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Sul caso Sallusti, come scambiare il particolare per il generale

D

Mi ero riproposto di non commentare più i vostri artcoli. Però in questo caso non riesco a trattenermi. TUTTI in difesa dell'informazione. Baluardo della democrazia. Ma perchè in questo paese c'è informazione? Anche voi in difesa di un diritto che non esiste? Mi di cosa parla Zamboni? L'ha letto l'articolo incriminato che non viene mai citato nella strenua difesa del sig Sallusti? La vicenda è quella della 13enne rimasta incinta per cui i genitori si rivolgono al Tribunale per l'interruzione di gravidanza. Il Tribunale nel rispetto delle norme gli da ragione e obbliga la 13enne all'interruzione della gravidanza.
Non entro nel merito della vicenda. Rimane il fatto che il direttore del giornale ha approvato l'articolo che auspica il ritorno della pena di morte affinchè il ginecologo e il giudice possano esservi condannati. E' questa informazione? L'informazione è la possibilità di dire mezzo stampa qualsiasi stronzata pur sapendo che le cose sono in altri termini? Che, cioè, il giudice ha applicato le norme e che il ginecologo ha eseguito un'ordinanza? Che il problema semmai è del Legislatore? 
Proprio nel nome di una libertà di stampa che mistifica la realtà con impudente evidenza secondo i dettami dei salotti buoni, è una delle cause dello sfacelo di questo paese. Il problema qui non è politico, legislativo o del mondo delle idee. Il problema, semplicemente, è di un soggetto che ha scritto, o autorizzato uno scritto, in cui si affermano strumentalemnte cose false. E' giusto tollerare la strumentalità con specifiche finalità? O, viceversa, sarebbe ora di dire che ben venga la galera (si fa per dire perchè il soggetto in questione non ci saarebbe mai entrato in quanto l'avrebbe commutata con pena alternativa), per i soggetti che usano l'informazione a proprio uso e consumo. Dove non arriva la coscienza, ben venga la legge. E (l'anticipo) non mi venga a parlare dell'importanza della possibilità di poter affermare le propire idee. Credo se ne renda conto, che nel caso in questione, il problema non sono le idee.

mercoledì, settembre 26, 2012 | andrea samassa

R

La manipolazione ha sempre molte facce. Come i luoghi comuni. E se è vero che troppo spesso si celebra la libertà di stampa e di espressione allo scopo di nascondere il fatto che ce n’è così poca di autentica, specie nei media più diffusi e omologati, è vero pure che altri abboccano all’amo di chi ha interesse a restringere il più possibile il campo di azione di quella libertà, e si lasciano travolgere dalla smania di rivalsa nei confronti di chi distorce un diritto sacrosanto e lo utilizza in modo sbagliato, o peggio. Senza rendersi conto che, così facendo, non stanno tagliando le gambe ai mistificatori professionisti, ma a chi si azzarderà ad attaccarli. Loro e i loro padroni, palesi e occulti.

Più che mai in quest’epoca di affermazione via via più autoritaria del pensiero unico di matrice liberista, dunque, il “rimedio” ai Sallusti di turno sarebbe comunque peggiore del male.

Il senso del mio intervento, e l’ho detto pari pari, non era certo rivolto alla difesa dell’ex direttore di Libero (detto tra noi: ma vorrà mica scherzare, visto quello che è lui e quello che siamo noi del Ribelle?), ma ad attaccare una normativa che si può «trasformare in ogni momento in una tagliola, da far scattare ai danni della stampa. E, quindi, della piena libertà di informazione e di critica».

Inoltre, ho chiarito testualmente che «la soluzione, secondo noi, è limitare il reato ai casi in cui si attribuiscono fatti specifici e infondati, e ovviamente calunniosi – cosa che oggi è invece un’aggravante – e impedire che la querela possa poggiare sul sentimento soggettivo di chi si sente offeso».

Se lei si ferma all’articolo di Sallusti significa che non ha afferrato i termini effettivi della questione. Oppure, chissà, sono stato io che non mi sono spiegato bene.

Federico Zamboni

Sulla 'ndrangheta e il dio quattrino

Segnalazioni opinabili (e opinioni sull'11 settembre)