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Su Giulietto Chiesa e il Fatto. E su di noi

Abbiamo ricevuto pochi giorni addietro l'email che pubblichiamo qui sotto - in modo integrale e senza alcun intervento - in merito all'articolo di Alessio Mannino relativo a un altro articolo di Giulietto Chiesa (il quale a sua volta ha replicato qui). 

A questa lettera risponde naturalmente il diretto interessato. Il direttore del Ribelle si associa punto per punto alla risposta di Mannino.

 L

  Message: Assolutamente deludente l'articolo di Mannino su Giulietto Chiesa. Forse Mannino pensava che Chiesa doveva affidarsi  al Ribelle? Scrivere che il fatto non ha nemmeno una terza  pagina  è   una grossa scemenza, come se il valore di un giornale  dovesse  essere valutato sulla presenza o meno di una terza  pagina...(Certo  il giornale ce l'ha....) Parlare poi di  legalismo travaglista fa    pensare che Mànnino viva su Marte. Il  primo problema da affrontare    in questo mondo marcio non è quello  dei mercati, ma quello della    partitocrazia imperante e della  scomparsa del merito. Il legalismo  è  la cosa più importante per  rovesciare questo regime del quale    evidentemente Mànnino fa  parte, visto che si irrita anche per il    berlusconismo radical-chic di Colombo (come se ci potesse essere un antiberlusconismo diverso..)Si tranquillizzi il buon Mànnino, purtroppo è Lui che non risponde all'identikid del consuma,   produci, crepa ed è il Ribelle che polemizzando sterilmente col   fatto, dove pera

 

ltro il grande Massimo Fini può scrivere quello che vuole, sta andando verso l'estinzione, altro che nuovo quotidiano. Bisogna rispettare i gviornalisti che lavorano bene, non isolari sul monte Athos...FRANCESCO DAL PANE

  

R

Il galateo giornalistico imporrebbe che l'autore di un articolo attribuisse alla propria mancanza di chiarezza - pericolo sempre in agguato quando si scrive - un'eventuale incomprensione da parte dei lettori. In questo caso, tuttavia, mi sento di poter accantonare le buone maniere e dico che è il signor Dal Pane, unico e solitario, a non aver capito una mazza. Il mio invito a Giulietto Chiesa aveva il senso di spronare le intelligenze vive come la sua a tentare l'esplorazione di nuove frontiere culturali e politiche, oltre l'opinione pubblica militarizzata a sinistra cui, seppur in modi diversi, il Fatto e il Manifesto si rivolgono.

Chiesa ha mostrato di aver afferrato il concetto, visto che sottoscrive in pieno proprio la denuncia del modello fondato sull'ideologia del mercato ("consuma, produci, crepa") condiviso sia dalla destra che dalla sinistra. Sarà piuttosto il signor Dal Pane che vive su qualche pianeta, dove non è avvenuta alcuna crisi economica mondiale, nessun saccheggio finanziario delle nostre vite, nessuna Grecia e nessuna Pomigliano d'Arco. O vorrebbe farci credere, l'extraterrestre Dal Pane, che ingaggiando esclusivamente battaglie sulla legalità e il "merito" la nostra esistenza sarebbe liberata dai fili dei burattinai delle banche centrali, dell'Fmi, del Wto e delle city borsistiche? Detto questo, ripetiamo per l'ennesima volta - e qui stiamo in pieno con Travaglio - che far rispettare la legge è il minimo sindacale, per una società che si dichiara liberal-democratica. Ma siccome questa è un'etichetta che non regge alla prova dei fatti proprio perchè la politica è con tutta evidenza un'appendice delle oligarchie industriali e bancarie (è da quando è uscita che la Voce del Ribelle lo dimostra fatti alla mano), ecco che il legalismo non può esaurire il piano della ricerca d'idee e della lotta quotidiana. Altrimenti si finisce proprio col fare dell'anti-berlusconismo l'unica ragione di vita, quando invece Berlusconi rappresenta uno dei gradini, e non di certo il più potente e il più pericoloso (semmai il più volgare e il più guascone), della piramide del Potere che ci taglieggia. Se noi siamo anti-berlusconiani, lo siamo perchè avversari di un sistema basato sul denaro come religione che produce da una parte i Berlusconi e dall'altra i Prodi o i Bersani che da Berlusconi differiscono solo negli interessi di cui sono portatori e terminali.

Nessuna polemica sterile, come si vede, ma critica ad un modo di fare giornalismo e di fare politica non sbagliati in sè (tanto è vero che sul Fatto ci scrive anche il nostro direttore, Massimo Fini), ma riduttivo, parziale, incompleto. Posso dirlo, o devo chiedere il permesso a chi non sa neppure scrivere il mio cognome, che è senza l'accento sulla a?

Alessio Mannino

 

Il tema generale attinente l'invio di email come queste è molto ampio. E lo abbiamo affrontato qui.

red

Complimenti & nuovi progetti

Quel senso di disperazione... che farci?