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Rimpiangere l'Urss?

Gentile Fuschini,

ho letto con molto interesse la sua analisi. Mi trova concorde nell'ipotesi di vedere la storia con l'ottica da lei messa in luce. Ma non trovo alcun motivo logico-consequenziale nell'affermare che "Ma ancora: l’esempio orrendo che viene dal modello del comunismo storicamente realizzato, rende poco allettante l’alternativa del socialismo come via d’uscita alla crisi del capitale."  

Perchè?

Se i modelli di società occidentale contemporanea finora proposti sono (mi passi la semplificazione): comunismo URSS, Cina, ecc; socialismo di transizione appoggiato o favorito dalla potenza URSS (rivoluzioni varie, keynesianesimo); neoliberismo teso all'oligarchia mondiale - perché mai il socialismo, che è stato quel modello mediante il quale è avvenuto uno spostamento dell'interesse delle società liberiste verso il popolo , non può essere riproposto? In cosa sarebbe deficitario ed inefficiente? Parlo del socialismo in democrazia e nel capitalismo, ovviamente. 

Inoltre: perché se il keynesianesimo e le teorie monetarie correlate non fanno del debito pubblico di paesi a moneta sovrana un problema primario (e neanche le teorie neoliberiste, se si pensa ad USA e Giappone, finora!), lo si deve fare se il debito è già  al 100% del PIL? Teorie keynesiane o post keynesiane prevedono una riduzione del debito, dopo una spesa a debito atta ad aumentare il Pil ed il benessere,: solo a quel punto lo Stato può per prelevare dai cittadini, per contenere e ridurre il debito. E' una questione di ottica, non di debito! E' uno dei paradigmi del keynesianesimo in sistemi a moneta sovrana, rispetto al neoliberismo: l'ottica, il punto di partenza.

Né di ricostruzione post bellica e problema ambientale: riconvertire all'iper ambientalismo attuabile un' intera industria mondiale, compresa quella energetica, per non parlare dell'industria edile, e mantenerla aggiornata alle invenzioni tecnologiche, sarebbe il più grande piano keynesiano mondiale a lunga durata!!! Una panacea per milioni di lavoratori, e poi ricercatori, ingegneri, architetti, paesaggisti, scienziati ambientali, per secoli! Un assurdo: si immagina che vuol dire ripensare al concetto di città, abitazioni, per migliorare l'ambiente? Ripensare alle materie prime da utilizzare? Forse non basterebbero per un mondo intero (occidentale, ovviamente, od occidentalizzato) Sempre che l'ambiente reggesse alla nostra lentezza nel progresso verso energie sempre meno sporche....    

Né tantomeno di prezzi: se i prezzi sono maggiori è perché la politica ha fatto in modo che le materie prime fossero oggetto di speculazione, cedendo potere. Se ora i prezzi sono alti per tutti, semplicemente la politica si mette al tavolo, decide di avere e riprendere potere e di usarlo per se stessa e per esercitare la sua funzione, ovvero servire il popolo!! (e non per gli interessi di speculatori, o per il mero concetto di liberismo sfrenato, iperfinanza, capitalismo delle multinazionali, controllo di materie prime, acqua, DNA e cibo).  E' semplicemente un atto di volontà , globale, o internazionale perlomeno.

In questo caso parleremmo di socialismo diffuso e non transitorio. Che oggi non sarebbe altro che il controllo della politica sul potere economico per mantenere le possibilità  di fare il bene del proprio popolo, in un contesto capitalista da arginare, che ha per motto condiviso "mors tua vita mea", e come fine ultimo il controllo di tutto (forse arriveremo all'aria?) da parte di pochissimi.    

Io non auspico tra l'altro il sistema socialista proposto (vado un po' oltre, ma non in senso politico o ideologico). Né tantomeno il contemporaneo neoliberista. 

Ma non vedo il perché non sia proponibile a livello economico e sociale una soluzione di tipo keynesiasa condivisa (come oggi è condivisa quella neaoliberista), che porterebbe inevitabilmente ad un socialismo diffuso e politicamente influente. E se si arrivasse a Keynes, sarebbe stato in realtà  per scelta politica!. La politica può influenzare la finanza, e il mondo. Keynes e socialismo sono l'unica via finora percorsa in questo sistema di cose. 

Oggi la politica ha scelto di perdere potere e delegare (da qualche decina d'anni, forse 40). Chi ha guadagnato potere ha dovuto firmare accordi, lavorare sodo, fare favori e continuare continuamente a farli, alla politica. E' la logica del lobbying, il verme che divora i popoli. La politica decide in base ai punti di vista di chi succhia potere (senza portare il proprio, o quello del proprio popolo), in cambio di denaro (?) e favori (?). Ma la politica dovrebbe fare gli interessi del proprio popolo! E non ci si può nascondere dietro un dito: nessun politico che oggi firmi un accordo di qualsiasi tipo a livello economico non sa che sta distruggendo la vita di migliaia, forse milioni di persone.  

Il sistema va bene ad entrambi, ma non ai popoli. 

La politica sembra non avere colpe o potere. Ma ha entrambi. E può ancora prendere un pezzo di carta, un trattato, un contratto, un accordo, stracciarlo, a livello globale (vedi accordi WTO, G8, G20, UE, Lisbona, Maastricht, eccetera), e ripensare al proprio popolo. Un atto di autarchia, affermazione dei diritto internazionale ad essere nazione e popolo. 

Non lo farà  nessuno, perché sono tutti codardi. Hanno solo questa via d'uscita, lo sanno tutti: rischiare pur di non essere divorati dagli squali. Ma loro danno fiducia agli squali, pur di non prendersi responsabilità.

Aspetteranno che ci lasceremo massacrare dagli eserciti, dalla polizia. Noi popolo, come è sempre accaduto, come accade anche ora, mentre le scrivo.

Codardi, qualcuno salirà sul carro dei vincitori, se mai ci saranno questa volta.

Valerio Pinchiurri

R

Rammaricandomi per il fatto che il pessimo esempio dato dall’esperienza del “comunismo reale” in URSS contribuisce potentemente a screditare l’idea socialista, implicitamente riconoscevo il valore di quell’idea, non intendevo contestarla, anche se per noi del Ribelle il riferimento ideale è più al comunitarismo che a un social-comunismo che porta i contrassegni del progressismo, dell’economicismo, dello scientismo, dello statalismo.

Quanto all’alternativa keynesiana, intanto bisogna ricordare che lo stesso Keynes la riferiva a politiche economiche contingenti, vale a dire a una strategia di breve periodo per uscire da crisi cicliche di particolare gravità. Anche Keynes era un liberale, che intendeva proteggere il sistema facendolo uscire dalle secche perché poi la logica del mercato facesse il suo corso. A parte questa precisazione, credo, da non economista ma da discreto conoscitore della storia contemporanea, che non ci sia più nessuna delle condizioni che resero possibili politiche keynesiane negli anni d’oro 1945-75. C’era la politica espansiva consentita dalla ricostruzione dopo l’immane disastro della guerra; c’era disponibilità di materie prime a basso costo; c’era la possibilità di una forte spesa pubblica perché il debito degli Stati era sostenibilissimo; c’era un incremento del PIL che superava i tassi di interesse passivi; c’era un diffuso ottimismo ancora non incrinato dalla percezione, allora assente, dei disastri ambientali; c’era un capitalismo che doveva assumere un volto “sociale”, quello del welfare, per affrontare e vincere la sfida dell’impero sovietico. Oggi il contesto è esattamente opposto, punto per punto.

Temo che la via d’uscita alle dinamiche rovinose della globalizzazione sia inevitabilmente molto dolorosa. Penso in particolare a una nuova guerra mondiale, col suo corredo di contaminazione dell’ambiente naturale, di epidemie e di carestie, tali da produrre miliardi di vittime. Non sono un profeta, quindi spero di sbagliarmi.

Luciano Fuschini

Tornare a 10 anni addietro?

"Dono e controdono"? Eccome!