Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Moleskine novembre 2009

Crisi e spunti

- La riforma del FMI e delle istituzioni della governance mondiale annunciata al G20 di Londra resta lettera morta
- il G8 somiglia sempre più ad un club moribondo di cui tutti si chiedono oramai a che cosa può ben servire
- la leadership americana non è più che l'ombra di se stessa la quale tenta disperatamente di conservare degli acquirenti per i suoi buoni del tesoro
- il sistema monetario mondiale è in piena disintegrazione coi russi ed i cinesi che accelerano il loro gioco per posizionarsi nel dopo-dollaro
- le imprese non vedono nessun miglioramento all'orizzonte ed aumentano i loro licenziamenti
- gli Stati, sempre in numero maggiore, vacillano sotto il peso del loro debito accumulato per "salvare le banche".


Tutto ok, tranquilli...




Il nuovo quotidiano 
del Ribelle
(stato avanzamento lavori)

Siamo a un passo dal far partire questa nuova iniziativa della quale molti lettori già sanno, perché magari ne hanno letto sul sito del Ribelle, ma che altri comprensibilmente potrebbero ancora non conoscere: Massimo Fini e tutta la redazione del mensile stanno lavorando sodo alla ideazione della versione quotidiana de La Voce del Ribelle. La piccola (e poi affatto così piccola, visto il rapporto con i numeri veri di una miriade di giornali che vivono con i contributi pubblici…) comunità di persone che si è riunita attorno al mensile - il quale ormai ha una sua stabilità confermata - ci ha dato l'idea (e suggerito la necessità) di fare in modo che le idee e le analisi non conformi alle quali ci dedichiamo per il mensile possano avere una cadenza anche quotidiana. Con un formato e un taglio certamente diversi, s'intende, ma con la caratteristica principale di avere un flusso e una attenzione giornaliera. In altre parole, lasceremo al mensile la parte relativa all'analisi e ai reportage, alle inchieste e ai servizi speciali, mentre pubblicheremo nella versione quotidiana tutta una serie di interventi strettamente legati all'attualità. Un modo insomma per avere un contatto quotidiano oltre all'approfondimento mensile.
Siamo a un passo, dicevamo, perché quello ulteriore possiamo solo compierlo insieme. Insieme ai lettori. E non stiamo parlando solo di quello - evidente - relativo all'accoglienza, ovvero agli abbonamenti, all'edizione quotidiana, senza i quali naturalmente una impresa del genere è non solo inutile ma anche impossibile. Ci riferiamo invece anche al disegno vero e proprio di questo nuovo prodotto editoriale. Aspetto che vogliamo fortemente sia realizzato almeno in parte in modo condiviso con i lettori. 
Vediamo di cosa si tratta. Mentre studiamo il timone generale del quotidiano, ovvero la tipologia e il taglio dei vari contenuti da inserire nell'edizione di ogni giorno, vorremmo che arrivassero dei suggerimenti proprio da chi poi andrà a leggerlo. Dunque se avete delle idee, delle richieste specifiche, delle rubriche che vi appaiono utili per il nuovo progetto, non esitate a darci suggerimenti (oltre spieghiamo come contattarci a tal proposito). In una parola: chiedetevi cosa è che vorreste trovare sul "vostro" quotidiano e comunicatecelo.
Intanto iniziamo noi a dirvi cosa abbiamo pensato per ora. Innanzi tutto non sarà un quotidiano di mera informazione. Ci sono altri quotidiani in giro che svolgono questa funzione, così come supporti televisivi. Non abbiamo neanche, e soprattutto, l'intenzione di fare l'ennesimo contenitore di news - il più delle volte inutili, se non proprio controproducenti per l'attenzione stessa - che fa invece la maggior parte degli altri media di massa sia cartacei sia on-line. Il Ribelle Quotidiano non può che essere un elemento di opinione e approfondimento. Con cultura e contro informazione: questo sì. Pubblicheremo notizie che non si trovano altrove. Ma soprattutto vogliamo fare un quotidiano destinato a far ragionare. Non a riempire la testa di informazioni. A questo proposito, Massimo Fini stesso proprio in queste ore sta sondando il terreno di una serie numerosa di suoi "sodali" ribelli per farli collaborare al giornale. Per lasciarli liberi di scrivere - qui, davvero, sì - ciò che altrove non gli hanno lasciato comunicare (e chi ha fiuto può già capire a chi ci riferiamo, almeno per alcuni giornalisti).
Non solo. L'Agenda setting (chi ricorda quando ne abbiamo parlato?) stavolta la faremo in modo Ribelle, con le notizie e gli argomenti che davvero possono essere in grado di far capire il mondo. Secondo noi, naturalmente. E secondo quanto ci segnalerete di volta in volta. La natura on-line del nuovo quotidiano - che di questo stiamo parlando: di un quotidiano on-line riservato agli abbonati - comporta naturalmente alcune limitazioni (legate al mezzo) ma al tempo stesso consente delle cose particolarmente interessanti. Cose che utilizzeremo in maniera intensiva. Qualche anticipazione. Tanto per iniziare ci sarà l'immediatezza della pubblicazione on-line (anche se prevediamo di crearne una versione in Pdf da scaricare e stampare ogni giorno). Quindi la possibilità di interagire sul serio proprio nel momento in cui accadono alcuni fatti. Ma soprattutto utilizzeremo dei supporti di tipo multimediale - sempre riservati agli abbonati - di tipo audio e video, per utilizzare anche questi altri metodi di comunicazione. Per esempio una trasmissione settimanale in diretta - con possibilità di interagire e porre domande da parte di tutti gli ascoltatori - con la presenza di Massimo Fini stesso.
O ancora, se i mezzi che riusciremo a raccogliere saranno sufficienti, una trasmissione sempre in diretta ma in questo caso con cadenza giornaliera. Ci sarà sicuramente un contenitore nelle prime ore della giornata per fare il punto della situazione generale, di quanto accade nel mondo. Senza commenti, in questo caso. Semplicemente segnalando i fatti in una unica sezione apposita, per evitare che si debba andare altrove a reperire notizie, e perdere tempo, ma per capire in pochi minuti lo stato delle notizie del giorno. Allo stesso modo, ci sarà un contenitore serale quasi dello stesso tipo, per consentire, ancora prima della messa in onda dei telegiornali nazionali, di capire cosa è successo di importante in giornata, oltre a qualche anticipazione per il giorno successivo. Ci sarà un ampio spazio e tanta attenzione - su questo punto teniamo molto - al Medio Oriente: uno dei temi peggio affrontati nel nostro Paese così come in Occidente tutto. Una rassegna dei media provenienti da quei luoghi, per capire come ci vedono gli altri e cosa scrivono e dibattono. Soprattutto, per sapere davvero cosa accade da quelle parti: uno degli scenari più importanti della nostra quotidianità politica, geopolitica e di fatto anche pratica. Ma sopra ogni altra cosa ci saranno tutte quelle opinioni che non trovate altrove. Tutte quelle "eleganti provocazioni", come le chiamano i giornalisti e i direttori dei media allineati, per silenziare ed evitare di rispondere, di fatto, ai temi che Massimo Fini e altri come lui sollevano da anni. Insomma, gli altri vi daranno le notizie (e non tutte) mentre qui cercheremo di spiegarne i perché.
Cosa è che invece non troverete sul nuovo quotidiano. Tutto l'inutile, la fuffa, il trash di cui sono pieni palinsesti e pagine di giornali cartacei e on-line. Non troverete la pubblicità, naturalmente, né il superfluo. Tutto ciò che possa distogliere l'attenzione dai temi più importanti e interessanti per perseguire l'obiettivo: ovvero più conoscenza invece di informazione fine a se stessa.  
Resta l'ultimo passo da fare insieme, ovvero verificare la possibilità di partire o meno per questa (altra) piccola impresa. Dunque contarci e vedere quanti sono interessati a un Ribelle Quotidiano (molti ci hanno già comunicato la loro adesione o il loro interessamento, del che ringraziamo vivamente: sono esattamente loro ad averci posto all'attenzione questa nuova impresa). Perché siccome - ma c'è bisogno di ribadirlo? - anche il quotidiano nascerà senza contributi pubblici di alcun tipo né interferenze di grandi gruppi editoriali o industriali, la cosa può partire e si può reggere unicamente grazie ai lettori. Un giornale può vivere senza contributi politici o pubblicità, ma non può vivere senza lettori.
Ce ne servono almeno 1500. Ce la possiamo fare, eccome, visti i numeri del mensile e i lettori che probabilmente sono interessati (anche) a un quotidiano. Ribadiamo, siamo davvero a un passo.
Prevediamo due scenari possibili. Uno certo, se raggiungeremo il tetto di abbonati necessario. Ed è quello che abbiamo appena descritto. Un altro possibile, qualora - e lo speriamo - gli abbonati fossero più di quelli strettamente necessari: in questo caso, la quantità degli interventi quotidiani aumenterebbe, e potremmo integrare ulteriormente il progetto con un numero maggiore di trasmissioni, sia in audio sia in audio video. Intanto vediamo dove arriviamo. Dunque contiamoci: chiediamo a chiunque fosse interessato alla cosa di contattarci, via telefono in redazione (06/97.27.46.99), oppure lasciandoci un messaggio in segreteria (qui: 06/99.19.69.56) oppure, ancora, via email all'indirizzo "info@ribellequotidiano.it" con i propri recapiti per prenotare l'abbonamento e/o darci suggerimenti di qualsiasi tipo. Senza costrizioni, ovviamente: non appena saremo a posto anche con il piano economico della cosa provvederemo a comunicare l'importo di abbonamento (comunque modesto e inferiore a tutti gli altri abbonamenti dei vari quotidiani on-line e cartacei) a chi ci avrà comunicato il suo interesse e solo allora ad attivare l'abbonamento, previa vostra conferma, a chi sarà ancora interessato. Sapere quale possa essere una stima di massima dei lettori sui quali potremo contare ci permetterà di tarare meglio il tutto. Ovvero se poter presentare un quotidiano di un tipo, con alcuni investimenti, o un altro di tipo differente, con tutta la forza lavoro di cui saremo capaci. Dunque, fateci sapere come la pensate. Cosa vorreste trovare nel Ribelle Quotidiano e se siete interessati a un eventuale abbonamento (prevediamo, naturalmente, di fare anche abbonamenti incrociati e scontati per chi volesse abbonarsi contestualmente sia al mensile La Voce del Ribelle sia al quotidiano on-line Ribelle Quotidiano o integrare l'abbonamento già in essere).


PS Ultima cosa: è nostra intenzione, una volta che il Quotidiano sarà partito, di comunicare a tutti gli abbonati come e perché vengono spesi, punto per punto, i canoni di abbonamento che riceviamo. Di più: faremo dei sondaggi periodici tra i lettori per scegliere l'evento da far seguire a uno dei nostri inviati. Così, una volta scelto il luogo e l'evento da seguire, il giornalista sul campo sarà il "vostro" inviato speciale.


Mastella come i peperoni

Cambio di prospettiva e di griglia interpretativa. Questo serve per inquadrare i fatti recenti  di Mastella & Co. che nostro malgrado hanno ripreso a occupare le pagine dei quotidiani e i palinsesti televisivi. L'edizione del 22 ottobre del Corriere della Sera dedica alla vicenda addirittura dieci pagine. I fatti riguardano appalti e assunzioni pilotate, clientele e punizioni in quel del napoletano. In una parola: il sistema Udeur.
C'è addirittura una lista con 665 raccomandati. Casi dei quali - così si evince dalle intercettazioni - il Ministro di allora conosceva ogni singolo particolare tanto da prodigarsi per sistemarne ogni dettaglio.
Ora attenzione: speriamo vivamente che i nostri lettori non abbiano perso tempo a leggere i lunghi reportage dei giorni scorsi né a seguire le trasmissioni televisive che si sono occupate del caso. Perché in caso contrario sarebbe stato non solo una perdita di tempo (ognuno del proprio tempo libero fa ciò che vuole, s'intende) quanto piuttosto, e soprattutto, di uno sperpero di attenzione e lucidità rispetto al punto fondamentale sul quale è invece necessario porre (almeno un po') attenzione.
Questo punto non riguarda i sistemi utilizzati dall'Udeur, da Mastella e dalla sua Signora, non riguarda gli illeciti e i danni a carico dello Stato e di tutti i cittadini del nostro paese, non riguarda anche assetti politici collegati alle raccomandazioni e al gestire comune della cosa pubblica di allora (e di sempre) e tanto meno l'aspetto morale di una conduzione della propria vita privata e della funzione pubblica, sulle quali pure ci sarebbe molto da dire se non fosse inutile e superfluo farlo. Il punto è indignarsi del fatto che di un personaggio come Mastella si torni ancora oggi a parlare. Di più, e in modo decisivo, è indignarsi del fatto che Mastella, ancora oggi, dopo decenni di politica (si fa per dire) i fatti della caduta del Governo Prodi e un "passaggio" di relativo silenzio mediatico durato alcuni mesi sia tornato, con basso profilo, a far parte dei politici del nostro Paese e a rappresentarci in Europa.
Per la precisione, il 6 e 7 giugno scorsi, Clemente Mastella è stato eletto Europarlamentare. 
In questo, e solo in questo, in quanto elemento fondamentale, deve a nostro avviso risiedere ogni considerazione ulteriore in merito alla natura della politica italiana, dei parlamentari e degli europarlamentari attuali. E sui 110 mila cittadini del nostro paese che gli hanno permesso di ritornare in attività politica con uno scranno in Europa.
Il resto è rumore inutile. Tappiamoci le orecchie.


La “dignità” della D'Addario. 
E quella dei nostri intellettuali

Puttane. Si chiamano puttane. Non escort. Siccome non siamo in conflitto con le parole - e siamo in Italia - chiamiamo le cose con il loro nome anche quando questo voglia dire usare dei termini non proprio gentili. Che di gentile, del resto, questo argomento non ha proprio nulla. Una donna si prostituisce per denaro, o per altro, e concede il proprio corpo a un uomo al quale, se non vi fosse contropartita, non vi si concederebbe affatto. Fa insomma una cosa controvoglia, alienando una parte importante di sé, in questo caso il corpo, unicamente per ottenerne benefici. Economici o di altro tipo che siano. Naturalmente ci si concede al nostro Presidente del Consiglio non perché sia alto, giovane e bello. Ma per altro. Materia sulla quale è inutile andare oltre. Dunque la D'Addario è andata a letto con il Premier perché ha ricevuto denaro e perché sperava di ricevere qualcos'altro in cambio. Da chi non è poi così importante, per questo discorso. Usciamo ora dalla camera da letto e diciamo, tanto per iniziare, che tra le puttane che si possano incontrare in circolazione, la D'Addario almeno una dignità la ha. Una sola, per essere precisi: quella di avere ammesso la cosa.  Qui il discorso entra nel vivo. Perché di puttane, nella nostra società, è pieno. Ora, quando si parla di dignità in questo campo bisogna naturalmente abbassare il livello sotto le scarpe. Quasi che i due termini non possano coesistere. Chi si vende certo non ha nulla di dignitoso. Ma proprio in questo è il paradosso. Proprio in questo svetta la “dignità” di chi dichiara la cosa rispetto ai milioni di persone - uomini e donne - che pur non dichiarandolo, fanno la medesima operazione. Il che dovrebbe far rendere conto di una cosa in primo luogo: la grande maggioranza delle persone che compongono la nostra società non ha dignità. Perché di donne (e di uomini) che si vendono è pieno il mondo. Anche dentro a un matrimonio, di fatto, chi si concede senza volerlo lo fa per altri motivi. Che siano quelli di voler ostinatamente tenere in piedi una relazione della quale pure vorrebbe poter fare a meno. Che sia quella di chi nel mondo dello spettacolo vuole lavorare, o una starletta, un conduttore, o una impiegata o un dirigente che vuole fare un salto di grado. O chi studia e vuole diventare portaborse di un barone universitario. Donna o uomo che sia, beninteso. 
Ma c'è una cosa ancora peggiore, in merito a dignità e puttane. Ed è la figura dell'intellettuale che si vende. Più del politico che vuole essere inserito in lista, più del giornalista che vuole mantenere il proprio posto di lavoro e si autocensura, più di ogni altra cosa, l'intellettuale che si vende, che scrive cose in cui non crede, commette l'atto supremo di prostituzione. Perché mentre altre persone sono giornalisti, impiegati e politici ma possono essere anche altro, e dunque possono decidere di vendere una parte sola di sé, un intellettuale è tale unicamente - e per tutto se stesso - per quanto pensa e scrive. 
Vendere il proprio pensiero per assicurarsi onore (fittizio), denaro e visibilità, è la mercificazione di sé più indegna che ci possa essere. Un intellettuale che non scrive e dice cosa pensa, è un arrampicatore. Chi arrampica rampica, ovvero striscia verso l'alto.     


Israele sotto accusa (inutilmente)

I nostri lettori più attenti avranno certamente apprezzato, mesi addietro, il nostro reportage speciale dalla Palestina in seguito (e in concomitanza) al micidiale attacco sferrato dalle truppe Israeliane nella striscia di Gaza.
Ci sono nuovi sviluppi. Che la stampa nostrana ha naturalmente cercato di nascondere nelle pagine interne dei propri fogli evidenziando invece, negli stessi giorni, l'imprescindibile problema dei calzini turchesi di Mesiano, il magistrato che sta indagando (tra le altre cose) su Fininvest...
Ebbene, gli sviluppi sono questi: la commissione ONU per i diritti umani ha approvato il rapporto Goldstone sui crimini di guerra compiuti da Israele a Gaza. 
Nello specifico, si tratta delle bombe al fosforo bianco, ma non solo, anche del deliberato attacco a un mulino di Gaza, volto intenzionalmente a togliere l'alimento base alla popolazione civile palestinese. Nel rapporto Goldstone si evidenzia, tra le altre cose, che "Israele ha colpito una popolazione civile che era sotto il suo controllo", e pertanto responsabilità. E ancora, che "ha usato forza sproporzionata in confronto alle concrete minacce ai propri civili". Che "i soldati hanno ricevuto ordine di sparare sulle ambulanze e i gruppi di soccorso (...) su gente che avanzava con una bandiera bianca (...) e che hanno ucciso persone nelle loro case e nelle vicinanze, usando gente di Gaza come scudi umani". E inoltre, che "prima di ritirarsi hanno distrutto deliberatamente vaste aree residenziali, industriali e agricole". 
In altre parole, e complessivamente, l'operazione Piobo Fuso viene definita dal rapporto una "aggressione deliberatamente sproporzionata che ha avuto lo scopo di punire, umiliare e terrorizzare una popolazione, stroncare la sua capacità economica di provvedere a se stessa e instaurare in essa un senso ogni giorno maggiore di dipendenza e vulnerabilità".
A questo punto, ci sono sei mesi di tempo, per Israele e Gaza, per presentare una analisi di parte sulla situazione, ovviamente da valutare. In caso contrario, o in mancanza di risposte esaurienti, i dirigenti di allora impegnati nell'operazione Piombo Fuso potrebbero finire alla sbarra del Tribunale dell'Aja.
Ora, non è questo il caso di affrontare i temi di ONU, diritti internazionali e tribunali di vario tipo dal punto di vista del diritto, ma vi è una considerazione necessaria da fare. Al di là, naturalmente, di quella - ovvia - relativa alla crudeltà gratuita che Israele (tra le tante volte) ha messo anche in questa operazione specifica.
La considerazione da fare è sul fatto che in Israele questa ingiunzione dell'ONU è stata accolta con freddezza, meglio, con indifferenza. In pratica, per Israele, finire davanti al tribunale penale internazionale non è un problema.
E il motivo è presto spiegato. Per una incriminazione formale e il passaggio delle carte al tribunale penale internazionale servirà, nel caso, una delibera specifica dell'ONU. Delibera che non arriverà mai: basterà il diritto di veto degli USA, come in tante altre circostanze analoghe che riguardano proprio Israele. L'amicizia di Washington non è in discussione, evidentemente.
Qualche dato, interessante, prima di lasciare la giusta riflessione a ognuno.
A favore della risoluzione hanno votato: Arabia saudita, Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Cuba, Egitto, Ghana, Gibuti, Giordania, India, Indonesia, Mauritius, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Filippine, Qatar, Russia, Senegal, Sudafrica, Zambia.
Contro: Italia, Olanda, Ungheria, Slovacchia, Ucraina, Usa (ovviamente).
Non hanno invece votato: Angola, Francia, Gran Bretagna, Kirghizistan, Madagascar.
Rammentiamo infine che, nell'operazione Piombo Fuso, secondo diverse organizzazioni umanitarie che divergono nelle loro analisi solo per qualche decimale, vi sono stati 1400 palestinesi uccisi, in grande maggioranza civili e bambini. 
I morti israeliani sono stati 3 civili e 10 militari.


T.V.A. “trasparenza valore aggiunto” 

Capitando in Francia e fermandosi in un bistrot può accadere di vedere sul menu riportati due prezzi, uno più elevato barrato e, di fianco, uno più basso. 
Non è, però, una promozione limitata nel tempo del ristorante che abbassa i prezzi per fronteggiare la crisi. È stata la Francia ad abbassare la TVA (tassa sul valore aggiunto, la nostra IVA) sulla ristorazione per fronteggiare la crisi di un settore con ricadute dirette sui consumatori, altrettanto colpiti dalla crisi. Cambiando ristorante si noterà che anche lì c'è il doppio prezzo, come in quasi ogni ristorante. L'operazione è stata compiuta in piena trasparenza: il consumatore può verificare direttamente se all'agevolazione fiscale è corrisposta la relativa diminuzione del prezzo, non c'è stato bisogno di scomodare autorità di controllo che poco possono e ancor meno fanno: è il cittadino stesso a vigilare e scegliere. 
Doppio prezzo, quello che sarebbe dovuto avvenire con l'Euro, per impedire che una manovra fiscale, intesa a vantaggio di tutti, vada a profitto solo di alcuni, come malignamente, ma legittimamente, possiamo supporre andrebbe se la stessa iniziativa fosse presa in Italia. 
È ancora presto per tirare bilanci, la riduzione TVA è solo di luglio, ma i primi indicatori sono positivi: anche se non c'è stato l'aumento occupazionale almeno si è fermata l'emorragia che aveva colpito il settore, fra licenziamenti e chiusure, e le sere di Parigi continuano ad essere uniche. Molto differenti da quelle italiane…

 

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