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Liquidità. E inflazione

D Nella crisi in cui siamo un aumento di liquidità (versata ai cittadini o da investire in servizi) non incrementerebbe l'inflazione. 

consiglio questo breve articolo di Debora Billi:  HYPERLINK "http://crisis.blogosfere.it/2012/08/keynesiani-potreste-per-cortesia-smettere-di-litigare.html" Keynesiani: potreste per cortesia smettere di litigare?

venerdì, agosto 31, 2012 | Riccardo L.

Commento all'articolo BERNANKE COME DRAGHI. E VICEVERSA

 

R Forse non era chiaro, trattandosi di un semplice accenno in coda a un articolo che non verteva sul problema specifico dell’inflazione, ma la sottolineatura riguardava il modo di ragionare delle oligarchie finanziarie (che in una prospettiva monetarista vogliono tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi, a tutela del valore delle proprie, ingentissime risorse finanziarie) e, quindi, non implicava certo che fossimo d’accordo. 

Detto questo, dal nostro punto di vista il nocciolo della questione non è nemmeno stabilire se sia vero oppure no che «un aumento di liquidità (versata ai cittadini o da investire in servizi) non incrementerebbe l'inflazione», anche se è un fatto che essa sta aumentando già adesso sull’onda dei continui rialzi nei prezzi dei carburanti e delle inevitabili ricadute sui costi dei trasporti. La soluzione, secondo noi, va molto oltre il problema monetario e consiste nel sottrarre al “libero” mercato almeno alcuni ambiti, dall’edilizia popolare finalizzata all’acquisto della prima casa ai beni e ai servizi essenziali.

Rispetto alla contrapposizione tra Keynes e Friedman, riproposta da Debora Billi sulla base di un articolo di Sergio Di Cori Modigliani, si tratta di un dualismo a soluzione obbligata, ovviamente a favore del britannico: Friedman era una specie di sociopatico prestato all’economia, per cui non lo si può appoggiare a meno di condividerne, per convinzione o per calcolo, il raggelante cinismo; Keynes, sia pure senza giungere a rifiutare in linea di principio l’esorbitante rilievo assunto via via dai processi economici, ambiva comunque a delle forme di controllo che li rendessero funzionali alle necessità del corpo sociale nel suo insieme.  

Per noi – come abbiamo già scritto tante altre volte, e quando non lo scriviamo in modo esplicito lo stiamo sottintendendo – la chiave di volta sta invece in una rivoluzione culturale che permetta di ridefinire all’origine i rapporti tra società ed economia, riportando quest’ultima alla sua funzione di mero strumento per il soddisfacimento dei bisogni collettivi di produzione e consumo. O meglio: di produzione e utilizzo. 

Tra le primissime conseguenze, naturalmente, ci sarebbe anche un totale riassetto delle modalità di formazione e distribuzione della ricchezza, cancellando i processi speculativi e limitando al massimo le derive “automatiche” tra cui la stessa inflazione. 

Obiettivi che peraltro sarebbero enormemente facilitati dal non attribuire più al denaro, e in generale al possesso di beni materiali, la smodata importanza che è andato assumendo negli ultimi secoli. 

(fz)

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