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Riformismo? Una illusione

Pubblichiamo un commento di un lettore, con relativa risposta di Federizo Zamboni, in seguito all'articolo del 20 settembre "Un Obolo che lascia intatto il sistema". Ci sembra, infatti, di interesse generale.

 

D. Ho plaudito all'uscita di Sarkozy all'ONU ma condivido gli stessi dubbi sollevati da questo articolo. Tuttavia mi chiedo se provvedimenti di questo tipo non siano necessari in quell'ottica necessariamente riformista che comporta una rifondazione culturale del sistema (di cui anche Latouche parla). Affermare che vanno tassate le transazioni finanziarie equivale ad introdurre il concetto che non è produttivo per la società il "fare denaro con il denaro". E' chiaro che se tutto si risolvesse in un misero obolo, per di più per finalità poco comprensibili, l'articolista avrebbe del tutto ragione. Ma se buttiamo il bambino con l'acqua sporca davvero l'unica strada percorribile per cambiare il sistema è abbandonarsi alle necessità (o fede?) che questo prima o poi sia destinato all'autodistruzione. Ma qui entriamo nella logica della necessità severiniana che pare togliere ogni spazio alla libertà d'azione nel presente: della serie mi seggo in riva al fiume ad aspettare il cadavere che passa. Ma intanto cosa facciamo?

 

R. La questione è estremamente spinosa, e noi del Ribelle ne siamo ben consci. Viviamo in un sistema che è viziato in modo irreparabile nelle sue premesse (i suoi valori fondanti) e che con l’andare del tempo si è attorcigliato su se stesso in un groviglio inestricabile di interessi grandi e piccoli. Più o meno rilevanti ma in fin dei conti omogenei. In società nelle quali il denaro è tutto – e la differenza non è più tra morale e immorale, e nemmeno tra legale e illegale, ma tra ciò che viene effettivamente punito e ciò che in un modo o nell’altro sfugge a qualsiasi sanzione – ognuno si arrangia come può. Con un atteggiamento esistenziale che è ricalcato sui principi economici del peggior liberismo (ammesso che ne esista uno buono) e che si estende a ogni aspetto della vita sia individuale che collettiva, sia privata che pubblica. Ne abbiamo parlato ampiamente nell’ultimo numero del mensile, ed è inutile che provi a sintetizzarlo adesso in poche righe.
Stando così le cose, la via del riformismo è una mera illusione. Non lo dico con compiacimento. Magari fosse, che grazie a qualche buona legge l’umanità si potesse liberare del suo attaccamento nevrotico al ciarpame materiale e psicologico del nostro tempo. Magari fosse che ritoccando il sistema fiscale si riuscisse a pervenire non solo a una minore diseguaglianza ma a una solidarietà permanente. In forza della quale, ad esempio, nessun imprenditore sposterebbe le linee di produzione all’altro capo del mondo mettendo i suoi lavoratori e connazionali sul lastrico, solo perché così aumenta gli utili e si compra lo yacht o la Ferrari o un appartamento extra lusso a Dubai.
Detto questo, è non solo giusto ma doveroso battersi per ogni miglioramento, quand’anche modesto e ininfluente ai fini di una rigenerazione autentica e definitiva. Come ho scritto nell’articolo «tassare le transazioni in titoli e in valute va benissimo», e infatti ho indicato anche l’indirizzo internet di un gruppo che sta promuovendo la Tobin Tax, ma solo a condizione che non si confondano i correttivi periferici con gli interventi risolutivi. Solo a condizione che si capisca che il riformismo si muove nel mondo degli effetti e lascia inalterate le cause, al di là della buona o della cattiva fede delle singole iniziative e di chi le sostiene.

Federico Zamboni

Lavoro Vs Mestiere?

Sostenere "La Voce del Ribelle"