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Il sistema (da cambiare) e il M5S

D

"Il modello economico neoliberista. Di cui non esiste, e non può esistere, un’applicazione pratica che ne corregga i vizi teorici. Perché quei vizi sono dogmi. E i dogmi non si possono modificare, o contraddire, se non al prezzo di una revisione dell’intero sistema, che potrà finalmente mutare i suoi metodi e i suoi scopi solo dopo aver rinunciato alle sue premesse."

E se fosse proprio questo quello che il potere sta cercando di fare, creando questo nuovo ordine mondiale che tutti stiamo subendo purtroppo impotenti (perchè ahimè ancora nessuno ha una ricetta concreta per la situazione attuale-figuriamoci per quella prossima che hanno in mente di instaurare- ma solo chiacchiere)???

Andrea Pucciarini

 

La tua ipotesi, se ho capito bene, è che il “potere” stia provando a far leva (anche) sullo scetticismo nei confronti di chi si propone come alfiere del cambiamento.

Obiettivo: scoraggiare a priori ogni forma di riorganizzazione dal basso, evidenziando l’inadeguatezza dei neofiti della politica e inducendo la maggior parte degli elettori a convincersi che non esistano alternative affidabili. E che, perciò, tanto valga rimanere all’interno della solita corrente e proseguire all’incirca sulla medesima rotta, accontentandosi di un certo ricambio all’interno dei partiti e di una riduzione consistente dei privilegi della cosiddetta casta.

In altre parole, per venire alla realtà attuale, la manipolazione consisterebbe nello spingere anche quelli che non si riconoscono affatto nei valori/disvalori del neoliberismo a non concedere alcuna fiducia al M5S, liquidandolo in blocco come un tentativo velleitario portato avanti da una massa di incompetenti – o di illusi.

Ammesso che il ragionamento sia questo, l’ipotesi è senz’altro verosimile e rinvia a quel processo di nuova legittimazione che è stato avviato nel 2008, dopo lo scoppio della crisi, e che abbiamo denunciato fin dai primi numeri del mensile.

Vanno aggiunte due avvertenze, però. La prima, di carattere generale, è che le strategie propagandistiche volte al consolidamento dell’establishment sono per definizione molteplici e sfaccettate, proprio perché devono attirare il consenso di molteplici e differenti categorie sociali. O, quantomeno, imbrigliarne l’ostilità. Nel tentativo di recuperare terreno, quindi, si procede simultaneamente sia sul versante del rafforzamento della propria credibilità, con l’esaltazione dei tecnici alla Monti, sia su quello del discredito degli avversari.

La seconda precisazione, più specifica, è che noi del Ribelle non pensiamo assolutamente che il difetto cruciale del M5S risieda nell’inesperienza amministrativa (anche se d’ora in poi i suoi esponenti saranno sempre meno giustificati nel candidarsi senza possedere almeno una preparazione giuridica di base). Il problema è un altro: è non avere una visione chiara e conclusiva dei vizi del modello neoliberista, come si può facilmente verificare leggendo il programma del Movimento (qui). Non può essere certo un caso o una svista, che il tema dell’economia arrivi dopo quelli dell’energia e dell’informazione. E che il primo obiettivo indicato sia l’introduzione della class action. La quale, benché importante e doverosa, rientra pur sempre tra le garanzie accessorie, senza minimamente incidere sui meccanismi fondamentali dell’apparato di produzione e arricchimento.

Detto in estrema sintesi: Grillo & C. si muovono nel mondo degli effetti, anziché delle cause. Anche ammettendo che siano tutti in perfetta buona fede – e che lo restino in avvenire – il massimo che ci si può aspettare da loro è che si sforzino di eliminare gli abusi peggiori. Le distorsioni più macroscopiche di un sistema che però, a cominciare dalla speculazione di Borsa e dallo strapotere delle Banche ai danni delle nazioni e dei popoli, è irrimediabilmente distorto già all’origine.

Federico Zamboni

Istinti. E ragionamenti

Ancora sugli "sfigati" e sull'Università