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Riflessioni sul giornale e sulla radio

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Ho fatto l'abbonamento al FQ quando ha iniziato la sua pubblicazione ed ho scoperto Massimo Fini che ho adorato da subito.
Mi sono resa conto quasi subito che il FQ aveva un'impostazione che non mi soddisfaceva, troppo filo americano, troppo giustizialista e troppo pluralista per me.
Marco Travaglio aveva fatto un appello parlando molto bene del Ribelle ed ho iniziato a frequentare il vostro sito, ho scaricato il numero del mensile gratuito e mi sono detta, finalmente ecco un giornale che vale la pena leggere.
Non ricordo se ho fatto subito l'abbonamento, ma credo di sì, in ogni caso vi seguo dal primo numero del quotidiano e mi sono letta anche tutti i mensili che ho sempre trovato molto interessanti.
L'unica cosa del mensile che trovavo un po' ridondante era la ripetizione degli articoli già pubblicati sul quotidiano, anche se era chiarissimo per me il vostro intento.
Da allora ho sempre cercato di fare nuovi proseliti con scarso successo.
Il problema secondo me è che quando ci si muove controcorrente, fuori dagli schemi è molto difficile forare il diaframma, la maggior parte delle persone non vuole sapere.
Per esempio ho iniziato a parlare di crisi con i miei colleghi quando ancora i media tradizionali non ne facevano cenno.
Il commento era "come sei pessimista" oppure " non voglio sapere nulla".
Adesso che tutti si sono accorti che avevo ragione vengono da me a chiedermi cosa succederà!

Altro problema è che il target medio è quello: leggere costa fatica, sopratutto mini saggi e figuriamoci poi leggere un giornale tutti mi giorni.
Io che lavoro a tempo pieno e leggo tutti i giorni sia il quotidiano sia le segnalazioni impiego mediamente circa un'ora e se la giornata è stata molto produttiva anche piú tempo.
Scusate se mi ripeto, ma la homepage è troppo ricca di contenuti per uno che non è abituato a leggere io la vedrei meglio divisa in due pagine.
La prima con gli articoli della giornata, le brevi, le segnalazioni, i commenti , lo speciale ecc.
Una seconda pagina con tutto il resto.
Penso che l'impatto per i pigri sarebbe meno traumatico.

Non credo che voi dobbiate cambiare l'impostazione della radio andava benissimo cosí.
Forse, se avrete la possibilità di ripartire, potreste far scaricare gratuitamente i podcast per un certo periodo di tempo e vedere cosa succede.
Penso che si sia disposti a pagare se si è davvero interessati altrimenti si approfitta solo di tutto quello che è gratuito e poi se non lo è piú si passa ad altro.

Lo speciale sull'America era interessantissimo, l'ha letto perfino mio marito, che di solito si fa solo fare i riassunti di quello che leggo.
Non credo che sentiró la mancanza del mensile.

Mi piacerebbe sentire in merito anche l'opinione degli altri lettori.
Un saluto a tutti

Carmen Atzori

R

Cara Carmen,

la tua email ha il pregio di racchiudere tanti tra i temi più importanti di tutta la questione del giornale. Dalla difficoltà di veicolare un messaggio che, visto che raccontiamo l'attualità, certo non è gradevole - "come sei pessimista" oppure "non voglio sapere nulla" - al certo maggiore impegno che richiede la lettura e la riflessione rispetto al fatto di lasciarsi guidare dalla emotività.

Il tema ne attiene anche un altro, ovvero quello relativo al nostro linguaggio, o meglio, a quale altitutine cercano di volare i nostri articoli e ragionamenti. Per alcuni - anche nostri lettori - puntiamo troppo in alto e non riusciamo ad avvicinare nuovi interessati, per altri, invece, dovremmo andare ancora più in alto, e in pratica scrivere solo dei mini-saggi, che tutto sono fuorché adatti, appunto, a quello che si vuole (almeno noi vogliamo) un Quotidiano. Ecco perché al Quotidiano affianchiamo non più neanche il Mensile ma, appunto, gli Speciali.

Tutto dipende da quello che è il proprio punto di partenza, insomma. Difficile soddisfare tutti. Ma una cosa è certa, se volassimo troppo bassi - intendo con toni quasi elementari - non riusciremmo a spiegare alcune cose per le quali, invece, un certo sforzo intellettivo serve da parte del lettore: è la difficoltà di cui parlavamo poc'anzi. 

Ecco perché scegliemmo la Radio, a suo tempo, per cercare di avvicinare più persone volando un po' più basso. E lì, come detto, forse qualcosa abbiamo sbagliato.

È proprio attorno a questo che stiamo ragionando. Non crediamo, insomma, che "semplificare" il linguaggio del Ribelle sia la giusta strada da perseguire (mentre invece, questo sì, si può semplificare, e molto, la parte grafica e visiva). Per la Radio invece, secondo noi, si deve ripensare il tutto.

Facciamo un esempio, che qui spieghiamo in poche parole ma sul quale torneremo presto: e se facessimo un Ribelle di solo editoriali e articoli tosti - mentre tutto il resto, ma proprio tutto, andasse sulla Radio?

Ci riferiamo a brevi, segnalazioni, risposte ai commenti e alle lettere come questa, interazione ecc. - e affrontassimo in radio gli stessi articoli che pubblichiamo sul giornale ma li spiegassimo, su quel mezzo, proprio con un taglio molto più semplice?

Ecco, questo è un altro tema al quale stiamo pensando. A quel punto avremmo un Ribelle molto più snello - ma molto tosto - e una Radio agilissima, piena di contenuti, ma con un livello di comunicazione molto differente.

Ci rifletteremo presto insieme. Per ora - parlo di questi giorni, di queste settimane - ci stiamo dedicando al giornale, come tutti avranno visto. Ma come sai, qui, non ci addormentiamo mai, anzi...

Grazie,

vlm

"Sentire il Ribelle una 'cosa' nostra"

Grillo e gli immigrati. Programma non pervenuto