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Ancora sul "caso Messora"

Rispondiamo a un commento postato da un lettore in calce a questo articolo:
D

Mi sembra che stiate peccando di eccessiva durezza con Messora,se non di ipocrisia,mi spiego:avete spesso ospitato sul vostro portale articoli ed interviste di Giulietto Chiesa ,fondatore di Alternativa che è un movimento politico e culturale il quale mira,per quanto portatore di idee e di progetti completamente diversi da quelli dei partiti tradizionali, ad essere parte del dibattito politico.Quindi questa vostra scelta di non seguire più Messora in quanto nuovo portavoce del M5S credo sia motivata dallo scetticismo che avete sempre dimostrato nei confronti del movimento di Grillo,verso il quale lo stesso Chiesa ha espresso e ribadito la sua apertura per una alleanza politica.


Cordiali saluti

Gaetano Manna


Nessuna delle due, Gaetano. Né “eccessiva durezza”, né tantomeno “ipocrisia”. 
La prima - crediamo – è esclusa dal ragionamento che ci ha portato alla decisione di non segnalare più ciò che Messora pubblica sul suo blog: avendo oggettivamente cambiato ruolo, passando da quello di commentatore indipendente che esprime le proprie idee a emissario di un’organizzazione, il M5S, i cui contenuti sono decisi da altri, è evidente che i suoi interventi assumono una natura diversa. Ed è doveroso, quindi, che non si continui a proporli, e a farli percepire, come giudizi completamente autonomi. 
Il paragone con Giulietto Chiesa può sembrare pertinente a prima vista, ma se si osserva meglio non regge. Sia perché Alternativa è tuttora un movimento che non partecipa alle elezioni, sia, soprattutto, perché Chiesa ne è uno dei fondatori. Così come, del resto, Massimo Fini è il fondatore di Movimento Zero.
La differenza è decisiva, e rimanda a quello che abbiamo appena ricordato a proposito di Messora: un conto è essere gli artefici di certe posizioni, che poi possono essere espresse anche a nome di un soggetto politico, e tutt’altro è mettersi al servizio delle tesi elaborate da terzi. Come abbiamo scritto, è il lato oscuro dei giornalisti che accettano di svolgere le funzioni di “ufficio stampa”: se è vero che la libertà assoluta è merce rarissima, nel nostro campo, essa diventa letteralmente impossibile una volta che si rinunci, per contratto, a giudicare di testa propria.  
Quanto all’ipocrisia, poi, crediamo davvero che sia l’ultima delle accuse, o anche solo dei sospetti, che ci si possano muovere. Il nostro “peccato”, semmai, è quello opposto: perché sull’arco di questi quattro anni e mezzo, dall’ottobre 2008 a oggi, non abbiamo fatto mai nulla, ma proprio nulla, per ottenere il sostegno di chicchessia. A parte, naturalmente, coloro che ci seguono nel presupposto che le nostre osservazioni, giuste o sbagliate che siano, non paghino pegno a nessun vincolo esterno.

 

Lettere: "Noi, l’M5S e i “coglioni” filo Pd"

Il vuoto da riempire (Grillo & Usa)