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L’incompetenza degli M5S è un male. Punto

Commento in calce all'articolo "EGREGI M5S, QUESTI STREAMING VI SPUTTANANO". E risposta di Federico Zamboni

D

Caro Zamboni,

io partirei da una premessa. Anche se il M5s mandasse a questi incontri Einstein e Borges, verrebbe sempre massacrato. I media riuscirebbero comunque a dileggiarli. Ricordiamo quel che succedeva due mesi fa, all'epoca dello stalking di Bersani su M5s: gli eletti di Grillo che avessero votato a favore di un governo M5s-Pd, tradendo il patto, erano alfieri dell'articolo 67 e uomini liberi. Adesso che il Pd minaccia di espellere chi voterà contro la fiducia, tutto tace, non vola una mosca. Di sicuro direbbero che Einstein è un ciarlatano e Borges uno scribacchino.

Poi, il M5s non deve fare assolutamente niente, in questa fase: stanno facendo tutto gli altri. Anzi, meglio che non facciano niente. Sono stati mandati lì apposta. Non è questa la legislatura in cui si potrà fare. Il mutismo dei suoi rappresentanti è la manifestazione di tale situazione: meglio non affermare e pretendere, meglio non rilasciare cambiali in bianco. Fermi, immobili...o, meglio, immobili incastonati nell'occhio magico dei media. Ci sono i 5s...esistono...quel che fanno, è irrilevante...se ci sono loro, pensano i milioni che li hanno votati, ci sono anch'io...Per ora. è già tanto...e, infatti, gli avversari non vedano l'ora che facciano...come sono gentili...davvero, i padroni del mondo...

Gli eletti del m5S sono molto meno bravi di Letta? Perfetto, è proprio quel che consente a Grillo di muoversi con maggior spazio. I media irraggiano l'immagine di questi incapaci. Grillo può dire quello che vuole, e nessuno gli dà credito, con quella truppa...fingersi folli è un ottimo espediente, fin quando non hai il coltello della parte del manico.

Inoltre, chi li ha votati - piccolo-borghesi e proletari, ovvero, marxianamente, salariati e piccoli commercianti e imprenditori - ci si rispecchia, in questi incapaci, in questa gente che non è capace di parlare...non si identifica certo con il lingua sciolta Letta...io credo che a molti la diretta streaming abbia provocato rabbia e indignazione verso l'avvocaticchio che ha sempre la parola pronta, e che si pone su un piano di superiorità rispetto agli umili...spurgano l'arroganza, la supponenza, di chi si crede intoccabile, di chi ha avuto tutto dalla vita, ed è stato addestrato sin da piccolo, ad avere le carte migliori. Ma non credo ci siano dubbi su chi abbia veramente ragione...e vedere materializzata la ragnatela di parole che ci imprigiona non è affatto male...la saliva rabbiosa che i 5s hanno inghiottito non era solo la loro, ma quella di milioni di italiani, per i quali le facili parole del parolaio Letta sono catene. Lui le pronuncia dimenticandosele un attimo dopo, da bravo retore, ma per gli altri sono colpi duri e forti che fanno sempre più male...

Giudicando dalle immagini, e solo da quelle, perchè le parole contano zero, cosa vediamo? Il padrone della piantagione - che ha potuto studiare perchè è ricco -che rampogna gli schiavi. Pensavano forse, i M5s, di vincere dialetticamente, quando hanno chiesto la diretta streaming? Grillo e Casaleggio non sanno quale materiale umano hanno tra le mani? Lo sanno, e bene: ecco - questo il messaggio - questi sono voi, sono come voi, e li spernacchiano e umiliano...Letta e Severgnini saranno pure contenti, ma non hanno la minima idea della distanza tra quel he loro credono e la realtà della stragrande maggioranza. Credono che le loro parole siano la realtà, chissà perchè continuano a perdere...

Ovvio, serve gente più preparata, ma dopo. Per ora, al distacco totale 'ideologico' deve coordinarsi il mito della 'gente qualunque'. Come potrebbe tenere, il discorso di Grillo, se non fosse coerente in tutti i suoi punti? Se lo rappresentassero persone preparate che, diciamolo chiaro, non potrebbero che provenire dal fronte finora nemico o estraneo al brodo di coltura del M5s? Ci sarebbero anche problemi di 'assemblaggio' del movimento. Tanti partiti sono crollati più per interni che per cause interne, come stiamo vedendo.

La selezione verrà, e in parte è già in corso. Positivo che sia in corso durante la lotta: il discrimine è semplice: chi perde va a casa. Lo so che non c'è bisogno di dirlo, poichè lo sai meglio di me, ma bisogna guardare le cose storicamente, sul lungo periodo...un movimento che viene dal basso, che si origina all'esterno dei media, delle università, dei centri di potere, cosa potrebbe esprimere mai, in prima battuta? I primi cristiani erano pescatori, schiavi, prostitute, eccetera...gli Origene e gli Agostino sono venuti secoli dopo...la fase dell'umiliazione e dello spernacchiamento è inevitabile, sotto molti aspetti indispensabile, e va superata con grande fermezza. Per aspera ad astra.

Saluti.

Bruno Di Prisco

 

R

Caro Di Prisco, è certamente un’ipotesi suggestiva, quella della inadeguatezza degli eletti in Parlamento come spunto di affratellamento con gli elettori-emarginati. Nel segno del «mito», come lo definisci giustamente, della «gente qualunque». Un’ipotesi suggestiva, ma che per moltissimi versi non mi convince.

Innanzitutto è, o rischia di essere, una scusante universale. Presupponendo che dietro vi sia una strategia deliberata, in cui paradossalmente i difetti diventano virtù, si ribaltano i criteri di valutazione. Con conseguenze assurde. 

Che cosa bisogna fare, d’ora in avanti, se il deputato X o la senatrice Y dicono delle emerite castronerie, o se si mostrano incapaci di replicare, anche solo sul piano del temperamento, agli Enrico Letta di turno? Dobbiamo rallegrarci perché, in tal modo, suscitano l’empatia di chi ne sa ancora meno di loro e si identifica in quelle carenze? 

Non credo proprio. Abbiamo visto che fine fece il poujadismo, in Francia, e l’ancora maggiore rapidità con cui si esaurì, alcuni anni prima e qui in Italia, la sortita dell’Uomo Qualunque. Inoltre, non condivido (né mi piace) l’assunto sottinteso per cui l’ostilità nei confronti del modello oggi dominante sia appannaggio dei ceti più modesti. Più modesti non soltanto in termini di reddito ma anche di cultura. Anzi, ritengo che la crescente disoccupazione/sottoccupazione/precarizzazione intellettuale, o comunque qualificata, stia allargando moltissimo la platea del malcontento e, quindi, della ribellione potenziale. Sottolineato: potenziale. Ma lo stesso dubbio vale per tutte le categorie. Un dubbio, per usare un vecchio aggettivo, “interclassista”. 

Quanto alle capacità di comunicazione, sul doppio binario della chiarezza delle idee e dell’efficacia nelle esporle, non è che esista solo lo stile sussiegoso e oligarchico alla Enrico Letta, per cui l’unica maniera di prendere le distanze e affermare la propria diversità è non avere nessuno stile. Crimi e Lombardi, d’altronde, non si presentano affatto come dei personaggi ruspanti, che per mancanza di risorse non hanno potuto completare gli studi o che sono ancora troppo giovani per aver raggiunto un minimo di maturità. Non sono due poveri campesinos catapultati dal Chiapas a Città del Messico. E non sono nemmeno dei giovanottelli di primo pelo. Al contrario, sono entrambi sulla quarantina e se lui è “solo” diplomato al liceo scientifico, lei è laureata in giurisprudenza.  

L’obiettivo, insomma, non è ottenere l’approvazione dei (molti) Severgnini in agguato, sempre pronti a storcere il naso per le ingenuità, o peggio, degli eletti del M5S. Su questo ti do completamente ragione: ci fossero anche Einstein e Borges, al posto dei “cittadini portavoce”, «di sicuro direbbero che Einstein è un ciarlatano e Borges uno scribacchino». Tuttavia, esclusi i commentatori che sono ostili per principio, ci sono pure gli spettatori che seguono i confronti televisivi con sincero interesse e che, non avendo il paraocchi e non essendo del tutto incolti, sarebbero in grado di capire, quand’anche confusamente, che Einstein non è Crimi e che Borges non è Lombardi.

Il problema, come ho accennato nel mio articolo scrivendo di «sprovveduti, a corto sia di idee che di temperamento», non è solo intellettuale, ma riguarda le personalità nel loro complesso. E mi sembra, infatti, che ci sia un grosso equivoco anche sulla definizione di “portavoce”: un termine (una funzione) il cui significato non si esaurisce nel riferire ciò che è stato deciso da altri, ma implica una qualche autorevolezza nel farlo. Implica avere, appunto, “una voce”. 

Altrimenti, si è solo dei “portalettere”. Dei postini che se la cavano sì e no quando tutto fila liscio, ma che non sanno più cosa fare se ad aspettarli, e a fare bau bau, c’è un qualunque  cane da guardia degli Allevamenti Bilderberg.

Federico Zamboni

Che fare? Sciopero fiscale?

Ah, il "benaltrismo"