la ringrazio per l'esauriente spiegazione della vicenda che mi ha fornito. Mi scuso tanto per le imprecisioni quanto per le inesattezze vere e proprie contenute nella mia lettera, le quali sono state dettate in parte dalla mia ignoranza in merito alla questione e in parte al pressappochismo con cui i nostri cari "giornalisti" descrivono i fatti. Lei ha ragione, in Europa vige "la giustizia dei vincitori", come spiega Danilo Zolo nel suo interessantissimo saggio così intitolato, e questo ha permesso a certi individui, come Winston Churchill appunto, di esercitare impunemente tutto il proprio dispotismo. Sotto il governo della Thatcher, a quanto ne so, sono emersi, forse per la prima volta, i fatti in tutta la loro crudezza, ma attendo la sua analisi per poter avere un'idea più precisa della faccenda. So che ogni questione non è assolutamente riducibile a un'altra e che ognuna ha le proprie sfumature che, per forza di cose, la differenziano dalle altre. In ogni caso, colgo l'occasione per ringraziare di nuovo lei e tutta la redazione, pregandola, d'ora in poi, di darmi del tu, qualora vi fosse un ulteriore scambio di opinioni. Tanti saluti.

marzo 19, 2009 | Registered CommenterGiacomo Gabellini
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