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Che peccato, la WebRadio! Ci autotassiamo?

D

Ciao Valerio,

ho ascoltato solo stamani l’ultima trasmissione della web Radio, mi dispiace molto che abbiate dovuto chiudere, anche se non ero fra gli ascoltatori, un po’ perché non avevo tempo, un po’ perchè preferisco leggere gli articoli. Quello che voglio dire, a te ed agli altri, è che io vi seguo quotidianamente, te ne sarai accorto dai miei commenti, a volte legittimi a volte meno, che faccio ai vari articoli.  Vorrei, veramente, continuare ad avere questa possibilità, perché leggere voi vale almeno come cento altri giornali “di regime”, e per continuare potrei anche pagare un abbonamento più alto.

Credo, per esempio che 10 euro al mese, quindi 120 all’anno, siano in grado di pagarli in molti, anche perché mi sembra doveroso che te, così come i tuoi collaboratori, abbiate diritto ad un giusto compenso.  Pensaci, e tieni duro.

Grazie mille e mille volte grazie, per quello che fate,

Maura Del torrione

R

Cara Maura,

rispondo alla tua bella email intendendo farlo, anche a nome degli altri redattori di questo giornale, a tanti altri lettori che ci hanno scritto belle lettere con toni e argomenti simili.

Per iniziare, una cosa alla quale teniamo molto: vorremmo fosse ancora più chiaro che la decisione di sospendere le trasmissioni della WebRadio è stata presa, in realtà, senza possibilità di scegliere. Scegliere implica che ci siano almeno due opzioni, invece noi ne avevamo solo una: niente denaro per pagare i conti. Ma ancora di più, lo sottolineiamo di nuovo: ci dispiace da morire. Per tanti motivi: era bello nel senso più pieno del termine colloquiare con tutta la nostra comunità ogni giorno, con un mezzo caldo come quello radiofonico; era utilissimo, secondo noi, per affiancare al lavoro di approfondimento che facciamo sul giornale anche quello di immediatezza che potevamo fare in radio; eravamo sul punto di fare ulteriori passi avanti, con quel mezzo, lanciando altre trasmissioni e migliorando molto quelle in onda sino a qualche giorno fa. 

Sul serio, con qualche risorsa in più, avremmo potuto fare veramente un grande salto di qualità. Qualcosa tipo Radio24 ribelle. Lo diciamo senza remore. Perché se è vero - ed è vero, credimi - che non è possibile sostenere un impegno del genere a costo zero (mi fa sorridere chi continua a sostenerlo: significa che i conti glieli paga qualcun altro e quando va a fare la spesa la sera, per mangiare, alla cassa non lo fanno pagare...) ma una cosa è certa: potevamo fare una cosa bellissima con un centesimo delle risorse che hanno altre radio main-stream. 

Tutto il nostro impegno e l'abnegazione nel sostenere uno sforzo del genere, e quella di altri collaboratori che si sarebbero aggiunti, sarebbe bastato per fare una cosa di grande spessore anche senza percepire gli stipendi faraonici che girano sui media zeppi di pubblicità e contributi pubblici. Ma un minimo, proprio per poter sopravviere, ci necessita. E quel minimo non lo abbiamo raggiunto.

I motivi possono essere tanti, e li abbiamo affrontati nel corso dell'ultima trasmissione che hai ascoltato, ma a questo punto è irrilevante analizzarli.

Un'altra cosa è certa, anzi due. La prima: se dovessimo avere, un giorno, le risorse per ripartire, non ci penseremo due volte e ripartiremo immediatamente. Qui eravamo - e siamo - tutti entusiasti della cosa, e malgrado i risultati continuiamo a credere che possa davvero essere un mezzo adattissimo al nostro progetto e a differenziare Il Ribelle dagli altri media. La seconda: non proveremo mai più a partire per una esperienza del genere senza avere le risorse necessarie. Mi spiego: io e Federico, soprattutto, siamo completamente esausti sia fisicamente sia psichicamente per questa esperienza. Abbiamo provveduto, nei mesi scorsi, a ogni tipo di necessità, rastrellando ogni energia ed euro possibile (credimi, inutile scendere in ulteriori dettagli). Mai più. Lo dico senza infingimenti: se di circa 1500 ascoltatori solo una manciata era in grado (o voleva) sostenerci, significa che quell'esperienza era comunque destinata a fallire. Se non la si reputava tanto importante, e diffusamente, per sostenerla, e la si dava per scontata e "dovuta", ecco la sua chiusura è la normale sorte che ci si poteva attendere. E lo stesso vale e varrà per il giornale. Lo abbiamo sempre detto: il Ribelle è dei lettori oppure non è. Se vorranno sostenerlo continuerà a vivere. Altrimenti farà la stessa fine della radio.

Ultima cosa: sono consapevole che alcuni di voi, malgrado le mille difficoltà che tutti viviamo in questi anni, è disposto a fare sacrifici e autotassarsi per far ripartire il tutto e per migliorare ancora il giornale. E vi ringrazio enormemente. Ma il punto è che si tratta di pochi di voi. E allora, al di là del mero aspetto economico (non si raggiungerebbe comunque l'obiettivo), al di là dell'aspetto morale (è giusto che pochi paghino per tutti?) c'è un aspetto ancora più grande, sul quale ci stiamo interrogando. Questo: se in Italia non si trovano almeno 1000 persone con la tua - la vostra - visione di questo progetto e la voglia di sostenerlo e farlo crescere, allora è forse giusto che muoia. 

Se non c'è davvero un campo da arare e sperare nei suoi frutti, come diciamo spesso tra noi, "è inutile innaffiare l'asfalto".

Un abbraccio a te e a tutti gli altri che ci hanno scritto.

Valerio e la redazione tutta


PS Il giornale va avanti, sia chiaro. Sino a che avremo risorse non indietreggeremo di un metro!

"Dono e controdono"? Eccome!

Tra ribelli ci si incontra, o prima o dopo