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Peccato originale

Uno dei metodi da utilizzare per salvaguardare la propria sanità mentale malgrado gli impulsi dannosi del nostro sistema informativo - così come, più in generale, di alcuni fenomeni della società che abbiamo intorno - risiede nel cercare di non dimenticare. Che oggi, in altre parole, molto spesso vuol dire capacità di risalire.

Vediamo di cosa si tratta e soprattutto come metterlo in pratica. Ma in primo luogo dobbiamo mettere a fuoco uno dei fenomeni più dannosi della nostra informazione. Proprio in virtù della loro stessa natura di quotidiani (intendendo sia i giornali sia i telegiornali, i talk show e alcuni siti internet di informazione) una delle caratteristiche dannose più evidenti è quella dell'oblio. A una notizia segue un'altra, poi un'altra ancora e così via. Con poche o nulle possibilità di tornare sui propri passi. Spazio in pagina e in palinsesto, e cronologia degli eventi, impongono per propria stessa natura a media di un certo tipo di andare sempre avanti. Di voltare pagina, in altre parole.

Senonché molto spesso, per comprendere appieno la caratura e la natura stessa di una singola notizia, sempre che l'obiettivo sia la conoscenza più che la informazione spiccia, sarebbe molto più utile non perdere di vista la trama dell'intera vicenda che si sta seguendo. In modo ancora più particolare, sarebbe utile - meglio: decisivo - non perdere di vista alcuni punti di snodo dell'intera storia. In altre parole, i dettagli. Beninteso, anche i particolari sono importanti. Ma se si perdono di vista alcuni particolari la comprensione può anche non risentirne molto. Un dettaglio, invece, è fondamentale. Ancora di più, un dettaglio è - e resta - fondamentale soprattutto se si situa all'inizio della vicenda in oggetto.

Siccome molto spesso alcune notizie, alcune storie vanno avanti per mesi e mesi in una folla di nuovi particolari e avvenimenti, resta difficile a un certo punto riuscire a comprendere il tutto, il contenuto stesso dell'evento, se nel frattempo si è perso di vista il punto principale originario. Come accennato, i nostri media ufficiali in tal senso sono quanto di peggio si possa utilizzare allo scopo.

In modo ancora più preciso, soprattutto nella nostra società attuale (dove nella maggior parte dei casi le vicende che assurgono a ruolo di cronaca magari occupano prime pagine e titoli di testa per più di qualche giorno, se non per mesi) i fatti sono identificabili - e giudicabili - unicamente se non si perde di vista l'origine, che quasi sempre, per giunta, contempla la presenza di un "peccato originale" della vicenda stessa.

Facciamo un esempio pratico, utile appunto a capire il metodo e poi a metterlo in pratica per quasi ogni altro argomento.

Una delle notizie più seguite dai media ultimamente, più raccontate fin nei minimi particolari e dando spazio a ogni singola dichiarazione di chiunque (con tanto di par condicio), tra gli attori protagonisti, i co-protagaonisti e fino anche le comparse più lontane, è riguardo le Primarie del Partito Democratico che si sono svolte lo scorso 25 ottobre.

Sia chiaro, l'argomento in sé non ci interessa granché (tano meno il vincitore delle primarie stesse) ma torna utile a capire il fenomeno. Ebbene, per settimane e settimane non è mancato giorno in cui quotidiani, Tg e trasmissioni di cosiddetto approfondimento non abbiamo lasciato cadere la possibilità di aggiornarci sull'argomento. Alla dichiarazione di un politico ne seguiva una di un altro, a quella di una fondazione che si spendeva per un candidato seguiva quella di un altro personaggio che appoggiava l'altro. A una discussione sui temi interni ne seguiva una sui metodi di voto, e giù a piovere a dirotto in merito a previsioni, spostamenti, percentuali e significati altri del voto.

Ora, il punto centrale delle primarie del Partito Democratico è (doveva essere) nella assoluta trasparenza e possibilità da parte di tutti a candidarsi alla guida del partito, così come la grande manifestazione di democrazia diretta con la quale il più grande partito di opposizione (si fa per dire) del nostro paese si approssimava a svolgere quello che è stato voluto passasse nell'opinione pubblica come grande "evento democratico".  

Al di là del risultato e delle possibilità in campo, soprattutto Bersani (rappresentante della più vecchia oligarchia del Pci, Pds, Ds e via dicendo) e Franceschini (in quota ex Margherita eccetera) - dunque al di là del fatto sostanziale della assoluta ininfluenza del risultato, viste le possibilità di scelta tutte all'interno della più vecchia e logica retorica partitocratica - ciò che è stato dimenticato presto è proprio il peccato originale che è stato alla base e alla partenza dell'evento stesso.

Contrariamente a quanto sbandierato ai quattro venti e urlato in ogni pagina di giornale e trasmissione televisiva, il "grande evento democratico delle candidature e delle votazioni secondo la democrazia diretta" è stato viziato all'origine da un evento che ne ha inficiato tutto il proseguimento. E l'epilogo. 

Ecco il dettaglio, presto dimenticato, ma fondamentale: parliamo del divieto, e di fatto della radiazione, a Beppe Grillo di poter partecipare democraticamente alla votazione, candidandosi alle primarie stesse. Sia chiaro, ribadiamo, la cosa non è interessante in sé, ma è paradigmatica di tutto l'evento. 

A Grillo è stato vietato - in perfetto stile soviet - di iscriversi al Partito Democratico e di concorrere alle elezioni. Inutile spiegare i motivi che hanno spinto gli apparati del Pd - tutti - a fare blocco contro l'ingresso del comico genovese nel partito, chiunque può ben intuirli. Ma il punto è che un partito che si chiama democratico e che ha portato avanti per mesi una campagna mediatica a favore della democrazia diretta, del cambiamento delle regole, della partecipazione dal basso, della condivisione di un progetto (almeno a parole) sia stato viziato - irrimediabilmente - da un peccato originale tanto potente da eliminarne gli intenti.

Tolta la possibilità di iscriversi e di partecipare alle primarie, qualunque discorso successivo è inutile: tutto è avvenuto nel solco anti-democratico, per nulla riformatore e in perfetta continuità come era prima. 

In altre parole, ed ecco il punto, distrutta nei fatti la ragione stessa dell'evento stesso, qualunque cosa venuta dopo è stata falsata e ha poggiato su un impianto marcio nelle sue stesse fondamenta.

Con buona pace di tutti gli iscritti e i votanti (attenzione: solo “interni” al partito, di fatto, potevano candidarsi ma allo stesso tempo anche “esterni”, ovvero non iscritti, potevano votare versando due Euro...) con sperpero di minuti di attenzione televisiva e fiumi di inchiostro sui quotidiani. Soprattutto, con dispersione di attenzione e lucidità di chi è stato costretto (o non è riuscito a sottrarsi) a mesi e mesi di notizie inutili su un evento viziato in partenza.

Allo stesso modo, la maggior parte degli argomenti posti all'attenzione pubblica (esempi: Afghanistan, crisi della finanza e dell’economia, Europa...) possono essere decifrati, interpretati e giudicati, solo cercando di tornare al cuore del fatto. All'origine delle notizie. Alle motivazioni principali dei problemi stessi. E, molto spesso, al peccato originale che ne permette di individuare i punti cardine. 

Per epurare il resto (inutile e dannoso) dalla propria attenzione quotidiana. Per non farsi ipnotizzare in modo sterile dal frastuono che continuano a dare notizie e argomenti che lo riguardano, e per leggere chiaramente e senza particolare sforzo l'argomento nel suo insieme.

Tutto il resto, è rumore di fondo al quale sottrarsi. 

Valerio Lo Monaco

 

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