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Lotterie e altre ruberie

Business. Di Stato. Ai danni della creduloneria e dell’indigenza dell’italiano medio. “Gratta gratta”, alla fine vengono fuori davvero grosse somme. Per l’erario. E poi c’è il caso Sicilia

Seicentoventiduemilioniseicentoquattordicimilaseicentotrenta.

Non è il numero delle stelle che brillano ogni notte sopra la nostra testa, ma le possibili combinazioni giocabili in una schedina del Superenalotto. Soltanto una di esse è quella vincente. Per fare un paragone matematico, restando in tema di stelle, le possibilità che un asteroide colpisca il pianeta Terra entro l'anno 2036 sono "soltanto" una su quarantamila. In buona sostanza, rispetto all'ipotesi di giocare una schedina del superenalotto e diventare milionario, è 15.000 volte più probabile che ciascuno di noi passi a miglior vita a causa di una sorta di catastrofe di portata biblica. Guardando la statistica, non c'è in effetti alcuna regione logica in base alla quale un cittadino dovrebbe investire i propri risparmi su quello che - invece - è di fatto il gioco più popolare che esista in Italia. Ma gli ultimi 25 anni di politica italiana ci hanno insegnato che una buona campagna di marketing può oltrepassare anche il ragionamento più razionale ed incontrovertibile che esista, quindi non c'è da sorprendersi se, "alla fine dei giochi", il vero ed unico vincitore dei vari lotti e lotterie autorizzati si chiami Stato. Il Superenalotto, infatti, fra tutti i giochi pubblici, è quello su cui lo Stato guadagna di più: su 100 euro incassati, infatti, la SISAL (società che gestisce il gioco), ne riversa 49,5 allo Stato. Molto al di sotto degli altri giochi, che in generale si attestano fra il 20 e il 30%, per non parlare delle scommesse sportive, la cui tassazione non supera il 5%. Nel 2007, il Superenalotto ha raccolto in Italia 1 miliardo e 940 milioni: di questi, 960 milioni sono confluiti nelle casse statali. Simile l'andamento per il 2008: nei primi nove mesi la raccolta ha raggiunto il miliardo e 460 milioni, di cui 723 destinati allo Stato. Tolto il prelievo erariale, il restante 50,5% viene così distribuito: 38,1% al montepremi, 8% al punto vendita, 4,4% a Sisal. Un business enorme, dunque, ma non privo di qualche punto oscuro. Lo scorso luglio, ad esempio, l'Antitrust ha deciso di aprire un'istruttoria nei confronti di Sisal riguardo l'accesso alla rete telematica dei giochi numerici online. In seguito alla segnalazione di una società autorizzata dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato che si era vista negare dalla Sisal stessa il Protocollo di Comunicazione necessario per l'avvio dell'attività, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sta valutando se esistono le condizioni per cui Sisal abbia abusato della propria posizione dominante detenuta nel mercato dell'accesso alla rete telematica per la raccolta online dei giochi numerici a totalizzatore nazionale, tra cui "Superenalotto" ed il nuovissimo "Win for life" (che promette una sorta di vitalizio da 4.000 Euro al mese a chiunque indovini una combinazione di 10 numeri). 

Ma anche quest'ultimo gioco non appare completamente chiaro. 

La rivista "Il Salvagente", ad esempio, ha deciso di passare dalle parole ai fatti annunciando una denuncia del gioco "Win for life" all'Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, proprio in virtù del fatto che il gioco sarebbe ingannevole. La questione riguarda il fatto che il primo premio di 4.000 euro al mese per 20 anni viene diviso tra tutti i possibili vincitori, mentre nelle locandine pubblicitarie questa regola non viene spiegata: solamente nella schedina, in piccolo, e sul retro, ci sono scritti i dovuti chiarimenti. Inoltre, le critiche montano anche riguardo all'oggetto del contratto quando si gioca una schedina, visto che il giocatore, se non dopo l'avvenuta estrazione, non è in grado di capire quanto può vincere proprio in virtù del fatto che l'ammontare dei premi è indicativo. Un esempio lampante dall'estrazione di mercoledì 7 ottobre 2009: alla settima estrazione l'unico vincitore ha vinto ben 66.386,53 euro; mentre nell'estrazione successiva, l'ottava, ha preso solo 2.246,10 euro. Ma - nel grande contenitore denominato "Lotti e lotterie" - non esistono solamente i giochi gestiti dalla Sisal. "Non è mai esistita, e mai esisterà al mondo, una lotteria perfettamente equa", amava ripetere Adam Smith. E non aveva mai visto i numeri del "Gratta e vinci": trenta milioni di italiani che spendono circa 8 miliardi di euro all'anno. Una somma equivalente al prodotto interno lordo dell'Etiopia. Lo Stato ha affidato l'appalto di questo gioco a Lottomatica, di proprietà del gruppo De Agostini. I biglietti vengono stampati ad Atlanta, negli Stati Uniti. Di "Gratta e vinci" ne esistono differenti variabili: cambiano i nomi, l'aspetto, ed i prezzi. Esiste anche un gratta e vinci che costa ben 20 Euro. Tra un "Gratta e vinci" di un tipo ed un "Gratta e vinci" di un altro tipo cambiano anche le probabilità di vittoria, che sono ben note a Lottomatica e ai Monopoli di Stato, ma che - ovviamente - non vengono messe a conoscenza dei giocatori. Un altro enorme problema connesso ai "Gratta e vinci" sono i falsi: in Italia ogni anno vengono sequestrati centinaia di migliaia di biglietti falsi. Stampati a Napoli o addirittura all'estero, questi tagliandi sono perfettamente identici agli originali, ma consentono ad organizzazioni criminali e tabaccai compiacenti di incassare tutto il malloppo, togliendo di mezzo la possibilità di vincite nonché il socio in affari più scomodo di tutti: lo Stato. In Italia tutto il business dei giochi d'azzardo "legali" è gestito in concessione da veri e propri colossi del settore: le procedure di affidamento delle licenze e delle concessioni (e qui parliamo anche di slot machines elettroniche e di agenzie di scommesse sportive) seguono procedure teoricamente blindatissime, ma la quantità di denaro che queste sono in grado di muovere, se non dovesse lasciare spazio al "sospetto preventivo" nei confronti di possibili infiltrazioni da parte di organizzazioni criminali, autorizza comunque ad una serie di domande dai risvolti piuttosto sconcertanti. 

Tra le molte possibili, ne citiamo quella forse più divertente (o drammatica, al lettore la possibilità di scegliere): "perché mai alla Regione Sicilia (solo e soltanto alla Regione Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell'isola?" Proprio così: lo Stato - come già detto in precedenza - incassa il 49,5% di tutte le somme giocate agli sportelli Sisal di tutta l'Italia tranne al di là dello Stretto di Messina, dove questa sua percentuale scende a poco più del 37% dato che in base all'articolo 6 della legge 599 del 1993 e del successivo decreto 11 giugno 2009 («Misure per la regolamentazione dei flussi finanziari connessi all'Enalotto») deve lasciare il 12,25% delle somme giocate nell'isola alla Regione. Quella legge del 1993, in realtà, non riguarda solo il Superenalotto, ma tutte «le riscossioni dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato a norma dell'articolo 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496». Ne deriva un enorme surplus di capitali che affluiscono con cadenza giornaliera esclusivamente nelle casse della Regione Sicilia. E questa è solo una delle tante regole bizzarre che governano il business dei giochi a premi in Italia. Insomma, sulla questione lotto e lotterie sarà anche tutto legale, ma le stranezze davvero non mancano.

Giuseppe Carlotti

 

Moleskine novembre 2009

Colpo di Stato ed Europa